UNA NUOVA DISCIPLINA SUI CONTROLLI REMOTI DELLE INFRAZIONI AL CODICE DELLA STRADA

Dopo i primissimi chiarimenti sull’art. 4 della l. n. 168/2002, contenuti, de relato e quasi come obiter dicta, in una comunicazione rivolta dalla Prefettura di Milano agli altri Enti ed Organi interessati alla procedura di individuazione del comma 2, art. cit. [1] [2], ecco due nuove circolari, entrambe datate 3 ottobre, provenienti direttamente dal Ministero dell’Interno.
La prima [3], fornisce direttive operative generali, relative all’utilizzazione delle apparecchiature telematiche di controllo e di accertamento remoto delle violazioni.
La seconda [4], invece, impartisce direttive per l’individuazione delle strade sulle quali è possibile installare ed utilizzare i dispositivi ed i mezzi tecnici di controllo del traffico finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni.
In linea generale, con riferimento a tutte le note sopra menzionate, preme sottolineare come il Ministero chiarisca opportunamente che L’individuazione di tali tratti di strade con provvedimento del prefetto non limita la possibilità, prevista per tutti i soggetti indicati dall’art.12, c.1, C.d.S. di procedere in qualsiasi luogo al controllo della velocità secondo gli ordinari moduli operativi, che prevedono il fermo del veicolo e la relativa contestazione immediata, ovvero, se questa è impossibile, la notificazione successiva del verbale di contestazione della violazione, commessa alla presenza dei citati soggetti, nel quale saranno adeguatamente indicati i motivi che non hanno consentito il fermo del veicolo e la contestazione al trasgressore [5] [6].
In effetti, questa posizione mi pare abbia il pregio di evitare una, credo: irragionevole, interpretatio abrogans dell’art. 142, CdS, poiché se l’uso dei rilevatori remoti fosse limitato effettivamente soltanto alle strade A e B ed a quelle C e D “individuate”, l’art. 142, cit., non potrebbe ritenersi più applicabile sia nelle strade E ed F [7] sia in quelle C e D (o loro tratti) non individuate, poiché mi parrebbe assai ardua la possibilità di contestare violazioni con un ben individuato “contenuto numerico” (non oltre 10 km/h, oltre i 10 e non oltre i 40 km/h, oltre i 40 km/h), sulla base di semplici valutazioni “a vista” dell’organo accertatore [8].
In questo modo, mi pare venga collocata nella più corretta prospettiva la disposizione del comma 4, che, per come è letteralmente formulato, potrebbe essere interpretato nel senso di estendere la esenzione dell’obbligo della contestazione immediata a tutte le violazioni strumentalmente accertate e, così, a causa della sua latitudine, finire per rafforzare la sensazione - che io ritengo errata - che, in effetti, le apparecchiature per il controllo a distanza possano essere utilizzate soltanto ed esclusivamente nei limiti previsti dall’articolo qui in commento, cioè quando non sia possibile, senza pregiudizio, il fermo del veicolo [9].
L’art. 4, dunque, disciplina non (tutti) i casi in cui è possibile (rectius: lecito) utilizzare i dispositivi tecnici di controllo remoto, ma soltanto quelli in cui è possibile utilizzarli senza obbligo di contestazione immediata (sempre e comunque sulle strade A e B; soltanto su quelle (o loro tratti) “individuate” di tipo C e D), con esenzione dall’obbligo di puntuale motivazione circa la impossibilità della contestazione immediata, oggettivamente e presuntivamente presente in tali fattispecie [10].
Le circolari in commento, poi, ed in particolare la n. 54585, mi paiono correttamente ispirate al principio, ovvio, per cui una eccezione (in questo caso, quella all’obbligo della contestazione immediata) per essere e rimanere tale, deve essere necessariamente di strettissima interpretazione.
