Una Circolare della Presidenza del Consiglio sulla programmazione degli interventi

Protezione Civile, più responsabilità agli enti locali

Competenza territoriale per prevenzione ed emergenze

Circolare Protezione Civile, n.5114 - 30 settembre 2002

Alla Protezione civile il coordinamento e l’indirizzo, agli enti territoriali locali la programmazione e la gestione delle emergenze. Questo in sintesi il contenuto della circolare emessa dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 236 del 8 ottobre 2002. La circolare sollecita gli enti locali a programmare gli interventi, elaborare piani di prevenzione e di intervento nonché le necessarie forme di collaborazione, mediante protocolli di intesa, alla cui stesura il Dipartimento offre il suo contributo di studio, approfondimento ed armonizzazione. Il documento precisa anche i rispettivi ambiti di intervento per Regioni, Province e Comuni sia sul fronte della prevenzione che degli interventi operativi. La circolare precisa anche i compiti dei Prefetti, le loro prerogative e poteri operativi, e la loro funzione di raccordo tra Dipartimento ed enti locali precisandone i contorni sia nella fase di programmazione che in quella di gestione delle emergenze.

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Dipartimento Della Protezione Civile

CIRCOLARE 30 settembre 2002, n.5114

Ripartizione delle competenze amministrative in materia di protezione civile.

Alla Presidenza del  Consiglio  dei Ministri - Segretariato generale - Dipartimento per gli affari giuridici

e legislativi - Dipartimento per  il  coordinamento amministrativo

Al Ministero dell’interno - Gabinetto

Dipartimento dei  Vigili  del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile

