La legge 277/2002 stabilisce nuove procedure.

Sconti di pena, il Giudice decide senza sentire le parti

Valutabile anche i periodi di attività nel servizio sociale

Legge 19 dicembre 2002, n. 277

 

Cambiano i meccanismi della liberazione anticipata dei detenuti.

Lo dispone una legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 299, del 21 dicembre 2002. Sarà il magistrato di sorveglianza a decidere, in Camera di consiglio, cioè senza dibattimento pubblico e senza ascoltare le parti. Queste potranno fare opposizione entro 10 giorni dalla notificazione della decisione. La legge stabilisce l’iter del  procedimento per la liberazione anticipata. Anche il comportamento tenuto dall’interessato durante i periodi, anche già in corso,  di affidamento al servizio sociale potranno essere valutati secondo le nuove regole. Il giudice valuterà l’applicazione del beneficio della riduzione della pena di 45 giorni a semestre,  previsto per coloro seguono i programmi di rieducazione. Il riferimento è ai semestri successivi al 1 gennaio 2000, o che comprendano tale data.

 

LEGGE 19 dicembre 2002, n. 277

Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di liberazione anticipata

 

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno approvato;

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga la seguente legge:

 

Art. 1.

(Funzioni e provvedimenti del magistrato di sorveglianza e procedimento in materia di liberazione anticipata).

 

1. Il comma 8 dell’articolo 69 della legge 26 luglio 1975, n. 354, [1] e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

“8. Provvede con ordinanza sulla riduzione di pena per la liberazione anticipata  e  sulla  remissione  del  debito,  nonché  sui ricoveri previsti dall’articolo 148 del codice penale [2]”.

2. Dopo  l’articolo  69  della  legge  26  luglio  1975,  n.  354, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

“Art.  69-bis. - (Procedimento in materia di liberazione anticipata).

1.  Sull’istanza  di  concessione della liberazione anticipata, il magistrato di sorveglianza provvede con ordinanza, adottata in camera di  consiglio  senza  la  presenza  delle  parti, che è comunicata o notificata  senza  ritardo ai soggetti indicati nell’articolo 127 del codice di procedura penale [3].

2. Il magistrato di sorveglianza decide non prima di quindici giorni dalla  richiesta  del parere al pubblico ministero e anche in assenza di esso.

3. Avverso l’ordinanza di cui al comma 1 il difensore, l’interessato e il pubblico ministero possono,  entro  dieci  giorni  dalla comunicazione  o  notificazione,  proporre  reclamo  al  tribunale di sorveglianza competente per territorio.

4. Il tribunale di sorveglianza decide ai sensi dell’articolo 678 del codice di procedura penale [4]. Si applicano le disposizioni del quinto e del sesto comma dell’articolo 30-bis.

5. Il  tribunale  di  sorveglianza,  ove  nel corso dei procedimenti previsti  dall’articolo 70, comma 1, sia stata presentata istanza per la  concessione  della  liberazione  anticipata, può trasmetterla al magistrato di sorveglianza”.

Le  istanze  per la liberazione anticipata, pendenti alla data di entrata  in  vigore  della  presente  legge  presso  il  tribunale di sorveglianza, sono di competenza del magistrato di sorveglianza.

 

Art. 2.

(Competenza in materia di revoca).

 

1. Al comma 1 dell’articolo 70 della legge 26 luglio 1975, n. 354, [5] e successive  modificazioni,  le  parole:  “la riduzione di pena per la liberazione  anticipata,” sono soppresse e dopo le parole: “la revoca cessazione  dei  suddetti  benefici”  sono  inserite  le seguenti:

“nonché della riduzione di pena per la liberazione anticipata”.

 

Art. 3.

(Estensione della normativa in tema di liberazione anticipata

all’affidamento in prova al servizio sociale).

