Etna, la lava va veloce

RIFUGIO SAPIENZA (CATANIA) - Alfio Mazzaglia, 52 anni, guida dell'Etna e conoscitore del vulcano da oltre 40, alza lo sguardo preoccupato verso il fronte lavico che avanza, a circa un centinaio di metri dal Rifugio Sapienza, unica struttura turistica rimasta sulla montagna. Lo sguardo è accigliato e le persone che gli stanno accanto dicono che se «il mitico Alfio è in tensione, allora la situazione è davvero grave».

E' la foto dello stato d'animo delle persone che vivono sull'Etna e dell'Etna, un'immagine che rivela come la situazione sul versante meridionale del vulcano sia critica. «Certo - spiega il sindaco di Nicolosi, Salvatore Moschetto - non ci sono pericoli per i centri abitati e per le persone, ma ci sono anni di storia e di duro lavoro che rischiano di andare in fumo in un attimo. Senza contare che tra diretto ed indotto il Rifugio Sapienza dà lavoro a 50 famiglie».

Costruita nel 1956, a quota 1900 metri, la Funivia dell'Etna del Rifugio Sapienza, ammodernata nel 1971, era un volano del turismo locale. Più volte lambita dalle colate, come nel 1983, due anni dopo, e ancora nel 2001, adesso rischia di essere definitivamente inghiottita dalla lava. Ricostruirla, ammesso che sia possibile, costerà oltre 15 milioni di euro. Attorno alla struttura stanno lavorando militari e civili con ruspe ed escavatori per alzare argini di protezione, ma la lava arriva copiosa e a ondate.

Il flusso dalla frattura che si è aperta quattro giorni fa alla base del cratere creatosi a quota 2750 metri è continuo. Gli esperti della protezione civile parlano di 5-10 metri cubi di magma incandescente al secondo, ma per le guide dell'Etna la stima potrebbe essere per difetto.

La colata punta verso il Rifugio Sapienza, che è a quattro chilometri di distanza da Nicolosi; l'abitato non corre pericolo alcuno, ma in paese c'è tensione e paura. Tra gli operatori turistici che lavorano a quota 1900 metri la tensione è palpabile. Pippo Rapicavoli, da 32 anni titolare di un negozio di souvenir dell'Etna, sta caricando su un furgone il materiale e gli arredi del negozio: «E' la quarta volta che lo facciamo da quando lavoro qui - dice con voce sommessa - speriamo di poterlo fare per altri 32 anni. Ma questa volta c'è davvero paura. E' un' eruzione anomala, questa lava sembra che si ferma e all'improvviso riaccelera».

Il negoziante esprime anche rammarico «per l'intervento tardivo delle ruspe». «Si poteva fare qualcosa di più - sostiene - un giorno prima forse sarebbe bastato. Ma purtroppo è andata così...». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Giovanni Salafia, 39 anni, da 12 titolare di un bar nel Rifugio Sapienza. Guarda la lava scendere e confessa il suo «senso di impotenza davanti alla forza devastante della natura».

«E' proprio brutta - rivela - lo scorso anno era meno preoccupante, c'è qualcosa che non mi convince. Sono pessimista, speriamo che non accada quello che temo». Salafia non commenta gli interventi per gli argini, spiegando che «è inutile fare polemiche, meglio lavorare». Lo stato d'animo di grande preoccupazione tra i lavoratori del Rifugio Sapienza non muta neppure quando la Protezione civile, tramite Bernardo De Bernardinis, rivela che «una simulazione compiuta con l'Ingv di Catania prevede che la colata lambisca la Funivia dell'Etna e attraversi il piazzale senza toccare il Rifugio Sapienza».

E mentre la montagna continua a fare sentire i suoi boati e ad emettere colonne di cenere nero, la lava scende inarrestabile. Fenomeni di sovrapposizione gonfiano i fronti avanzati creando delle sbavature laterali. Ma il pericolo arriva soprattutto da dietro: dai bracci sempre più alimentati che sovrapponendosi alla colata già esistente scendono giù minacciosi. Analoghi fenomeni si osservano sull'altra grande colata, il cui fronte staziona a quota 1770 nella pineta di Ragalna. Anche qui la lava cammina su vecchi bracci, ma si mantiene ancora ad alta quota.

Intanto l'Etna continua a tremare con una serie di scosse,di magnitudo oscillanti tra 2.7 e 3.7, che hanno creato momenti di tensione a Santa Venerina, dove è ancora fresca la ferita del terremoto del 29 ottobre scorso. Molta gente, anche a Zafferana e a Milo, è uscita per strada. Per fortuna soltanto tanta paura, ma nessun danno a cose o persone. Così l'Etna adesso diventa cattivo e molta gente si appresta a dormire fuori: a Santa Venerina per il timore dei terremoti, al Rifugio Sapienza per seguire l'andamento della colata. ( da www.lasicilia.it )