Le integrazioni riguardano l'inizio attività e la tutela del paesaggio

Le modifiche al Testo Unico sull'edilizia

Le prevede un Decreto Legislativo firmato da Ciampi

Decreto Legislativo 301/02

 

Il vigente Testo Unico in materia di edilizia è stato integrato e modificato da un recente Decreto Legislativo.

Le principali modifiche riguardano la denuncia di inizio attività e gli edifici sottoposti a vincolo storico - paesaggistici.

Si pubblica in nota il Testo Unico per esteso al fine di facilitare l'individuazione degli articoli integrati e modificati.

 

Decreto legislativo 27 dicembre 2002, n. 301 (Modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, recante testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia [1])

 ( G.U. n. 16 del 21 gennaio 2003)

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visti gli articoli 14 e 16 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visti gli articoli 14, 16, 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;

Vista la legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modificazioni;

Vista la legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni;

Visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;

Visto il decreto-legge 23 gennaio 1982, n. 9, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1982, n. 94, e successive modificazioni;

Visto il decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, e successive modificazioni;

Visto il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;

Visto il regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni;

Vista la legge 5 novembre 1971, n. 1086, e successive modificazioni;

Vista la legge 2 febbraio 1974, n. 64, e successive modificazioni;

Vista la legge 9 gennaio 1989, n. 13, e successive modificazioni;

Visto l'articolo 24 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni;

Vista la legge 5 marzo 1990, n. 46, e successive modificazioni;

Visto il decreto legislativo 6 giugno 2001, n. 378;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 379;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380;

Vista la legge 21 dicembre 2001, n. 443, così come modificata dalla legge 1 agosto 2002, n. 166;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell'11 dicembre 2002;

Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 20 dicembre 2002;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1.

1. Al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 3, comma 1, lettera d), le parole: "successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, quanto a sagoma, volumi, area di sedime e caratteristiche dei materiali, a quello preesistente" sono sostituite dalle seguenti: "ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente";

b) all'articolo 10, comma 1, lettera c), dopo le parole: "ristrutturazione edilizia" sono inserite le seguenti: "che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e";

c) all'articolo 16, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: "opere di urbanizzazione" sono inserite le seguenti: ", nel rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni,";

d) all'articolo 20, dopo il comma 10 è aggiunto il seguente: "10-bis. Il termine per il rilascio del permesso di costruire per gli interventi di cui all'articolo 22, comma 7, è di sessanta giorni dalla data di presentazione della domanda.";

e) l'articolo 22 è sostituito dal seguente: "Art. 22 (L) (Interventi subordinati a denuncia di inizio attività). -

1. Sono realizzabili mediante denuncia di inizio attività gli interventi non riconducibili all'elenco di cui all'articolo 10 e all'articolo 6, che siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.

2. Sono, altresì, realizzabili mediante denuncia di inizio attività le varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell'edificio e non violano le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire. Ai fini dell'attività di vigilanza urbanistica ed edilizia, nonché ai fini del rilascio del certificato di agibilità, tali denunce di inizio attività costituiscono parte integrante del procedimento relativo al permesso di costruzione dell'intervento principale e possono essere presentate prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori.

3. In alternativa al permesso di costruire, possono essere realizzati mediante denuncia di inizio attività:

a) gli interventi di ristrutturazione di cui all'articolo 10, comma 1, lettera c);

b) gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque denominati, ivi compresi gli accordi negoziali aventi valore di piano attuativo, che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata esplicitamente dichiarata dal competente organo comunale in sede di approvazione degli stessi piani o di ricognizione di quelli vigenti; qualora i piani attuativi risultino approvati anteriormente all'entrata in vigore della legge 21 dicembre 2001, n. 443, il relativo atto di ricognizione deve avvenire entro trenta giorni dalla richiesta degli interessati; in mancanza si prescinde dall'atto di ricognizione, purché il progetto di costruzione venga accompagnato da apposita relazione tecnica nella quale venga asseverata l'esistenza di piani attuativi con le caratteristiche sopra menzionate;

c) gli interventi di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.

4. Le regioni a statuto ordinario con legge possono ampliare o ridurre l'ambito applicativo delle disposizioni di cui ai commi precedenti. Restano, comunque, ferme le sanzioni penali previste all'articolo 44.

5. Gli interventi di cui al comma 3 sono soggetti al contributo di costruzione ai sensi dell'articolo 16. Le regioni possono individuare con legge gli altri interventi soggetti a denuncia di inizio attività, diversi da quelli di cui al comma 3, assoggettati al contributo di costruzione definendo criteri e parametri per la relativa determinazione.

6. La realizzazione degli interventi di cui ai commi 1, 2 e 3 che riguardino immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistica-ambientale, è subordinata al preventivo rilascio del parere o dell'autorizzazione richiesti dalle relative previsioni normative. Nell'ambito delle norme di tutela rientrano, in particolare, le disposizioni di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

7. È comunque salva la facoltà dell'interessato di chiedere il rilascio di permesso di costruire per la realizzazione degli interventi di cui ai commi 1 e 2, senza obbligo del pagamento del contributo di costruzione di cui all'articolo 16, salvo quanto previsto dal secondo periodo del comma 5. In questo caso la violazione della disciplina urbanistico-edilizia non comporta l'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 44 ed è soggetta all'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 37.";

f) l'articolo 23, è sostituito dal seguente:

"Art. 23 (L comma 3 e 4 - R comma 1, 2, 5, 6 e 7) (Disciplina della denuncia di inizio attivita). –

1. Il proprietario dell'immobile o chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio attività, almeno trenta giorni prima dell'effettivo inizio dei lavori, presenta allo sportello unico la denuncia, accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali, che asseveri la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati e non in contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie.

2. La denuncia di inizio attività è corredata dall'indicazione dell'impresa cui si intende affidare i lavori ed è sottoposta al termine massimo di efficacia pari a tre anni. La realizzazione della parte non ultimata dell'intervento è subordinata a nuova denuncia. L'interessato è comunque tenuto a comunicare allo sportello unico la data di ultimazione dei lavori.

3. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine di trenta giorni di cui al comma 1 decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, la denuncia è priva di effetti.

4. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione comunale, ove il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia allegato alla denuncia, il competente ufficio comunale convoca una conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il termine di trenta giorni di cui al comma 1 decorre dall'esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, la denuncia è priva di effetti.

5. La sussistenza del titolo è provata con la copia della denuncia di inizio attività da cui risulti la data di ricevimento della denuncia, l'elenco di quanto presentato a corredo del progetto, l'attestazione del professionista abilitato, nonché gli atti di assenso eventualmente necessari.

6. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, ove entro il termine indicato al comma 1 sia riscontrata l'assenza di una o più delle condizioni stabilite, notifica all'interessato l'ordine motivato di non effettuare il previsto intervento e, in caso di falsa attestazione del professionista abilitato, informa l'autorità giudiziaria e il consiglio dell'ordine di appartenenza. È comunque salva la facoltà di ripresentare la denuncia di inizio attività, con le modifiche o le integrazioni necessarie per renderla conforme alla normativa urbanistica ed edilizia.

7. Ultimato l'intervento, il progettista o un tecnico abilitato rilascia un certificato di collaudo finale, che va presentato allo sportello unico, con il quale si attesta la conformità dell'opera al progetto presentato con la denuncia di inizio attività.";

g) all'articolo 31, dopo il comma 9 è aggiunto il seguente: "9-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22, comma 3.";

h) all'articolo 33, dopo il comma 6 è aggiunto il seguente: "6-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all'articolo 22, comma 3, eseguiti in assenza di denuncia di inizio attività o in totale difformità dalla stessa.";

i) all'articolo 34, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: "2-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22, comma 3, eseguiti in parziale difformità dalla denuncia di inizio attività.";

l) all'articolo 35, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: "3-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22, comma 3, eseguiti in assenza di denuncia di inizio attività, ovvero in totale o parziale difformità dalla stessa.";

m) all'articolo 36, comma 1, dopo le parole: "in difformità da esso," sono aggiunte le seguenti: "ovvero in assenza di denuncia di inizio attività nelle ipotesi di cui all'articolo 22, comma 3, o in difformità da essa,";

n) all'articolo 37, comma 1, dopo le parole: "di cui all'articolo 22," sono aggiunte le seguenti: "commi 1 e 2,";

o) all'articolo 38, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: "2-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22, comma 3, in caso di accertamento dell'inesistenza dei presupposti per la formazione del titolo.";

p) all'articolo 39, dopo il comma 5 è aggiunto il seguente: "5-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22, comma 3, non conformi a prescrizioni degli strumenti urbanistici o dei regolamenti edilizi o comunque in contrasto con la normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della scadenza del termine di 30 giorni dalla presentazione della denuncia di inizio attività.";

q) all'articolo 40, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: "4-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22, comma 3, realizzati in assenza di denuncia di inizio attività o in contrasto con questa o con le prescrizioni degli strumenti urbanistici o della normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della scadenza del termine di 30 giorni dalla presentazione della denuncia di inizio attività.";

r) all'articolo 44, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: "2-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi suscettibili di realizzazione mediante denuncia di inizio attività ai sensi dell'articolo 22, comma 3, eseguiti in assenza o in totale difformità dalla stessa.";

s) all'articolo 46, dopo il comma 5 è aggiunto il seguente: "5-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi realizzati mediante denuncia di inizio attività ai sensi dell'articolo 22, comma 3, qualora nell'atto non siano indicati gli estremi della stessa.";

t) all'articolo 48, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: "3-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi suscettibili di realizzazione mediante denuncia di inizio attività ai sensi dell'articolo 22, comma 3, eseguiti in assenza della stessa.".

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 27 dicembre 2002

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Lunardi, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Visto, il Guardasigilli: Castelli

 

NOTE:

 

[1] Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia.

 

Pubblichiamo il testo per intero.

 

Parte I

attività EDILIZIA

Titolo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Capo I

attività edilizia

 

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

  Visti gli articoli 16 e 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

  Visto l'articolo 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50, come modificato dall'art. 1, comma 6, lettere d) ed e), della legge 24 novembre 2000, n. 340;

  Visto  il  punto  2 dell'allegato n. 3 della legge 8 marzo 1999, n. 50;

  Visto  l'articolo 20  della legge 15 marzo 1997, n. 59, allegato 1, n. 105 e n. 112-quinquies;

  Visto l'articolo 1 della legge 16 giugno 1998, n. 191;

  Vista la legge 24 novembre 2000, n. 340, allegato A, numeri 12, 14, 46, 47, 48, 51 e 52;

  Visti  gli  articoli  14, 16, 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;

  Visto il decreto legislativo recante testo unico delle disposizioni legislative in materia di edilizia;

  Visto  il  decreto  del  Presidente  della Repubblica recante testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di edilizia;

  Vista la legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modificazioni;

  Vista la legge 28 gennaio 1977, n. 10, e successive modificazioni;

  Vista la legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni;

  Visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;

  Visto  il  decreto-legge  23 gennaio  1982,  n.  9, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1982, n. 94;

  Visto  l'articolo 4  del  decreto-legge  5 ottobre  1993,  n.  398, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, e successive modificazioni;

  Visto il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;

  Visto  il  regio  decreto  27 luglio  1934,  n.  1265, e successive modificazioni;

  Vista   la   legge   5 novembre   1971,   n.   1086,  e  successive modificazioni;

  Vista la legge 2 febbraio 1974, n. 64, e successive modificazioni;

  Vista la legge 9 gennaio 1989, n. 13, e successive modificazioni;

  Visto   l'articolo 24  della  legge  5 febbraio  1992,  n.  104, e successive modificazioni;

  Vista la legge 5 marzo 1990, n. 46, e successive modificazioni;

  Viste  le  preliminari  deliberazioni  del  Consiglio dei Ministri, adottate nelle riunioni del 16 febbraio 2001 e del 4 aprile 2001;

  Sentita  la Conferenza unificata ai sensi dell'art. 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

  Udito  il  parere  del  Consiglio  di  Stato espresso nella sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza generale del 29 marzo 2001;

  Acquisito  il  parere della competente commissione della Camera dei deputati  e decorso inutilmente il termine per il rilascio del parere da parte della competente commissione del Senato della Repubblica;

  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 24 maggio 2001;

  Su  proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  e del Ministro per la funzione pubblica, di concerto con i Ministri per gli affari  regionali,  per i lavori pubblici e per i beni e le attività

culturali;

 

                              E m a n a

                        il seguente decreto:

 

                             Art. 1 (L)

                       Ambito di applicazione

 

  1.  Il  presente  testo  unico  contiene  i principi fondamentali e generali e le disposizioni per la disciplina dell'attività edilizia.