Al Ministero della difesa - Gabinetto

Al Ministero delle politiche agricole e forestali - Gabinetto

Al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Gabinetto

Al Ministero  dell’ambiente  e  della tutela del territorio - Gabinetto

Al Comando operativo di vertice interforze

Al Corpo forestale dello Stato

Al  Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto

Alla Croce Rossa Italiana – Ispettorato nazionale

All’ANPA

All’Associazione  nazionali  comuni italiani

All’Unione delle province d’Italia

All’Unione  nazionale comuni, comunità  enti montane

Ai Servizi tecnici nazionali

Al presidente della regione Abruzzo

Al presidente della regione Basilicata

Al presidente della regione Calabria

Al presidente della regione Campania

Al presidente della regione Emilia-Romagna

Al presidente della regione Friuli-Venezia Giulia

Al presidente della regione Lazio

Al presidente della regione Liguria

Al presidente della regione Lombardia

Al presidente della regione Marche

Al presidente della regione Molise

Al presidente della regione Piemonte

Al presidente della regione Puglia

Al presidente della regione Sardegna

Al presidente della regione Sicilia

Al presidente della regione Toscana

Al presidente della regione Trentino-Alto Adige

Al presidente della regione Umbria

Al presidente della regione Valle d’Aosta

Al presidente della regione Veneto

Al presidente della provincia autonoma di Bolzano

Al presidente della provincia autonoma di Trento

Al prefetto di Agrigento

Al prefetto di Alessandria

Al prefetto di Ancona

Al prefetto di Aosta

Al prefetto di Arezzo

Al prefetto di Ascoli Piceno

Al prefetto di Asti

Al prefetto di Avellino

Al prefetto di Bari

Al prefetto di Belluno

Al prefetto di Benevento

Al prefetto di Bergamo

Al prefetto di Biella

Al prefetto di Bologna

Al prefetto di Bolzano

Al prefetto di Brescia

Al prefetto di Brindisi

Al prefetto di Cagliari

Al prefetto di Caltanissetta

Al prefetto di Campobasso

Al prefetto di Caserta

Al prefetto di Catania

Al prefetto di Catanzaro

Al prefetto di Chieti

Al prefetto di Como

Al prefetto di Cosenza

Al prefetto di Cremona

Al prefetto di Crotone

Al prefetto di Cuneo

Al prefetto di Enna

Al prefetto di Ferrara

Al prefetto di Firenze

Al prefetto di Foggia

Al prefetto di Forlì Cesena

Al prefetto di Frosinone

Al prefetto di Genova

Al prefetto di Gorizia

Al prefetto di Grosseto

Al prefetto di Imperia

Al prefetto di Isernia

Al prefetto di L’Aquila

Al prefetto di La Spezia

Al prefetto di Latina

Al prefetto di Lecce

Al prefetto di Lecco

Al prefetto di Livorno

Al prefetto di Lodi

Al prefetto di Lucca

Al prefetto di Macerata

Al prefetto di Mantova

Al prefetto di Massa Carrara

Al prefetto di Matera

Al prefetto di Messina

Al prefetto di Milano

Al prefetto di Modena

Al prefetto di Napoli

Al prefetto di Novara

Al prefetto di Nuoro

Al prefetto di Oristano

Al prefetto di Padova

Al prefetto di Palermo

Al prefetto di Parma

Al prefetto di Pavia

Al prefetto di Perugia

Al prefetto di Pesaro Urbino

Al prefetto di Pescara

Al prefetto di Piacenza

Al prefetto di Pisa

Al prefetto di Pistoia

Al prefetto di Pordenone

Al prefetto di Potenza

Al prefetto di Prato

Al prefetto di Ragusa

Al prefetto di Ravenna

Al prefetto di Reggio Calabria

Al prefetto di Reggio Emilia

Al prefetto di Rieti

Al prefetto di Rimini

Al prefetto di Roma

Al prefetto di Rovigo

Al prefetto di Salerno

Al prefetto di Sassari

Al prefetto di Savona

Al prefetto di Siena

Al prefetto di Siracusa

Al prefetto di Sondrio

Al prefetto di Taranto

Al prefetto di Teramo

Al prefetto di Terni

Al prefetto di Torino

Al prefetto di Trapani

Al prefetto di Treviso

Al prefetto di Trieste

Al prefetto di Udine

Al prefetto di Varese

Al prefetto di Venezia

Al prefetto di Verbano Cusio Ossola

Al prefetto di Vercelli

Al prefetto di Verona

Al prefetto di Vibo Valentia

Al prefetto di Vicenza

Al prefetto di Viterbo

Al commissariato del Governo per la provincia autonoma di Bolzano e Trento

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Abruzzo

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Basilicata

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Calabria

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Campania

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Emilia-Romagna

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Friuli-Venezia Giulia

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Lazio

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Liguria

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Lombardia

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Marche

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Molise

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Piemonte

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Puglia

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Sardegna

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Sicilia

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Toscana

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Trentino-Alto Adige

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Umbria

All’assessore regionale delegato per la protezione  civile  della regione Valle d’Aosta

All’assessore regionale delegato per la protezione civile della regione Veneto

Premessa.

Al  fine  di  assicurare  il compiuto ed efficace svolgimento delle attività di  protezione  civile  e  nell’esercizio  del  potere  di coordinamento delle componenti del Servizio nazionale di cui all’art.  6  della legge n. 225 del 1992 [1], si ritiene utile fornire una serie di indicazioni volte ad agevolare la ricognizione dell’assetto normativo delle competenze in materia di protezione civile.

1. Il  Servizio nazionale della protezione civile - Quadro normativo di riferimento.

La  legge  n. 225/1992 ed il decreto-legge n. 343/2001, convertito, con  modificazioni, dalla legge n.401/2001, delineano in maniera precisa il quadro normativo di riferimento del “Servizio nazionale di protezione  civile”,  istituito  per  l’assolvimento  dei  compiti di tutela  dell’integrità della  vita,  dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai  danni  o  dal  pericolo  di  danni  derivanti  da calamità , da catastrofi e da altri eventi che determinano situazioni di  rischio,  alla  cui  attuazione  provvedono,  in  evidente  piena sintonia rispetto al decreto legislativo n. 112/1998 [2],  le amministrazioni  dello  Stato, le regioni, le province, i comuni e le comunità  montane, e vi concorrono gli enti pubblici, gli istituti di ricerca  scientifica  con  finalità  di protezione civile, ogni altra istituzione  ed  organizzazione anche privata, nonché i cittadini, i gruppi  associati  di  volontariato  civile  e  gli  ordini e collegi professionali.

Relativamente alla competenza  degli  enti  territoriali,  deve ricordarsi  che  le  disposizioni  del decreto legislativo n. 112 del 1998  sulle  situazioni  emergenziali  sono fatte espressamente salve dall’art. 5, comma 1, del citato decreto-legge n. 343 del 2001.  Nell’ambito del Servizio nazionale assume una posizione centrale il Dipartimento  della  protezione civile della Presidenza del Consiglio dei  Ministri, le cui competenze si desumono agevolmente dal disposto di  cui  all’art.  5,  del decreto-legge n. 343 del 7 settembre 2001, convertito,  con  modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401 [3], che ha novellato il quadro normativo dettato dalla legge n. 225/1992.

Ed infatti il  Dipartimento  della  protezione  civile  espleta un’attività “tecnico-operativa”, definendo, d’intesa con le regioni e  sulla  base  dei  piani d’emergenza, gli interventi e la struttura organizzativa necessari a fronteggiare gli eventi calamitosi (commi 4 e 4-bis); svolge  un’attività di  proposta  nei  confronti  del Presidente del Consiglio o del Ministro dell’interno da lui delegato, relativamente sia ai compiti di indirizzo, promozione e coordinamento,  sia  alle funzioni operative inerenti ai programmi di previsione e  prevenzione  (comma  4-ter);  rivolge,  infine,  alle “amministrazioni  centrali  e  periferiche dello Stato, alle regioni, alle province, ai comuni, agli enti pubblici nazionali e territoriali e  ad ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica e privata” le indicazioni necessarie al raggiungimento delle  finalità di coordinamento operativo in materia di protezione civile (comma 5).  Ai sensi dell’art.  108,  comma  1,  lettera  a),  del  decreto legislativo  n.  112/1998,  alle  regioni  spetta,  sulla  base degli indirizzi  nazionali,  la  competenza  in  ordine  alle  attività  di predisposizione dei programmi di previsione,  prevenzione  ed attuazione  degli interventi urgenti in caso di calamità  e di quelli necessari  a  garantire  il  ritorno alle normali condizioni di vita, unitamente  alla  formulazione degli indirizzi per la predisposizione dei piani provinciali di emergenza.

