Lo straniero che si trova in carcere non è in condizione di cercare un impiego

L'immigrato carcerato non può essere espulso

Annullato un Provvedimento dei Questore di Vicenza

Tar Venezia 5212/02

Il cittadino extracomunitario che abbia lavorato in Italia ma che sia costretto a scontare una pena in carcere non può essere espulso, in quanto la sua condizione di carcerato gli impedisce di cercare un'occupazione.

Con questa motivazione il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, accogliendo il ricorso di un marocchino da tempo residente in Italia, ha annullato il provvedimento del Questore di Vicenza con il quale gli era stato negato il rinnovo del permesso di soggiorno. L'uomo, che in passato aveva lavorato presso diverse ditte, mentre stava scontando una pena in carcere, si era visto negare il rinnovo del permesso sulla base del fatto che non stesse svolgendo alcuna attività lavorativa. Il Tar ha giudicato illegittimo il provvedimento del Questore, ritenendo che la condizione di carcerato fosse un obiettivo ostacolo alla ricerca di un impiego; pertanto, essendo l'immigrato materialmente impossibilitato a cercare un lavoro, il diniego del permesso di soggiorno era illegittimo, anche in considerazione del fatto che lo stesso aveva svolto in passato un lavoro in Italia.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, terza sezione, costituito da:

                Umberto Zuballi                  Presidente, relatore

                Italo Franco                        Consigliere

                Riccardo Savoia                  Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

in forma semplificata ex articolo 26, comma quarto, della legge 6 dicembre 1971, come sostituito dall’art.9, comma primo, della legge 21 luglio 2000 n. 205;

sul ricorso n. 1763/2002 proposto da F. R., rappresentato e difeso dagli avv.ti Antonio Marchesini e Alessandra Guerrato Trissino, come da mandato a margine del ricorso, con domicilio presso la Segreteria del T.A.R., ai sensi dell'art. 35 R.D. 26.6.1924 n. 1054;

CONTRO

il Ministero degli Interni, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Venezia, domiciliataria per legge;

per l'annullamento

del provvedimento del Questore della Provincia di Vicenza del 6.4.2002, notificato al ricorrente il 31.5.2002, prot. n. 229/2002/CAT.A.12/IMM, con il quale è stata rigettata l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno.

                visto il ricorso, notificato il 22.7.2002 e depositato presso la Segreteria l’1.8.2002 con i relativi allegati;

                Visto l’atto di costituzione in giudizio della Pubblica Amministrazione depositato il 21.8.2002;

                Visti gli atti della causa;

                uditi alla camera di consiglio del 3.9.2002 (relatore il Presidente Umberto Zuballi), l’avv.to Guerrato Trissino per il ricorrente e l’avv.to dello Stato Palatiello per il Ministero intimato;

                rilevata, ai sensi dell’articolo 26 della legge 6 dicembre 1971 n. 1034, come integrato dall’articolo 9 della legge 21 luglio 2000 n. 205, la completezza del contraddittorio processuale e ritenuto di poter decidere la causa con sentenza in forma semplificata;

                sentite sul punto le parti costituite;

                richiamato quanto esposto dalle parti nel ricorso e nei loro scritti difensivi;

F A T T O

Il ricorrente, cittadino marocchino, rappresenta di essere entrato in Italia ancora minorenne. Dopo aver lavorato presso varie ditte, nell'anno 2000 dovette scontare una pena in carcere. Al momento della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, gli venne opposto un diniego in quanto non risultava avere svolto alcuna attività lavorativa.

A suo avviso, il provvedimento sarebbe illegittimo per i seguenti motivi:

Violazione degli articoli 5 e 22 del testo unico sull'immigrazione [1].

Il ricorrente non poteva certo lavorare né trovare lavoro, in quanto detenuto.

Violazione dell'articolo 13 del testo unico, in quanto il provvedimento gli è stato notificato in sola lingua italiana.

Motivazione insufficiente, travisamento dei fatti. Nella motivazione non si tiene conto del fatto che il ricorrente risultava in carcere.

Resiste in giudizio il Ministero intimato, il quale confuta tutte le censure di cui al ricorso e conclude per il suo rigetto siccome infondato.

D I R I T T O

Quanto al fatto che il provvedimento è stato notificato in sola lingua italiana, a parte che non appare credibile come il ricorrente, da tanti anni in Italia, possa non conoscere la lingua italiana, si tratta in ogni caso di una mera irregolarità.

Risulta peraltro fondata la censura di difetto di motivazione del provvedimento impugnato.

Infatti nello stesso non si da affatto contezza della ragione della mancanza di attività lavorativa da parte del ricorrente, cioè la sua situazione di carcerato.

Tale circostanza doveva comunque essere tenuta in considerazione, anche al fine di un eventuale diniego.

Per le suindicate ragioni il ricorso va accolto e il provvedimento impugnato annullato, salvi i provvedimenti che l’amministrazione, nella sua discrezionalità, vorrà adottare tenendo conto della presente pronuncia.

Sussistono tuttavia validi motivi per compensare le spese di giudizio tra le parti.

P. Q. M.

il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, Sezione terza, definitivamente pronunziando sul ricorso in premessa, respinta ogni contraria istanza ed eccezione,

lo accoglie, e per l’effetto annulla l’impugnato provvedimento.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Venezia, nella camera di consiglio del 3 settembre 2002.

Umberto Zuballi – Presidente estensore

Il Segretario

Depositata in Segreteria il 4 settembre 2002

NOTE:

[1] Il Decreto Legislativo 25 luglio 1998 n.286, recentemente modificato, costituisce il Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e detta norme sulla condizione dello straniero. L'art.5 del Decreto disciplina il permesso di soggiorno; l'art.22 disciplina il rapporto di lavoro del cittadino straniero. Quest'ultimo articolo, in particolare, è stato radicalmente modificato dalla legge n.189/2002. ( tratto da www.italiadoc.it )