Ritorna a Santa Pasqua

La processione del Venerdì Santo

Due "Cappe Magne" esposte ai piedi del Sacrato della Chiesa Madre (foto S. Anicito )

C'ERA UNA VOLTA... IL CANONICO CON LA CAPPA MAGNA

La spietata ruspa del decantato progresso ha abbattuto ed abbatte, a macchia d'olio, belle e preziose tradizioni secolari per sostituirle con fumogene e argillose inventive.

A quei tempi, si puó dire, eravamo statici fino a tal punto da credere (santa ingenuitá!) che le cose non si dovevano e non si potevano cambiare perché cosi erano uscite dalle mani del Padre Eterno.

La sorpresa di un bel tredici al totocalcio o la favolosa vincita ad una lotteria ci fa gridare: «ci vinni a Pasqua di jovi»! Dio non voglia che a forza di dire cosi venga la Pasqua di giovedì! Dati i tempi, tutto é possibile! Come, ad esempio, da che mondo é mondo la Pasqua era di giorno, mentre ora é di notte! Prima i Canonici di Paternó usavano il Venerdi Santo la celebre Cappa Magna, ora niente di tutto questo!

La Cappa Magna era come una grande toga con un largo cappuccio e con una lunghissima ed ampia coda di colore viola, mentre la mozzetta di ermellino rompeva la monotonia del colore. Portavano i Canonici anche lo zucchetto, i guanti, le calze, sempre viola, e la mogassina nera con fibbie d'argento.

Sembravano, insomma, dei veri Cardinali di Santa Romana Chiesa in miniatura, peró, senza la Croce pettorale e l'anello pastorale. - Merito dell'illustrissimo nostro cittadino, sacerdote Gian Battista Nicolosi, é stato questo singolare privilegio pontificio. essendo stato segretario del papa.

L'ambito privilegio fu invidiato persino dai Canonici della Cattedrale di Catania, per cui, il Venerdi Santo, da ogni parte della Sicilia si veniva a Paternó per vedere le celebri Cappe Magne..!!

Alle ore quattordici e trenta, nella sacrestia della Chiesa Madre, avveniva la vestizione dei Canonici con l'aiuto di persone esperte, i paggi.

II mazziere del Capitolo di diritto vestiva il Prevosto.

Alle quindici (vinti n'ura) c'era l'ingresso solenne in Chiesa, gremitissima di fedeli, confrati e di gente venuta da lontano. Ogni Canonico teneva avvolta al braccio sinistro la Cappa Magna e prendeva posto nello stallo del coro. Stavano talmente immobili da sembrare dei Canonici di legno agli occhi attenti e curiosi di tutti che, per vedere meglio, si alzavano sulle punte dei piedi ed alzavano i loro bambini nei quali si creavano idee fantastiche e fiabesche!

Solenne e particolarmente commovente era il momento della ADORAZIONE DELLA CROCE, adagiata ai piedi dell'Altare!

Ad uno ad uno i Canonici si alzavano dai propri stalli.

II paggio toglie le scarpe al suo Canonico che si avvia scalzo per la navata secondaria all'ingresso principale. Si scioglie la coda. É una cosa sensazionale: si resta col fiato sospeso! II Canonico incede a lentissimi passi, «muto e solenne», verso la Santa Croce, in un silenzio spaventosamente assoluto e agghiacciante col sottofondo del misterioso e caratteristico fruscio della coda che si propaga, come angelica e lugubre melodia per tutta la Chiesa!

Ad un tratto il Canonico sembra scomparire: é disteso completamente a terra che bacia con profonda umiltá, borbottando chi sa che cosa! E questo per tre volte.

In fondo alla Chiesa un altro Canonico con lo stesso schema di processione. Tre, quattro, tutti! Le gote son bagnate di lagrime, che provocano quel leggero dolorino per tutto il viso, e non si asciugano, perché anche questo fa parte integrante di tutto il rito.

Uno alla volta i Canonici imprimono con indicibile amore un bacio al Crocifisso.

Terminata la funzione, iniziava la processione del Cristo Morto e della Addolorata. Vedere quei Canonici come tanti grandi Patriarchi! Lungo la discesa della scalinata tenevano la coda avvolta al braccio per scioglierla e buttarla a terra appena giunti sotto l'Arco. Tutta l'attenzione era diretta a questa commovente visione che alimentava sempre piú la fede, il dolore dei peccati, l'amore verso il Signore morto e l'Addolorata; caricava gli animi di tanta bontá da renderli disponibili a perdonare parenti o amici offesi!

Ma in fondo, che cosa erano questi benedetti Canonici per il popolo con quegli inconsueti e sontuosi abiti?

Addirittura dei grandi Patriarchi, Profeti, Santi viventi a portata di mano.

Lungo la strada, al solito, il piú assoluto e devoto silenzio da sentire l'affascinante fruscio delle code che ti faceva venire un tale formicolio per tutta la persona e ti manteneva in fervosa preghiera mentre gli occhi mestamente si posavano ora sul Monumento, ora sull'Addolorata ed ora sugli straordinari personaggi! Le note della marcia funebre straziavano il cuore! In piazza Umberto si rimettevano le code al braccio per «buttarle» nuovamente all'ultima palma di San Giovanni da dove le due statue si spostavano verso la «Strada ritta», a passo di lumaca. Sistemate bene le code a terra i Canonici procedevano a due a due. Dai balconi e finestre, a buio fitto, in segno di devoto lutto, si sporgevano le persone per contemplare l'indicibile spettacolo, scenograficamente incantevole, misto a quel mistico spirito religioso!

Un Venerdi Santo non ci fu piú nulla di tutto questo!

«La Chiesa é povera» - si disse - «dunque, via ogni fasto»! Che pena!

C'era una volta... il Canonico con la Cappa Magna...!

La Cappa Magna, in pura seta, veniva regalata al Canonico o dai familiari o dai fedeli o si tramandava da un Canonico all'altro. Veniva tenuta gelosamente e con grande venerazione dai familiari o da qualche monaca. Costituiva addirittura un bene dotale.

Prima o dopo l'uso del Venerdi Santo veniva accuratamente pulita. Allora le strade del paese venivano pulite il pomeriggio del Venerdi Santo dai «scupastrati», e come! Specie quando abbondavano gli animali da soma!

Tuttavia spesso capitava che qualche reverendo lungo la stessa processione sputasse per terra: con ripugnanza il Canonico tirava avanti pulendo ogni cosa! Negli ultimi tempi si ovvió alla cosa con i chierichetti che tenevano sollevata la coda! Era pure inevitabile pestarla! Da qui é nato il proverbio: «Non pestare la coda».

Oltre il Venerdi Santo i Canonici si vestivano con la Cappa Magna quando moriva un loro confratello. Quella era l'occasione buona per poter rivedere la coda dei Canonici.

Lo zucchetto ed i guanti sopravvissero un po' di piú alla morte della coda.

Durante una processione Mons. Prevosto Antonino Costa avendo visto l'Arcivescovo in mezzo alla folla si credette in colpa ed immediatamente si tolse i residui di un antico e glorioso privilegio!!!

                                                                                                                              Sac. Salvatore Longo