Le notifiche per posta alle P.A. si perfezionano con la consegna
Corte Costituzionale n. 477 del 2002

1) Dichiarata l'illegittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 149 del codice di procedura civile e dell'art. 4, comma terzo, della legge 20 novembre 1982, n. 890, nella parte in cui prevede che la notificazione si perfezioni, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.

2) Resta fermo, per il destinatario, il principio del perfezionamento della notificazione solo alla data di ricezione dell'atto, attestata dall'avviso di ricevimento, con la conseguente decorrenza da quella stessa data di qualsiasi termine imposto al destinatario medesimo.

3) D'altronde, gli artt. 3 e 24 della Costituzione impongono che "le garanzie di conoscibilità dell'atto, da parte del destinatario, si coordinino con l'interesse del notificante a non vedersi addebitato l'esito intempestivo di un procedimento notificatorio parzialmente sottratto ai suoi poteri di impulso" ed il conseguente "principio della sufficienza ... del compimento delle sole formalità che non sfuggono alla disponibilità del notificante" (Corte Cost. n. 69 del 1994), essendo palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di un'attività riferibile non al medesimo notificante, ma a soggetti diversi (l'ufficiale giudiziario e l'agente postale), e perciò resti del tutto estranea alla sfera di disponibilità del primo.

4) Peraltro, la legge n. 890 del 1982 già prevede, all'art. 8, che, nel caso di assenza del destinatario e di mancanza, inidoneità o assenza delle persone abilitate a ricevere il piego, la notificazione si perfezioni per il notificante alla data di deposito del piego presso l'ufficio postale e, per il destinatario, al momento del ritiro del piego stesso ovvero alla scadenza del termine di compiuta giacenza.

Corte Costituzionale

Sentenza 26 novembre 2002 n. 477

nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 149 del codice di procedura civile e 4, comma terzo, della legge 20 novembre 1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), promosso con ordinanza del 2 febbraio 2002 dalla Corte di cassazione sul ricorso proposto da Rizzacasa Giovambattista contro ENEL s.p.a., iscritta al n. 134 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, prima serie speciale, dell'anno 2002.

Visto l'atto di costituzione di Rizzacasa Giovambattista; udito nell'udienza pubblica del 22 ottobre 2002 il Giudice relatore Annibale Marini; udito l'avvocato Claudio Chiola per Rizzacasa Giovambattista.

Ritenuto in fatto

1.- La Corte di cassazione, con ordinanza depositata il 2 febbraio 2002, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma terzo, della legge 20 novembre 1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), «richiamato implicitamente dall'art. 149 c.p.c., nella parte in cui fa decorrere la notifica dell'atto da notificare dalla data della consegna del plico al destinatario, anziché dalla data della spedizione».

Il medesimo giudice aveva precedentemente sollevato, nei termini di cui sopra e nel corso dello stesso procedimento, questione di legittimità costituzionale dell'art. 149 del codice di procedura civile come interpretato dalla giurisprudenza «nel silenzio del dettato normativo». Questione dichiarata manifestamente inammissibile, con ordinanza n. 322 del 2001, non avendo la Corte rimettente «assolto l'onere di verificare, prima di sollevare la questione di costituzionalità, la concreta possibilità di attribuire alla norma denunciata un significato diverso da quello censurato e tale da superare i prospettati dubbi di legittimità costituzionale».

Il giudice a quo precisa ora che l'art. 4, comma terzo, della legge n. 890 del 1982, nel disporre che «l'avviso di ricevimento costituisce prova dell'eseguita notificazione», non lascerebbe spazi interpretativi e non consentirebbe, dunque, soluzioni ermeneutiche diverse da quella, costituente diritto vivente, secondo la quale gli effetti della notificazione a mezzo posta si produrrebbero, anche per il notificante, solo con la consegna del plico al destinatario da parte dell'agente postale.

