Vento e pioggia sull'Etna: l'eruzione diventa "invisibile"

CATANIA - Vento forte, pioggia e nebbia.Così l'Etna si copre, nasconde le colate e i suoi percorsi, non permettendo sorvoli e osservazioni dirette della situazione dell'eruzione ad alta quota. Il vulcano "chiude" all'alba rendendosi invisibile ed inaccessibile ai ricercatori e persino alle più esperte guide del posto.Gli studiosi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania non riescono a dire con certezza dove sono le due nuove colate, anche se ipotizzano siano ancora intorno ai 2.500 metri.

Ma c'è un dato certo che permette loro di fotografare la situazione in quota: il tremore, che si mantiene alto. Il vulcano continua a "vibrare", segno sicuro di una quantità di energia interna ancora elevata e che l'emergenza resta, anche se allo stato attuale non ci sono pericoli per persone e centri abitati.«I tempi dell' eruzione li detta l' Etna», spiega Roberto Scandone, presidente della sezione vulcanologia della Commissione grandi rischi. «Allo stato attuale - sottolinea - non è possibile fare alcuna previsione. Sarà il vulcano a decidere tempi e modi».«C'è un elemento certo - aggiunge - che ogni volta che i valori del tremore si alzano significa che c'è attività, e quando sono stati registrati dei picchi abbiamo avuto una sua recrudescenza, e adesso i dati sono alti». Alla domanda se questo vuol dire che l' eruzione avrà tempi lunghi, Scandone replica: «non si può dire, sarà l' Etna a decidere».

Ma c'è chi si sbilancia, come Marco Neri, ricercatore dell' Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania, che teme come «l'eruzione possa continuare a lungo con queste caratteristiche». Neri contesta anche l'«invisibilità» dell' Etna, perchè il vulcano, spiega, è «controllato dagli strumenti» anche quando gli uomini sono resi ciechi dal maltempo. «Anche se le pessime condizioni atmosferiche ci impediscono sorvoli e sopralluoghi diretti - osserva il vulcanologo - con i nostri sistemi di rilevazione strumentale riusciamo a monitorare costantemente l'Etna. In questo momento nelle zone sommitali la situazione dovrebbe essere invariata rispetto a ieri: l'attività effusiva continua, così come quella esplosiva». «Non sappiamo dove sono arrivati i nuovi flussi - precisa - ma sicuramente stanno camminando ad alta quota, lontano dai centri abitati». Secondo Neri le due fratture di quota 2.750 metri dalle quali scorre la lava «si alimentano dalla stessa sacca di magma» e l'emissione di ieri «potrebbe essere stimata tra valori inferiori ai 5 metri cubici al secondo».

Unico dato certo visivo sull' Etna sono i fronti avanzati: sono entrambi fermi, sia quello nella pineta di Ragalna, a quota 1.770 metri, sia quello nella zona del Rifugio Sapienza, a quota 1.900. La pioggia che cade ne raffredda la parte superficiale, facendo sollevare piccole nuvole di vapore acqueo, che si mischia alla nebbia.

Sul fronte sismico da registrare tre terremoti, due dei quali di bassa entità ed uno di media. Quest' ultimo, di magnitudo 2.4 Richter, è stato registrato alle 10:06, con epicentro ad un chilometro a sud-est di Milo, ed è stato avvertito a Giarre dove gli studenti di molte scuole hanno abbandonato gli istituti riversandosi in strada. Tanta paura, ma nessun danno.Da segnalare che il maltempo nel nord Italia ha causato il rinvio del vertice della Commissione nazionale grandi rischi sulle emergenze vulcaniche sull'Etna e a Panarea che si doveva tenere domani sulla nave San Giorgio, ancorata nel porto di Messina. La riunione è slittata a giovedì per l' assenza del capo del dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, impegnato in Liguria. ( da www.lasicilia.it )