Un decreto legge per incentivare l’emersione

Lavoro nero: nascono i Comitati Provinciali

Valuteranno le richieste di regolarizzazione

Decreto legge 25 settembre 2002, n.210

Il Governo ha emesso un decreto legge, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 225 del 25 settembre 2002, che mira ad incentivare l’emersione del lavoro sommerso, e in applicazione degli accordi di luglio noti come “patto per l’Italia”. Vengono istituiti nei capoluoghi di provincia i Comitati per il lavoro e l’emersione dal sommerso . I compiti dei Comitati riguardano la verifica dei piani di emersione e la loro fattibilità. Il decreto stabilisce la procedura di presentazione del piano individuale di emersione, da prepararsi a cura dei datori di lavoro. Costoro possono, adottando un particolare iter amministrativo, mantenere l’anonimato, affidandosi alle organizzazioni che li rappresentano o a professionisti abilitati. La regolarizzazione del lavoratore estingue gli eventuali reati precedenti connessi all’assunzione in nero. Il decreto legge introduce, in materia di appalti pubblici edili, l’obbligo per l’impresa aggiudicataria di certificare la regolarità contributiva dei propri dipendenti. Prorogate di un anno infine le disposizioni in materia di contratti collettivi di lavoro riguardanti i nei rapporti a tempo parziale.

Il decreto dovrà essere convertito in legge entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.

DECRETO-LEGGE 25 settembre 2002, n.210

Disposizioni urgenti in materia di emersione del lavoro sommerso e di rapporti di lavoro a tempo parziale.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 [1] e 87 [2] della Costituzione;

Ritenuta  la  straordinaria  necessità  ed  urgenza di incentivare l’emersione  del lavoro sommerso, introducendo le opportune modifiche ed integrazioni alla specifica normativa di cui alla legge 18 ottobre 2001,  n. 383 [3], anche al fine di dare attuazione a quanto convenuto in materia  tra  Governo  e  organizzazioni sindacali nel luglio scorso, nonché  prorogando  il  termine  di  efficacia  delle  clausole  dei contratti  collettivi in materia di lavoro supplementare nei rapporti di lavoro a tempo parziale;

Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 20 settembre 2002;

Sulla  proposta  del  Presidente  del  Consiglio dei Ministri e del Ministro  del  lavoro  e  delle politiche sociali, di concerto con il Ministro  dell’interno  e  con  il  Ministro  dell’economia  e  delle finanze;

E m a n a

 il seguente decreto-legge:

Art. 1.

Modifiche alla legge 18 ottobre 2001, n. 383

1. All’articolo  1,  comma  4-bis, della legge 18 ottobre 2001, n. 383,  dopo  le  parole:  atto  di  conciliazione”  sono  inserite le seguenti:  “nel  quale  sia  indicato  il  livello  di  inquadramento attribuito al lavoratore”.

2. L’articolo  1-bis  della  legge  18  ottobre  2001,  n. 383, è sostituito dal seguente:

Art. 1-bis - Emersione progressiva

1. In  ogni  capoluogo  di  provincia  sono  istituiti presso le direzioni   provinciali  del  lavoro  i  Comitati  per  il  lavoro  e l’emersione  del  sommerso  (CLES).  I  Comitati  sono composti da 16 membri   nominati   dal  prefetto;  otto  dei  quali  sono  designati rispettivamente  dal  Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dal  Ministero  dell’ambiente,  dall’INPS, dall’INAIL, dalla ASL, dal comune,  dalla  regione  e  dalla Prefettura-Ufficio territoriale del Governo,  e otto designati in maniera paritetica dalle organizzazioni sindacali  comparativamente  più rappresentative sul piano nazionale dei  datori  di  lavoro  e  dei  prestatori  di lavoro. Il componente designato  dal  Ministero del lavoro e delle politiche sociali assume le  funzioni  di  presidente.  I  Comitati  sono nominati entro il 30 ottobre  2002.  I Comitati possono operare qualora alla predetta data siano stati nominati la metà più uno dei componenti. Le funzioni di segreteria  dei  CLES  sono  svolte  dalle  direzioni provinciali del lavoro.

2. In  alternativa  alla procedura prevista dall’articolo 1, gli imprenditori  presentano  al  CLES  di  cui  al comma 1, dove ha sede l’unità  produttiva,  entro il 28 febbraio 2003 un piano individuale di emersione contenente: a) le   proposte   per   la   progressiva  regolarizzazione  ed adeguamento  agli  obblighi  previsti  dalla  normativa  vigente  per l’esercizio dell’attività, relativamente a materie diverse da quella fiscale  e contributiva, in un periodo non superiore a diciotto mesi, eventualmente  prorogabile  a  ventiquattro  mesi in caso di motivate esigenze;

b) le  proposte  per  il  progressivo adeguamento agli obblighi previsti  dai  contratti collettivi nazionali di lavoro in materia di trattamento  economico,  in  un  periodo  comunque  non  superiore al triennio di emersione, mediante sottoscrizione di un apposito verbale aziendale  degli accordi sindacali collettivi a tale fine conclusi, a livello provinciale, tra le organizzazioni sindacali comparativamente più  rappresentative  e le associazioni di rappresentanza dei datori di  lavoro con riferimento a ciascun settore economico; per i settori economici per i quali non operano organi di rappresentanza dei datori di  lavoro  o  dei lavoratori in sede provinciale, i predetti accordi possono essere conclusi a livello nazionale o regionale;

c) il  numero  e la remunerazione dei lavoratori che si intende regolarizzare;

d) l’impegno a presentare  un’apposita   dichiarazione  di emersione  successivamente  alla  approvazione del piano da parte del CLES.