Sulla base di tale premessa, il rimettente assume che la disciplina censurata sarebbe lesiva dell'art. 24 della Costituzione in quanto ostacolerebbe, fino a vanificarlo sostanzialmente, l'esercizio del diritto di impugnazione a chi, risiedendo in luogo diverso da quello in cui deve essere eseguita la notificazione, si avvalga della notificazione a mezzo posta, adempiendo tempestivamente alle formalità previste dall'art. 149 del codice di procedura civile e dalla legge n. 890 del 1982, ma «restando nondimeno esposto alla disorganizzazione di Uffici pubblici, quali quelli postali che sono soltanto strumenti ausiliari dell'Amministrazione della Giustizia».

Le norme impugnate - ad avviso del medesimo rimettente - non esprimerebbero, d'altro canto, una regola generale dell'ordinamento, considerato che la notificazione effettuata ai sensi dell'art. 140 del codice di procedura civile si perfezionerebbe, invece, alla data di spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento, così come sarebbe del resto previsto per la notificazione dei ricorsi amministrativi e per le notificazioni eseguite nell'ambito del contenzioso tributario.

Il ricorso al servizio postale in materia di notificazioni di atti giudiziari risulterebbe, dunque, diversamente disciplinato in relazione a fattispecie analoghe, escludendosi solo in alcuni casi, e non in altri, l'esposizione della parte notificante al rischio del disservizio postale. Con conseguente violazione del principio di eguaglianza garantito dall'art. 3 della Costituzione.

2.- Si è costituito in giudizio Giovambattista Rizzacasa, ricorrente nel giudizio a quo, il quale preliminarmente sottolinea la sicura ammissibilità della questione in quanto sostanzialmente diversa da quella dichiarata manifestamente inammissibile con l'ordinanza n. 322 del 2001.

Nel merito, secondo la parte privata, verrebbero nella specie in considerazione due distinte esigenze: quella di assicurare la certezza del diritto, per cui l'impugnativa dovrebbe essere esercitata entro precisi limiti temporali, e quella di garantire il diritto di difesa del destinatario dell'atto notificato.

La prima delle due esigenze - secondo la stessa parte - potrebbe essere adeguatamente soddisfatta facendo riferimento alla data di presentazione del ricorso all'ufficiale giudiziario per la notifica, mentre solo ai fini della seconda occorrerebbe avere riguardo al momento della effettiva consegna dell'atto al destinatario.

Siffatta distinzione sarebbe, d'altro canto, ben presente nella giurisprudenza di questa Corte, così come il principio secondo cui gli effetti derivanti dall'operato della pubblica amministrazione non possono risolversi nella menomazione del diritto di difesa della parte incolpevole.

Se si volesse, poi, richiamare, in contrapposizione al diritto di difesa del notificante, l'interesse generale alla certezza dei rapporti giuridici, dovrebbe allora considerarsi - ad avviso sempre della parte privata - che il principio di ragionevole durata del processo, di cui al novellato art. 111 della Costituzione, impone di disciplinare le cadenze temporali del processo stesso in modo da consentire l'agevole esercizio del diritto di difesa.

Il sacrificio del diritto di difesa a favore della rapidità del processo potrebbe, dunque, essere giustificato solamente in conseguenza di condotte omissive della parte processuale e non già in relazione a ritardi od omissioni riferibili all'operato della pubblica amministrazione, cui il cittadino-attore sia obbligato a rivolgersi.

La disciplina dettata dall'art. 140 del codice di procedura civile e quella relativa alle notifiche in materia di ricorsi amministrativi e nell'ambito del contenzioso tributario costituirebbero poi - sempre secondo la parte privata - adeguati termini di comparazione ai fini del giudizio di legittimità costituzionale sotto il profilo della violazione del principio di eguaglianza.