 

1. Dopo  il comma 12 dell’articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354, [6] e successive modificazioni, è aggiunto il seguente:

“12-bis.  All’affidato  in  prova  al servizio sociale che abbia dato prova nel periodo di affidamento di un suo concreto recupero sociale, desumibile  da  comportamenti rivelatori del positivo evolversi della sua  personalità,  può essere concessa la detrazione di pena di cui all’articolo  54 [7].  Si  applicano  gli  articoli 69, comma 8, e 69-bis nonché l’articolo 54, comma 3”.

 

Art. 4.

(Applicabilità del beneficio previsto dall’articolo 3).

 

1. Il beneficio previsto dall’articolo 47, comma 12-bis, della legge 26  luglio  1975,  n.  354, introdotto dall’articolo 3 della presente legge,  si  applica  anche  agli  affidamenti  in  corso alla data di entrata  in  vigore della presente legge, con riferimento ai semestri successivi al 31 dicembre 1999 o in svolgimento a tale data.

 

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

 

Data a Roma, addì 19 dicembre 2002

CIAMPI

Berlusconi,  Presidente  del  Consiglio dei Ministri

Visto, il Guardasigilli: Castelli

 

[1] L’art.  69 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario  e  sull’esecuzione  delle misure  privative  e  limitative della liberta), così come modificato dalla presente legge, è il seguente:

“Art.  69  (Funzioni  e provvedimenti del magistrato di sorveglianza).  -  1.  Il magistrato di sorveglianza vigila sulla  organizzazione  degli  istituti  di prevenzione e di pena  e prospetta al Ministro le esigenze dei vari servizi, con  particolare  riguardo  alla attuazione del trattamento rieducativo.

2. Esercita, altresì, la  vigilanza  diretta  ad assicurare  che  l’esecuzione della custodia degli imputati sia attuata in conformità delle leggi e dei regolamenti.

3. Sovraintende all’esecuzione delle misure  di sicurezza personali.

4.Provvede al riesame della pericolosità ai sensi del primo  e  secondo  comma  dell’art.  208 del codice penale,  nonché all’applicazione,  esecuzione,  trasformazione  o revoca, anche  anticipata,  delle  misure  di  sicurezza.

Provvede  altresì,  con decreto motivato, in occasione dei provvedimenti anzidetti, alla  eventuale  revoca  della dichiarazione  di delinquenza abituale, professionale o per tendenza  di cui agli articoli 102, 103, 104, 105 e 108 del codice penale.

5.Approva, con decreto, il programma di trattamento di cui al terzo comma dell’art. 13, ovvero, se ravvisa in esso elementi  che  costituiscono  violazione  dei  diritti  del condannato  o dell’internato, lo restituisce, con osservazioni,  al  fine di una nuova formulazione. Approva, con  decreto,  il  provvedimento  di  ammissione  al lavoro all’esterno.  Impartisce,  inoltre, nel corso del

trattamento,  disposizioni  dirette  ad eliminare eventuali violazioni dei diritti dei condannati e degli internati.

6. Decide  con  ordinanza  impugnabile  soltanto  per cassazione,  secondo  la  procedura di cui all’art. 14-ter, sui  reclami  dei  detenuti  e  degli internati concernenti l’osservanza delle norme riguardanti:

a) l’attribuzione della  qualifica  lavorativa,  la mercede  e  la  remunerazione  nonché lo svolgimento delle attività  di  tirocinio  e  di  lavoro  e le assicurazioni sociali;

b) le  condizioni  di  esercizio del potere disciplinare,  la  costituzione e la competenza dell’organo disciplinare, la contestazione degli addebiti e la facoltà di discolpa.

7. Provvede, con decreto motivato, sui permessi, sulle licenze  ai  detenuti semiliberi ed agli internati, e sulle modifiche  relative  all’affidamento  in  prova al servizio sociale e alla detenzione domiciliare.

8.Provvede  con ordinanza sulla riduzione di pena per la  liberazione  anticipata  e sulla remissione del debito, nonché  sui  ricoveri  previsti  dall’art.  148 del codice penale.