  2.  Restano  ferme  le  disposizioni  in materia di tutela dei beni culturali  e  ambientali contenute nel decreto legislativo 29 ottobre 1999,  n. 490, e le altre normative di settore aventi incidenza sulla

disciplina dell'attività edilizia.

  3.  Sono  fatte salve altresì le disposizioni di cui agli articoli 24  e  25  del  decreto  legislativo  31 marzo  1998, n. 112, ed alle relative   norme   di   attuazione,   in  materia  di  realizzazione, ampliamento, ristrutturazione e riconversione di impianti produttivi.

 

                             Art. 2 (L)

            Competenze delle regioni e degli enti locali

 

  1.  Le  regioni  esercitano  la potestà legislativa concorrente in materia   edilizia  nel  rispetto  dei  principi  fondamentali  della legislazione  statale  desumibili  dalle  disposizioni  contenute nel

testo unico.

  2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di  Bolzano esercitano la propria potestà legislativa esclusiva, nel rispetto  e  nei  limiti  degli statuti di autonomia e delle relative

norme di attuazione.

  3.  Le  disposizioni, anche di dettaglio, del presente testo unico, attuative  dei  principi  di  riordino  in  esso  contenuti,  operano direttamente  nei  riguardi delle regioni a statuto ordinario, fino a

quando esse non si adeguano ai principi medesimi.

  4.  I  comuni,  nell'ambito  della  propria  autonomia statutaria e normativa  di  cui  all'articolo 3  del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, disciplinano l'attività edilizia.

  5.  In nessun caso le norme del presente testo unico possono essere interpretate  nel  senso  della attribuzione allo Stato di funzioni e compiti trasferiti, delegati o comunque conferiti alle regioni e agli

enti locali dalle disposizioni vigenti alla data della sua entrata in vigore.

 

                             Art. 3 (L)

Definizioni  degli  interventi  edilizi (legge 5 agosto 1978, n. 457, art. 31)

  1. Ai fini del presente testo unico si intendono per:

    a) "interventi di manutenzione ordinaria", gli interventi edilizi che  riguardano  le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle  finiture  degli  edifici  e  quelle  necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;

    b) "interventi  di  manutenzione  straordinaria",  le  opere e le modifiche   necessarie   per   rinnovare  e  sostituire  parti  anche strutturali  degli  edifici,  nonchè  per  realizzare ed integrare i

servizi  igienico-sanitari  e  tecnologici, sempre che non alterino i volumi  e  le  superfici  delle  singole  unità immobiliari  e  non comportino modifiche delle destinazioni di uso;

    c) "interventi  di  restauro  e di risanamento conservativo", gli interventi  edilizi  rivolti  a  conservare l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che,  nel  rispetto  degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo  stesso,  ne  consentano destinazioni d'uso con essi compatibili. Tali  interventi  comprendono  il  consolidamento, il ripristino e il rinnovo  degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento  degli  elementi  accessori  e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei

all'organismo edilizio;

    d) "interventi  di  ristrutturazione  edilizia",  gli  interventi rivolti  a  trasformare  gli  organismi  edilizi  mediante un insieme sistematico  di opere che possono portare ad un organismo edilizio in

tutto  o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione  di  alcuni  elementi costitutivi dell'edificio,  l'eliminazione,  la modifica e l'inserimento di nuovi elementi    ed impianti.  Nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella  demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico,  quanto  a sagoma, volumi, area di sedime e caratteristiche dei materiali, a quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica;

    e) "interventi di nuova costruzione", quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio non rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti. Sono comunque da considerarsi tali:

      e.1)   la  costruzione  di  manufatti  edilizi  fuori  terra  o interrati, ovvero l'ampliamento di quelli esistenti all'esterno della sagoma esistente, fermo restando, per gli interventi pertinenziali, quanto previsto alla lettera e.6);

      e.2)  gli  interventi  di  urbanizzazione primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal comune;

      e.3)  la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi,  che  comporti  la  trasformazione  in  via permanente di suolo inedificato;

      e.4)   l'installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i   servizi   di telecomunicazione;

      e.5) l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e  di  strutture  di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili,  imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti

di  lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee;

      e.6)  gli  interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti  urbanistici,  in  relazione  alla zonizzazione e al pregio ambientale  e  paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi

di  nuova  costruzione,  ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell'edificio principale;

      e.7)  la  realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione  di  impianti  per  attività produttive all'aperto ove comportino  l'esecuzione  di  lavori  cui  consegua la trasformazione

permanente del suolo inedificato;

    f) gli   "interventi  di  ristrutturazione  urbanistica",  quelli rivolti  a  sostituire  l'esistente  tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche  con  la  modificazione  del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale.

  2.  Le  definizioni di cui al comma 1 prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi. Resta ferma  la  definizione  di  restauro  prevista  dall'articolo 34  del

decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

 

                             Art. 4 (L)

Regolamenti edilizi comunali (legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 33)

 

  1. Il  regolamento  che i comuni adottano ai sensi dell'articolo 2, comma  4,  deve  contenere la disciplina delle modalità costruttive, con    particolare    riguardo    al    rispetto    delle   normative

tecnico-estetiche,  igienico-sanitarie,  di  sicurezza  e vivibilità degli immobili e delle pertinenze degli stessi.

  2. Nel caso in cui il  comune  intenda istituire la commissione edilizia,   il   regolamento  indica  gli  interventi  sottoposti  al preventivo parere di tale organo consultivo.

 

                             Art. 5 (R)

Sportello unico per l'edilizia (decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6, convertito, con modificazioni, dalla legge  4 dicembre  1993,  n.  493;  art. 220, regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265)

 

  1. Le amministrazioni comunali, nell'ambito della propria autonomia organizzativa,   provvedono,   anche   mediante  esercizio  in  forma associata delle strutture ai sensi del capo V del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ovvero accorpamento,  disarticolazione, soppressione  di  uffici  o  organi  già esistenti, a costituire un ufficio  denominato  sportello unico per l'edilizia, che cura tutti i

rapporti fra il privato, l'amministrazione e, ove occorra, le altre amministrazioni tenute a  pronunciarsi  in  ordine  all'intervento edilizio  oggetto della richiesta di permesso o di denuncia di inizio attività.

  2. Tale ufficio provvede in particolare:

    a)  alla  ricezione  delle  denunce  di  inizio attività e delle domande per il rilascio di permessi di costruire e di ogni altro atto di assenso comunque denominato in materia di attività edilizia, ivi

compreso il certificato di agibilità, nonchè dei progetti approvati dalla Soprintendenza ai sensi e per gli effetti degli articoli 36, 38 e 46 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;

    b) a fornire informazioni sulle materie di cui al punto a), anche mediante  predisposizione  di  un  archivio  informatico contenente i necessari  elementi  normativi, che consenta a chi vi abbia interesse

l'accesso  gratuito, anche in via telematica, alle informazioni sugli adempimenti necessari per lo svolgimento delle procedure previste dal presente regolamento, all'elenco delle domande presentate, allo stato del  loro iter procedurale, nonchè a tutte le possibili informazioni utili disponibili;

    d)  all'adozione,  nelle  medesime  materie, dei provvedimenti in tema  di accesso ai documenti amministrativi in favore di chiunque vi abbia  interesse  ai  sensi  dell'articolo 22  e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonchè delle norme comunali di attuazione;

    e)  al  rilascio  dei  permessi  di costruire, dei certificati di agibilità,  nonchè  delle certificazioni attestanti le prescrizioni normative e   le   determinazioni   provvedimentali   a   carattere urbanistico,  paesaggistico-ambientale,  edilizio e di qualsiasi altro tipo  comunque  rilevanti  ai fini degli interventi di trasformazione edilizia del territorio;

    f)  alla  cura  dei  rapporti  tra l'amministrazione comunale, il privato  e le altre amministrazioni chiamate a pronunciarsi in ordine all'intervento   edilizio   oggetto   dell'istanza  o  denuncia,  con

particolare  riferimento  agli  adempimenti connessi all'applicazione della parte seconda del testo unico.

  3. Ai fini del rilascio del permesso di costruire o del certificato di  agibilità,  l'ufficio di cui al comma 1 acquisisce direttamente, ove questi non siano stati già allegati dal richiedente:

    a)  il  parere  dell'A.S.L.  nel  caso  in  cui  non possa essere sostituito da una autocertificazione ai sensi dell'articolo 20, comma 1;

    b) il  parere  dei vigili del fuoco, ove necessario, in ordine al rispetto della normativa antincendio.

  4.  L'ufficio  cura  altresì gli  incombenti  necessari  ai  fini dell'acquisizione,  anche  mediante  conferenza  di  servizi ai sensi degli  articoli  14,  14-bis,  14-ter, 14-quater della legge 7 agosto

1990,  n.  241, degli atti di assenso, comunque denominati, necessari ai  fini  della realizzazione dell'intervento edilizio. Nel novero di detti assensi rientrano, in particolare:

    a)  le  autorizzazioni  e  certificazioni  del competente ufficio tecnico  della  regione,  per  le costruzioni in zone sismiche di cui agli articoli 61, 94 e 62;

    b)  l'assenso  dell'amministrazione  militare  per le costruzioni nelle  zone di salvaguardia contigue ad opere di difesa dello Stato o a   stabilimenti   militari,   di  cui  all'articolo 16  della  legge 24 dicembre 1976, n. 898;

    c)  l'autorizzazione  del direttore della circoscrizione doganale in  caso di costruzione, spostamento e modifica di edifici nelle zone di  salvaguardia  in  prossimità  della  linea  doganale  e nel mare

territoriale, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 19 del decreto legislativo 8 novembre 1990, n. 374;

    d)  l'autorizzazione dell'autorità competente per le costruzioni su  terreni  confinanti  con il demanio marittimo, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 55 del codice della navigazione;

    e)  gli atti di assenso, comunque denominati, previsti per gli interventi  edilizi su immobili vincolati ai sensi degli articoli 21, 23, 24, e 151 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, fermo restando  che,  in  caso di dissenso manifestato dall'amministrazione preposta  alla  tutela  dei  beni  culturali,  si  procede  ai  sensi dell'articolo 25 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;

    f)  il parere vincolante della Commissione per la salvaguardia di Venezia,  ai  sensi  e  per  gli  effetti dell'articolo 6 della legge 16 aprile  1973,  n. 171, e successive modificazioni, salvi i casi in

cui  vi  sia  stato  l'adeguamento  al  piano comprensoriale previsto dall'articolo 5  della  stessa  legge, per l'attività edilizia nella laguna  veneta, nonchè nel territorio dei centri storici di Chioggia e di Sottomarina e nelle isole di Pellestrina, Lido e Sant'Erasmo;

    g)  il  parere  dell'autorità  competente  in  tema di assetti e vincoli idrogeologici;

    h)  gli  assensi  in  materia  di  servitù  viarie, ferroviarie, portuali ed aeroportuali;

    i)   il  nulla-osta   dell'autorità   competente   ai   sensi dell'articolo 13 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, in tema di aree naturali protette.

 

Titolo II

TITOLI ABILITATIVI

Capo I

Disposizioni generali

 

                             Art. 6 (L)

attività  edilizia  libera  (legge  28 gennaio  1977, n. 10, art. 9, lettera  c);  legge  9 gennaio  1989,  n.  13,  art.  7, commi 1 e 2; decreto-legge  23 gennaio 1982, n. 9, art. 7, com-ma 4, convertito in legge 25 marzo 1982, n. 94)

 

  1.  Salvo più restrittive disposizioni previste dalla disciplina regionale e dagli  strumenti  urbanistici,  e comunque nel rispetto delle  altre  normative  di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività   edilizia e, in particolare,  delle  disposizioni contenute nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, i seguenti interventi possono essere eseguiti senza titolo abilitativo:

    a) interventi di manutenzione ordinaria;

    b)   interventi   [...]   volti   all'eliminazione   di  barriere architettoniche  che  non  comportino  la realizzazione di rampe o di ascensori  esterni,  ovvero  di  manufatti  che  alterino  la  sagoma

dell'edificio;

    c)  opere  temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano  carattere  geognostico  o  siano eseguite in aree esterne al centro edificato.