Conclude dunque la parte per l'accoglimento della questione «e, in subordine, per l'adozione di una sentenza interpretativa del combinato disposto dell'art. 149 c.p.c. e dell'art. 4 l. 890/92 (recte: legge 890/82) che consenta un'adeguata tutela del diritto di difesa, affermando che lo scopo della notifica per posta è legittimamente raggiunto nel momento in cui vengono realizzati gli adempimenti formali gravanti sulla parte intimante».

Considerato in diritto

1.- La Corte di cassazione dubita, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 149 del codice di procedura civile e 4, comma terzo, della legge 20 novembre 1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), nella parte in cui dispongono che gli effetti della notificazione a mezzo posta decorrono, anche per il notificante, dalla data di consegna del plico al destinatario anziché dalla data della spedizione.

Tale disposizione si porrebbe in contrasto sia con la garanzia costituzionale del diritto di difesa, in quanto esporrebbe il notificante, pur incolpevole, al rischio del disservizio postale, sia con il principio di eguaglianza, in quanto - in materia di notificazioni di atti giudiziari o di ricorsi amministrativi - altre norme dell'ordinamento attribuirebbero invece rilevanza esclusiva alla data di spedizione dell'atto.

2.- In via preliminare, va affermata la proponibilità della presente questione di costituzionalità, in quanto essenzialmente diversa, sia sotto l'aspetto normativo che argomentativo, da quella proposta nello stesso giudizio e dichiarata da questa Corte manifestamente inammissibile con l'ordinanza n. 322 del 2001.

La questione in esame, infatti, oltre ad avere un oggetto solo parzialmente coincidente con quello della precedente (con la quale veniva impugnato il solo art. 149 del codice di procedura civile), si fonda sulla premessa della impossibilità di una diversa opzione interpretativa e non risulta, dunque, come l'altra, censurabile sotto il profilo della mancata ricerca di una interpretazione alternativa rispetto a quella sospettata di illegittimità costituzionale.

3.- Nel merito la questione è fondata.

3.1.- Il rimettente muove dalla premessa secondo la quale l'inequivoco tenore testuale dell'art. 4, comma terzo, della legge n. 890 del 1982 non consentirebbe interpretazione diversa da quella del perfezionamento della notificazione, anche per il notificante, alla data di ricezione del plico da parte del destinatario. Tale premessa - pur opinabile nei termini assoluti in cui è formulata, come del resto dimostra la rimessione della predetta questione interpretativa alle Sezioni unite da parte di altra sezione della stessa Corte di cassazione - è, peraltro, conforme ad un orientamento da tempo consolidato del giudice di legittimità e tale, dunque, da poter essere senz'altro assunto a base della presente decisione.

3.2.- Questa Corte ha avuto modo di affermare, in tema di notificazioni all'estero, che gli artt. 3 e 24 della Costituzione impongono che «le garanzie di conoscibilità dell'atto, da parte del destinatario, si coordinino con l'interesse del notificante a non vedersi addebitato l'esito intempestivo di un procedimento notificatorio parzialmente sottratto ai suoi poteri di impulso» ed ha, altresì, individuato come soluzione costituzionalmente obbligata della questione sottoposta al suo esame quella desumibile dal «principio della sufficienza [...] del compimento delle sole formalità che non sfuggono alla disponibilità del notificante» (sentenza n. 69 del 1994).

Principio questo che, per la sua portata generale, non può non riferirsi ad ogni tipo di notificazione e dunque anche alle notificazioni a mezzo posta, essendo palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere - come nel caso di specie - dal ritardo nel compimento di un'attività riferibile non al medesimo notificante, ma a soggetti diversi (l'ufficiale giudiziario e l'agente postale) e che, perciò, resta del tutto estranea alla sfera di disponibilità del primo.

In ossequio ai richiamati principi costituzionali, gli effetti della notificazione a mezzo posta devono, dunque, essere ricollegati - per quanto riguarda il notificante - al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge, ossia alla consegna dell'atto da notificare all'ufficiale giudiziario, essendo la successiva attività di quest'ultimo e dei suoi ausiliari (quale appunto l'agente postale) sottratta in toto al controllo ed alla sfera di disponibilità del notificante medesimo.