In  capo  alle  province,  ex  art.  108,  comma 1, lettera b), del medesimo  decreto  legislativo n. 112/1998, è posta la competenza in ordine  alla  predisposizione  dei  piani  provinciali  di emergenza, nonché  all’attuazione  delle  attività  di previsione e prevenzione previste  dai  relativi piani regionali, oltre che la vigilanza sulla predisposizione  dei  servizi  urgenti,  anche  di natura tecnica, da parte delle strutture provinciali di protezione civile.  Per i comuni, infine,  persiste  l’attribuzione,  nell’ambito territoriale  di  competenza  ed in quello intercomunale, di funzioni analoghe a quelle conferite alle amministrazioni provinciali, nonché l’ulteriore  compito  afferente  all’attivazione  dei  primi soccorsi necessari  a fronteggiare l’emergenza (art. 108, comma 1, lettera c), decreto legislativo n. 112/1998).

In  tale  contesto,  che  presenta indubbi profili di complessità , certamente ancor più  rilevanti  e  meritevoli  di  approfondita riflessione  alla  stregua  della sopravvenuta valenza costituzionale assegnata  dalla legge costituzionale n. 3/2001[4] alla disciplina della materia  della  protezione  civile, appare indispensabile una lettura sistematica  di  ciascuna disposizione normativa in coordinamento con tutte le ulteriori norme che disciplinano la medesima materia.  A tal fine deve farsi applicazione anche dei principi racchiusi nel vigente  art.  118  della  Costituzione che attribuisce le competenze amministrative  ai  comuni,  consentendo  il  conferimento  agli enti territoriali  di  maggiore dimensioni soltanto di quelle funzioni che richiedono l’esercizio unitario, sulla  base  dei  principi  di sussidiarietà , differenziazione ed adeguatezza.

2. Livelli di responsabilità  e gestione delle emergenze.

Al  fine di identificare correttamente le sfere di attribuzioni che fanno  capo  ai  predetti  soggetti,  è  utile partire da un dato di fatto: al  momento  del  verificarsi  dell’evento  calamitoso  può risultare oggettivamente impossibile valutarne immediatamente l’intensità e  l’estensione ai fini della riconduzione dello stesso ad  una  delle fattispecie di cui alle lettere a), b) e c), dell’art.  2,  della  legge  n. 225/1992 e della identificazione delle possibili successive determinazioni  da  adottare.  In  tale  situazione,  è indispensabile poter individuare con certezza, fin dall’inizio, quali siano  i  soggetti  pubblici  deputati,  per  legge,  a  fronteggiare l’emergenza  e  a conseguirne il superamento, anche tenuto conto che, per  effetto  dell’art.  5,  comma 4, della legge n. 401/2001 [5], rimane fermo quanto previsto dall’art. 14 della legge n. 225/1992 [6] in materia di competenza del prefetto.

Dalla  sicura vigenza sia dell’art. 14 della legge n. 225/1992, che delle  disposizioni  recate  dall’art. 108 del decreto legislativo n.  112/1998,  richiamato  esplicitamente  dal  comma 6 dell’art. 5 della più  volte citata legge n. 401/2001, consegue che, ferma restando la più generale azione  di  coordinamento  del  Dipartimento  della protezione civile, le competenze prefettizie di cui all’art. 14 della legge n. 225/1992 debbono continuare a “convivere”, in un contesto di unicità  di  obiettivi  da  perseguire  in  termini  di  prevalente interesse  pubblico,  con  il sistema di attribuzioni di cui all’art.  108  del  decreto  legislativo  n. 112/1998, sì da realizzare quella fondamentale  integrazione  ed  implementazione  di  risorse  che  il legislatore,  anche  costituzionale,  ha  ritenuto  indispensabile in materia di protezione civile.

Quindi,  in concreto, una volta verificatosi l’evento, il prefetto, coerentemente  con  quanto  pianificato in sede locale dai competenti enti  territoriali, assicurerà , agli stessi, il concorso dello Stato e delle  relative  strutture  periferiche  per  l’attuazione  degli interventi  urgenti  di  protezione  civile, attivando quindi tutti i mezzi  ed  i poteri di competenza statale, e così realizzando quella insostituibile  funzione  di  “cerniera”  con  le  ulteriori  risorse facenti capo agli altri enti pubblici.