3. I CLES sono integrati dai comitati provinciali per l’emersione istituiti ai sensi dell’articolo 78, comma 4, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 [4].

4. I  piani  di  emersione  individuale  presentati alla data di entrata  in  vigore  del presente articolo sono trasmessi, a cura del sindaco,  alle  direzioni  provinciali  del  lavoro  territorialmente competenti.

5. I  comitati  di  cui al comma 1 ricevono i piani di emersione individuale presentati dai datori di lavoro interessati all’emersione progressiva ed hanno i seguenti compiti:

a) valutare  le  proposte  di  progressivo  adeguamento  agli obblighi   di   legge  diversi  da  quelli  fiscali  e  previdenziali formulando eventuali proposte di modifica;

b) valutare  la fattibilità tecnica dei contenuti del piano di emersione;

c) definire,  nel rispetto degli obblighi di legge, temporanee modalità di adeguamento per ciascuna materia da regolarizzare;

d) verificare  la  conformità del piano di emersione ai minimi contrattuali contenuti negli accordi sindacali di cui al comma 2.

6. I  componenti  dei  CLES  non  sono  responsabili per i fatti connessi alla realizzazione del piano di emersione progressiva che si verificano durante il periodo di attuazione dello stesso, nonché del mancato   rilascio   delle   autorizzazioni  allo  svolgimento  delle attività al termine del periodo di emersione.

7. Per  la presentazione del piano individuale di emersione, gli imprenditori  che  intendono conservare l’anonimato possono avvalersi delle   organizzazioni   sindacali   dei   datori  di  lavoro  o  dei professionisti  iscritti  agli  albi  dei dottori commercialisti, dei ragionieri  e  periti  commerciali  e  dei consulenti del lavoro, che provvedono  alla  presentazione del programma al competente CLES, con l’osservanza   di   misure   idonee  ad  assicurare  la  riservatezza dell’imprenditore stesso.

8. Il CLES approva il piano individuale di emersione nell’ambito delle  linee generali definite dal CIPE, secondo quanto stabilito dal comma 1 dell’articolo 1.

9. Il  CLES  approva il piano di emersione entro sessanta giorni dalla  sua  presentazione,  previe eventuali modifiche concordate con l’interessato  o con i soggetti di cui al comma 7, ovvero respinge il piano stesso.

10. Le  autorità  competenti,  previa  verifica  della avvenuta attuazione  del  piano,  rilasciano  le relative autorizzazioni entro sessanta  giorni  dalla  scadenza  dei  termini  fissati  nel  piano.  L’adeguamento  o  la  regolarizzazione  si  considerano,  a tutti gli effetti, come avvenuti tempestivamente e determinano l’estinzione dei reati contravvenzionali e delle sanzioni connesse alla violazione dei predetti obblighi.

11. La dichiarazione di emersione ai sensi del presente articolo è  presentata  entro  il  15 maggio 2003 e produce gli altri effetti previsti dall’articolo 1.

12. Le  certificazioni  di  regolarità  rilasciate ai datori di lavoro,  precedentemente  alla presentazione dei piani individuali di emersione, conservano la loro efficacia.

13. I   soggetti  che  hanno  fatto  ricorso  ai  contratti  di riallineamento retributivo di cui al decreto-legge 1 ottobre 1996, n.  510,  convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n.  608 [5],  che  già  in  corso di applicazione di tali contratti non sono riusciti   a   rispettare  gli  obblighi  assunti,  ovvero  che  alla conclusione  del  periodo  previsto  per  il  riallineamento non sono riusciti  a  corrispondere  i  minimi contrattuali nazionali, possono accedere  ai  programmi di emersione progressiva secondo le modalità stabilite nel presente articolo.

14. I  soggetti  che  si  avvalgono  dei  piani  individuali  di emersione  sono  esclusi  dalle gare di appalto fino alla conclusione del periodo di emersione.

15. L’approvazione  del  piano individuale di emersione ai sensi del  presente  articolo  comporta,  esclusivamente  per le violazioni oggetto   di   regolarizzazione,   la  sospensione,  già  nel  corso dell’istruttoria  finalizzata  all’approvazione  del piano stesso, di eventuali  ispezioni e verifiche da parte degli organi di controllo e vigilanza  nei  confronti  del  datore di lavoro che ha presentato il piano.”.

3. Al comma 5 dell’articolo 3 della legge 18 ottobre 2001, n. 383 [6], dopo  le  parole:  redditi  di  lavoro  autonomo”  sono  aggiunte le seguenti:  “e  alle  imprese  che  svolgono  attività  agricola  non produttiva di reddito di impresa”.

