La violazione degli obblighi di informazione e di formazione dei lavoratori nella 626/94

( Articolo di Rocchina Staiano 24.03.2004 )

La violazione degli obblighi di informazione e di formazione dei lavoratori nel D. Lgs. 626/1994

Rocchina Staiano
(Dottore di ricerca-Università di Salerno)

L’art. 89 del D. Lgs. 626/19941 sanziona la violazione dell’obbligo di informazione2 con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da lire un milione a lire cinque milioni; invece la violazione dell’obbligo di formazione con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da lire tre milione a lire otto milioni.

Va sottolineato che, rispetto ai precedenti decreti prevenzionistici3, nel nuovo D. Lgs. 626/1994, il legislatore ha sanzionato in misura più grave la violazione degli obblighi di informazione e di formazione.

L’inadempimento dei succitati obblighi comporta, a carico dell’imprenditore, oltre ad una responsabilità penale, anche una responsabilità contrattuale4, in quanto costituisce violazione del dovere previsto dall’art. 2087 c.c., come tale, detto comportamento deve essere valutato e giudicato dal giudice. L’art. 2087 c.c., quindi, ha stabilito un obbligo che si riferisce al modo del datore di lavoro di organizzare e regolare le condizioni del lavoro subordinato, inerente o meno all’esercizio di un’impresa, al fine di assicurare la tutela dell’integrità fisica del prestatore di lavoro.

Tale obbligo non comprende soltanto quello di apprestare un sano ambiente di lavoro, ma importa anche quello di fornire ai lavoratori una “mirata” informazione ed una “adeguata e sufficiente” formazione.

Inoltre, la violazione degli obblighi di informazione e di formazione da parte del datore di lavoro, permetterebbe al lavoratore di “eccepire, ai sensi dell’art. 1460 c.c., l’inadempimento datoriale”5.

Il principio inadimplenti non est adimplendum trae fondamento dal nesso di interdipendenza che, nei contratti a prestazioni corrispettive, lega le opposte prestazioni delle parti e risponde alla esigenza della simultaneità di esecuzione delle reciproche obbligazioni collegate dal rapporto sinallagmatico.

A tal fine, la legge, consente al contraente, chiamato ad adempiere la sua obbligazione, di astenersi temporaneamente dall’adempimento fino a quando l’altro contraente non adempia o non offra di adempiere la propria.

In questo modo, il lavoratore non informato e non formato potrebbe rifiutare di eseguire la prestazione di lavoro6; oppure “abbandonare il posto di lavoro” ai sensi dell’art. 14 del D. Lgs. 626/19947; o, ancora, dimettersi per giusta causa a norma dell’art. 2119 c.c.8.

Nelle prime due ipotesi, il lavoratore avrebbe diritto a percepire le retribuzioni dovute ed a conservare il posto di lavoro.

Sin qui si è parlato solo dell’ipotesi in cui il datore di lavoro è inadempiente, ma si potrebbe verificare il contrario, vale a dire il lavoratore rifiuta di ricevere l’informazione e la formazione.

Nel caso di persistente rifiuto del lavoratore, esso potrebbe incorrere in un’infrazione disciplinare, tale da giustificare il licenziamento; ai fini del giudizio sulla gravità di tale infrazione è peraltro necessaria una valutazione sia della specifica idoneità, soggettiva ed oggettiva, di tale misura per garantire l’integrità fisica del lavoratore, sia delle ragioni del rifiuto di questi9.

Infatti, la giurisprudenza ha affermato che il datore di lavoro deve esercitare sull’operato dei dipendenti perché non si verifichino infortuni sul lavoro, essendo finalizzato a tutelare l’integrità psico-fisica del lavoratore, non può risolversi nella messa a disposizione di questi ultimi dei presidi antinfortunistici e nel generico invito a servirsene, ma deve costituire una delle particolari attività dell’imprenditore, gravando su questo l’onere di fare cultura sul rispetto delle norme antinfortunistiche, di svolgere continua, assidua azione pedagogica, con il ricorso, se del caso, anche a sanzioni disciplinari nei confronti dei lavoratori che non si adeguino alle citate disposizioni10.