D’altronde  in  sede  di  interpretazione  di  una  norma giuridica rimasta  immutata nel tempo, malgrado sia variato il quadro normativo di riferimento, se ne deve ricercare il significato il più possibile coerente  con  le  disposizioni  risultanti  dal  complesso normativo globale  in cui la norma da interpretare si trova collocata, facendo, a  tal  fine,  ricorso alla cosiddetta interpretazione “evolutiva”, e ciò  anche tenuto conto del fatto che talune specifiche proposizioni recate  dall’art.  14 della legge n. 225/1992 debbono necessariamente essere lette in  senso  conforme  alle  leggi  successive,  anche costituzionali, al fine  di  evitare,  appunto,  l’insorgenza  di significati di dubbia legittimità  costituzionale.

Nello  specifico,  i  richiami contenuti nel predetto art. 14 della legge  n.  225/1992  sia  al  “piano”  prefettizio  per  fronteggiare l’emergenza  sul  territorio  provinciale  ed alla conseguente azione attuativa,  sia  alla “direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare  a  livello provinciale” al verificarsi di “uno degli eventi calamitosi di cui alle lettere b) e c) del comma 1 dell’art. 2” della stessa  legge,  impongono  una  serie  di riflessioni che non possono prescindere né dal dato oggettivo della collocazione della norma che assicura  vigenza  al predetto art. 14, né dalla comune accezione di “protezione  civile”  quale  concorso coordinato di più componenti e strutture  operative  a  livello  centrale,  regionale, provinciale e comunale, per quanto di rispettiva competenza, volto ad assicurare la previsione,  la  prevenzione,  la  pianificazione,  il soccorso ed il superamento dell’emergenza.

Sotto  il  primo  aspetto,  va  sottolineato che l’art. 5, comma 4, della  legge  n.  401/2001,  richiama  il  citato  art. 14 per quanto riguarda  l’attività “tecnico-operativa”  in  occasione  dei “primi interventi”  da  effettuarsi a cura del Dipartimento della protezione civile  in  concorso  con  le  regioni  e da queste in raccordo con i prefetti  e con i comitati di protezione civile: ciò testimonia come il  legislatore  non  abbia  inteso  affatto  sancire  situazioni  di sovraordinazione di un’autorità  su un’altra, bensì si sia orientato nel  senso di garantire un coinvolgimento pieno delle risorse statali e  locali,  in  una  chiave  di evidente ottimizzazione delle risorse stesse  nell’ambito  delle  finalità di  protezione  civile  e  nel rispetto, in particolare, di quanto pianificato a livello regionale.  Il  richiamo,  poi,  alla  vigenza  dell’art.  14  della  legge  n. 225/1992,  disposto  dall’art.  5,  comma 4, della legge n. 401/2001, deve ritenersi assolutamente pieno ed esente da incisioni, in sede di esercizio  delle  competenze  degli  enti  pubblici territoriali, per quanto  concerne il ruolo che il prefetto riveste, ai sensi del comma 3 del detto articolo,  nella  eventuale  fase  successiva  alla dichiarazione dello stato di emergenza, in cui, fatte salve eventuali diverse determinazioni che dovessero essere assunte dal Consiglio dei Ministri  in  sede  di  dichiarazione  dello  stato  di emergenza, è soltanto  tale  Autorità che  può  derogare,  quale  delegato  del Presidente  del Consiglio dei Ministri, al regime ordinario stabilito dal  vigente  ordinamento  giuridico. In altre parole, sulla base del citato  disposto  normativo, il prefetto, anteriormente alla adozione delle  ordinanze di protezione civile ex art. 5, comma 2, della legge n. 225/1992, derogatorie della normativa vigente, è l’unico soggetto deputato  ad  assumere iniziative di carattere straordinario, appunto in quanto rappresentante in loco dello Stato e quindi legittimato, in via esclusiva, a derogare all’ordinamento giuridico vigente.

In  merito, si deve puntualizzare che, in via generale, la predetta potestà  derogatoria,  per  i  profili  di  eccezionalità che  la caratterizzano,  non  può che inerire a scelte e valutazioni proprie del  Governo,  tenuto  conto  del  chiaro disposto dell’art. 95 della Costituzione  [7] che attribuisce al Presidente del Consiglio dei Ministri la  responsabilità della  direzione  della  politica  generale  del Governo, assicurando quella fondamentale unità  di indirizzo politico ed  amministrativo  che  sarebbe evidentemente suscettibile di essere compromessa  dall’eventuale  esercizio  del potere “extra ordinem” da parte  di  altro ente pubblico, tenuto anche conto di quanto previsto dal novellato art. 120, secondo comma, [8]  della Costituzione.

Per  quanto  precede,  in  presenza  di  un  contesto  emergenziale particolarmente  qualificato  perchè  riconosciuto  sulla base di un provvedimento adottato ai sensi di quanto disposto dall’art. 5, comma 1 della  legge  n.  225/1992,  è  soltanto  il prefetto che in sede locale,  quale rappresentante del Governo, è legittimato ad assumere tali  iniziative straordinarie, in attesa, ovviamente, dell’eventuale diverso,  straordinario,  assetto  di  competenze  che dovesse essere delineato  dalle  successive ordinanze di protezione civile di cui al comma 2 dello stesso articolo.