Art. 2.

Norme in materia di edilizia

1. Le  imprese  edili  che  risultano  affidatarie  di  un appalto pubblico  sono  tenute  a  presentare  alla  stazione  appaltante  la certificazione  relativa  alla  regolarità  contributiva  a  pena di revoca dell’affidamento.

2. Entro  dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto,  l’INPS,  l’INAIL  e le Casse edili stipulano convenzioni al fine  del  rilascio di un documento unico di regolarità contributiva nel settore edile al fine dell’affidamento degli appalti pubblici.

3. All’articolo  45, comma 18, della legge 17 maggio 1999, n. 144 [7], le  parole:  “31  dicembre 2001”, sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2006”.

Art. 3.

Rapporti di lavoro a tempo parziale

1. All’articolo  3,  comma 15, del decreto legislativo 25 febbraio 2000,  n.  61 [8],  e  successive modificazioni, le parole: “continuano a produrre  effetti sino alla scadenza prevista e comunque non oltre il 30  settembre  2002”  sono  sostituite  dalle seguenti: “continuano a produrre effetti, salvo diverse intese, sino alla scadenza prevista e comunque non oltre il 30 settembre 2003”.

Art. 4.

Entrata in vigore

1.Il  presente  decreto  entra  in  vigore il giorno successivo a quello   della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 25 settembre 2002

CIAMPI

Berlusconi,  Presidente  del  Consiglio dei Ministri

Maroni,  Ministro  del  lavoro  e delle politiche sociali

Pisanu, Ministro dell’interno

Tremonti,   Ministro   dell’economia  e delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Castelli

[1] Art.77 Cost:. Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessita e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

[2] Art 87 Cost: . Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unita nazionale. Può inviare messaggi alle Camere. Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione. Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato. Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere. Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere. Presiede il Consiglio superiore della magistratura. Può concedere grazia e commutare le pene. Conferisce le onorificenze della Repubblica.

[3]Legge 18 ottobre 2001, n. 383 "Primi interventi per il rilancio dell'economia" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001, nota anche come “Legge dei cento giorni”.

[4] Legge 23 dicembre 1998, n. 448 "Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 1998 - Supplemento Ordinario n. 210: Art. 78. (Misure organizzative a favore dei processi di emersione) 4° C:. A livello regionale e provinciale sono istituite, presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, commissioni con compiti di analisi del lavoro irregolare a livello territoriale, di promozione di collaborazioni ed intese istituzionali, di assistenza alle imprese, finalizzata in particolare all'accesso al credito agevolato, alla formazione ovvero alla predisposizione di aree attrezzate, che stipulano contratti di riallineamento retributivo anche attraverso la presenza di un apposito tutore. Le commissioni sono composte da quindici membri: sette, dei quali uno con funzioni di presidente, designati dalle amministrazioni pubbliche aventi competenza in materia, e otto designati, in maniera paritetica, dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Le commissioni, nominate dal competente organo regionale, possono avvalersi di esperti e coordinarsi, per quanto concerne il lavoro irregolare, con le direzioni provinciali del lavoro, tenendo conto delle disposizioni di cui all'articolo 5 della legge 22 luglio 1961, n. 628, e dell'articolo 3 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638.

[5] Legge 28 novembre 1996, n. 608  "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510, recante disposizioni urgenti in materia di lavori socialmente utili, di interventi a sostegno del reddito e nel settore previdenziale" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 281 del 30 novembre 1996 - Supplemento Ordinario n. 209

[6] Art.  3 (Disposizioni di attuazione). Comma 5. Le disposizioni del presente capo concernenti gli imprenditori si applicano, in quanto compatibili, anche ai titolari di redditi di lavoro autonomo.

[7] Legge 17 maggio 1999, n. 144 "Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all' occupazione e della normativa che disciplina l' INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali"  pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 118 del 22 maggio 1999 - Supplemento Ordinario n. 99 Art. 45. (Riforma degli incentivi all'occupazione e degli ammortizzatori sociali nonché norme in materia di lavori socialmente utili). 18. Al comma 5 dell'articolo 29 del decreto-legge 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341, la parola: "1996" è sostituita dalle seguenti: "di ciascun anno e sino al 31 dicembre 2001" e dopo le parole: "o rideterminata" sono inserite le seguenti: "per l'anno di riferimento".

[8] Decreto Legislativo 25 febbraio 2000, n. 61 "Attuazione della direttiva 97/81/CE relativa all'accordo-quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 66 del 20 marzo 2000 - Art. 3. Modalità del rapporto di lavoro a tempo parziale. Lavoro supplementare, lavoro straordinario clausole elastiche – Comma 15: “Ferma restando l'applicabilità immediata della disposizione di cui al comma 3, le clausole dei contratti collettivi in materia di lavoro supplementare nei rapporti di lavoro a tempo parziale, vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, continuano a produrre effetti sino alla scadenza prevista e comunque per un periodo non superiore ad un anno. “ ( da www.italiapuntodoc.it )