Di qui, i criteri, rigorosi, cui i Prefetti dovranno attenersi nel valutare le proposte di inserimento di strade (o loro tratti) del decreto di individuazione di loro competenza.
Dato atto, poi, della fondamentale funzione di, motivato e ponderato, impulso che viene riconosciuta agli organi di polizia stradale nella prospettazione delle strade, o loro tratti, candidati all’inserimento nel decreto prefettizio, qualche parola va spesa con riferimento all’obbligo di informazione, che è presumibile possa costituire oggetto non secondario di contenzioso.
La comunicazione della Prefettura di Milano, cui sopra si è accennato, nel precisare, opportunamente quanto inevitabilmente, che la informazione è da fornirsi a tutti gli utenti della strada, locuzione certamente più corretta, e pienamente sottoscrivibile, di quella - “automobilisti” - utilizzata, penso: atecnicamente e quasi quale sineddoche, al comma 1), riporta una posizione che desta qualche perplessità, anche se, invero, pare non essere ripresa dalle altre circolari qui in commento.
In essa si dice, infatti, che, nonostante l’obbligo di informazione sia previsto soltanto al comma 1 (strade A e B), ad esso debba riconoscersi portata generale in quanto volto a tutelare gli utenti della strada, ogni qualvolta vengano utilizzati gli strumenti di controllo remoto che non consentono la contestazione immediata della violazione.
La interpretazione appare in certo qual ispirata al principio di “cautela”, nel senso che sembra indirizzata a contribuire a ridurre, come accennato, un possibile “focolaio” di contenzioso, ma appare anche fondata sulla interpretazione complessiva della norma: infatti è certo (più) ragionevole prevedere l’obbligo di informazione delle strade C e D, che debbono essere precisamente “individuate” (mentre tale obbligo apparirebbe meno necessitato per le strade A e B, che non richiedono alcuna “individuazione”).
Mi pare però che detta interpretazione vada ricondotta entro confini più precisi di quelli che pure potrebbero trasparire dalla lettura della nota in commento.
Riterrei, cioè, che l’obbligo debba ritenersi limitato ai casi di cui ai commi 1 (strade A e B) e 2 (strade C e D (o loro tratti) “individuate”) e non anche agli altri casi in cui rimane comunque consentito, come detto sopra, l’utilizzo dei rilevatori remoti [11].
Dalla lettura coordinata delle due circolari ottobrine, poi, parrebbe emergere un duplice obbligo di informazione: uno relativo ai decreti prefettizi di individuazione (nella circolare n. 54585) ed uno relativo all’utilizzo dei dispositivi e dei mezzi tecnici di controllo (nella n. 54584).
Quanto ai decreti prefettizi, si specifica che essi devono essere portati a conoscenza degli utenti della strada con tutti gli strumenti di comunicazione disponibili, formulazione da intendersi, credo, nel senso di imporre la maggiore latitudine ragionevolmente possibile all’obbligo di informazione “generale” che, però, è comunque ritenuta insufficiente, se è prescritto un obbligo di informazione “speciale”, relativo all’utilizzo degli strumenti di rilevazione.
Con riferimento, invece, alla informazione relativa all’utilizzo dei dispositivi e dei mezzi tecnici di controllo (circ. n. 54584) - rilevato che nemmeno il ministero ci dice quale debba esserne il contenuto preciso – credo che la indicazione ministeriale debba essere intesa non nel senso della alternatività tra “appositi cartelli” ed “altri sistemi di comunicazione, compresi i mass-media”: riterrei infatti che lo spirito della legge, come emergente dai lavori preparatori, vada nel senso di una informazione “in sito”, anche se, credo, essa non dovrebbe spingersi fino a segnalare la presenza effettiva delle apparecchiature, ma più semplicemente - come mi parrebbe più congruo anche a scopo deterrente - la loro possibile presenza.