Sotto il secondo profilo, attinente al significato della protezione civile, è  appena  il  caso  di  rilevare  che  la  qui  sostenuta impostazione  interpretativa  del  contesto  normativo di riferimento risulta in linea con le necessità  derivanti dai possibili scenari di rischio,  che  richiedono  di  poter contare su un sistema centrale e periferico  di  protezione  civile  integrato,  in  grado  di fornire risposte adeguate in termini di assoluta tempestività .

3. Le  fasi  di  programmazione  e  pianificazione  -  Compiti  del Dipartimento della protezione civile e degli enti territoriali.

 Dovendo  interpretarsi,  quindi,  il  citato art. 14 della legge n. 225/1992  alla  luce  dei  principi  che  impongono  il  sostanziale, reciproco, rispetto delle competenze  degli  enti  territoriali istituzionalmente  deputati a costituire centri di responsabilità  di protezione  civile, non può che auspicarsi la adozione di modelli di intervento  riferiti  alla  situazione  emergenziale;  ed  invero, la specificità delle  esigenze  relative  alla  protezione  civile  ha indotto  il legislatore ad introdurre una disciplina delle competenze basata sul principio collaborativo. In merito si  segnala l’ineludibile esigenza di  collaborazione  con  e  tra  gli  enti territoriali,  nelle  forme  dei “raccordi” (di cui alla legge n. 401 del  2001),  delle  “intese” (previste nel decreto legislativo n. 112 del  1998)  e,  anche, degli “accordi” (ex art. 15 della legge n. 241 del 1990). Ciò infatti può essere estremamente utile per realizzare un  sistema  integrato  di  protezione  civile,  in  grado di fornire risposte  tempestive  alle  necessità emergenziale  e  di garantire risorse adeguate, evitando nel contempo il rischio di sovrapposizioni funzionali. Del resto, l’art. 5, comma  4,  del  menzionato decreto-legge  n.  343/2001,  nel richiamare l’art. 14 della legge n.  225/1992, dispone che  l’attività tecnico-operativa,  volta  ad assicurare  i  primi  interventi, deve essere effettuata dagli organi statali  in  concorso  con  le  regioni e da queste in raccordo con i prefetti e con i comitati provinciali di protezione civile.  In  particolare, il Dipartimento della protezione civile si è già  fatto promotore presso alcune regioni, e continuerà  in tale percorso con  tutti  gli  altri  enti  territoriali,  della  sottoscrizione di appositi  protocolli  d’intesa  finalizzati  a disciplinare preventivamente  i rapporti tra i soggetti deputati ad assolvere agli incombenti  propri  di  protezione  civile, dovendosi ritenere che la previa  individuazione  di  modelli  di  intervento  pianificati alla stregua  delle  peculiarità ricorrenti  in sede locale consente una più  proficua  risposta  alle  conseguenze  prodotte dall’emergenza, chiarendo  di volta in volta la tipologia e lo spessore di intervento dei  singoli  centri  di responsabilità  in un contesto coordinato di positiva collaborazione.

Dalle  superiori  considerazioni  discende,  in  via generale, che, verificatosi l’evento suscettibile di apprezzamento nell’ambito delle competenze  di  protezione  civile,  dovrà  darsi attuazione a quanto pianificato,  alla  stregua  delle previsioni di cui all’art. 108 del decreto legislativo n. 112/1998 [9], a livello locale dagli enti pubblici territoriali per quanto di rispettiva competenza, con il concorso, se necessario,  dell’esercizio  di poteri prefettizi, come detto, volti, in  particolare,  all’attivazione  delle risorse statali presenti sul territorio.

È ovvio che la diversità dei  contenuti  della  predetta pianificazione, strettamente correlata alle specificità  territoriali e  definita  nell’alveo  dell’autonomia propria delle regioni e degli enti locali sulla base anche delle risorse concretamente disponibili, rende non praticabile, in punto di diritto, una “imposizione esterna” di ruoli e di  attribuzioni  ai  soggetti  pubblici  e  privati istituzionalmente coinvolti dall’evento nell’assunzione delle responsabilità  e delle iniziative di competenza, posto che ciò deve trovare  puntuale  indicazione  in  quanto,  appunto, programmato dai predetti  enti territoriali. Per garantire, inoltre, un funzionamento ottimale alla descritta ripartizione  delle  competenze  e  per salvaguardare  un  proficuo  coordinamento  a livello statale, appare indispensabile  ed  auspicabile  una  diffusa  conoscenza  di  quanto elaborato a livello locale e, soprattutto, delle intese raggiunte con e tra i diversi enti territoriali.