 

                             Art. 7 (L)

attività  edilizia  delle pubbliche amministrazioni (legge 17 agosto 1942,  n. 1150, art. 31, comma 3; decreto legislativo 18 agosto 2000, n.  267,  art.  34; decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977,  n.  616,  art.  81;  decreto  del  Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383; decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, comma 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493)

 

  1. Non si applicano le disposizioni del presente titolo per:

    a)  opere  e  interventi  pubblici  che  richiedano  per  la loro realizzazione  l'azione  integrata  e coordinata di una pluralità di amministrazioni   pubbliche   allorchè   l'accordo   delle  predette

amministrazioni,  raggiunto con l'assenso del comune interessato, sia pubblicato   ai   sensi   dell'articolo 34,   comma  4,  del  decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;

    b)  opere  pubbliche,  da  eseguirsi da amministrazioni statali o comunque  insistenti su aree del demanio statale e opere pubbliche di interesse   statale,  da  realizzarsi  dagli  enti  istituzionalmente

competenti,  ovvero  da  concessionari  di  servizi  pubblici, previo accertamento  di  conformità  con  le  prescrizioni  urbanistiche ed edilizie  ai  sensi  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica

18 aprile 1994, n. 383, e successive modificazioni;

    c)  opere pubbliche dei comuni deliberate dal consiglio comunale, ovvero   dalla  giunta  comunale,  assistite  dalla  validazione  del progetto,  ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della

Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.

 

                             Art. 8 (L)

attività  edilizia  dei  privati  su aree demaniali (legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 31, comma 3)

 

  1.  La  realizzazione  da parte di privati di interventi edilizi su aree demaniali è disciplinata dalle norme del presente testo unico.

 

                             Art. 9 (L)

attività edilizia in assenza di pianificazione urbanistica (legge n. 10  del  1977,  art. 4, ultimo comma; legge n. 457 del 1978, art. 27, ultimo comma)

 

  1.  Salvi i più restrittivi limiti fissati dalle leggi regionali e nel  rispetto delle norme previste dal decreto legislativo 29 ottobre 1999,  n.  490,  nei  comuni sprovvisti di strumenti urbanistici sono

consentiti:

    a)  gli  interventi  previsti dalle lettere a), b) e c) del primo comma  dell'articolo 3  che  riguardino  singole unità immobiliari o parti di esse;

    b)  fuori dal perimetro dei centri abitati, gli interventi di nuova edificazione nel limite della densità massima fondiaria di 0,03 metri cubi per metro quadro; in caso di interventi a destinazione  produttiva,  la  superficie  coperta  non può comunque superare un decimo dell'area di proprietà.

  2.  Nelle  aree nelle quali non siano stati approvati gli strumenti urbanistici  attuativi  previsti dagli strumenti urbanistici generali come  presupposto  per l'edificazione, oltre agli interventi indicati

al  comma  1,  lettera a), sono consentiti gli interventi di cui alla lettera d)  del  primo comma dell'articolo 3 del presente testo unico che  riguardino  singole  unità  immobiliari  o  parti di esse. Tali

ultimi interventi sono consentiti anche se riguardino globalmente uno o  più edifici e modifichino fino al 25 per cento delle destinazioni preesistenti,  purchè  il titolare del permesso si impegni, con atto

trascritto  a  favore del comune e a cura e spese dell'interessato, a praticare,   limitatamente   alla   percentuale   mantenuta   ad  uso residenziale,  prezzi di vendita e canoni di locazione concordati con

il comune ed a concorrere negli oneri di urbanizzazione di cui alla sezione II del capo II del presente titolo.

 

Capo II

Permesso di costruire

Sezione I

Nozione e caratteristiche

 

                             Art. 10 (L)

Interventi subordinati a permesso di costruire (legge n. 10 del 1977, art. 1; legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 25, comma 4)

 

  1.   Costituiscono  interventi  di  trasformazione  urbanistica  ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire:

    a) gli interventi di nuova costruzione;

    b) gli interventi di ristrutturazione urbanistica;

    c)  gli interventi di ristrutturazione edilizia che comportino aumento di  unità  immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili  compresi  nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d'uso.

  2.  Le  regioni  stabiliscono con legge quali mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche, dell'uso di immobili o di loro parti,  sono  subordinati  a  permesso  di  costruire o a denuncia di inizio attività.

  3.  Le  regioni  possono  altresì  individuare con legge ulteriori interventi  che,  in  relazione  all'incidenza  sul  territorio e sul carico  urbanistico,  sono  sottoposti  al  preventivo  rilascio  del

permesso  di  costruire.  La  violazione delle disposizioni regionali emanate ai sensi del presente comma non comporta l'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 44.

 

                             Art. 11 (L)

Caratteristiche  del permesso di costruire (legge 28 gennaio 1977, n. 10,  art. 4, commi 1, 2 e 6; legge 23 dicembre 1994, n. 724, art. 39, comma   2,  come  sostituito  dall'art.  2,  comma  37,  della  legge 23 dicembre 1996, n. 662)

 

  1.   Il   permesso  di  costruire  è  rilasciato  al  proprietario dell'immobile o a chi abbia titolo per richiederlo.

  2.  Il permesso di costruire è trasferibile, insieme all'immobile, ai successori o aventi causa. Esso non incide sulla titolarità della proprietà o di altri diritti reali relativi agli immobili realizzati per  effetto del suo rilascio. è irrevocabile ed è oneroso ai sensi dell'articolo 16.

  3.  Il  rilascio del permesso di costruire non comporta limitazione dei diritti dei terzi.

 

                             Art. 12 (L)

Presupposti  per il rilascio del permesso di costruire (art. 4, comma 1,  legge  n. 10 del 1977; art. 31, com-ma 4, legge n. 1150 del 1942; articolo unico legge 3 novembre 1952, n. 1902)

 

  1.  Il  permesso  di  costruire  è  rilasciato in conformità alle previsioni  degli  strumenti  urbanistici,  dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.

  2.  Il permesso di costruire è comunque subordinato alla esistenza delle opere di urbanizzazione primaria o alla previsione da parte del comune dell'attuazione delle stesse nel successivo triennio, ovvero all'impegno degli interessati di procedere all'attuazione delle medesime   contemporaneamente   alla   realizzazione  dell'intervento oggetto del permesso.

  3.  In  caso  di contrasto dell'intervento oggetto della domanda di permesso  di  costruire  con  le  previsioni di strumenti urbanistici adottati,  è  sospesa ogni determinazione in ordine alla domanda. La

misura  di  salvaguardia non ha efficacia decorsi tre anni dalla data di   adozione   dello   strumento  urbanistico,  ovvero  cinque  anni nell'ipotesi  in  cui  lo  strumento urbanistico sia stato sottoposto

all'amministrazione  competente  all'approvazione entro un anno dalla conclusione della fase di pubblicazione.

  4.  A richiesta del sindaco, e per lo stesso periodo, il presidente della  giunta  regionale,  con  provvedimento  motivato da notificare all'interessato,  può  ordinare  la  sospensione  di  interventi  di

trasformazione  urbanistica ed edilizia del territorio che siano tali da  compromettere o rendere più onerosa l'attuazione degli strumenti urbanistici.

 

                             Art. 13 (L)

Competenza  al  rilascio  del permesso di costruire (legge 28 gennaio 1977,  n. 10, art. 4, comma 1; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,  articoli 107  e  109;  legge  17 agosto  1942,  n.  1150,  art. 41-quater)

 

  1.   Il  permesso  di  costruire  è  rilasciato  dal  dirigente  o responsabile  del  competente  ufficio  comunale  nel  rispetto delle leggi, dei regolamenti e degli strumenti urbanistici.

  2.  La regione disciplina l'esercizio dei poteri sostitutivi di cui all'articolo 21,  comma  2,  per  il  caso  di  mancato  rilascio del permesso di costruire entro i termini stabiliti.

 

                             Art. 14 (L)

Permesso  di  costruire  in  deroga agli strumenti urbanistici (legge 17 agosto  1942,  n.  1150,  art.  41-quater, introdotto dall'art. 16 della  legge  6 agosto  1967,  n. 765; decreto legislativo n. 267 del 2000,  art. 42, comma 2, lettera b); legge 21 dicembre 1955, n. 1357, art. 3)

 

  1.  Il  permesso  di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali è rilasciato  esclusivamente  per edifici  ed  impianti pubblici  o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale,  nel  rispetto  comunque delle  disposizioni contenute nel decreto  legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia.

  2.  Dell'avvio  del  procedimento  viene  data  comunicazione  agli interessati  ai  sensi  dell'articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

  3.  La deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza,  può  riguardare  esclusivamente i limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati di cui alle norme

di  attuazione  degli  strumenti  urbanistici  generali ed esecutivi, fermo  restando  in  ogni  caso il rispetto delle disposizioni di cui agli  articoli  7,  8  e 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.

 

                             Art. 15 (R)

Efficacia  temporale  e  decadenza  del  permesso di costruire (legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 4, commi 3, 4 e 5; legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 31, comma 11)

 

  1. Nel permesso di costruire sono indicati i termini di inizio e di ultimazione dei lavori.

  2.  Il termine per l'inizio dei lavori non può essere superiore ad un  anno  dal  rilascio  del  titolo; quello di ultimazione, entro il quale  l'opera  deve  essere  completata non può superare i tre anni

dall'inizio  dei lavori. Entrambi i termini possono essere prorogati, con  provvedimento  motivato,  per  fatti  sopravvenuti estranei alla volontà  del titolare del permesso. Decorsi tali termini il permesso

decade   di   diritto   per   la  parte  non  eseguita,  tranne  che, anteriormente  alla  scadenza venga richiesta una proroga. La proroga può  essere accordata, con provvedimento motivato, esclusivamente in

considerazione  della  mole  dell'opera  da  realizzare  o  delle sue particolari  caratteristiche  tecnico-costruttive,  ovvero quando si tratti  di  opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più

esercizi finanziari.

  3.  La  realizzazione  della parte dell'intervento non ultimata nel termine stabilito è subordinata al rilascio di nuovo permesso per le opere  ancora  da  eseguire,  salvo  che  le stesse non rientrino tra

quelle  realizzabili  mediante  denuncia di inizio attività ai sensi dell'articolo 22.  Si  procede altresì, ove necessario, al ricalcolo del contributo di costruzione.

  4.  Il  permesso  decade  con  l'entrata  in vigore di contrastanti previsioni  urbanistiche,  salvo  che  i lavori siano già iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio.

 

Sezione II

Contributo di costruzione

 

                             Art. 16 (L)

Contributo   per   il  rilascio  del  permesso  di  costruire  (legge 28 gennaio  1977,  n. 10, articoli 3; 5, comma 1; 6, com-mi 1, 4 e 5; 11;  legge 5 agosto 1978, n. 457, art. 47; legge 24 dicembre 1993, n. 537,  art.  7;  legge 29 settembre 1964, n. 847, articoli 1, comma 1, lettere  b)  e c), e 4; legge 22 ottobre 1971, n. 865, art. 44; legge 11 marzo  1988,  n. 67, art. 17; decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.  22,  art.  58,  comma 1; legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 61, comma 2)

 

  1. Salvo quanto disposto dall'articolo 17, comma 3, il rilascio del permesso  di  costruire  comporta  la corresponsione di un contributo commisurato  all'incidenza  degli  oneri di urbanizzazione nonchè al

costo  di  costruzione,  secondo  le  modalità indicate nel presente articolo.

  2.  La quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione è corrisposta al comune all'atto del rilascio del permesso di costruire e,  su richiesta dell'interessato, può essere rateizzata. A scomputo

totale o  parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi  a  realizzare direttamente le opere di urbanizzazione con le  modalità  e  le  garanzie  stabilite dal comune, con conseguente

acquisizione  delle  opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune.

  3.  La  quota  di  contributo  relativa  al  costo  di costruzione, determinata  all'atto  del rilascio, è corrisposta in corso d'opera, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, non oltre sessanta giorni dalla ultimazione della costruzione.

  4.  L'incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria è stabilita  con  deliberazione del consiglio comunale in base alle tabelle parametriche che la regione definisce per classi di comuni in

relazione:

    a) all'ampiezza ed all'andamento demografico dei comuni;

    b) alle caratteristiche geografiche dei comuni;

    c) alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici vigenti;

    d) ai   limiti   e   rapporti   minimi  inderogabili  fissati  in applicazione  dall'articolo 41-quinquies,  penultimo  e ultimo comma, della  legge  17 agosto  1942,  n.  1150,  e  successive  modifiche e integrazioni, nonchè delle leggi regionali.

  5.  Nel  caso  di mancata definizione delle tabelle parametriche da parte  della  regione e fino alla definizione delle tabelle stesse, i comuni   provvedono,   in  via  provvisoria,  con  deliberazione  del

consiglio comunale.

  6.  Ogni cinque anni i comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di urbanizzazione  primaria  e  secondaria, in conformità alle relative disposizioni regionali, in relazione ai riscontri e prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale.

  7.  Gli  oneri di urbanizzazione primaria sono relativi ai seguenti interventi:  strade  residenziali,  spazi  di  sosta o di parcheggio, fognature,  rete idrica, rete di distribuzione dell'energia elettrica

e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato.

