IL NUOVO RUOLO DEI CONSIGLI COMUNALI IN SEGUITO ALLE RIFORME DEGLI ULTIMI DODICI ANNI

di Carlo Saffioti -

Una delle affermazioni più note è quella per cui i Consigli Comunali e Provinciali, ormai - dopo le riforme introdotte dalla legge 142 del 1990 e più ancora dalla legge Bassanini 2 (Legge 127/1997) ed infine apportate con gli "aggiustamenti" contenuti nel TUEL (DLgs n. 267 del 18 agosto 2000) - non avrebbero più alcun potere reale, a causa di una marcata concentrazione dei poteri nelle mani del Sindaco o del Presidente dell'Amministrazione Provinciale.

Fermo restando che, effettivamente, alcuni dei poteri assegnati ai vertici politici delle amministrazioni locali avrebbero bisogno di esser meglio definiti, come anche - in senso opposto - dovrebbero chiarirsi alcuni dei poteri assegnati alle Assemblee elettive e loro Presidenti, è certamente utile ribadire che i Consigli Comunali e Provinciali hanno ancora - ed anzi più di prima - notevolissimi poteri di indirizzo e controllo.

Il fatto di scrivere queste righe alla fine del mese di settembre spinge - a tale proposito - a ricordare un appuntamento importante per i Consigli e cioè quello previsto dall'articolo 193 del citato TUEL.

Tale disposizione, come è noto, in estrema sintesi prevede al comma secondo che, secondo la periodicità stabilita nel regolamento di contabilità dell'ente e comunque almeno una volta - entro il 30 settembre di ogni anno - l'organo consiliare effettui una ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi dell'ente.

Specie dopo l'avvenuta eliminazione - a mente della legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 - del sistema dei controlli di legittimità imperniati sul CORECO, il periodico provvedimento consiliare non può assolutamente essere limitato ad una lettura meramente contabile.

Osta, infatti, a tale lettura la semplice considerazione che il detto articolo 193 è inserito nel capo IV "Principi di gestione e controllo di gestione" del titolo III "Gestione del Bilancio" e quindi, in base ad una interpretazione sistematica, oggetto dell'indagine consiliare è appunto la gestione e non solo la contabilità.

D'altra parte basta leggere l'articolo 42, comma terzo, del TUEL stesso, per individuare la penetrante competenza consiliare in tema di linee ed indirizzi programmatici.

Tale norma, infatti, prevede che il Consiglio Comunale o Provinciale, nei modi fissati dallo statuto dell'Ente, partecipa alla definizione, all'adeguamento, ed alla verifica periodica dell'attuazione delle linee programmatiche da parte del Sindaco, del Presidente della Provincia, e dei singoli Assessori.

La lettura del combinato disposto degli articoli 193 e 42, comma terzo del TUEL chiarisce quindi, senza possibilità di dubbio, che la verifica periodica di che trattasi riguarda l'attuazione delle linee programmatiche poste a base della propria azione dal Sindaco o dal Presidente della Provincia e che la verifica può riguardare sia l'Organo di vertice, sia il singolo Assessore.

Il quadro si completa osservando che le linee programmatiche - presentate al Consiglio dal Sindaco o dal Presidente della Provincia, sentita la Giunta, come prescrive l'articolo 46, comma 3 del TUEL - non nascono del tutto al di fuori del Consiglio stesso che, secondo il citato comma 3 dell'articolo 42, ha competenza a partecipare alla loro definizione, come anche al loro adeguamento.

Resta solo da riconoscere che il "fare politica" delineato dalle norme appena citate - ma molte altre sono orientate nella stessa direzione - è ben altro e di più del vecchio modo di agire, come risultava dall'ordinamento degli Enti Locali, esistente prima dell'entrata in vigore della legge 8 giugno 1990 n. 142 e degli altri numerosi provvedimenti legislativi, tra i quali non si può omettere il D. Lgs. n. 29 del 3 febbraio 1993, poi trasfuso nel D. Lgs 30 marzo 2001 n. 165, nonché il D. Lgs 15 luglio 2002 n. 145.

I Consiglieri sono adesso chiamati a confrontarsi con l'Organo Esecutivo, partecipando alla definizione delle linee programmatiche, verificandone periodicamente l'attuazione e partecipando altresì al loro adeguamento secondo lo schema indicato dal citato D. Lgs. n. 165/2001 che prevede per gli organi politici - appunto - le funzioni di indirizzo politico-amministrativo e la verifica della rispondenza dei risultati agli indirizzi impartiti. ( da www.comuni.it )