Pertanto,  dovendosi  addivenire  prontamente  al conseguimento del superiore  obiettivo  della  completa  conoscenza  di quanto espresso dalle autonomie degli enti  territoriali  nell’esercizio  della competenza di pianificazione e  programmazione  in  materia  di protezione  civile,  è  di  somma  importanza  che  gli  enti stessi provvedano, con la  sollecitudine  del  caso  ad  assicurarne  la necessaria diffusione sia al Dipartimento della protezione civile che a  tutte le altre autorità  aventi competenza nella materia medesima; sarà  invece cura del Dipartimento fornire  ogni  ulteriore suggerimento  ed  indicazione,  nonché  proposte  di protocolli e di accordi,  per  realizzare un quadro dispositivo armonico e coordinato di  riferimento  che  tenga  conto  delle  esperienze  già  acquisite rispetto alle varie tipologie di emergenza. Il Dipartimento della protezione civile provvederà  poi, per quanto di  competenza,  rispetto a taluni, specifici, quesiti che sono stati rivolti da  varie  regioni,  province,  comuni  e  da  vari  uffici territoriali  di  Governo, in ordine alla identificazione di ruoli ed attribuzioni  in  ambito emergenziale, e ciò con riferimento anche a determinate,  particolari,  realtà normative ed amministrative già  presenti  in  specifici  contesti territoriali, a fornire prontamente adeguata  risposta  non  mancando,  ovviamente,  di assicurare quella circolarità dell’informazione  che  assume  importanza fondamentale nell’ambito della protezione civile.

Roma, 30 settembre 2002

Il capo del Dipartimento: Bertolaso

[1] Legge 24 febbraio 1992, n. 225 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff., 17 marzo, n. 64 ).

Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile.

Articolo 6 - Componenti del Servizio nazionale della protezione civile.

All'attuazione delle attività di protezione civile provvedono, secondo i rispettivi ordinamenti e le rispettive competenze, le amministrazioni dello Stato, le regioni, le province, i comuni e le comunità montane, e vi concorrono gli enti pubblici, gli istituti ed i gruppi di ricerca scientifica con finalità di protezione civile, nonché ogni altra istituzione ed organizzazione anche privata. A tal fine le strutture nazionali e locali di protezione civile possono stipulare convenzioni con soggetti pubblici e privati.

Concorrono, altresì, all'attività di protezione civile i cittadini ed i gruppi associati di volontariato civile, nonché gli ordini ed i collegi professionali.

Le amministrazioni, gli enti, le istituzioni e le organizzazioni di cui al comma 1 nonché le imprese pubbliche e private che detengono o gestiscono archivi con informazioni utili per le finalità della presente legge, sono tenuti a fornire al Dipartimento della protezione civile dati e informazioni ove non coperti dal vincolo di segreto di Stato, ovvero non attinenti all'ordine e alla sicurezza pubblica nonché alla prevenzione e repressione di reati.

Presso il Dipartimento della protezione civile è istituito un sistema informatizzato per la raccolta e la gestione dei dati pervenuti, compatibile con il sistema informativo e con la rete integrata previsti dall'art.9, commi 5 e 6 e successive modificazioni, della legge 18 maggio 1989, n. 183, al fine dell'interscambio delle notizie e dei dati raccolti.

Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo emana le norme regolamentari ai sensi dell'art.17, comma 1, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n. 400.

[2] Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 - "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n° 59 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 21 aprile 1998 - Supplemento Ordinario n. 77

[3] Legge 9 novembre 2001, n. 401 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, recante disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile - pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 262 del 10 novembre 2001.  Art. 5. Competenze del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di protezione civile - 1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il Ministro dell'interno da lui delegato, determina le politiche di protezione civile, detiene i poteri di ordinanza in materia di protezione civile, promuove e coordina le attività delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, degli enti pubblici nazionali e territoriali e di ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica e privata presente sul territorio nazionale, finalizzate alla tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi o da altri grandi eventi, che determinino situazioni di grave rischio, salvo quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Per le finalità di cui al presente comma, è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un Comitato paritetico Stato-regioni-enti locali, nel cui ambito la Conferenza unificata, istituita dal decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, designa i propri rappresentanti. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono emanate le norme per la composizione e il funzionamento del Comitato.

2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il Ministro dell'interno da lui delegato, predispone gli indirizzi operativi dei programmi di previsione e prevenzione dei rischi, nonché i programmi nazionali di soccorso e i piani per l'attuazione delle conseguenti misure di emergenza, di intesa con le regioni e gli enti locali.

3. Nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri operano il Servizio sismico nazionale, la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi ed il Comitato operativo della protezione civile.