Quanto alla tutela della riservatezza, la circ. n. 54584, richiama opportunamente la disciplina già prevista dal d.lgs. n. 250/99 [12], e le specifiche prese di posizione del Garante in materia [13], e ciò - rimandando, così come per il resto del provvedimento in commento, ad ulteriori approfondimenti - mi indurrebbe a ritenere che, in effetti, a detta esigenza di tutela non sia direttamente riconducibile l’obbligo di informazione cui sopra si è accennato [14]: anticipo soltanto che, se si opinasse diversamente, bisognerebbe fare i conti con la definizione del contenuto dell’obbligo di comunicazione che, anche se in forma sintetica, dovrebbe pur sempre contenere le informazioni previste dall’art. 10 di detta legge, tra cui la menzione dei diritti dell’art. 13 e il nome, la denominazione o la ragione sociale e il domicilio, la residenza o la sede del titolare, del suo rappresentante nel territorio dello Stato e di almeno un responsabile, da indicare nel soggetto eventualmente designato ai fini di cui all’articolo 13, indicando il sito della rete di comunicazione o le modalità attraverso le quali è altrimenti conoscibile in modo agevole l’elenco aggiornato dei responsabili, dati, tutti, lo rammento, destinati ad essere leggibili ed intelligibili, anche in avverse condizioni meteorologiche, “in velocità”, mentre, naturalmente, bisognerebbe ritenere la omessa segnalazione sanzionata anche ai sensi della l. n. 675/96.

Stefano Maini


Note:

[1] Su www.poliziamunicipale.it
[2] Commentati su Italia Oggi del 20 settembre 2002, da Ciccia, A., Va sempre segnalato l’Autovelox
[3] In ordine di numerazione: N.300/A/1/54584/101/3/3/9
[4] In ordine di numerazione: N.300/A/1/54585/101/3/3/9
[5] Circ. n. 54585, ma la posizione è espressa in tutti e tre gli atti in commento
[6] Posizione che non posso non condividere, avendo già proposto una posizione in forza della quale “l’effetto della novella legislativa sia, in effetti, soltanto quello di “legalizzare” (mi si scusi la sicura improprietà, apertamente ad “effetto”) la possibilità di non procedere a contestazione immediata in alcune ben circoscritte fattispecie … la impossibilità di fermo immediato del veicolo, ma ciò “salvo ed invariato il resto”, di modo che dovrebbe ritenersi possibile continuare a procedere ad accertamenti strumentali anche al di fuori delle strade, o dei tratti di strada, oggetto di direttiva ministeriale o di individuazione prefettizia, con le modalità sino ad oggi utilizzate, come derivanti dalla elaborazione giurisprudenziale, che appare ormai definitiva, della Cassazione civile: Maini, S., Convertito in legge il d.l di modifica del Codice della Strada: ancòra molte le perplessità interpretative in materia di accertamenti strumentali, su Questa rivista elettronica, in Questa sezione..
[7] Credo dunque che vada interpretata in questo senso anche la affermazione relativa a questi tipi di strada - che in effetti potrebbe prestarsi anche a diversa lettura - contenuta nella circ. n. 54584.
[8] Riterrei peraltro che la norma in commento non possa essere interpretata nel senso di non considerare legittimi gli accertamenti remoti anche di altre violazioni del CdS, come ad esempio quelle dell’art. 146, comma 3.
[9] Maini, S., cit., ibidem
[10] Maini, S., cit., ibidem
[11] Si potrà vedere, al riguardo, anche Maini, S., Rilevatori elettronici ed infrazioni al Codice della Strada, Rimini, Maggioli, 2001, 22
[12] Si potrà eventualmente vedere, Maini, S., Rilevatori elettronici ed infrazioni al Codice della Strada, cap. II, par. 2
[13] Si potrà eventualmente vedere, Maini, S., Rilevatori cit., , cap. I, parr. 16 e segg.
[14] Contra, mi pare, Ciccia, A., cit., ibidem ( da www.comuni.it )