9. Esprime motivato parere sulle proposte e le istanze di grazia concernenti i detenuti.

10. Svolge, inoltre, tutte le altre  funzioni attribuitegli dalla legge.”.

 

[2] Art. 148  Organi e forme delle notificazioni

1. Le notificazioni degli atti, salvo che la legge disponga altrimenti, sono eseguite dall'ufficiale giudiziario o da chi ne esercita le funzioni (142-2 att.).

2. Il giudice, ove ne ravvisi la necessità può disporre che le notificazioni siano eseguite dalla polizia giudiziaria, con l'osservanza delle norme del presente Titolo.

3. L'atto è notificato per intero (171) salvo che la legge disponga altrimenti (32-2, 48-2, 149-5, 397-4 520, 548-3, 585-2 lett. d)

4. La consegna di copia (54 att.) dell'atto all'interessato da parte della cancelleria ha valore di notificazione (151-2). Il pubblico ufficiale addetto annota sull'originale dell`atto la eseguita consegna e la data in cui questa è avvenuta.

5. La lettura dei provvedimenti alle persone presenti e gli avvisi che sono dati dal giudice verbalmente agli interessati in loro presenza sostituiscono le notificazioni (391-7, 424, 429, 477, 486), purché ne sia fatta menzione nel verbale

 

[3] Art. 127 C.P.P. Procedimento in camera di consiglio -

1. Quando si deve procedere in camera di consiglio, il giudice o il presidente del collegio fissa la data dell'udienza e ne fa dare avviso alle parti, alle altre persone interessate e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato almeno dieci giorni prima della data predetta. Se l'imputato è privo di difensore, l'avviso è dato a quello di ufficio.

2. Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere presentate memorie in cancelleria.

3. Il pubblico ministero, gli altri destinatari dell'avviso nonchè i difensori sono sentiti se compaiono. Se l'interessato è detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice e ne fa richiesta, deve essere sentito prima del giorno dell'udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo.

4. L'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato o del condannato che ha chiesto di essere sentito personalmente e che non sia detenuto o internato in luogo diverso da quello in cui ha sede il giudice.

5. Le disposizioni dei commi 1, 3 e 4 sono previste a pena di nullità.

6. L'udienza si svolge senza la presenza del pubblico.

7. Il giudice provvede con ordinanza comunicata o notificata senza ritardo ai soggetti indicati nel comma 1, che possono proporre ricorso per cassazione.

8. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza, a meno che il giudice che l'ha emessa disponga diversamente con decreto motivato.

9. L'inammissibilità dell'atto introduttivo del procedimento è dichiarata dal giudice con ordinanza, anche senza formalità di procedura, salvo che sia altrimenti stabilito. Si applicano le disposizioni dei commi 7 e 8.

10. Il verbale di udienza è redatto di regola in forma riassuntiva a norma dell'articolo 140 comma 2

 

[4] Art. 678  C.P.P. Procedimento di sorveglianza -

1. Il tribunale di sorveglianza nelle materie di sua competenza, e il magistrato di sorveglianza nelle materie attinenti alla rateizzazione e alla conversione delle pene pecuniarie, alla remissione del debito, ai ricoveri previsti dall'articolo 148 del codice penale, alle misure di sicurezza, alla esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata e alla dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato o di tendenza a delinquere, procedono, a richiesta del pubblico ministero, dell'interessato, del difensore o di ufficio, a norma dell'articolo 666. Tuttavia, quando vi è motivo di dubitare della identità fisica di una persona, procedono a norma dell'articolo 667.

2. Quando si procede nei confronti di persona sottoposta a osservazione scientifica della personalità, il giudice acquisisce la relativa documentazione e si avvale, se occorre, della consulenza dei tecnici del trattamento.