3-bis. La Commissione nazionale per la previsione e prevenzione dei grandi rischi, che si riunisce presso il Dipartimento della protezione civile, è articolata in sezioni e svolge attività consultiva tecnico-scientifica e propositiva in materia di previsione e prevenzione delle varie situazioni di rischio; è presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero dal Ministro dell'interno da lui delegato ovvero, in mancanza, da un delegato del Presidente del Consiglio dei Ministri ed è composta dal Capo del Dipartimento della protezione civile, con funzioni di vicepresidente, che sostituisce il Presidente in caso di assenza o impedimento, da un esperto in problemi di protezione civile, da esperti nei vari settori di rischio, da due esperti designati dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici e da due esperti designati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nonché da un rappresentante del Comitato nazionale di volontariato di protezione civile, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

3-ter. Il Comitato operativo della protezione civile, che si riunisce presso il Dipartimento della protezione civile, assicura la direzione unitaria e il coordinamento delle attività di emergenza, stabilendo gli interventi di tutte le amministrazioni e enti interessati al soccorso. E' presieduto dal Capo del Dipartimento della protezione civile e composto da tre rappresentanti del Dipartimento stesso, da un rappresentante per ciascuna delle strutture operative nazionali di cui all'articolo 11 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, non confluite nel Dipartimento e che sono tenute a concorrere all'opera di soccorso, e da due rappresentanti designati dalle regioni, nonché da un rappresentante del Comitato nazionale di volontariato di protezione civile, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Alle riunioni del Comitato possono essere invitate autorità regionali e locali di protezione civile interessate a specifiche emergenze nonché rappresentanti di altri enti o amministrazioni. I componenti del Comitato rappresentanti dei Ministeri, su delega dei rispettivi Ministri, riassumono e esplicano con poteri decisionali, ciascuno nell'ambito delle amministrazioni di appartenenza ed altresì nei confronti di enti, aziende autonome e amministrazioni controllati o vigilati, tutte le facoltà e competenze in ordine all'azione da svolgere ai fini di protezione civile e rappresentano, in seno al Comitato, l'amministrazione di appartenenza nel suo complesso.

3-quater. La Commissione nazionale per la previsione e prevenzione dei grandi rischi e il Comitato operativo della protezione civile sono costituiti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero del Ministro dell'interno da lui delegato, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto; con il medesimo decreto sono stabilite le relative modalità organizzative e di funzionamento.

4. Per lo svolgimento delle attività previste dal presente articolo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero il Ministro dell'interno da lui delegato, si avvale del Dipartimento della protezione civile che promuove, altresì, l'esecuzione di periodiche esercitazioni, di intesa con le regioni e gli enti locali, nonché l'attività di informazione alle popolazioni interessate, per gli scenari nazionali; l'attività tecnico-operativa, volta ad assicurare i primi interventi, effettuati in concorso con le regioni e da queste in raccordo con i prefetti e con i Comitati provinciali di protezione civile, fermo restando quanto previsto dall'articolo 14 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e l'attività di formazione in materia di protezione civile, in raccordo con le regioni.

4-bis. Il Dipartimento della protezione civile, d'intesa con le regioni, definisce, in sede locale e sulla base dei piani di emergenza, gli interventi e la struttura organizzativa necessari per fronteggiare gli eventi calamitosi da coordinare con il prefetto anche per gli aspetti dell'ordine e della sicurezza pubblica. 4-ter. Il Dipartimento della protezione civile svolge compiti relativi alla formulazione degli indirizzi e dei criteri generali, di cui all'articolo 107, comma 1, lettere a) e f), n. 1, e all'articolo 93, comma 1, lettera g) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, da sottoporre al Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero al Ministro dell'interno da lui delegato per l'approvazione al Consiglio dei Ministri nonché quelli relativi alle attività, connesse agli eventi calamitosi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 24 febbraio 1992, n. 225, concernenti la predisposizione di ordinanze, di cui all'articolo 5, commi 2 e 3, della medesima legge, da emanarsi dal Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero dal Ministro dell'interno da lui delegato.

5. Secondo le direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero del Ministro dell'interno da lui delegato, il Capo del Dipartimento della protezione civile rivolge alle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, degli enti pubblici nazionali e territoriali e di ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica e privata presente nel territorio nazionale, le indicazioni necessarie al raggiungimento delle finalità di coordinamento operativo nelle materie di cui al comma 1. Il prefetto, per assumere in relazione alle situazioni di emergenza le determinazioni di competenza in materia di ordine e sicurezza pubblica, ove necessario invita il Capo del Dipartimento della protezione civile, ovvero un suo delegato, alle riunioni dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica.

6. Il Dipartimento della protezione civile subentra in tutti i rapporti giuridici, attivi e passivi, eventualmente posti in essere dall'Agenzia di protezione civile, già prevista dall'articolo 79 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Tale subentro è condizionato agli esiti del riscontro contabile e amministrativo, da effettuarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Quando l'esito del riscontro è negativo, il rapporto è estinto senza ulteriori oneri per lo Stato. Ferme restando le attribuzioni rispettivamente stabilite dagli articoli 107 e 108 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e le competenze e attribuzioni delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, i compiti attribuiti dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, all'Agenzia di protezione civile sono assegnati al Dipartimento della protezione civile.