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1 Sulle caratteristiche dell’apparato sanzionatorio previsto dal D. Lgs. 626/1994, v.: M. Lanotte, La tutela penale della sicurezza del lavoro: l’apparato sanzionatorio, in L. Galantino (a cura di), La sicurezza del lavoro, Giuffrè, Milano, 1995, p. 261 ss. e G. Ferrara, M. Giudici, M. Morelli e S. Zappoli, Manuale di sicurezza del lavoro, Ipsoa, 1997, p. 505 ss. Tale apparato sanzionatorio è stato modificato dal D. Lgs. 758/1994, il quale, da un lato, ha modificato tutte le sanzioni penali del D. Lgs. 626/1994 e, dall’altro, ha introdotto un’articolata procedura (artt. 20-24) per riparare comportamenti illeciti sotto il controllo dell’autorità amministrativa (organo di vigilanza) e di quella giudiziaria (pubblico ministero). Alcuni aspetti di questa procedura particolare sono stati precisati nella Circolare del Ministero del Lavoro 27 febbraio 1996 n. 25. Sul tema v.: L. Pelaggi, Responsabilità penale dei datori di lavoro e dei lavoratori in materia di sicurezza e salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, in INAIL (a cura di), Commentario alla sicurezza del lavoro, Pirola Editore, Milano, 1996, p. 547 ss.; G. Ferrara, M. Giudici, M. Morelli e S. Zappoli, Manuale di sicurezza del lavoro, Ipsoa, 1997, p. 582 ss. e M. Valiante, Decreto Legislativo 626/1994: vigilanza e procedura estintiva dei reati ex D. Lgs. 758/1994, in M. Ricci (a cura di), La sicurezza sul lavoro, Cacucci Editore, Bari, 1999, p. 277 ss.

2 Sull’obbligo di informazione nel D. Lgs. 626/1994, in dottrina, v.: R. Staiano, L’informazione dei lavoratori, in www.diritto.it/articoli/lavoro/lavoro.html del 29/12/2003.

3 Mi riferisco agli artt. 4 del D.P.R. 547/1955 e 4 del D.P.R. 303/1956.

4 Sulla responsabilità contrattuale in generale, v.: T. Pasquino, Responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, in Vita Notar., 1995, p. 674 e P. G. Monateri, La responsabilità contrattuale e precontrattuale, Utet, Torino, 1998. Sulla responsabilità contrattuale nel rapporto di lavoro v.: M. Franco, Responsabilità contrattuale del datore per danno alla salute, efficacia diretta delle norme comunitarie in materia di rumore nei luoghi di lavoro e “rischio consentito”, in Riv. It. Dir. Lav., 1996, II, p. 90 ss.; A. Gentili, Sulla responsabilità contrattuale del datore di lavoro, in Mass. Giur. Lav., 1999, p. 846; E. Dall’Ara, La responsabilità contrattuale ed extracontrattuale del datore di lavoro, nell’ipotesi di danno al dipendente durante l’esecuzione della prestazione lavorativa, in Orient. Giur. Lav., 1999, I, p. 97 ss.; M. Marazza, Prestazioni di sicurezza e responsabilità contrattuale del datore di lavoro, in Giur. It., 1999, p. 1167; in giurisprudenza, v.: Cass. Civ., 22 aprile 1997 n. 3455, in Mass., 1997 e Cass. Civ., 7 agosto 1998 n. 7792, in Mass., 1998.

5 V.: in dottrina, O. Di Monte, L’informazione e la formazione dei lavoratori, in M. Ricci (a cura di), La sicurezza sul lavoro, Cacucci Editore, Bari, 1999, p. 191; in giurisprudenza, v.: Pr. Torino, 18 dicembre 1992.

6 Sull’inadempimento contrattuale in violazione dell’obbligo di sicurezza v.: G. Suppiej, Il diritto dei lavoratori alla salubrità dell’ambiente di lavoro, in Riv. Ital. Dir. Lav., 1988, I, p. 448 ss. e A. Vallebona, Eccezione di inadempimento e contratto di lavoro, in Riv. Ital. Dir. Lav., 1995, II, p. 698 ss.

7 Sull’allontanamento del posto di lavoro ai sensi dell’art. 14 del D. Lgs. 626/1994 v.: R. Del Punta, Diritti e obblighi del lavoratore: informazione e formazione, in L. Montuschi (a cura di), Ambiente, salute e sicurezza, Giappichelli, Torino, 1997, p. 188 ss.

8 Sul tema v.: O. Di Monte, L’informazione e la formazione dei lavoratori, in M. Ricci (a cura di), La sicurezza sul lavoro, Cacucci Editore, Bari, 1999, p. 192.

9 In tal senso, in dottrina, v.: R. Del Punta, Diritti e obblighi del lavoratore: informazione e formazione, in L. Montuschi (a cura di), Ambiente, salute e sicurezza, Giappichelli, Torino, 1997, p. 185 e O. Di Monte, L’informazione e la formazione dei lavoratori, in M. Ricci (a cura di), La sicurezza sul lavoro, Cacucci Editore, Bari, 1999, p. 191; in giurisprudenza, v.: Cass. Pen., 17 maggio 1993, in Not. Giur. Lav., 1993, p. 857 e Cass. Civ., sez. lav., 26 gennaio 1994 n. 774, in Mass. Giur. Lav., 1994, p. 47.

10 V.: Cass. Civ., sez. IV, 6 ottobre 1995 n. 12297, in Giust. Pen., 1996, II, p. 507.

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