  8. Gli oneri di urbanizzazione secondaria sono relativi ai seguenti interventi:  asili nido e scuole materne, scuole dell'obbligo nonchè strutture e complessi per l'istruzione superiore all'obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti  sportivi  di  quartiere,  aree  verdi  di quartiere, centri sociali  e  attrezzature  culturali  e  sanitarie. Nelle attrezzature sanitarie  sono  ricomprese  le  opere, le costruzioni e gli impianti destinati  allo  smaltimento,  al  riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate.

  9.  Il  costo  di  costruzione  per  i nuovi edifici è determinato periodicamente   dalle  regioni  con  riferimento  ai  costi  massimi ammissibili per l'edilizia agevolata, definiti dalle stesse regioni a

norma  della  lettera  g) del primo comma dell'articolo 4 della legge 5 agosto  1978,  n.  457.  Con  lo  stesso  provvedimento  le regioni identificano classi di edifici con caratteristiche superiori a quelle

considerate nelle vigenti disposizioni di legge per l'edilizia agevolata,  per  le  quali  sono  determinate maggiorazioni del detto costo di costruzione in misura non superiore al 50 per cento. Nei periodi  intercorrenti  tra  le  determinazioni  regionali, ovvero in eventuale  assenza di tali determinazioni, il costo di costruzione è adeguato  annualmente,  ed autonomamente, in ragione dell'intervenuta

variazione dei costi di costruzione accertata dall'Istituto nazionale di  statistica  (ISTAT).  Il  contributo afferente al permesso di costruire comprende una  quota  di detto costo, variabile dal 5 per

cento al 20 per  cento,  che  viene  determinata  dalle regioni in funzione  delle caratteristiche e delle tipologie delle costruzioni e della loro destinazione ed ubicazione.

  10.  Nel caso  di  interventi  su  edifici  esistenti  il costo di costruzione  è  determinato  in  relazione al costo degli interventi stessi, così come individuati dal comune in base ai progetti presentati  per ottenere  il  permesso di costruire. Al fine di incentivare il recupero  del patrimonio edilizio esistente, per gli interventi  di ristrutturazione edilizia di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d), i comuni hanno comunque la facoltà di deliberare che i  costi  di  costruzione  ad  essi  relativi  non  superino i valori

determinati per le nuove costruzioni ai sensi del comma 6.

 

                             Art. 17 (L)

Riduzione  o  esonero dal contributo di costruzione (legge 28 gennaio 1977,  n.  10, articoli 7, comma 1; 9; decreto-legge 23 gennaio 1982, n. 9, articoli 7 e 9, convertito in legge 25 marzo 1982, n. 94; legge 24 marzo 1989, n. 122, art. 11; legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 26, comma 1; legge n. 662 del 1996, art. 2, comma 60)

 

  1.  Nei casi di edilizia abitativa convenzionata, relativa anche ad edifici  esistenti,  il contributo afferente al permesso di costruire è ridotto  alla sola quota degli oneri di urbanizzazione qualora il

titolare  del  permesso si impegni, a mezzo di una convenzione con il comune,  ad  applicare  prezzi  di  vendita  e  canoni  di  locazione determinati ai sensi della convenzione-tipo prevista dall'articolo 18.

  2.  Il  contributo  per  la realizzazione della prima abitazione è pari  a  quanto stabilito per la corrispondente edilizia residenziale pubblica,  purchè sussistano i requisiti indicati dalla normativa di

settore.

  3. Il contributo di costruzione non è dovuto:

    a)  per  gli  interventi  da  realizzare nelle zone agricole, ivi comprese le residenze, in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze  dell'imprenditore  agricolo  a  titolo principale, ai sensi

dell'articolo 12 della legge 9 maggio 1975, n. 153;

    b) per  gli  interventi  di ristrutturazione e di ampliamento, in misura non superiore al 20%, di edifici unifamiliari;

    c) per  gli  impianti,  le  attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti nonchè per le opere di urbanizzazione, eseguite anche da privati, in

attuazione di strumenti urbanistici;

    d) per  gli  interventi da realizzare in attuazione di norme o di provvedimenti emanati a seguito di pubbliche calamità;

    e) per i nuovi impianti, lavori, opere, modifiche, installazioni, relativi  alle  fonti  rinnovabili di energia, alla conservazione, al risparmio  e all'uso razionale dell'energia, nel rispetto delle norme

urbanistiche, di tutela artistico-storica e ambientale.

  4. Per gli interventi da realizzare su immobili di proprietà dello Stato  il  contributo  di  costruzione  è commisurato alla incidenza delle sole opere di urbanizzazione.

 

                             Art. 18 (L)

Convenzione-tipo  (legge  28 gennaio  1977,  n.  10,  art.  8;  legge 17 febbraio 1992, n. 179, art. 23, comma 6)

 

  1.  Ai  fini  del  rilascio del permesso di costruire relativo agli interventi  di edilizia abitativa di cui all'articolo 17, comma 1, la regione approva una convenzione-tipo, con la quale sono stabiliti i criteri  nonchè i parametri, definiti con meccanismi tabellari per classi  di  comuni,  ai  quali  debbono uniformarsi  le  convenzioni comunali nonchè gli atti di obbligo in ordine essenzialmente a:

    a) l'indicazione  delle caratteristiche tipologiche e costruttive degli alloggi;

    b) la  determinazione dei prezzi di cessione degli alloggi, sulla base  del costo delle aree, così come definito dal comma successivo, della costruzione e delle opere di urbanizzazione, nonchè delle spese generali, comprese quelle per la progettazione e degli oneri di preammortamento e di finanziamento;

    c) la  determinazione  dei canoni di locazione in percentuale del valore desunto dai prezzi fissati per la cessione degli alloggi;

    d) la  durata di validità della convenzione non superiore a 30 e non inferiore a 20 anni.

  2.  La regione stabilisce criteri e parametri per la determinazione del  costo delle aree, in misura tale che la sua incidenza non superi il 20 per cento del costo di costruzione come definito ai sensi

dell'articolo 16.

  3.  Il titolare del permesso può chiedere che il costo delle aree, ai fini della convenzione, sia determinato in misura pari al valore definito  in  occasione  di  trasferimenti di proprietà avvenuti nel

quinquennio anteriore alla data della convenzione.

  4.  I prezzi di cessione ed i canoni di locazione determinati nelle convenzioni  ai sensi del primo comma sono suscettibili di periodiche variazioni, con frequenza non inferiore al biennio, in relazione agli indici  ufficiali  ISTAT dei costi di costruzione intervenuti dopo la stipula delle convenzioni medesime.

  5.  Ogni pattuizione stipulata in violazione dei prezzi di cessione e dei canoni di locazione è nulla per la parte eccedente.

 

                             Art. 19 (L)

Contributo  di  costruzione  per  opere o impianti non destinati alla residenza (legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 10)

 

  1.  Il  permesso  di  costruire  relativo  a costruzioni o impianti destinati   ad  attività  industriali  o  artigianali dirette alla trasformazione di beni ed alla prestazione di servizi comporta la corresponsione  di  un  contributo pari alla incidenza delle opere di urbanizzazione, di quelle   necessarie   al  trattamento  e  allo smaltimento  dei  rifiuti  solidi,  liquidi  e  gassosi  e  di quelle

necessarie  alla  sistemazione  dei  luoghi  ove ne siano alterate le caratteristiche.   La  incidenza  di  tali  opere  è stabilita  con deliberazione  del  consiglio  comunale  in  base  a parametri che la

regione  definisce  con  i criteri di cui al comma 4, lettere a) e b) dell'articolo 16, nonchè in   relazione  ai  tipi  di  attività produttiva.

  2.  Il  permesso  di  costruire  relativo  a costruzioni o impianti destinati  ad  attività turistiche, commerciali e direzionali o allo svolgimento  di  servizi  comporta la corresponsione di un contributo

pari  all'incidenza  delle  opere  di  urbanizzazione, determinata ai sensi  dell'articolo 16,  nonchè  una  quota non superiore al 10 per cento   del  costo  documentato  di  costruzione  da  stabilirsi,  in

relazione  ai  diversi  tipi  di  attività,  con  deliberazione  del consiglio comunale.

  3.  Qualora  la  destinazione  d'uso delle opere indicate nei commi precedenti, nonchè di quelle   nelle  zone  agricole  previste dall'articolo 17, venga comunque modificata nei dieci anni successivi

all'ultimazione dei lavori, il contributo di costruzione è dovuto nella   misura   massima   corrispondente  alla  nuova  destinazione, determinata con riferimento al momento dell'intervenuta variazione.

 

Sezione III

Procedimento

 

                             Art. 20 (R)

Procedimento per il rilascio del permesso di costruire (decreto-legge 5 ottobre  1993,  n.  398, art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493)

 

  1.   La domanda per il rilascio del permesso di costruire, sottoscritta da uno dei soggetti legittimati   ai sensi dell'articolo 11, va presentata allo sportello unico corredata da un'attestazione concernente  il  titolo  di  legittimazione,  dagli elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio, e quando ne

ricorrano i presupposti, dagli altri documenti previsti dalla parte II, nonchè da un'autocertificazione  circa la conformità  del progetto  alle  norme  igienico-sanitarie nel caso in cui il progetto riguardi  interventi di edilizia residenziale ovvero la verifica in ordine a tale conformità non comporti    valutazioni tecnico-discrezionali.

  2. Lo sportello unico comunica entro dieci giorni al richiedente il nominativo  del responsabile del procedimento ai sensi degli articoli 4  e 5 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.

L'esame  delle  domande  si  svolge  secondo  l'ordine cronologico di presentazione.

  3.  Entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il responsabile del procedimento cura  l'istruttoria, acquisisce, avvalendosi dello sportello unico, i prescritti pareri dagli uffici comunali, nonchè i pareri di cui all'articolo 5, comma 3, sempre che gli stessi non siano già stati allegati alla domanda dal richiedente e,  valutata  la  conformità  del  progetto  alla normativa vigente,

formula  una  proposta di provvedimento, corredata da una dettagliata relazione,  con  la  qualificazione tecnico-giuridica dell'intervento richiesto.

  4.  Il  responsabile  del procedimento, qualora ritenga che ai fini del  rilascio  del  permesso  di  costruire  sia necessario apportare modifiche  di  modesta  entità rispetto  al progetto originario, può,

nello  stesso  termine  di cui al comma 3, richiedere tali modifiche, illustrandone  le ragioni. L'interessato si pronuncia sulla richiesta di  modifica  entro  il  termine  fissato  e, in caso di adesione, è tenuto ad integrare la documentazione nei successivi quindici giorni.

La  richiesta  di  cui  al  presente comma sospende, fino al relativo esito, il decorso del termine di cui al comma 3.

  5.  Il  termine  di  cui al comma 3 può essere interrotto una sola volta  dal responsabile del procedimento, entro quindici giorni dalla presentazione della domanda, esclusivamente per la motivata richiesta di  documenti che integrino o completino la documentazione presentata e  che non siano già nella disponibilità dell'amministrazione o che questa  non  possa  acquisire  autonomamente. In tal caso, il termine ricomincia  a  decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa.

  6.    Nell'ipotesi in cui, ai fini della realizzazione dell'intervento,  sia  necessario acquisire atti di assenso, comunque denominati,  di  altre  amministrazioni,  diverse  da  quelle  di cui all'articolo 5,  comma  3, il competente ufficio comunale convoca una conferenza  di  servizi  ai  sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater   della   legge   7 agosto   1990,  n.  241,  e  successive modificazioni. Qualora si tratti di opere pubbliche incidenti su beni culturali, si applica l'articolo 25   del  decreto  legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

  7.  Il provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a notificare all'interessato, è adottato  dal  dirigente  o  dal responsabile  dell'ufficio,  entro  quindici giorni dalla proposta di cui  al comma 3, ovvero dall'esito della conferenza di servizi di cui al  comma 6. Dell'avvenuto rilascio del permesso di costruire è data notizia  al  pubblico  mediante  affissione  all'albo  pretorio.  Gli estremi  del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso  il  cantiere,  secondo le modalità stabilite dal regolamento edilizio.

  8.  I  termini  di cui ai commi 3 e 5 sono raddoppiati per i comuni con  più di 100.000 abitanti, nonchè per i progetti particolarmente complessi  secondo  la  motivata  risoluzione  del  responsabile  del procedimento.

  9.  Decorso inutilmente il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto.

  10. Il procedimento previsto dal presente articolo si applica anche al  procedimento  per il rilascio del permesso di costruire in deroga agli   strumenti   urbanistici,  a  seguito  dell'approvazione  della

deliberazione consiliare di cui all'articolo 14.