3. Le funzioni di pubblico ministero sono esercitate, davanti al tribunale di sorveglianza, dal procuratore generale presso la corte di appello e, davanti al magistrato di sorveglianza, dal procuratore della Repubblica presso il tribunale della sede dell'ufficio di sorveglianza.

 

[5] L’art.  70 della legge 26 luglio 1975, n. 354, così come  da  ultimo  modificato  dalla  presente  legge, è il seguente:

“Art.  70  (Funzioni  e  provvedimenti del tribunale di sorveglianza). - 1. In ciascun distretto di corte d’appello e in  ciascuna  circoscrizione  territoriale  di  sezione distaccata di corte d’appello è costituito un tribunale di  sorveglianza  competente  per  l’affidamento  in  prova  al  servizio  sociale, la detenzione domiciliare, la detenzione  domiciliare speciale,  la  semilibertà,  la  liberazione condizionale,  la revoca o cessazione dei suddetti benefici  nonché della riduzione  di  pena  per  la  liberazione anticipata, il rinvio obbligatorio o facoltativo  dell’esecuzione delle pene  detentive  ai  sensi  degli articoli  146  e  147,  numeri  2) e 3), del codice penale, nonché  per  ogni  altro  provvedimento ad esso attribuito

dalla legge.

2. Il tribunale di sorveglianza decide inoltre in sede di  appello  sui  ricorsi avverso i provvedimenti di cui al comma  4  dell’art.  69.  Il  magistrato  che  ha emesso il provvedimento non fa parte del collegio.

3. Il  tribunale  è composto da tutti i magistrati di sorveglianza  in servizio nel distretto o nella circoscrizione  territoriale  della  sezione  distaccata di corte  d’appello  e  da  esperti  scelti  fra  le categorie indicate nel quarto comma dell’art. 80, nonché fra docenti di scienze criminalistiche.

4. Gli esperti effettivi e supplenti sono nominati dal Consiglio  superiore  della magistratura in numero adeguato alle  necessità  del  servizio  presso  ogni tribunale per periodi triennali rinnovabili.

5. I  provvedimenti  del tribunale sono adottati da un collegio  composto  dal  presidente  o,  in  sua  assenza o impedimento,  dal  magistrato  di sorveglianza che lo segue nell’ordine  delle  funzioni  giudiziarie  e,  a parità di funzioni, nell’anzianità; da un magistrato di sorveglianza e da due fra gli esperti di cui al precedente comma 4.

6. Uno  dei  due  magistrati  ordinari  deve essere il magistrato  di  sorveglianza  sotto la cui giurisdizione è posto  il  condannato  o  l’internato  in  ordine  alla cui posizione si deve provvedere.

7. La composizione dei collegi giudicanti  è  annualmente  determinata  secondo  le  disposizioni dell’ordinamento giudiziario.

8. Le decisioni del tribunale sono emesse con ordinanza in  camera di consiglio; in caso di parità di voti prevale il voto del presidente.”.

 

[6]  Testo dell’art. 47 della legge n. 354/1975, come modificato dalla presente legge:

“Art.  47 (Affidamento in prova al servizio sociale). - 1. Se  la  pena detentiva inflitta non supera tre anni, il condannato  può  essere affidato al servizio sociale fuori dell’istituto  per un periodo uguale a quello della pena da scontare.

2.  Il provvedimento  è  adottato  sulla  base  dei risultati  della  osservazione della personalità, condotta collegialmente  per almeno un mese in istituto, nei casi in cui  si  può  ritenere  che il provvedimento stesso, anche attraverso  le prescrizioni di cui al comma 5, contribuisca alla  rieducazione  del  reo  e assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati.

3.L’affidamento  in  prova  al  servizio sociale può essere disposto senza procedere  all’osservazione  in istituto  quando  il  condannato,  dopo  la commissione del reato,  ha  serbato  comportamento  tale  da  consentire il giudizio di cui al comma 2.