[4] Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001

[5] 4. Per lo svolgimento delle attività previste dal presente articolo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero il Ministro dell'interno da lui delegato, si avvale del Dipartimento della protezione civile che promuove, altresì, l'esecuzione di periodiche esercitazioni, di intesa con le regioni e gli enti locali, nonché l'attività di informazione alle popolazioni interessate, per gli scenari nazionali; l'attività tecnico-operativa, volta ad assicurare i primi interventi, effettuati in concorso con le regioni e da queste in raccordo con i prefetti e con i Comitati provinciali di protezione civile, fermo restando quanto previsto dall'articolo 14 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e l'attività di formazione in materia di protezione civile, in raccordo con le regioni.”

[6] Legge 24 febbraio 1992, n. 225 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff., 17 marzo, n. 64 ).

Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile. - Articolo 14 - Competenze del prefetto.

Il prefetto, anche sulla base del programma provinciale di previsione e prevenzione, predispone il piano per fronteggiare l'emergenza su tutto il territorio della provincia e ne cura l'attuazione.

Al verificarsi di uno degli eventi calamitosi di cui alle lettere b) e c) del comma 1 dell'art.2, il prefetto:

informa il Dipartimento della protezione civile, il Presidente della Giunta Regionale e la direzione generale della protezione civile e dei servizi antincendi del Ministero dell'interno;

assume la direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare a livello provinciale, coordinandoli con gli interventi dei sindaci dei comuni interessati;

adotta tutti i provvedimenti necessari ad assicurare i primi soccorsi;

vigila sull'attuazione, da parte delle strutture provinciali di protezione civile, dei servizi urgenti, anche di natura tecnica.

Il prefetto, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza di cui al comma 1 dell'art.5, opera, quale delegato del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per il coordinamento della protezione civile, con i poteri di cui al comma 2 dello stesso art.5.

Per l'organizzazione in via permanente e l'attuazione dei servizi di emergenza il prefetto si avvale della struttura della prefettura, nonché di enti e di altre istituzioni tenuti al concorso

[7] Art. 95. Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri.  I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.  La legge provvede all'ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei ministeri.

[8] Art.120 Cost, come modificato dalla legge Costituzionale 3/2001:"Art. 120. - La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né limitare l'esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione".

[9] Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 - "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 21 aprile 1998 - Supplemento Ordinario n. 77 Art. 108. - Funzioni conferite alle regioni e agli enti locali

Tutte le funzioni amministrative non espressamente indicate nelle disposizioni dell'articolo 107 sono conferite alle regioni e agli enti locali e tra queste, in particolare:

a) sono attribuite alle regioni le funzioni relative:

1)alla predisposizione dei programmi di previsione e prevenzione dei rischi, sulla base degli indirizzi nazionali;

2) all'attuazione di interventi urgenti in caso di crisi determinata dal verificarsi o dall'imminenza di eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), della legge 24 febbraio 1992, n. 225, avvalendosi anche del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;

3) agli indirizzi per la predisposizione dei piani provinciali di emergenza in caso di eventi calamitosi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), della legge n. 225 del 1992;

4) all'attuazione degli interventi necessari per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite da eventi calamitosi;

5) allo spegnimento degli incendi boschivi, fatto salvo quanto stabilito al punto 3) della lettera f) del comma 1 dell'articolo 107;

6) alla dichiarazione dell'esistenza di eccezionale calamità o avversità atmosferica, ivi compresa l'individuazione dei territori danneggiati e delle provvidenze di cui alla legge 14 febbraio 1992, n. 185;

7) agli interventi per l'organizzazione e l'utilizzo del volontariato.

b) sono attribuite alle province le funzioni relative:

all'attuazione, in ambito provinciale, delle attività di previsione e degli interventi di prevenzione dei rischi, stabilite dai programmi e piani regionali, con l'adozione dei connessi provvedimenti amministrativi;

2) alla predisposizione dei piani provinciali di emergenza sulla base degli indirizzi regionali;

3) alla vigilanza sulla predisposizione da parte delle strutture provinciali di protezione civile, dei servizi urgenti, anche di natura tecnica, da attivare in caso di eventi calamitosi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b) della legge 24 febbraio 1992, n. 225;

c) sono attribuite ai comuni le funzioni relative:

1) all'attuazione, in ambito comunale, delle attività di previsione e degli interventi di prevenzione dei rischi, stabilite dai programmi e piani regionali;

2) all'adozione di tutti i provvedimenti, compresi quelli relativi alla preparazione all'emergenza, necessari ad assicurare i primi soccorsi in caso di eventi calamitosi in ambito comunale;

3) alla predisposizione dei piani comunali e/o intercomunali di emergenza, anche nelle forme associative e di cooperazione previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, e, in ambito montano, tramite le comunità montane, e alla cura della loro attuazione, sulla base degli indirizzi regionali;

4) all'attivazione dei primi soccorsi alla popolazione e degli interventi urgenti necessari a fronteggiare l'emergenza;

5) alla vigilanza sull'attuazione, da parte delle strutture locali di protezione civile, dei servizi urgenti;

6) all'utilizzo del volontariato di protezione civile a livello comunale e/o intercomunale, sulla base degli indirizzi nazionali e regionali. ( da www.italiapuntodoc.it )