Il candidato di un concorso può sempre visionare gli elaborati

Un diritto l’accesso agli atti amministrativi

Sentenza del TAR Lazio su di un concorso all'INPS

TAR Lazio n.6029/02

Il candidato escluso dalle prove di un concorso ha sempre diritto di accedere alla visione degli elaborati, anche durante lo svolgimento delle operazioni concorsuali, e tale diritto, intangibile, può essergli negato solo quando ciò ostacolerebbe gravemente l'azione amministrativa.

Con questo principio il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso di una avvocatessa che, non essendo stata ammessa alle prove orali del concorso per 92 posti di avvocato all'INPS, aveva chiesto di poter prendere visione degli elaborati scritti, ottenendo un rifiuto; l'Amministrazione infatti sosteneva che rientrasse nel suo pieno diritto il differimento dell'accesso in particolari casi.

I Giudici Amministrativi hanno invece accolto in pieno le istanze della avvocatessa concorrente, ordinando all'INPS di consentire l'accesso agli atti come richiesto. Il TAR ha infatti rilevato che, anche nell’ipotesi in cui il diritto di accesso è escluso, il legislatore garantisce comunque la visione degli atti la cui conoscenza sia necessaria per la tutela dei diritti e interessi giuridici del richiedente e prescrive che il diniego sia motivato, mentre prevede il differimento solo nei casi in cui l’accesso possa impedire o gravemente ostacolare l’azione amministrativa.

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

 

PER IL LAZIO - SEZIONE III

 

composto dai signori

Angelica Dell'Utri                        PRESIDENTE F.F., relatore

Antonino Savo Amodio                        COMPONENTE

Franco Angelo M. De Bernardi                        COMPONENTE

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 3891/2002 Reg. Gen., proposto da G. D., rappresentata e difesa dagli Avv.ti Giuseppe Vitolo e Angela Maria Muoio, elettivamente domiciliata con i medesimi presso lo studio dell’Avv. Giancarlo Viglione in Roma, via Ovidio n. 32;

CONTRO

l’INPS, in persona del Presidente in carica, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Valerio Mercanti, Elisabetta Lanzetta e Patrizia Tadris, elettivamente domiciliato presso i medesimi in Roma, via della Frezza n. 17 (Ufficio legale dell’Istituto);

per l'annullamento

a) del provvedimento di cui alla nota 28 febbraio 2002 n. 2300564 del Dirigente dell’Area acquisizione risorse umane dell’INPS, con cui è stato negato alla ricorrente l’accesso immediato ai propri elaborati scritti svolti nell’espletamento del concorso pubblico per esami a 92 posti per l’area dei professionisti dipendenti, livello base avvocato, nonché ai verbali della commissione esaminatrice concernenti la correzione di detti elaborati e la determinazione dei criteri di massima per la valutazione delle prove scritte; b) della circolare 18 aprile 1994 n. 117 dell’INPS, contenente il regolamento per la disciplina del diritto di accesso; c) della determinazione 16 febbraio 1994 n. 1951 del Commissario straordinario dell’INPS, recante approvazione del predetto regolamento; d) di ogni altro atto connesso compresi, ove occorra, il bando di concorso, i verbali e le decisioni tutte della commissione esaminatrice;

nonché per la declaratoria

del diritto della ricorrente ad accedere agli atti richiesti.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visti l'atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata e la successiva memoria difensiva;

Visti gli atti tutti della causa;

Alla pubblica udienza del 15 maggio 2002 data per letta la relazione del consigliere Angelica Dell'Utri e uditi per le parti gli Avv.ti Vitolo e Lanzetta;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

F A T T O

                Con ricorso ai sensi dell’art. 25 della legge 7 agosto 1990 n. 241 [1], notificato il 18 marzo 2002, la dott. D. G., partecipante al concorso pubblico per esami a 92 posti per l’area dei professionisti dipendenti, livello base avvocato, indetto dall’INPS con decreto dirigenziale pubblicato in G.U., serie speciale, 21 gennaio 2000 n. 6, esclusa dall’elenco dei candidati ammessi alle prove orali, ha impugnato il provvedimento di cui alla nota 28 febbraio 2002 n. 2300564 del Dirigente dell’Area acquisizione risorse umane dell’INPS, con cui è stato opposto differimento alla sua richiesta di accesso di cui all’istanza in data 28 febbraio 2002 per i suoi elaborati scritti ed i verbali della commissione esaminatrice concernenti la correzione di detti elaborati e la determinazione dei criteri di massima per la valutazione delle prove scritte. Nell’impugnare, altresì, della circolare 18 aprile 1994 n. 117 dell’INPS, contenente il regolamento per la disciplina del diritto di accesso, con la determinazione 16 febbraio 1994 n. 1951 del Commissario straordinario dell’INPS, recante approvazione del predetto regolamento, ed di ogni altro atto connesso compresi, ove occorra, il bando di concorso, i verbali e le decisioni tutte della commissione esaminatrice, la ricorrente ha dedotto violazione e falsa applicazione degli artt. 22 ss. della legge n. 241 del 1990, del D.P.R. 27 giugno 1992 n. 352 e degli artt. 2 e 3 della legge n. 241 del 1990 (difetto di motivazione), violazione dell’art. 3 Cost., eccesso di potere per erroneità, difetto dei presupposti e di istruttoria, arbitrarietà, illogicità, ingiustizia manifesta e sviamento, in relazione ai seguenti aspetti:

