Etna, cambia lo scenario

RIFUGIO SAPIENZA (CATANIA), 27 NOV - Finisce l'emergenza al Rifugio Sapienza ma si apre un nuovo fronte, quello che ha invaso la pineta del versante ovest dell'Etna, in territorio di Biancavilla. La colata è bene alimentata: la lava viscosa scorre dentro l'alveo di un torrente asciutto ed è già arrivata a quota 1800 metri in direzione di Monte Densa, bruciando una pineta. Il braccio fuoriesce dalla frattura apertasi nelle scorse settimane ad ovest della base del cratere che si è formato a quota 2.750 metri, mentre quella più ad est, che alimentava la colata che puntava il Rifugio Sapienza, si è esaurita.

Ancora una volta, dunque, l'Etna cambia scenario dell'eruzione e sposta l'emergenza su un altro versante del vulcano, quello ovest. E dire che la giornata era cominciata con una buona notizia che aveva riportato un po' di ottimismo tra gli operatori turistici del Rifugio Sapienza. Nonostante il maltempo con nebbia, pioggia e l'arrivo della neve sopra i 2.000 metri di quota, dopo una lunga arrampicata, due militari del soccorso alpino della guardia di finanza erano riusciti a violare il vulcano arrivando a quota 2.700, a poche decine di metri dalle fratture da dove fuoriusciva la lava notando che una delle due, quella più ad est che aveva minacciato il Rifugio Sapienza, si era prosciugata.

Una notizia accolta con soddisfazione a Nicolosi, perchè vuol dire che, per il momento, l'emergenza è finita. L'attività effusiva, hanno rivelato i due osservatori, è ferma da oltre un giorno: i due militari sono infatti riusciti a camminare sopra la nuova colata, attraversandola per compiere un sopralluogo sull'altra frattura. E lì c' è stata la sorpresa: la colata che usciva era più alimentata dei giorni scorsi e la lava scendeva fluida costeggiando ad ovest il vecchio braccio che si era riversato nella pineta di Ragalna, e che è fermo da giorni.

La nuova colata è viscosa ma corre molto velocemente anche se in una zona che non crea preoccupazione per centri abitati e persone. Il fronte è largo una decina di metri ed alto tre. I primi a dare l'allarme sono stati gli appartenenti al corpo forestale, che sono intervenuti con squadre antincendio nel tentativo di limitare i danni ambientali.

L'energia interna dell'Etna è ancora molto consistente: i valori del tremore sono alti e l'attività esplosiva dalle bocche a quota 2.750 è ancora intensa. Nel pomeriggio il vulcano ha aperto una finestra: il vento ha spazzato nebbia e nubi rendendo visibile una notevole emissione di cenere nera, con una grande nuvola di sabbia lavica che sovrasta la zona sommitale dell'Etna ed è sospinta verso ovest.

Non si placa neppure l'attività sismica: una scossa di magnitudo 3.0 ha fatto tremare all'alba i paesi di Santa Venerina e Giarre, tanta paura tra le persone ma nessun danno a cose o persone. Una tensione che Roberto Scandone, componente della Commissione grandi rischi, ha tentato di stemperare: «Terremoti di questa entità - ha spiegato - erano prevedibili, ma sono da escludere scosse disastrose nella zona».

L'allerta comunque rimane. Nella guerra all' Etna il dipartimento della protezione civile schiera 232 persone in campo, tra vigili del fuoco, polizia, carabinieri, vigili urbani, polizia provinciale, guardia forestale e guardia di finanza. E giovedì le emergenze Etna e Panarea saranno al centro di un vertice della Commissione grandi rischi che si svolgerà a bordo della nave militare San Giorgio, all'ancora nel porto di Messina. ( da www.lasicilia.it )