Ritorna a Santa Pasqua

Processione del Cristo risorto portato dai devoti in saio bianco ( foto S. Anicito )

Cristo risorto in piazza S. Barbara accolto da notevole folla di fedeli ( foto S. Anicito )

USI E COSTUMI DEL SABATO SANTO A PATERNÓ

Fino a pochi anni fa, scioglievano le campane il Sabato Santo verso le ore 11,30 - mezzogiorno. I fedeli, raccolti a migliaia sulla collina, attendevano il Gloria. Nell'attesa, gruppi di giovani e ragazzi improvvisavano giochi ormai quasi scomparsi: e cciáppuli, a petra, ai soldi. ai birilli.

Le donne e gran parte degli uomini assistevano nella Matrice alle sacre funzioni. Quando a mezzogiorno le campane di S. Maria dell'Alto annunziavano la Risurrezione e dalla porta spalancata affacciavano il lábaro rosso, tutti s'inginocchiavano sull'ampio sagrato della Chiesa Madre, della Chiesa di S. Maria del Soccorso o di Cristo al Monte, accanto al Castello Normanno invaso dalla luce, lungo la scalinata e oltre la Porta del Borgo. Moltissimi baciavano a terra, si abbracciavano, perdonandosi a vicenda, riconciliandosi con se stessi e con gli altri. Era il momento del perdono, della pace ritrovata, la fine dei rancori.

E su quella moltitudine di gente in festa, attorno e dietro la statua di Cristo risorto, volteggiava il coro trionfale di tutte le cento campane del paese.

Era il suono argentino delle campane della Consolazione, che scendeva oltre i giardini dell'Orto del Conte; o il suono possente delle campane di S. Barbara e del Monastero dell'Annunziata, che saliva fin oltre i vigneti di Giaconia. Piú in lá le campane della Chiesa del Purgatorio irrompevano nelle contrade di Coniglio, Scala Vecchia, Sciarelle, ecc.

Tutti si scambiavano gli auguri, quasi con le lacrime agli occhi. I bambini, vestiti a festa, portavano il cicilé ancora intatto e il sacchetto dei cosaduci, ricevuti dalla nonna.

Ed era una festa corale di popolo una esplosione di gioia, uno scampanio di gloria e di resurrezione individuale e collettiva.

C'era forse più misticismo, più fede, più religiosità, maggiore semplicità e umiltà di cuore.

Il Sabato Santo, quando slegavano le campane, le madri, le nonne, i nonni, gli zii sollevavano per le tempie i bambini, esclamando le parole augurali: «Crisci, crisci, ca u Signuri abbrivisci». E ciò per 3 volte.

La madre del fidanzato regalava alla futura nuora l'agnello pasquale di pasta dolce e zucchero e appendeva sopra l'agnello l'oro per le prossime nozze. Per le strade si vedevano certe vecchiette che recavano in testa u cannistru, un cestino nuovo di vimini con l'agnello pasquale di pasta reale, adorno di decorazioni, disegni augurali, iniziali di nomi, nastri rossi contro il malocchio e la iettatura.

La suocera regalava pure alla fidanzata del figlio una torta casalinga o un tronco pasquale, a cui appendeva oggettini d'oro nuziali e una piccola scocca o 'nzinga di nastro rosso. La nuora mandava alla suocera una cassata di crema. dolci e cicilé per tutti i futuri parenti.

Ciciliu o cicilé é un dolce pasquale, formato di pasta con o senza lievito intrecciata in varie forme (cuore, oca, fiore, cestino con manico, vasetto), con due o più uova sode colorate di verde in essa incastonate e cotta a forno; e di sopra c'é la liffia di cioccolata, decorazioni, colombine di zucchero. Il ciciliu del fidanzato é ornato con 9-11 o più uova, quello della suocera con 7 uova, quello dei cognati con 5, dei nipotini con 3.

Il Sabato Santo al Gloria, quando il suono delle cento campane di Paternò inondava di gaudio la nostra città e le vicine campagne, gli anziani prendevano un sarmento di vite e con esso battevano i mobili, i materassi, le porte, gli stipiti, pronunziando lo scongiuro:

Nesci, diavuluni, ca rrisuscitó nostru Signuri!

Nesci, diavuluni, ca abbrivisciu nostru Signuri! (Variante)

Nesci fora, diavulazzu, ca u Sabbutu 'e santu vinni! (Variante).

Mia madre teneva pronti per la Pasqua alcuni sarmenti di vite e, battendo con essi le porte spalancate purificava la casa dagli spiriti maligni. Questa antica tradizione magico-catartica va ora scomparendo.

Nei Vangeli la Vite simboleggia Gesú e la Chiesa.