 

                             Art. 21 (R)

Intervento sostitutivo regionale (decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398,  art. 4, commi 5 e 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493)

 

  1.   In   caso  di  mancata  adozione,  entro  i  termini  previsti dall'articolo 20,  del  provvedimento conclusivo del procedimento per il  rilascio  del permesso di costruire, l'interessato può, con atto

notificato o trasmesso in  piego  raccomandato  con  avviso  di ricevimento,  richiedere allo  sportello  unico  che il dirigente o il responsabile  dell'ufficio  di cui all'articolo 13, si pronunci entro quindici  giorni dalla ricezione dell'istanza. Di tale istanza viene data notizia al sindaco  a cura del responsabile del procedimento.

Resta comunque ferma la facoltà di impugnare in sede giurisdizionale il silenzio-rifiuto formatosi sulla domanda di permesso di costruire.

  2.  Decorso  inutilmente  anche  il  termine  di  cui  al  comma 1, l'interessato  può  inoltrare richiesta di intervento sostitutivo al competente  organo  regionale,  il  quale,  nei  successivi  quindici giorni,  nomina  un  commissario  ad acta che provvede nel termine di sessanta  giorni.  Trascorso  inutilmente anche quest'ultimo termine, sulla  domanda  di  intervento  sostitutivo  si  intende  formato  il silenzio-rifiuto.

 

Capo III

Denuncia di inizio attività

 

                             Art. 22 (L)

Interventi  subordinati a denuncia di inizio attività (decreto-legge 5 ottobre  1993,  n.  398,  art.  4,  commi  7,  8,  convertito,  con modificazioni,  dalla  legge 4 dicembre 1993, n. 493, come modificato

dall'art.  2,  com-ma 60,  della  legge 23 dicembre 1996, n. 662, nel testo   risultante dalle  modifiche  introdotte  dall'art.  10  del decreto-legge  31 dicembre 1996, n. 669; decreto-legge 25 marzo 1997,

n.  67,  art.  11,  convertito,  con modifiche, dalla legge 23 maggio 1997,  n.  135; decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, in part. articoli 34 ss, e 149)

 

  1. Sono realizzabili  mediante  denuncia  di  inizio attività gli interventi  non  riconducibili  all'elenco  di  cui all'articolo 10 e all'articolo 6.

  2. Sono  altresì  sottoposte  a  denuncia  di  inizio attività le varianti  a  permessi  di  costruire  che  non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell'edificio e non violano le eventuali prescrizioni  contenute  nel permesso di costruire.   Ai  fini  dell'attività  di  vigilanza  urbanistica  ed edilizia,  nonchè ai fini del rilascio del certificato di agibilità tali  denunce  di inizio attività costituiscono parte integrante del procedimento  relativo  al  permesso  di  costruzione dell'intervento principale.

  3. La realizzazione degli interventi di cui ai commi 1 e 2 che riguardino immobili sottoposti   a   tutela  storico-artistica  o paesaggistica-ambientale,  è  subordinata al preventivo rilascio del parere  o  dell'autorizzazione richiesti dalle relative previsioni normative. Nell'ambito   delle   norme   di  tutela  rientrano,  in particolare, le disposizioni di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

  4. Le  regioni  individuano  con  legge  le tipologie di intervento assoggettate   a  contributo  di  costruzione,  definendo  criteri  e parametri per la relativa determinazione.

  5. è comunque salva la facoltà dell'interessato di chiedere il rilascio di permesso  di  costruire  per  la  realizzazione  degli interventi  di  cui  al  comma  1. In questo caso la violazione della disciplina  urbanistico-edilizia  non  comporta  l'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 44.

 

                             Art. 23 (R)

Disciplina  della  denuncia  di  inizio  attività (legge 24 dicembre 1993, n. 537, art. 2, comma 10, che sostituisce l'art. 19 della legge 7 agosto  1990, n. 241; decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4,

commi 8-bis,  9, 10, 11, 14, e 15, come modificato dall'art. 2, comma 60,  della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall'art. 10 del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669)

 

  1.  Il proprietario dell'immobile o chi abbia titolo per presentare la   denuncia   di  inizio  attività,  almeno trenta  giorni  prima dell'effettivo  inizio  dei  lavori, presenta allo sportello unico la denuncia,  accompagnata  da  una  dettagliata relazione a firma di un progettista  abilitato  e  dagli opportuni elaborati progettuali, che asseveri la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici  adottati o approvati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonchè il rispetto delle norme di sicurezza  e  di  quelle igienico-sanitarie.

  2.  La  denuncia  di inizio attività è corredata dall'indicazione dell'impresa  cui  si  intende  affidare i lavori ed è sottoposta al termine  massimo di efficacia pari a tre anni. La realizzazione della parte  non  ultimata dell'intervento è subordinata a nuova denuncia.

L'interessato è comunque tenuto a comunicare allo sportello unico la data di ultimazione dei lavori.

  3.  Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine di trenta giorni di cui al comma

1  decorre  dal  rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, la denuncia è priva di effetti.

  4.  Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo  la  cui tutela non compete all'amministrazione comunale, ove il  parere  favorevole  del  soggetto  preposto  alla  tutela non sia

allegato  alla  denuncia,  il competente ufficio comunale convoca una conferenza  di  servizi  ai  sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater,  della  legge  7 agosto 1990, n. 241. Il termine di trenta

giorni di cui al comma 1 decorre dall'esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, la denuncia è priva di effetti.

  5. La sussistenza del titolo è provata con la copia della denuncia di  inizio  attività  da  cui  risulti  la data di ricevimento della denuncia,  l'elenco  di  quanto  presentato  a  corredo del progetto,

l'attestazione  del  professionista  abilitato,  nonchè  gli atti di assenso eventualmente necessari.

  6.  Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, ove entro il termine indicato al comma 1 sia riscontrata l'assenza di una  o  più  delle  condizioni  stabilite,  notifica all'interessato

l'ordine  motivato  di  non  effettuare il previsto intervento, e, in caso  di  falsa  attestazione  del  professionista abilitato, informa l'autorità  giudiziaria  e il consiglio dell'ordine di appartenenza.

è  comunque  salva la facoltà di ripresentare la denuncia di inizio di  attività,  con  le  modifiche  o  le integrazioni necessarie per renderla conforme alla normativa urbanistica ed edilizia.

  7.  Ultimato  l'intervento,  il  progettista o un tecnico abilitato rilascia  un  certificato  di collaudo finale, che va presentato allo sportello unico, con il quale si attesta la conformità dell'opera al

progetto presentato con la denuncia di inizio attività.

 

Titolo III

agibilità DEGLI EDIFICI

Capo I

Certificato di agibilità

 

                             Art. 24 (L)

Certificato  di  agibilità  (regio  decreto 27 luglio 1934, n. 1265, articoli  220;  221,  comma  2, come modificato dall'art. 70, decreto legislativo  30 dicembre  1999, n. 507; decreto legislativo 18 agosto

2000, n. 267, articoli 107 e 109; legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 52, comma 1)

 

  1.  Il certificato di agibilità attesta la sussistenza delle condizioni  di  sicurezza,  igiene,  salubrità, risparmio energetico degli  edifici  e  degli  impianti  negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente.

  2.  Il  certificato  di agibilità viene rilasciato dal dirigente o dal  responsabile  del competente ufficio comunale con riferimento ai seguenti interventi:

    a) nuove costruzioni;

    b) ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali;

    c)  interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni di cui al comma 1.

  3.  Con  riferimento agli interventi di cui al comma 2, il soggetto titolare del permesso di costruire o il soggetto che ha presentato la denuncia  di  inizio  attività,  o i loro successori o aventi causa, sono  tenuti a chiedere il rilascio del certificato di agibilità. La mancata  presentazione  della  domanda  comporta l'applicazione della sanzione  amministrativa  pecuniaria  da  lire  centocinquantamila  a

novecentomila.

  4.  Alla domanda per il rilascio del certificato di agibilità deve essere allegata copia della  dichiarazione presentata per la iscrizione  in  catasto,  redatta  in  conformità  alle disposizioni

dell'articolo 6  del  regio  decreto-legge  13 aprile 1939, n. 652, e successive modificazioni e integrazioni.

 

                             Art. 25 (R)

Procedimento  di  rilascio del certificato di agibilità (decreto del Presidente  della Repubblica 22 aprile 1994, n. 425; legge 5 novembre 1971, n. 1086, articoli 7 e 8)

 

  1.  Entro  quindici  giorni dall'ultimazione dei lavori di finitura dell'intervento,  il  soggetto  di  cui  all'articolo 24, comma 3, è tenuto  a  presentare allo sportello unico la domanda di rilascio del

certificato di agibilità, corredata della seguente documentazione:

    a) richiesta  di accatastamento dell'edificio, sottoscritta dallo stesso  richiedente  il  certificato  di agibilità, che lo sportello unico provvede a trasmettere al catasto;

    b) dichiarazione   sottoscritta   dallo   stesso  richiedente  il certificato  di  agibilità  di  conformità  dell'opera  rispetto al progetto approvato, nonchè in ordine alla avvenuta prosciugatura dei muri e della salubrità degli ambienti;

    c) dichiarazione dell'impresa installatrice che attesta la conformità  degli  impianti  installati negli edifici adibiti ad uso civile  alle  prescrizioni  di  cui  agli articoli 113 e 127, nonchè all'articolo 1  della legge 9 gennaio 1991, n. 10, ovvero certificato di  collaudo degli stessi, ove previsto, ovvero ancora certificazione di  conformità  degli impianti prevista dagli articoli 111 e 126 del presente testo unico.

  2.  Lo  sportello unico comunica al richiedente, entro dieci giorni dalla  ricezione  della  domanda di cui al comma 1, il nominativo del responsabile  del  procedimento  ai  sensi degli articoli 4 e 5 della

legge 7 agosto 1990, n. 241.

  3.  Entro trenta giorni dalla ricezione della domanda di cui al comma 1, il dirigente o  il  responsabile  del competente ufficio comunale,  previa  eventuale  ispezione  dell'edificio,  rilascia  il certificato di agibilità verificata la seguente documentazione:

    a) certificato di collaudo statico di cui all'articolo 67;

    b) certificato  del  competente ufficio tecnico della regione, di cui  all'articolo 62,  attestante la conformità delle opere eseguite nelle  zone  sismiche alle disposizioni di cui al capo IV della parte II;

    c) la documentazione indicata al comma 1;

    d) dichiarazione  di  conformità  delle  opere  realizzate  alla normativa  vigente  in  materia di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche di cui all'articolo 77, nonchè all'articolo 82.

  4. Trascorso inutilmente il termine di cui al comma 3, l'agibilità si  intende  attestata  nel  caso  sia  stato  rilasciato  il  parere dell'A.S.L.  di  cui  all'articolo 4, comma 3, lettera a). In caso di autodichiarazione,  il termine per la formazione del silenzio assenso è di sessanta giorni.

  5.  Il  termine  di  cui al comma 3 può essere interrotto una sola volta  dal responsabile del procedimento, entro quindici giorni dalla domanda,   esclusivamente   per   la   richiesta   di  documentazione integrativa, che non sia già nella disponibilità dell'amministrazione  o che non possa essere acquisita autonomamente.

In tal caso, il termine di trenta giorni ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa.

 

                             Art. 26 (L)

Dichiarazione di inagibilità (regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, art. 222)

 

  1.  Il  rilascio  del  certificato  di  agibilità  non  impedisce l'esercizio  del  potere  di  dichiarazione  di  inagibilità  di  un edificio  o  di  parte  di  esso ai sensi dell'articolo 222 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.

 

Titolo IV

VIGILANZA SULL'ATTIVITA' URBANISTICO EDILIZIA, RESPONSABILITA' E SANZIONI

 

Capo I

Vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia e responsabilità

 

                             Art. 27 (L)

Vigilanza   sull'attività  urbanistico-edilizia  (legge  28 febbraio 1985,  n.  47,  art.  4;  decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

 

  1. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale esercita, anche  secondo  le modalità stabilite dallo statuto o dai regolamenti dell'ente, la vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia  nel  territorio  comunale  per  assicurarne  la rispondenza  alle  norme di legge e di regolamento, alle prescrizioni degli  strumenti  urbanistici ed alle modalità esecutive fissate nei titoli abilitativi.

  2. Il dirigente o il responsabile, quando accerti l'inizio di opere eseguite  senza  titolo  su  aree  assoggettate,  da  leggi  statali, regionali o da altre norme urbanistiche vigenti o adottate, a vincolo

di  inedificabilità, o destinate ad opere e spazi pubblici ovvero ad interventi  di  edilizia  residenziale  pubblica  di  cui  alla legge 18 aprile  1962,  n. 167, e successive modificazioni ed integrazioni,

provvede  alla  demolizione  e  al ripristino dello stato dei luoghi.

