Il personale sanitario con mansioni superiori per più di 60 giorni ha diritto all'aumento

Retribuzione superiore per le mansioni superiori

Condannata una USL di Roma

Consiglio di Stato 5138/02

Il personale del Servizio sanitario adibito a mansioni superiori per un periodo superiore a sessanta giorni ha diritto ad una retribuzione superiore.

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato accogliendo il ricorso di un funzionario di una USL di Roma contro una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che gli aveva negato il diritto a percepire le differenze retributive richieste per difetto di prova. Il Consiglio di Stato, invece, ha affermato che la legge attribuisce al personale delle USL adibiti a mansioni superiori il diritto alle differenze retributive. Sulla base di tale principio, pertanto, i Supremi Giudici Amministrativi hanno stabilito che, poiché la documentazione in atti offriva prova inconfutabile che l’appellante era stato incaricato delle funzioni proprie di responsabile del Settore Affari Generali e Personale per le quali la pianta organica prevedeva un posto di direttore amministrativo di X livello, e poiché nelle deliberazioni di incarico era espressamente citata la carenza di personale della relativa qualifica, il dipendente ha diritto a percepire le differenze retributive rivendicate, maggiorate degli interessi e della rivalutazione monetaria secondo la normativa vigente nel periodo considerato, tenendo conto della detrazione annuale di sessanta giorni.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Quinta Sezione ANNO 1996

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 6142 del 1996, proposto da G. A., rappresentato e difeso dall’avv. Giovanni Di Gioia, elettivamente domiciliato presso il medesimo in Roma, Piazza Mazzini 27

contro

l’Azienda USL ROMA B non costituita in giudizio

per l'annullamento

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sez. Prima bis, 30 maggio 1995, n. 929, resa tra le parti.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla pubblica udienza del 30 aprile 2002 il consigliere Marzio Branca, e udito l’avv. Di Gioia.

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

Con la sentenza in epigrafe è stato respinto il ricorso proposto dal dr. A. G., collaboratore coordinatore presso la Azienda USL RM 5 (poi ROMA B), per l’accertamento del diritto alle differenze retributive in relazione allo svolgimento delle mansioni del livello superiore tra il 1981 e 1988, sul posto vacante di responsabile del Settore Affari Generali e Personale.

Il TAR ha dato atto che, in base a noti principi giurisprudenziali elaborati dalla Corte costituzionale (sentt. n. 57/1989 e 296/90) e dal Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria (sent. n. 2 del 1991) in sede di applicazione dell’art. 29 del d.P.R. n. 761 del 1979 [1], il personale del Servizio sanitario adibito a mansioni superiori per un periodo superiore a sessanta ha diritto alla retribuzione superiore, e tuttavia ha ritenuto che nella specie l’interessato non avesse adeguatamente provato la vacanza del posto pur previsto in pianta organica.

Il dr. G. ha proposto appello chiedendo la riforma della sentenza, e l’accoglimento della domanda, in base al rilievo che l’esistenza del posto era provata dalla deliberazione della Regione Lazio n. 6405 del 24 novembre 1983 di approvazione della pianta organica provvisoria, riferita al 1 aprile 1981 mai modificata, e la vacanza doveva dedursi dal conferimento in suo favore delle relative funzioni.

Affermava inoltre di aver offerto un sufficiente principio di prova, che avrebbe dovuto indurre il giudice a disporre le verificazioni del caso.

L’Azienda non si è costituita nel giudizio di appello e la causa è stata trattenuta in decisione all’udienza del 30 aprile 2002.

L’appello è fondato.

Risulta da quanto detto sopra che il TAR ha respinto il ricorso per il motivo che non sarebbe stata provata la vacanza del posto di responsabile del Settore Affari Generali e Personale, sulla cui esistenza in pianta organica, peraltro, non emergono contestazioni.

Il dubbio avanzato dai primi giudici non appare sorretto da ragioni consistenti.

La documentazione in atti offre prova inconfutabile che l’appellante è stato incaricato delle funzioni proprie di responsabile del Settore Affari Generali e Personale per le quali la pianta organica prevede un posto di direttore amministrativo (X livello), e nelle deliberazioni di incarico è espressamente citata la carenza di personale della relativa qualifica.

Ne consegue, che, anche prescindendo dalle attestazioni in tal senso del Direttore Generale e del Direttore Amministrativo, che, in quanto non prodotte in primo grado, risultano prove inammissibili, la pretesa dedotta risulta sufficientemente provata e va quindi accolta.

L’appellante ha quindi diritto a percepire le differenze retributive rivendicate, maggiorate degli interessi e della rivalutazione monetaria secondo la normativa vigente nel periodo considerato, tenendo conto della detrazione annuale di sessanta giorni.

La spese possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, accoglie l’appello in epigrafe, e per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, condanna l’Azienda USL Roma B al pagamento di quanto di ragione, come precisato in motivazione;

dispone la compensazione delle spese;

ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 30 aprile 2002 con l'intervento dei magistrati:

Claudio Varrone Presidente
Corrado Allegretta Consigliere
Paolo Buonvino Consigliere
Goffredo Zaccardi Consigliere
Marzio Branca Consigliere est.

L’ESTENSORE
F.to Marzio Branca

IL PRESIDENTE
F.to Claudio Varrone

IL SEGRETARIO
F.to Giuseppe Testa

Depositata in Segreteria il 1 ottobre 2002

NOTE:

[1] Decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761 (Stato giuridico del personale delle unità sanitarie locali).

Art.29 (Esercizio delle mansioni inerenti al profilo e alla posizione funzionale):

Il dipendente ha diritto all'esercizio delle mansioni inerenti al suo profilo e posizione funzionale e non può essere assegnato, neppure di fatto, a mansioni superiori o inferiori.

In caso di esigenze di servizio il dipendente può eccezionalmente essere adibito a mansioni superiori. L'assegnazione temporanea, che non può comunque eccedere i sessanta giorni nell'anno solare, non dà diritto a variazioni del trattamento economico.

Non costituisce esercizio di mansioni superiori la sostituzione di personale di posizione funzionale più elevata, qualora la sostituzione rientri tra gli ordinari compiti della propria posizione funzionale.

Qualora un posto cui corrisponda una pluralità di funzioni venga scisso in più posti, il titolare del preesistente posto ha diritto ad opzione fra i due o più posti di nuova istituzione. All'assegnazione provvede l'unità sanitaria locale di appartenenza.

In caso di soppressione del posto colui che lo ricopre ha diritto al conferimento di altro posto, di corrispondente profilo e posizione funzionale, vacante presso l'unità sanitaria locale di appartenenza o presso altra unità sanitaria locale della regione. All'assegnazione del posto vacante presso l'unità sanitaria locale provvede la stessa. All'assegnazione di un posto vacante presso altra unità sanitaria locale si provvede con l'osservanza delle procedure previste per i trasferimenti; in attesa della definizione delle predette procedure la regione può disporre, con l'assenso dell'interessato, la sua assegnazione provvisoria in uno dei posti vacanti da conferire. ( da www.italiapuntodoc.it )