Resta naturalmente fermo, per il destinatario, il principio del perfezionamento della notificazione solo alla data di ricezione dell'atto, attestata dall'avviso di ricevimento, con la conseguente decorrenza da quella stessa data di qualsiasi termine imposto al destinatario medesimo. Ed è appena il caso di sottolineare, al riguardo, che la possibilità di una scissione soggettiva del momento perfezionativo del procedimento notificatorio risulta affermata dalla stessa legge n. 890 del 1982, laddove all'art. 8 prevede, secondo l'interpretazione vigente, che, nel caso di assenza del destinatario e di mancanza, inidoneità o assenza delle persone abilitate a ricevere il piego, la notificazione si perfezioni per il notificante alla data di deposito del piego presso l'ufficio postale e, per il destinatario, al momento del ritiro del piego stesso ovvero alla scadenza del termine di compiuta giacenza. Confermandosi in tal modo la necessità che le norme impugnate siano dichiarate costituzionalmente illegittime nella parte in cui prevedono che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché alla data, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.

P.Q.M.

La Corte Costituzionale

dichiara l'illegittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 149 del codice di procedura civile e dell'art. 4, comma terzo, della legge 20 novembre 1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2002.

(Cesare RUPERTO, Presidente; Annibale MARINI, Redattore)

Depositata in Cancelleria il 26 novembre 2002. ( da www.giurdanella.it )

 

Notifica per posta - decorrenza dalla consegna dell'atto - rinvio alla Consulta

( Cassazione sez. I civile, ordinanza 02.02.2002 n° 1390 )

 

Va sollevata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 comma 3 legge 890/82, richiamato implicitamente dall’articolo 149 c.p.c., nella parte in cui fa decorrere la notifica del piego raccomandato dalla data della sua consegna al destinatario, per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione, in quanto prevede una regolamentazione diversa da quella prevista per i ricorsi amministrativi e per il contenzioso tributario e in quanto addossa alla parte notificante, che esercita un diritto secondo le formalità previste, ogni rischio connesso alla omessa o tardiva consegna dell’atto al destinatario, causata da disservizi non imputabili al notificante, potendo così determinare, di fatto, ostacolo al libero esercizio della facoltà di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti.

(Massima a cura della Redazione)

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Ordinanza 2 febbraio 2002 n. 1390


(Pres. Losavio, Est.
Adamo - Rizzacasa c. Prefetto di Chieti - P.M. Cafiero)


FATTO


Con atto di citazione notificato in data 14 ottobre 1987 Giovambattista Rizzacasa esponeva che il Prefetto di Chieti, con decreto in data 26 maggio 1987, aveva imposto servitù perpetua di elettrodotto su un fondo di sua proprietà, di metri quadrati 8960, sito in comune di Orsogna, distinto al locale catasto al foglio 10, particelle 454 e 454/b, per la realizzazione di una linea elettrica di altissimo potenziale, determinando in lire 2.550.000 l’indennità dovuta dall’Enel.

Rilevava il Rizzacasa che l’indennità offertagli era assolutamente inadeguata, per cui conveniva avanti alla Corte di appello di L’Aquila l’Enel per sentir determinare e liquidare l’indennità di asservimento del fondo, comprensiva dell’indennità di occupazione permanente dell’area destinata al basamento, dell’indennità di occupazione temporanea legittima nonché dei danni arrecati durante l’installazione del cantiere per la costruzione della potente conduttura elettrica.

Costituitasi in giudizio l’Enel resisteva alla domanda assumendo che la somma liquidata al ricorrente era stata determinata dall’Ute, nel rispetto della vigente normativa.

Con sentenza in data 10 ottobre 1996 la Corte di appello di L’Aquila accoglieva la domanda attrice e per l’effetto condannava l’Enel a corrispondere al Rizzacasa la somma di lire 4.680.000, oltre agli interessi legali, a decorrere dalla data di realizzazione dell’elettrodotto.