Qualora  si  tratti  di aree assoggettate alla tutela di cui al regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267,  o  appartenenti  ai  beni disciplinati  dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766, nonchè delle aree di  cui  al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, il dirigente provvede  alla  demolizione  ed al ripristino dello stato dei luoghi, previa comunicazione alle amministrazioni competenti le quali possono

eventualmente  intervenire,  ai  fini  della  demolizione,  anche  di propria iniziativa.

  3. Ferma rimanendo l'ipotesi prevista dal precedente  comma 2, qualora sia constatata, dai competenti uffici comunali d'ufficio o su denuncia dei cittadini, l'inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità   di  cui  al  comma 1,  il  dirigente  o  il  responsabile dell'ufficio,  ordina  l'immediata  sospensione  dei  lavori,  che ha effetto  fino  all'adozione  dei  provvedimenti  definitivi di cui ai

successivi  articoli,  da  adottare e notificare entro quarantacinque giorni dall'ordine di sospensione dei lavori.

  4. Gli  ufficiali  ed agenti di polizia giudiziaria, ove nei luoghi in  cui  vengono  realizzate  le opere non sia esibito il permesso di costruire, ovvero non sia apposto il prescritto cartello, ovvero in

tutti  gli altri casi di presunta violazione urbanistico-edilizia, ne danno   immediata   comunicazione   all'autorità   giudiziaria, al competente  organo  regionale  e  al dirigente del competente ufficio

comunale,  il quale verifica entro trenta giorni la regolarità delle opere e dispone gli atti conseguenti.

 

                             Art. 28 (L)

Vigilanza  su  opere  di  amministrazioni  statali (legge 28 febbraio 1985,  n.  47,  art.  5;  decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

 

  1. Per  le  opere  eseguite  da  amministrazioni  statali,  qualora ricorrano  le  ipotesi  di  cui  all'articolo  27,  il dirigente o il responsabile  del competente ufficio comunale, ai sensi dell'articolo

81  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616,   informa   immediatamente  la  regione  e  il  Ministero  delle infrastrutture  e  dei  trasporti,  al quale compete, d'intesa con il

presidente  della  giunta  regionale,  la  adozione dei provvedimenti previsti dal richiamato articolo 27.

 

                             Art. 29 (L)

responsabilità   del   titolare   del  permesso  di  costruire,  del committente,  del  costruttore  e  del  direttore dei lavori, nonchè anche  del  progettista per le opere subordinate a denuncia di inizio

attività  (legge  28 febbraio  1985,  n.  47,  art. 6; decreto-legge 23 aprile  1985, n. 146, art. 5-bis, convertito con modificazioni, in legge  21 giugno  1985, n. 298; decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398,

art. 4, comma 12, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993,   n.   493;   decreto   legislativo  18 agosto  2000,  n.  267, articoli 107 e 109)

 

  1. Il  titolare  del  permesso  di  costruire,  il committente e il costruttore  sono responsabili, ai fini e per gli effetti delle norme contenute nel  presente capo, della conformità delle opere alla

normativa  urbanistica,  alle previsioni di piano nonchè, unitamente al direttore  dei  lavori,  a  quelle  del permesso e alle modalità esecutive stabilite dal medesimo. Essi sono, altresì, tenuti al pagamento  delle sanzioni pecuniarie e solidalmente alle spese per l'esecuzione in danno, in caso di demolizione  delle opere abusivamente   realizzate,   salvo   che  dimostrino  di  non  essere responsabili dell'abuso.

  2. Il  direttore  dei  lavori  non  è  responsabile  qualora abbia contestato  agli  altri soggetti la violazione delle prescrizioni del permesso  di  costruire,  con  esclusione  delle  varianti  in  corso

d'opera,  fornendo al dirigente o responsabile del competente ufficio comunale  contemporanea  e  motivata  comunicazione  della violazione stessa.  Nei  casi  di  totale difformità o di variazione essenziale rispetto  al  permesso  di  costruire,  il  direttore dei lavori deve inoltre  rinunziare  all'incarico  contestualmente alla comunicazione resa  al  dirigente.  In  caso  contrario  il  dirigente  segnala  al consiglio  dell'ordine professionale di appartenenza la violazione in cui  è incorso  il  direttore dei lavori, che è passibile di sospensione dall'albo professionale da tre mesi a due anni.

  3. Per  le  opere  realizzate  dietro  presentazione di denuncia di inizio  attività,  il  progettista  assume  la  qualità  di persona esercente  un servizio di pubblica necessità ai sensi degli articoli

359  e  481 del codice penale. In caso di dichiarazioni non veritiere nella relazione di cui all'articolo 23, comma 1, l'amministrazione ne dà comunicazione al competente ordine professionale per l'irrogazione delle sanzioni disciplinari.

 

Capo II

Sanzioni

 

                             Art. 30 (L)

Lottizzazione  abusiva  (legge  28 febbraio  1985,  n.  47,  art. 18; decreto-legge  23 aprile  1985,  n.  146, articoli 1, comma 3-bis, e 7-bis; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

 

  1. Si  ha  lottizzazione  abusiva  di  terreni a scopo edificatorio quando   vengono   iniziate   opere   che  comportino  trasformazione urbanistica  od  edilizia  dei  terreni  stessi  in  violazione delle

prescrizioni  degli  strumenti  urbanistici,  vigenti  o  adottati, o comunque  stabilite  dalle  leggi  statali  o  regionali  o  senza la prescritta  autorizzazione;  nonchè quando tale trasformazione venga

predisposta attraverso il frazionamento e la  vendita,  o  atti equivalenti,  del  terreno  in lotti che, per le loro caratteristiche quali la dimensione in relazione alla natura del terreno e alla sua destinazione   secondo gli strumenti urbanistici, il numero, l'ubicazione  o la eventuale previsione di opere di urbanizzazione ed in  rapporto  ad elementi riferiti agli acquirenti, denuncino in modo non equivoco la destinazione a scopo edifi-catorio.

  2. Gli  atti  tra vivi, sia in forma pubblica sia in forma privata, aventi  ad  oggetto trasferimento o costituzione o scioglimento della comunione di diritti reali relativi a terreni sono nulli e non possono   essere  stipulati  nè  trascritti  nei  pubblici  registri immobiliari  ove  agli atti stessi non sia allegato il certificato di destinazione  urbanistica  contenente  le  prescrizioni  urbanistiche riguardanti  l'area  interessata.  Le disposizioni di cui al presente comma  non  si applicano quando i terreni costituiscano pertinenze di edifici  censiti  nel  nuovo  catasto  edilizio  urbano,  purchè  la superficie complessiva dell'area di pertinenza medesima sia inferiore a 5.000 metri quadrati.

  3. Il certificato di destinazione urbanistica deve essere rilasciato dal dirigente o responsabile  del  competente  ufficio comunale   entro   il  termine  perentorio  di  trenta  giorni  dalla presentazione  della relativa domanda. Esso conserva validità per un anno dalla data di rilascio se, per dichiarazione dell'alienante o di uno  dei  condividenti,  non  siano  intervenute  modificazioni degli strumenti urbanistici.

  4. In caso di mancato rilascio del suddetto certificato nel termine previsto, esso può essere  sostituito  da  una  dichiarazione dell'alienante  o  di  uno  dei  condividenti  attestante  l'avvenuta

presentazione  della domanda, nonchè la destinazione urbanistica dei terreni  secondo gli strumenti urbanistici vigenti o adottati, ovvero l'inesistenza  di  questi  ovvero  la  prescrizione,  da  parte dello

strumento urbanistico generale approvato, di strumenti attuativi.

  5. I   frazionamenti  catastali  dei  terreni  non  possono  essere approvati  dall'agenzia  del  territorio se non è allegata copia del tipo  dal  quale risulti, per attestazione degli uffici comunali, che

il tipo medesimo è stato depositato presso il comune.

  6. I  pubblici ufficiali che ricevono o autenticano atti aventi per oggetto  il  trasferimento,  anche  senza frazionamento catastale, di appezzamenti  di  terreno  di  superficie inferiore a diecimila metri

quadrati  devono  trasmettere,  entro  trenta  giorni  dalla  data di registrazione,  copia  dell'atto  da  loro ricevuto o autenticato dal dirigente o responsabile del competente ufficio del comune ove è sito l'immobile.

  7. Nel  caso  in  cui il dirigente o il responsabile del competente ufficio  comunale accerti l'effettuazione di lottizzazione di terreni a scopo edificatorio senza la prescritta autorizzazione,  con

ordinanza  da  notificare  ai  proprietari  delle  aree ed agli altri soggetti  indicati  nel  comma  1  dell'articolo  29,  ne  dispone la sospensione. Il provvedimento comporta l'immediata interruzione delle

opere in corso ed il divieto di disporre dei suoli e delle opere stesse  con  atti  tra  vivi, e deve essere trascritto a tal fine nei registri immobiliari.

  8. Trascorsi  novanta  giorni,  ove  non  intervenga  la revoca del provvedimento di cui al comma 7, le aree lottizzate sono acquisite di diritto  al  patrimonio  disponibile  del  comune  il cui dirigente o

responsabile  del competente ufficio deve provvedere alla demolizione delle  opere.  In  caso  di  inerzia  si  applicano  le  disposizioni concernenti i poteri sostitutivi di cui all'articolo 31, comma 8.

  9. Gli  atti  aventi  per oggetto lotti di terreno, per i quali sia stato  emesso il provvedimento previsto dal comma 7, sono nulli e non possono essere stipulati, nè in forma pubblica nè in forma privata, dopo  la  trascrizione  di  cui  allo  stesso comma e prima della sua eventuale   cancellazione   o   della  sopravvenuta  inefficacia  del provvedimento del dirigente o del responsabile del competente ufficio

comunale.

  10. Le  disposizioni  di cui sopra si applicano agli atti stipulati ed  ai frazionamenti presentati ai competenti uffici del catasto dopo il  17 marzo  1985,  e  non  si  applicano  comunque  alle  divisioni

ereditarie,  alle  donazioni fra coniugi e fra parenti in linea retta ed  ai  testamenti,  nonchè  agli  atti costitutivi, modificativi od estintivi di diritti reali di garanzia e di servitù.

 

                             Art. 31 (L)

Interventi  eseguiti  in  assenza di permesso di costruire, in totale difformità  o  con variazioni essenziali (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 7; decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146, art. 2, convertito, con modificazioni, in legge 21 giugno  1985,  n.  298;  decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

 

  1.  Sono  interventi eseguiti in totale difformità dal permesso di costruire  quelli  che  comportano  la  realizzazione di un organismo edilizio   integralmente  diverso  per  caratteristiche  tipologiche,

planovolumetriche  o  di utilizzazione da quello oggetto del permesso stesso, ovvero l'esecuzione di volumi edilizi oltre i limiti indicati nel  progetto  e  tali da costituire un organismo edilizio o parte di

esso con specifica rilevanza ed autonomamente utilizzabile.

  2.  Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata  l'esecuzione  di  interventi  in  assenza  di permesso, in totale  difformità  dal  medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate  ai sensi dell'articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile  dell'abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel provvedimento  l'area  che  viene  acquisita di diritto, ai sensi del comma 3.

  3. Se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino  dello  stato  dei  luoghi  nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area  di  sedime,  nonchè  quella necessaria,   secondo  le  vigenti  prescrizioni  urbanistiche,  alla realizzazione  di  opere  analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto  gratuitamente al patrimonio del comune. L'area acquisita non può   comunque   essere  superiore  a  dieci  volte  la  complessiva superficie utile abusivamente costruita.

  4.  L'accertamento dell'inottemperanza alla ingiunzione a demolire, nel  termine  di  cui  al  comma  3, previa notifica all'interessato, costituisce   titolo   per   l'immissione   nel  possesso  e  per  la trascrizione  nei  registri  immobiliari,  che  deve  essere eseguita gratuitamente.

  5.  L'opera acquisita è demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese dei responsabili dell'abuso,  salvo  che  con deliberazione consiliare non si dichiari l'esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l'opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali.

  6.  Per gli interventi abusivamente eseguiti su terreni sottoposti, in  base  a leggi statali o regionali, a vincolo di inedificabilità, l'acquisizione  gratuita,  nel caso di inottemperanza all'ingiunzione di demolizione, si verifica di diritto a favore delle amministrazioni cui   compete   la   vigilanza   sull'osservanza  del  vincolo.  Tali amministrazioni provvedono alla demolizione delle opere abusive ed al ripristino   dello   stato   dei  luoghi  a  spese  dei  responsabili dell'abuso.  Nella ipotesi di concorso dei vincoli, l'acquisizione si verifica a favore del patrimonio del comune.

