Spetta dal primo giorno anche senza la presa di servizio

Sì alla retribuzione delle supplenti in maternità

L’impossibilità al lavoro dà diritto al compenso

Consiglio di Stato 2479/2002

La supplente in astensione obbligatoria per maternità ha diritto a percepire lo stipendio dal primo giorno della nomina. Anche se non prende subito servizio, perché impossibilitata dallo stato di gravidanza. Così ha deciso la VI sezione del Consiglio di Stato, con una sentenza emessa l’8 maggio 2002. Il supremo collegio amministrativo ha respinto un ricorso del Provveditorato agli studi di Treviso, che aveva impugnato una sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Veneto, con la quale era stato riconosciuto ad una supplente in maternità il diritto alla retribuzione fin dal primo giorno indicato nella nomina.

Il Consiglo di Stato infatti, ha confermato la vigenza  delle norme che attribuiscono il vantaggio della retribuzione anche alle lavoratrici a tempo determinato, in quanto la norma che disponeva il contrario sarebbe stata abrigata da un successivo intervento legislativo. 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N.2479/2002

Reg.Dec.

N. 9252 Reg.Ric.

ANNO   1996

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello proposto dal Ministero della Pubblica Istruzione, in persona del Ministro p.t., dal Provveditorato agli Studi di Venezia, in persona del Provveditore p.t., e dall'Istituto Professionale di Stato per il Commercio "Fabio Besta" di Treviso, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato e domiciliati ex lege in Roma, Via dei Portoghesi n.12;

contro

C.R., rappresentata e difesa dagli avv.ti Maurizio Jacobi e Giulio Cevolotto e presso lo studio di quest’ultimo elettivamente domiciliata in Roma, Corso Vittorio Emanuele n.269;

per l'annullamento

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto, del 16 novembre 1995, n.1382;

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'appellata;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Alla pubblica udienza del 22 gennaio 2002 relatore il Consigliere dott. Roberto Garofoli. Udito l'Avv. dello Stato Giordano;

Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue.

FATTO

Con atto del 5.10.1989 il Provveditore agli Studi di Treviso nominava l’attuale appellata supplente annuale di materie giuridiche ed economiche presso l’Istituto “Fabio Besta” per l’anno scolastico 1989/1990.

La R., trovandosi in situazione di astensione obbligatoria per puerperio, assumeva effettivo servizio solo in data 18.12.1989; l’Amministrazione, quindi, non le corrispondeva la retribuzione prevista per tutto il periodo di astensione obbligatoria, ritenendo così di dare applicazione all’art.7, D.L. 26.11.1981, n.677 [1] , conv. nella L. 26.1.1982, n.11.

In accoglimento del ricorso proposto in primo grado dall’attuale appellata il Giudice di prima istanza, muovendo dall’assunto dell'efficacia temporalmente circoscritta all’anno scolastico 1981-1982 del citato art. 7, D.L. 26.11.1981, n. 677, conv. nella L. 26.01.1982, n. 11, ha riconosciuto il diritto della Riedi a percepire il trattamento economico spettante per il periodo di astensione obbligatoria, maggiorato di interessi legali e rivalutazione monetaria.

Insorge l’appellante chiedendo l’annullamento della sentenza impugnata.

All’udienza del 22 gennaio 2002 la causa è stata ritenuta per la decisione.

DIRITTO

L’appello è infondato e va pertanto respinto.

Con l’unico motivo di appello l’Amministrazione sostiene l’erroneità della sentenza nella parte in cui ha affermato l’efficacia temporalmente circoscritta all’anno scolastico 1981-1982 dell’art. 7, D.L. 26.11.1981, n.677, conv. nella L. 26.1.1982, n. 11, a tenore del quale la nomina del personale incaricato e supplente, il quale in base a vigenti norme di legge non possa assumere servizio, ha effetto ai soli fini giuridici, e non a quelli economici, nei limiti di durata della nomina stessa.

Si tratta di questione già esaminata dalla Sezione al cui più recente indirizzo il Collegio ritiene di aderire.

Come già sostenuto, infatti, il citato art. 7 deve ritenersi abrogato dall’art. 8 D.L. 29 marzo 1991, n. 103 [2] , convertito in legge, dalla l. 1° giugno 1991, n. 166, recante disposizioni urgenti in materia previdenziale.

Il predetto art. 8, in ordine al trattamento economico delle lavoratrici madri dipendenti da amministrazioni pubbliche, dispone che l'articolo 13, secondo comma, della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, va interpretato nel senso che il trattamento economico previsto dal combinato disposto degli articoli 15, primo comma, e 17 della medesima legge si applica anche alle lavoratrici madri assunte a tempo determinato dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo (e quindi anche al personale docente della scuola), dalle regioni, dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni di migliore favore. Tale trattamento economico viene corrisposto direttamente dalle amministrazioni o enti di appartenenza.

Trattandosi di norma interpretativa ha effetto retroattivo e, comunque, quale ius superveniens, trova applicazione anche ai processi in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge (Cons. Stato, sez.VI, 8 ottobre 2001, n. 5261).

Alla stregua delle suesposte argomentazioni l’appello va quindi respinto.

Sussistono giustificate ragioni per compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, respinge il ricorso. Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, il 22 gennaio 2002, dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale - Sez.VI - nella Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:

Giorgio GIOVANNINI                                                                      Presidente

Sergio SANTORO                                                                            Consigliere

Pietro FALCONE                                                                               Consigliere

Domenico CAFINI                                                                            Consigliere

Roberto GAROFOLI                                                                         Consigliere Est.

Presidente

Consigliere                                                                                         Segretario

DEPOSITATA IN SEGRETERIA il.....................................

(Art. 55, L.27/4/1982, n.186)

Il Direttore della Sezione

CONSIGLIO DI STATO

In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta)

Addì........................................copia conforme alla presente è stata trasmessa

al Ministero..............................................................................................

a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642

                                                                                                             Il Direttore della Segreteria

Note

[1] La nomina del personale incaricato e supplente, il quale in base a vigenti norme di legge non possa assumere servizio, ha effetto ai soli fini giuridici, e non a quelli economici, nei limiti di durata della nomina stessa.

[2] Ecco il testo della norma: “L'articolo 13, secondo comma, della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, va interpretato nel senso che il trattamento economico previsto dal combinato disposto degli articoli 15, primo comma, e 17 della medesima legge si applica anche alle lavoratrici madri assunte a tempo determinato dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle regioni, dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni di migliore favore. Tale trattamento economico viene corrisposto direttamente dalle amministrazioni o enti di appartenenza”. ( tratto da www.italiapuntodoc.it )