Per la cassazione della sentenza della Corte di appello proponeva ricorso, fondato su unico articolato motivo, Giovambattista Rizzacasa.

Resisteva con controricorso l’Enel che proponeva altresì ricorso incidentale, chiedendo preliminarmente declaratoria di inammissibilità del ricorso principale per essere stata notificato in data 20 novembre 1997, oltre il termine di un anno e 46 giorni previsto dall’articolo 327 c.p.c.

Con ordinanza in data 15 aprile 1999 la causa veniva rimessa alla Corte costituzionale avendo il collegio ritenuta l’esistenza di profili di illegittimità costituzionale dell’articolo 149 c.p.c.

Con ordinanza 322/01, la Corte costituzionale dichiarava manifestamente inammissibile la questione sottoposta al suo esame.

Entrambe le parti hanno presentato memoria.


DIRITTO


Preliminarmente va esaminata l’eccezione di inammissibilità del ricorso in quanto tardivamente notificato.

Al riguardo si osserva:

- che dagli atti del giudizio risulta che la sentenza della Corte di appello di l’Aquila è stata depositata in cancelleria in data 10 ottobre 1996, che il ricorso per la cassazione della sentenza di merito è stato consegnato all’ufficiale giudiziario dal Rizzacasa il 17 novembre 1997 e recapitato al destinatario dal servizio postale solo in data 29 novembre 1997;

- che la direzione PPTT di l’Aquila, a giustificazione del ritardo, ha semplicemente addotto l’ingente mole di lavoro che avrebbe impedito all’ufficio di rispettare i termini notifica, escludendo nel contempo ogni colpa nella condotta dell’ufficiale notificatore e del personale addetto all’ufficio postale;

- che la giurisprudenza di questa Corte Suprema interpreta l’articolo 4 comma 3 legge 890/82, richiamato implicitamente dall’articolo 149 c.p.c., nel senso che la notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell’atto ma si perfeziona solo con la consegna del plico al destinatario, come espressamente stabilito dal richiamato articolo 4 comma 3 legge 890/82 (Cassazione civile 4541/81; 591/82; 2434/83; 5995/83; 4271/87; 2536/88; sezioni unite 1605/89; 4242/92; 3303/94; 1242/95; 3764/95; 6554/98; 965/99), ragione per cui la tempestività del ricorso è esclusivamente rilevabile dalla certificazione della data di consegna del plico da parte dell’agente postale, essendo l’utilizzazione del servizio postale a totale rischio di chi lo richiede;

- che il testo dell’articolo 4 comma 3 legge 890/82, richiamato dall’articolo 149 c.p.c., non lascia spazi interpretativi stante il suo chiaro tenore letterale che espressamente stabilisce: "l’avviso di ricevimento costituisce prova dell’eseguita notificazione" talché l’utilizzo della procedura prevista dall’articolo 149 c.p.c., che richiama espressamente le notificazioni a mezzo del servizio postale, di fatto può ostacolare, fino a sopprimerlo sostanzialmente, l’esercizio di un diritto, quale quello di proporre impugnazioni, da parte di colui che, risiedendo in luogo diverso da quello in cui deve essere eseguita la notifica, utilizzi il mezzo previsto dal codice di rito per la notifica a mezzo posta, adempiendo tempestivamente a tutte le formalità a suo carico previste dall’articolo 149 c.p.c. e dalla legge 890/82 e restando non di meno esposto dalla disorganizzazione di uffici pubblici, quali quelli postali che sono strumenti ausiliari dell’amministrazione della giustizia;