  7.  Il  segretario comunale redige e pubblica mensilmente, mediante affissione  nell'albo  comunale, i dati relativi agli immobili e alle opere  realizzati  abusivamente, oggetto dei rapporti degli ufficiali

ed  agenti  di  polizia  giudiziaria  e  delle  relative ordinanze di sospensione  e  trasmette  i dati anzidetti all'autorità giudiziaria competente, al presidente della giunta regionale e, tramite l'ufficio

territoriale  del  governo,  al  Ministro  delle infrastrutture e dei trasporti.

  8. In caso d'inerzia, protrattasi per quindici giorni dalla data di constatazione della inosservanza delle disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo  27,  ovvero protrattasi oltre il termine stabilito dal

comma 3 del medesimo articolo 27, il competente organo regionale, nei successivi   trenta  giorni,  adotta  i  provvedimenti  eventualmente necessari dandone contestuale comunicazione alla competente autorità giudiziaria ai fini dell'esercizio dell'azione penale.

  9.  Per  le  opere abusive di cui al presente articolo, il giudice, con  la  sentenza  di  condanna  per il reato di cui all'articolo 44, ordina  la  demolizione  delle  opere  stesse se ancora non sia stata

altrimenti eseguita.  

     

                             Art. 32 (L)

Determinazione  delle  variazioni essenziali (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 8)

 

  1.  Fermo restando quanto disposto dal comma 1 dell'articolo 31, le regioni stabiliscono quali siano le variazioni essenziali al progetto approvato,  tenuto  conto  che l'essenzialità ricorre esclusivamente

quando si verifica una o più delle seguenti condizioni:

    a) mutamento  della  destinazione  d'uso  che implichi variazione degli  standards  previsti  dal  decreto  ministeriale 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968;

    b) aumento  consistente  della  cubatura  o  della  superficie di solaio da valutare in relazione al progetto approvato;

    c) modifiche  sostanziali  di  parametri  urbanistico-edilizi del progetto   approvato   ovvero   della   localizzazione  dell'edificio sull'area di pertinenza;

    d) mutamento   delle   caratteristiche  dell'intervento  edilizio assentito;

    e) violazione   delle   norme  vigenti  in  materia  di  edilizia antisismica, quando non attenga a fatti procedurali.

  2.  Non possono ritenersi comunque variazioni essenziali quelle che incidono  sulla entità delle cubature accessorie, sui volumi tecnici e sulla distribuzione interna delle singole unità abitative.

  3.  Gli  interventi  di  cui  al  comma  1,  effettuati su immobili sottoposti    a    vincolo    storico,   artistico,   architettonico, archeologico, paesistico ed ambientale, nonchè su immobili ricadenti

sui parchi o in aree protette nazionali e regionali, sono considerati in  totale difformità dal permesso, ai sensi e per gli effetti degli articoli 31  e  44.  Tutti gli altri interventi sui medesimi immobili sono considerati variazioni essenziali.

 

                             Art. 33 (L)

Interventi  di  ristrutturazione  edilizia  in assenza di permesso di costruire  o  in  totale  difformità (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art.  9;  decreto  legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

 

  1. Gli  interventi  e  le opere di ristrutturazione edilizia di cui all'articolo 10, comma 1, eseguiti in assenza di permesso o in totale difformità  da esso, sono rimossi ovvero demoliti e gli edifici sono

resi  conformi  alle prescrizioni degli strumenti urbanistico-edilizi entro  il  congruo termine stabilito dal dirigente o del responsabile del  competente  ufficio  comunale  con propria ordinanza, decorso il

quale  l'ordinanza stessa è eseguita a cura del comune e a spese dei responsabili dell'abuso.

  2. Qualora,   sulla  base  di  motivato  accertamento  dell'ufficio tecnico  comunale,  il  ripristino  dello  stato  dei  luoghi non sia possibile,  il  dirigente  o  il responsabile dell'ufficio irroga una

sanzione pecunaria pari al doppio dell'aumento di valore dell'immobile, conseguente alla realizzazione delle opere, determinato, con riferimento alla data di ultimazione dei lavori, in base ai criteri previsti dalla legge 27 luglio 1978, n. 392, e con riferimento  all'ultimo  costo  di produzione determinato con decreto ministeriale,  aggiornato  alla  data di esecuzione dell'abuso, sulla base  dell'indice  ISTAT del costo di costruzione, con la esclusione, per i comuni  non tenuti all'applicazione della legge medesima, del parametro   relativo   all'ubicazione   e  con  l'equiparazione  alla categoria  A/1  delle  categorie  non comprese nell'articolo 16 della medesima  legge.  Per gli edifici adibiti ad uso diverso da quello di abitazione  la  sanzione  è  pari  al doppio dell'aumento del valore venale dell'immobile, determinato a cura dell'agenzia del territorio.

  3. Qualora  le  opere siano state eseguite su immobili vincolati ai sensi del decreto legislativo   29 ottobre 1999, n. 490, l'amministrazione competente a vigilare sull'osservanza del vincolo, salva  l'applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti,  ordina  la  restituzione  in  pristino  a  cura e spese del responsabile  dell'abuso,  indicando  criteri  e  modalità diretti a ricostituire  l'originario organismo edilizio, ed irroga una sanzione pecuniaria da lire un milione a lire dieci milioni.

  4. Qualora  le opere siano state eseguite su immobili, anche se non vincolati,   compresi  nelle  zone  omogenee A,  di  cui  al  decreto ministeriale  2 aprile  1968, n. 1444, il dirigente o il responsabile

dell'ufficio  richiede all'amministrazione competente alla tutela dei beni  culturali  ed  ambientali  apposito  parere vincolante circa la restituzione  in  pristino o la irrogazione della sanzione pecuniaria

di  cui  al  precedente comma. Qualora il parere non venga reso entro novanta  giorni  dalla  richiesta  il  dirigente  o  il  responsabile provvede autonomamente.

  5. In   caso   di  inerzia,  si  applica  la  disposizione  di  cui all'articolo 31, comma 8.

  6. è  comunque  dovuto  il  contributo  di costruzione di cui agli articoli 16 e 19.

 

                             Art. 34 (L)

Interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire (legge   28 febbraio  1985,  n.  47,  art.  12;  decreto  legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

 

  1. Gli interventi e le opere realizzati in parziale difformità dal permesso  di  costruire  sono  rimossi  o demoliti a cura e spese dei responsabili  dell'abuso  entro  il  termine  congruo  fissato  dalla

relativa  ordinanza  del  dirigente  o del responsabile dell'ufficio.

Decorso  tale  termine  sono rimossi o demoliti a cura del comune e a spese dei medesimi responsabili dell'abuso.

  2. Quando  la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte  eseguita  in  conformità,  il  dirigente o il responsabile dell'ufficio applica una sanzione pari al doppio del costo di produzione,  stabilito  in  base  alla  legge 27 luglio 1978, n. 392, della  parte  dell'opera  realizzata  in  difformità dal permesso di costruire,  se  ad  uso  residenziale,  e  pari  al doppio del valore venale, determinato a cura della agenzia del territorio, per le opere adibite ad usi diversi da quello residenziale.

 

                             Art. 35 (L)

Interventi abusivi realizzati su suoli di proprietà dello Stato o di enti  pubblici (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 14; decreto legge 13 maggio  1991,  n.  152, art. 17-bis, convertito in legge 12 luglio

1991,   n.   203;   decreto   legislativo  18 agosto  2000,  n.  267, articoli 107 e 109)

 

  1. Qualora sia accertata la realizzazione, da parte di soggetti diversi da quelli di cui all'articolo 28, di interventi in assenza di permesso  di  costruire,  ovvero in totale o parziale difformità dal medesimo, su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici, il dirigente o il responsabile dell'ufficio, previa diffida non  rinnovabile, ordina al responsabile dell'abuso la demolizione ed il  ripristino dello stato dei luoghi, dandone comunicazione all'ente proprietario del suolo.

  2. La  demolizione  è  eseguita  a  cura del comune ed a spese del responsabile dell'abuso.

  3. Resta  fermo  il  potere  di autotutela dello Stato e degli enti pubblici   territoriali,  nonchè quello  di  altri  enti  pubblici, previsto dalla normativa vigente.

 

                             Art. 36 (L)

Accertamento di conformità (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 13)

 

  1. In caso di interventi  realizzati  in  assenza di permesso di costruire,  o  in difformità da esso, fino alla scadenza dei termini di  cui  agli  articoli  31,  comma  3,  33,  comma 1, 34, comma 1, e comunque  fino  all'irrogazione  delle  sanzioni  amministrative,  il responsabile  dell'abuso,  o  l'attuale  proprietario  dell'immobile, possono  ottenere  il  permesso  in sanatoria se l'intervento risulti

conforme  alla  disciplina  urbanistica  ed  edilizia  vigente sia al momento  della  realizzazione  dello  stesso,  sia  al  momento della presentazione della domanda.

  2. Il   rilascio  del  permesso  in  sanatoria  è  subordinato  al pagamento,  a  titolo  di oblazione, del contributo di costruzione in misura  doppia,  ovvero,  in  caso  di gratuità a norma di legge, in

misura  pari  a  quella  prevista  dall'articolo  16. Nell'ipotesi di intervento   realizzato   in  parziale  difformità,  l'oblazione è calcolata con riferimento alla parte di opera difforme dal permesso.

  3. Sulla  richiesta  di  permesso  in  sanatoria  il dirigente o il responsabile   del  competente  ufficio  comunale  si  pronuncia  con adeguata  motivazione,  entro  sessanta  giorni  decorsi  i  quali la

richiesta si intende rifiutata.

 

                             Art. 37 (L)

Interventi  eseguiti  in  assenza  o in difformità dalla denuncia di inizio  attività e accertamento di conformità (art. 4, comma 13 del  decreto-legge n. 398 del 1993; art. 10 della legge n. 47 del 1985)

 

  1. La  realizzazione  di interventi edilizi di cui all'articolo 22, in  assenza della o in difformità dalla denuncia di inizio attività comporta  la  sanzione  pecuniaria  pari  al  doppio dell'aumento del valore  venale  dell'immobile  conseguente  alla  realizzazione degli interventi  stessi  e  comunque  in  misura  non  inferiore a lire un milione.

  2. Quando  le  opere  realizzate  in  assenza di denuncia di inizio attività  consistono  in  interventi  di  restauro  e di risanamento conservativo,  di  cui  alla  lettera c) dell'articolo 3, eseguiti su immobili  comunque  vincolati  in  base  a leggi statali e regionali, nonchè dalle altre norme urbanistiche  vigenti,  l'autorità competente a vigilare sull'osservanza del vincolo, salva l'applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti, può  ordinare  la  restituzione  in  pristino  a  cura  e  spese del

responsabile  ed  irroga una sanzione pecuniaria da lire un milione a lire venti milioni.

  3. Qualora gli interventi di cui al comma  2 sono eseguiti su immobili,  anche  non  vincolati,  compresi nelle zone indicate nella lettera  A dell'articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, il dirigente  o il responsabile dell'ufficio richiede al Ministero per i beni  e  le  attività  culturali apposito parere vincolante circa la restituzione  in  pristino o la irrogazione della sanzione pecuniaria di  cui al comma 1. Se il parere non viene reso entro sessanta giorni dalla richiesta, il dirigente o il responsabile dell'ufficio provvede autonomamente.  In  tali  casi  non  trova  applicazione  la sanzione pecuniaria da lire un milione a lire venti milioni di cui al comma 2.

  4. Ove  l'intervento  realizzato  risulti  conforme alla disciplina urbanistica  ed  edilizia  vigente sia al momento della realizzazione dell'intervento, sia al momento della presentazione della domanda, il

responsabile dell'abuso o il proprietario dell'immobile possono ottenere la   sanatoria  dell'intervento  versando la somma, non superiore a lire dieci  milioni e non inferiore a lire un milione, stabilita  dal responsabile del procedimento in relazione all'aumento di valore dell'immobile valutato dall'agenzia del territorio.

  5. Fermo  restando  quanto  previsto  dall'articolo 23, comma 6, la denuncia  di  inizio  di  attività  spontaneamente effettuata quando l'intervento  è  in  corso  di  esecuzione, comporta il pagamento, a

titolo di sanzione, della somma di lire un milione.

  6. La  mancata  denuncia  di  inizio  dell'attività  non  comporta l'applicazione   delle  sanzioni  previste  dall'articolo  44.  Resta comunque   salva,   ove  ne  ricorrano  i  presupposti  in  relazione

all'intervento  realizzato, l'applicazione delle sanzioni di cui agli articoli  31,  33,  34, 35 e 44 e dell'accertamento di conformità di cui all'articolo 36.