4. Se  l’istanza  di  affidamento in prova al servizio sociale  è  proposta dopo che ha avuto inizio l’esecuzione della  pena,  il  magistrato  di sorveglianza competente in relazione  al  luogo  dell’esecuzione,  cui  l’istanza deve essere  rivolta,  può sospendere l’esecuzione della pena e ordinare la liberazione del condannato, quando sono offerte concrete indicazioni in  ordine  alla  sussistenza  dei presupposti  per l’ammissione all’affidamento in prova e al grave  pregiudizio  derivante dalla protrazione dello stato di detenzione e non vi sia pericolo di fuga. La sospensione dell’esecuzione  della  pena  opera sino alla decisione del tribunale di sorveglianza, cui il magistrato di sorveglianza  trasmette  immediatamente  gli  atti,  e  che decide  entro  quarantacinque  giorni.  Se l’istanza non è accolta,  riprende  l’esecuzione  della  pena,  e  non può essere accordata altra sospensione, quale che sia l’istanza successivamente proposta.

5.All’atto dell’affidamento è redatto verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in  ordine  ai  suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla  libertà  di  locomozione,  al  divieto  di frequentare determinati locali ed al lavoro.

6. Con lo stesso provvedimento può essere disposto che durante  tutto  o parte del periodo di affidamento in prova il  condannato  non  soggiorni  in  uno  o  più  comuni, o soggiorni  in  un  comune  determinato; in particolare sono stabilite  prescrizioni  che  impediscano  al  soggetto  di svolgere  attività  o  di  avere  rapporti  personali  che possono portare al compimento di altri reati.

7. Nel verbale deve anche stabilirsi che l’affidato si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato  ed  adempia puntualmente agli obblighi di assistenza familiare.

8. Nel  corso dell’affidamento le prescrizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza.

9. Il  servizio  sociale  controlla  la  condotta  del soggetto e lo aiuta  a  superare  le  difficoltà  di

adattamento alla vita sociale,  anche  mettendosi  in relazione con la sua famiglia e con gli altri suoi ambienti di vita.

10. Il  servizio  sociale  riferisce periodicamente al magistrato di sorveglianza sul comportamento del soggetto.

11. L’affidamento è revocato qualora il comportamento del  soggetto,  contrario  alla  legge  o alle prescrizioni dettate,  appaia  incompatibile  con  la prosecuzione della prova.

12. L’esito  positivo del periodo di prova estingue la pena e ogni altro effetto penale.

12-bis.  All’affidato  in prova al servizio sociale che abbia  dato  prova  nel  periodo  di  affidamento di un suo concreto  recupero  sociale,  desumibile  da  comportamenti rivelatori  del  positivo evolversi della sua personalità, può  essere concessa la detrazione di pena di cui all’art. 54. Si applicano gli articoli 69, comma 8, e 69-bis nonché l’art. 54, comma 3.”.

 

[7] Art. 54 "(liberazione anticipata.  Sostituto da articolo 18 legge n. 663/1986 )

1. Al condannato a pena detentiva che ha dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione é concessa, quale riconoscimento di tale partecipazione, e ai fini del suo più efficace reinserimento nella società, una detrazione di quarantacinque giorni per ogni singolo semestre di pena scontata. A tal fine é valutato anche il periodo trascorso in stato di custodia cautelare o di detenzione domiciliare.

2. La concessione del beneficio é comunicata all'ufficio del pubblico ministero presso la corte d'appello o il tribunale che ha emesso il provvedimento di esecuzione o al pretore se tale provvedimento é stato da lui emesso.

3. La condanna per delitto non colposo commesso nel corso dell'esecuzione successivamente alla concessione del beneficio ne comporta la revoca.

4. Agli effetti del computo della misura di pena che occorre avere espiato per essere ammessi ai benefici dei permessi premio, della semilibertà e della liberazione condizionale, la parte di pena detratta ai sensi del comma primo si considera come scontata. La presente disposizione si applica anche ai condannati all'ergastolo". ( da www.italiapuntodoc.it )