1.- Anche nell’ipotesi in cui il diritto di accesso è escluso, il legislatore garantisce comunque la visione degli atti la cui conoscenza sia necessaria per la tutela dei diritti e interessi giuridici del richiedente e prescrive che il diniego sia motivato, mentre prevede il differimento solo nei casi in cui l’accesso possa impedire o gravemente ostacolare l’azione amministrativa. Trattandosi di norme di stretta e rigorosa applicazione, il regolamento interno di un’amministrazione non vi può derogare, prevedendo ulteriori ipotesi di esclusione e differimento, com’è accaduto nella specie in relazione agli atti richiesti, tenuto conto che il relativo accesso non impedisce né ostacola gravemente lo svolgimento della successiva fase concorsuale, né collide con gli interessi tutelati dall’art. 24, co. 2, della legge.

2.- Il diniego è in ogni caso illegittimo poiché non contiene alcuno specifico riferimento alle ragioni del differimento; né può ritenersi motivato per relationem al regolamento dell’Istituto, la cui presenza non esime dall’obbligo di motivazione specifica.

                L’INPS si è costituito in giudizio ed ha svolto difese.

D I R I T T O

                1.- Forma oggetto del ricorso in esame, unitamente al sottostante regolamento interno, il diniego di accesso di cui alla nota 28 febbraio 2002 n. 2300564 del Dirigente dell’Area acquisizione risorse umane dell’INPS, con cui è stato opposto differimento alla richiesta della ricorrente Avv. D. G. - esclusa dall’elenco dei candidati ammessi alle prove orali del concorso pubblico per esami a 92 posti per l’area dei professionisti dipendenti, livello base avvocato, indetto dallo stesso INPS - di accesso ai suoi elaborati scritti ed ai verbali della commissione esaminatrice concernenti la correzione di detti elaborati e la determinazione dei criteri di massima per la valutazione delle prove scritte.

Il differimento è stato disposto ai sensi del titolo III dell’allegato A all’accennato regolamento interno emanato con deliberazione 16 febbraio 1994 del Commissario straordinario, il quale stabilisce, per quanto qui rileva, che l’accesso agli atti e documenti ivi elencati “non è consentito per tutta la durata delle relative procedure”, indicando al punto 3 appunto gli “atti relativi a procedure concorsuali, quali i verbali delle Commissioni esaminatrici e gli atti inerenti alle prove scritte”.

                Ne consegue che la riportata norma deve ritenersi effettivamente ostativa al chiesto accesso. Tuttavia, è ormai assodato in giurisprudenza che, nell’actio ad exhibendum di cui all’art. 25 della legge n. 241 del 1990, la disciplina regolamentare interna in materia di accesso, ove si riveli in contrasto con la suddetta legge e col suo regolamento governativo attuativo approvato con il D.P.R. 27 giugno 1992 n. 352, non è inidonea ad impedire l’accesso e dev’essere disapplicata “senza che occorra una formale impugnazione del regolamento” interno, giacché – alla stregua dei principi generali sulla gerarchia delle fonti – “nel conflitto di due norme diverse occorre dare preminenza a quella legislativa, di livello superiore rispetto alla disposizione regolamentare ogni volta che preclude l’esercizio di un diritto soggettivo” (cfr. Cons. St., Sez. IV, 24 marzo 1998 n. 498 e Sez. VI, 26 gennaio 1999 n. 59). Pertanto, ai fini dell’eventuale disapplicazione della disposizione di cui nella specie si discute, occorre verificarne la rispondenza o meno, ovviamente con riguardo al caso in esame, alla normativa di rango superiore.

