Etna, regge la tregua

CATANIA - Regge la tregua sull'Etna ma rimangono ancora emergenza e paura. Saranno ancora in molti a dormire all'addiaccio, nonostante le parole di cauto ottimismo che arrivano dalla Protezione civile e dagli esperti della Commissione grandi rischi e dell'Ingv.

L' Etna vive una fase di stanca. Bernardo De Bernardinis, uno dei direttori generali della Protezione civile, spiega che «l'eruzione ha avuto un calo notevole, superiore al 40%». Le cifre parlano dell'emissione di 17 metri cubici al secondo di magma incandescente a fronte dei 30 mila della fase parossistica e dei 22 mila di due giorni fa. «Un calo leggero e progressivo - aggiunge De Bernardinis, che parla al posto di Giudo Bertolaso volato a Campobasso per l'emergenza terremoti nel Meridione d'Italia - che ci induce ad essere ottimisti, anche perchè è accompagnato da una diminuzione del tremore interno del vulcano». Ma, spiega, «non è il momento di abbassare la guardia, perchè l'allerta rimane ancora alta».

Le notizie dai 'fronti' sono confortanti: a Nicolosi la colata è scarsamente alimentata e procede lentamente; a Linguaglossa il 'braccio' lavico della Caserma Pitarrone è fermo, mentre quello incanalato nel torrente Sciambro prosegue il proprio cammino con delle fluttuazioni: rallenta e poi accelera. «E' tipico - rileva De Bernardinis - delle sovrapposizioni: ci sono stati degli ingrottamenti che hanno permesso la fuoriuscita di lava incandescente a bassa quota. Ma il dato importante è l'alimentazione dalla frattura, che si è ridotta notevolmente». L'esperto va oltre e rivela: «abbiamo fatto delle simulazioni:se l' eruzione si mantiene così come è stata rilevata oggi la lava non potrà mai raggiungere i centri abitati». Le ruspe, sette, intanto sono entrate in azione per realizzare un argine di contenimento che servirà ad «accompagnare» la lava su un pianoro impedendole di avviarsi su una ripida discesa. «E' una misura doverosa - spiega Enzo Barberi dopo un sopralluogo - una precauzione che potrebbe non servire, perchè gli argini di terra sono realizzati in una zona che la colata potrebbe anche non raggiungere».

Sul 'fronte tellurico' interviene la Commissione grandi rischi che ritiene «estremamente improbabile l'accadimento di terremoti distruttivi» a Santa Venerina e Zafferana, ma «senza escludere che altre scosse di notevole energia possano ripetersi». Sull'Etna sono stati registrate una decina di scosse di bassa energia: l'evento maggiore, di magnitudo 3.2, avvertito dalla popolazione, è stato alle 11:41 che non è stato seguito da sismi di rilievo.

La cenere continua intanto a cadere copiosa, ma il vento ha spostato la direzione e adesso 'piove' sabbia nera sui paesi jonici siciliani e calabresi. A Reggio Calabria chiude l'aeroporto mentre a Catania, spazzata la cenere, lo scalo di Fonatanarossa si avvia verso la riapertura. Dati positivi che però non rassicurano gli abitanti dei paesi dell' Etna che hanno paaura di un risveglio del vulcano ma anche di «essere abbandonati». Il timore è che l'attenzione e gli interventi possano spostarsi a Campobasso e in Puglia dopo il violento terremoto di stamattina. Ma la Protezione civile rassicura: «L'emergenza sull'Etna rimane e noi rimaniamo». Garanzie arrivano anche dal prefetto di Catania che spiega di «avere ricevuto assicurazioni dal governo» e che la situazione dell'Etna «continua ad essere seguita dal presidente della Repubblica». Da Roma giunge la notizia che il Consiglio dei ministri ha disposto un primo stanziamento di 15 milioni di euro per interventi di Protezione civile sull' Etna.

Un piccolo segnale di voglia di normalità si coglie nella tendopoli di Santa Venerina dove i volontari hanno allestito una festa per Halloween, che diverte molto i bambini. In serata si apre un altro 'fronte', ma questa volta giudiziario. La Procura di Catania, infatti, ha aperto due fascicoli conoscitivi: uno su presunte irregolarità per il mancato rispetto delle norme antisismiche nella costruzione delle strutture danneggiate dal sisma del 29 settembre a Santa Venerina e per le strutture turistiche di Piano Provenzana; l'altro riguarda la concessione degli appalti per l'emergenza sul vulcano. Pronta la replica del sindaco di Santa Venerina, Enrico Pappalardo: «Ben venga l'inchiesta - dice - dimostrerà che tutto era in regola».
( da www.lasicilia.it )