- che, tenuto conto che l’articolo 4 legge 890/82, richiamato implicitamente dall’articolo 149 c.p.c., non costituisce regola generale dell’ordinamento, considerato che la notifica eseguita ai sensi dell’articolo 140 c.p.c. si perfeziona alla data di spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento, con cui l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario del deposito dell’atto da notificare presso la casa comunale, irrilevante essendo l’effettiva consegna della raccomandata stessa al destinatario (Cassazione civile nn. 5825/81; 5785/86; 1504/90; 1729/96);

- che anche a voler ritenere cha la diversità di disciplina prevista dell’articolo 140 c.p.c. rispetto all’altra forma di notifica prevista dall’articolo 149 c.p.c. sia giustificata dalla diversità dei presupposti e delle ulteriori formalità che precedono, nella notifica ex articolo 140 c.p.c., la spedizione della raccomandata (Cassazione civile 5825/81; 3785/86; 504/90), tuttavia il difetto di unicità del sistema si desume anche dal fatto che, per quanto attiene ai ricorsi amministrativi e al contenzioso tributario, la notifica si perfeziona con la spedizione dell’atto, risultante da attestazione del servizio postale (articolo 2 DPR 1199/71 e articolo 16 numero 5 decreto legislativo 546/92) e che in relazione allo stesso ricorso per cassazione l’attuale sistema prevede due distinte regolamentazioni per la notifica del ricorso a mezzo del servizio postale e per il suo deposito presso la cancelleria della corte, sempre a mezzo del servizio postale;

- che, infatti, mentre per la notifica del ricorso effettuato ai sensi dell’articolo 149 la tempestività va desunta ai sensi dell’articolo 4 comma 3 legge 890/82 dalla data di consegna del plico, per il deposito del ricorso presso la cancelleria di questa Corte Suprema la tempestività del deposito, prevista a pena di improcedibilità del ricorso stesso, va desunta ai sensi dell’articolo 134 comma 5 disp. att. c.p.c. dalla data di spedizione dei plichi che contengono gli atti di cui all’articolo 369 c.p.c.;

- che quindi non manifestamente infondata appare la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 comma 3 legge 890/82, richiamato implicitamente dall’articolo 149 c.p.c., nella parte in cui fa decorrere la notifica del piego raccomandato dalla data della sua consegna al destinatario, per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione in quanto prevede una regolamentazione diversa da quella prevista per i ricorsi amministrativi e per il contenzioso tributario e in quanto addossa alla parte notificante, che esercita un diritto secondo le formalità previste, ogni rischio connesso alla omessa o tardiva consegna dell’atto al destinatario, causata da disservizi non imputabili al notificante, potendo così determinare, di fatto, ostacolo al libero esercizio della facoltà di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti;

- che d’altra parte non può ritenersi che una diversa regolamentazione della notificazione in questione possa incidere sui diritti del soggetto destinatario dell’atto, sia perché non corrisponde ai principi di buona amministrazione che un soggetto possa avvantaggiarsi dei disservizi dell’amministrazione stessa, sia perché il destinatario dell’atto è comunque posto in condizioni di difendersi perché l’atto deve essergli notificato e dalla data della notifica decorrono gli adempimento che la legge pone a suo carico, mentre muta solo la data alla quale fare riferimento ai fini della tempestività della notifica;

- che pertanto, stante la non manifesta infondatezza e la sua rilevanza, ai fini della decisione che dovrà essere adottata, ritiene la corte di dovere sollevare, nei sensi su specificati, la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 comma 3 legge 890/82, implicitamente richiamato dall’articolo 149 c.p.c.


P.Q.M.

La corte rimette alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 comma 3 legge 890/82, richiamato implicitamente dall’articolo 149 c.p.c., nella parte in cui fa decorrere la notifica dell’atto da notificare dalla data della consegna del plico al destinatario, anziché dalla data della spedizione, per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione;

dispone che copia delle presente ordinanza sia notificata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, comunicata al Presidente del Senato e al Presidente della Camera dei deputati e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.

Così deciso alla c.c. del 6 dicembre 2001.

Depositata il 2 febbraio 2002.
( da www.giurdanella.it )