In proposito, vengono in rilievo l’art. 24, co. 6, della legge n. 241 del 1990 e l’art. 7, co. 2, del D.P.R. n. 352 del 1992. Il primo riconosce alle amministrazioni la facoltà di differire l’accesso ai documenti richiesti fino a quando la conoscenza di essi possa “impedire o gravemente ostacolare” lo svolgimento dell’azione amministrativa, aggiungendo che, salvo diverse disposizioni di legge, l’accesso non è comunque ammesso agli atti preparatori nel corso della formazione dei provvedimenti di cui al precedente art. 13, cioè gli atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione. Il secondo richiede che il differimento sia necessario per assicurare una temporanea tutela agli interessi di cui all’art. 24, co. 2 della legge (sicurezza, difesa nazionale, relazioni internazionali, politica monetaria e valutaria, ordine pubblico, prevenzione e repressione della criminalità, riservatezza di terzi), o per salvaguardare la riservatezza dell’amministrazione, in relazione a documenti la cui conoscenza possa “compromettere il buon andamento” dell’azione amministrativa.

Ora, è ben vero che ai fini di evitare, nell’interesse sia pubblico che dei concorrenti, intralcio allo spedito andamento delle operazioni e condizionamenti alla serena valutazione della commissione esaminatrice, non può essere consentito ai concorrenti stessi di accedere agli elaborati scritti ed ai relativi verbali di valutazione fin tanto che non siano ultimate le rispettive operazioni. Tuttavia, non si vede come, specie in assenza di qualsiasi motivazione, la conoscenza dei verbali di valutazione delle prove scritte e degli elaborati possa “impedire” o “gravemente ostacolare” o comunque “compromette” l’attività della stessa commissione, una volta che le operazioni di correzione ed attribuzione di tali elaborati si siano concluse e, come nella specie, sia in corso la successiva fase concernente l’effettuazione delle prove orali dei candidati a queste ammessi; ciò a maggior ragione per i precedenti verbali concernenti la fissazione dei criteri di massima per la valutazione delle prove scritte. Invero, non pare che alcun condizionamento alla serenità della commissione possa derivare dall’accesso ai predetti verbali ed atti in tale seconda fase, in certo qual modo autonoma rispetto alla prima a cui attengono i medesimi verbali ed atti, nel senso che la precedente fase non solo è conclusa, ma il suo esito, pur essendo presupposto della seconda, è comunque intangibile.

D’altra parte, il cit. art. 24, co. 6, della legge procrastina l’accesso al termine del procedimento solo con specifico riguardo agli atti preparatori degli specifici provvedimenti a cui si riferisce.

Inoltre, non vale a giustificare il differimento il fatto che verbali, costituenti atti interni alla procedura concorsuale, ed elaborati siano ancora in possesso della commissione perché ancora non rimessi, unitamente a tutti gli altri atti del concorso, all’organo competente all’approvazione, dal momento che la stessa commissione è comunque organo, sia pur straordinario, della stessa amministrazione e gli atti interni sono espressamente annoverati dalla legge tra i “documenti amministrativi” oggetto dell’accesso (art. 22, co. 2). Infine, non si giustifica neppure per ragioni di riservatezza degli altri concorrenti, gli elaborati dei quali non vengono richiesti sicché non si pone alcun problema al riguardo, né dell’amministrazione, che non ha titolo ad invocarla in una materia, qual è quella in questione, in cui è canone fondamentale la “trasparenza”.

Dunque, la disposizione regolamentare invocata dall’INPS a sostegno del differimento deve ritenersi non giustificata in base alle ragioni richieste dalle norme sovraordinate e, pertanto, non ad esse conforme. Ne deriva che dev’essere disapplicata; conseguentemente, in accoglimento del ricorso il provvedimento impugnato va annullato e va fatto obbligo all’Istituto di consentire il chiesto accesso, tenuto anche conto che, diversamente da quanto sostenuto dalla difesa di parte resistente, l’inerenza dei documenti di cui si è discusso al procedimento giurisdizionale in corso, instaurato dall’Avv. G. davanti al giudice amministrativo, non è idonea a sottrarli all’accesso ma, se mai, rafforza l’interesse dell’istante.

Quanto alle spese di causa, il Collegio ravvisa giusti motivi per disporne la compensazione tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione III, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l'effetto, ordina all'INPS di far accedere la ricorrente alla chiesta documentazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 15 maggio 2002.

Angelica Dell'Utri                        Presidente f.f., estensore

Depositata in Segreteria il 28 giugno 2002

NOTE:

[1] La legge 7 agosto 1990 n.241 (c.d. legge sulla "trasparenza amministrativa") prevede il diritto di accesso agli atti amministrativi, disponendo l'obbligo a carico della Pubblica Amministrazione di rispondere tempestivamente motivando l'eventuale diniego. La domanda si propone con ricorso all'Amministrazione competente.