 

                             Art. 38 (L)

Interventi  eseguiti  in base a permesso annullato (legge 28 febbraio 1985,  n.  47,  art.  11; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

 

  1. In  caso  di annullamento del permesso di costruire, qualora non sia  possibile, in base a motivata valutazione, la rimozione dei vizi delle  procedure  amministrative  o  la  restituzione in pristino, il

dirigente  o  il responsabile del competente ufficio comunale applica una  sanzione  pecuniaria  pari  al  valore venale delle opere o loro parti  abusivamente  eseguite,  valutato dall'agenzia del territorio,

anche sulla base di   accordi   stipulati  tra  quest'ultima  e l'amministrazione comunale. La valutazione dell'agenzia è notificata all'interessato  dal  dirigente  o  dal  responsabile  dell'ufficio e diviene definitiva decorsi i termini di impugnativa.

  2. L'integrale  corresponsione  della  sanzione pecuniaria irrogata produce  i medesimi effetti del permesso di costruire in sanatoria di cui all'articolo 36.

 

                             Art. 39 (L)

Annullamento  del permesso di costruire da parte della regione (legge 17 agosto  1942, n. 1150, art. 27, come sostituito dall'art. 7, legge 6 agosto  1967,  n.  765;  decreto  del  Presidente  della Repubblica

15 gennaio 1972, n. 8, art. 1)

 

  1. Entro dieci anni dalla loro adozione le deliberazioni ed i provvedimenti  comunali  che  autorizzano  interventi non conformi a prescrizioni  degli strumenti urbanistici o dei regolamenti edilizi o comunque  in  contrasto con la normativa urbanistico-edilizia vigente al  momento  della  loro  adozione,  possono  essere  annullati dalla regione.

  2. Il provvedimento di annullamento è emesso entro diciotto mesi dall'accertamento delle violazioni di cui al comma 1, ed è preceduto dalla contestazione delle violazioni stesse al titolare del permesso, al proprietario della costruzione, al progettista, e al comune, con l'invito a  presentare   controdeduzioni  entro  un  termine all'uopo prefissato.

  3. In  pendenza  delle  procedure  di  annullamento la regione può ordinare la sospensione dei lavori, con provvedimento da notificare a mezzo  di  ufficiale  giudiziario,  nelle  forme  e  con le modalità

previste  dal codice di procedura civile, ai soggetti di cui al comma 2  e  da comunicare al comune. L'ordine di sospensione cessa di avere efficacia  se,  entro sei mesi dalla sua notificazione, non sia stato emesso il decreto di annullamento di cui al comma 1.

  4. Entro sei mesi dalla  data  di  adozione del provvedimento di annullamento,   deve  essere  ordinata  la  demolizione  delle  opere eseguite in base al titolo annullato.

  5. I  provvedimenti  di  sospensione  dei  lavori e di annullamento vengono   resi  noti  al  pubblico  mediante  l'affissione  nell'albo pretorio  del  comune  dei  dati  relativi agli immobili e alle opere

realizzate.

 

                             Art. 40 (L)

Sospensione  o  demolizione  di  interventi  abusivi  da  parte della regione  (legge  17 agosto  1942,  n.  1150, art. 26, come sostituito dall'art.  6,  legge  6 agosto  1967,  n. 765; decreto del Presidente

della Repubblica 15 gennaio 1972, n. 8, art. 1)

 

  1. In  caso  di  interventi  eseguiti  in  assenza  di  permesso di costruire  o  in  contrasto  con  questo  o con le prescrizioni degli strumenti urbanistici o della normativa urbanistico-edilizia, qualora il  comune non abbia provveduto entro i termini stabiliti, la regione può  disporre  la sospensione o la demolizione delle opere eseguite.

Il  provvedimento  di demolizione è adottato entro cinque anni dalla dichiarazione di agibilità dell'intervento.

  2. Il  provvedimento  di sospensione o di demolizione è notificato al titolare del permesso o, in mancanza di questo, al committente, al costruttore  e  al  direttore  dei lavori. Lo stesso provvedimento è comunicato inoltre al comune.

  3. La  sospensione  non  può avere una durata superiore a tre mesi dalla  data  della  notifica  entro  i  quali sono adottate le misure necessarie  per  eliminare  le ragioni della difformità, ovvero, ove non sia possibile, per la rimessa in pristino.

  4. Con il provvedimento che dispone la modifica dell'intervento, la rimessa in pristino o la  demolizione delle opere è assegnato un termine  entro  il  quale  il  responsabile  dell'abuso  è  tenuto a

procedere, a proprie spese e senza pregiudizio delle sanzioni penali, alla  esecuzione  del  provvedimento stesso. Scaduto inutilmente tale termine, la regione dispone l'esecuzione in danno dei lavori.

     

                             Art. 41 (L)

Demolizione di opere abusive (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 27, commi 1, 2, 5; legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 56 ; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

 

  1. In tutti i casi in cui la demolizione deve avvenire a cura del comune, essa è disposta  dal  dirigente  o  dal  responsabile del competente ufficio comunale su valutazione tecnico-economica approvata dalla giunta comunale.

  2. I relativi lavori sono affidati, anche a trattativa privata ove ne sussistano i presupposti, ad   imprese tecnicamente e finanziariamente idonee.

  3. Nel caso di impossibilità di affidamento dei  lavori, il dirigente  o  il  responsabile del competente ufficio comunale ne dà notizia all'ufficio territoriale del Governo, il quale provvede alla

demolizione con i mezzi a disposizione della pubblica amministrazione,    ovvero   tramite   impresa   finanziariamente e tecnicamente  idonea  se  i  lavori  non siano eseguibili in gestione diretta.

  4. Qualora  sia  necessario  procedere  alla  demolizione  di opere abusive  è  possibile  avvalersi,  per il tramite dei provveditorati alle opere pubbliche, delle strutture tecnico-operative del Ministero

della  difesa,  sulla base di apposita convenzione stipulata d'intesa fra  il  Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro della difesa.

  5. è in ogni caso ammesso il ricorso a procedure negoziate aperte, per  l'aggiudicazione  di  contratti  d'appalto  per  demolizioni  da eseguirsi all'occorrenza.

 

                             Art. 42 (L)

Ritardato  od  omesso versamento del contributo di costruzione (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 3)

 

  1.  Le  regioni  determinano le sanzioni per il ritardato o mancato versamento  del  contributo  di costruzione in misura non inferiore a quanto previsto nel presente articolo e non superiore al doppio.

  2.  Il mancato versamento, nei termini stabiliti, del contributo di costruzione di cui all'articolo 16 comporta:

    a) l'aumento  del  contributo  in  misura  pari  al  20 per cento qualora  il  versamento  del contributo sia effettuato nei successivi centoventi giorni;

    b) l'aumento  del  contributo  in  misura  pari  al  50 per cento quando,  superato  il  termine  di cui alla lettera a), il ritardo si protrae non oltre i successivi sessanta giorni;

    c) l'aumento  del  contributo  in  misura  pari  al 100 per cento quando,  superato  il  termine  di cui alla lettera b), il ritardo si protrae non oltre i successivi sessanta giorni.

  3. Le misure di cui alle lettere precedenti non si cumulano.

  4.  Nel  caso  di  pagamento  rateizzato le norme di cui al secondo comma si applicano ai ritardi nei pagamenti delle singole rate.

  5.  Decorso inutilmente il termine di cui alla lettera c) del comma 2,  il  comune  provvede  alla  riscossione  coattiva del complessivo credito nei modi previsti dall'articolo 43.

  6.  In  mancanza di leggi regionali che determinino la misura delle sanzioni  di cui al presente articolo, queste saranno applicate nelle misure indicate nel comma 2.

 

                             Art. 43 (L)

        Riscossione (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 16)

 

  1.  I  contributi,  le sanzioni e le spese di cui ai titoli II e IV della parte I del presente testo unico sono riscossi secondo le norme vigenti  in  materia  di riscossione coattiva delle entrate dell'ente

procedente.

 

                             Art. 44 (L)

Sanzioni  penali  (legge  28 febbraio  1985, n. 47, articoli 19 e 20; decreto-legge  23 aprile  1985,  n.  146,  art.  3,  convertito,  con modificazioni, in legge 21 giugno 1985, n. 298)

 

  1.  Salvo  che  il  fatto  costituisca  più grave reato e ferme le sanzioni amministrative, si applica:

    a) l'ammenda  fino  a  lire  20  milioni per l'inosservanza delle norme,  prescrizioni  e  modalità  esecutive  previste  dal presente titolo, in quanto applicabili, nonchè dai regolamenti edilizi, dagli

strumenti urbanistici e dal permesso di costruire;

    b) l'arresto  fino  a  due  anni e l'ammenda da lire 10 milioni a lire  100  milioni  nei  casi  di  esecuzione  dei  lavori  in totale difformità  o  assenza  del  permesso o di prosecuzione degli stessi

nonostante l'ordine di sospensione;

    c) l'arresto  fino  a  due  anni e l'ammenda da lire 30 milioni a lire 100 milioni nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio,  come  previsto dal primo comma dell'articolo 30. La stessa pena  si  applica  anche  nel  caso  di interventi edilizi nelle zone sottoposte  a  vincolo  storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale,  in  variazione  essenziale,  in  totale difformità o in

assenza del permesso.

  2.  La sentenza definitiva del giudice penale che accerta che vi è stata lottizzazione abusiva,  dispone  la  confisca  dei  terreni, abusivamente  lottizzati  e  delle  opere abusivamente costruite. Per

effetto  della  confisca  i  terreni  sono  acquisiti  di  diritto  e gratuitamente al patrimonio del comune nel cui territorio è avvenuta la  lottizzazione.  La sentenza definitiva è titolo per la immediata

trascrizione nei registri immobiliari.

 

                             Art. 45 (L)

Norme relative all'azione penale (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 22)

 

  1. L'azione penale relativa alle violazioni edilizie rimane sospesa finchè  non  siano  stati  esauriti i procedimenti amministrativi di sanatoria di cui all'articolo 36.

  2. Nel  caso  di  ricorso  giurisdizionale  avverso  il diniego del permesso in sanatoria di cui all'articolo 36, l'udienza viene fissata d'ufficio  dal  presidente del tribunale amministrativo regionale per una  data  compresa  entro  il  terzo  mese  dalla  presentazione del ricorso.

  3. Il  rilascio  in  sanatoria del permesso di costruire estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme urbanistiche vigenti.

     

                             Art. 46 (L)

nullità  degli atti giuridici relativi ad edifici la cui costruzione abusiva  sia  iniziata dopo il 17 marzo 1985 (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 17; decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146, art. 8)

 

  1.  Gli atti tra vivi, sia in forma pubblica, sia in forma privata, aventi  per oggetto trasferimento o costituzione o scioglimento della comunione di diritti reali, relativi ad edifici, o loro parti, la cui

costruzione  è  iniziata  dopo  il  17 marzo  1985, sono nulli e non possono essere stipulati ove da essi non risultino, per dichiarazione dell'alienante,  gli estremi del permesso di costruire o del permesso

in   sanatoria.   Tali   disposizioni  non  si  applicano  agli  atti costitutivi,  modificativi o estintivi di diritti reali di garanzia o di servitù.

  2.  Nel  caso  in  cui  sia  prevista,  ai  sensi dell'articolo 38, l'irrogazione di una sanzione soltanto pecuniaria, ma non il rilascio del  permesso  in  sanatoria, agli atti di cui al comma 1 deve essere

allegata la prova dell'integrale pagamento della sanzione medesima.

  3. La sentenza che accerta la nullità degli atti di cui al comma 1non  pregiudica i diritti di garanzia o di servitù acquisiti in base ad  un  atto  iscritto  o  trascritto anteriormente alla trascrizione della domanda diretta a far accertare la nullità degli atti.

  4.  Se  la mancata indicazione in atto degli estremi non sia dipesa dalla  insussistenza  del  permesso  di costruire al tempo in cui gli atti  medesimi  sono  stati stipulati, essi possono essere confermati

anche da una sola delle parti mediante atto successivo, redatto nella stessa forma del precedente, che contenga la menzione omessa.

  5.  Le  nullità  di cui al presente articolo non si applicano agli atti  derivanti  da  procedure esecutive  immobiliari, individuali o concorsuali.  L'aggiudicatario,  qualora  l'immobile  si  trovi nelle condizioni  previste per il rilascio  del permesso di costruire in sanatoria,  dovrà  presentare domanda di permesso in sanatoria entro centoventi  giorni  dalla notifica del decreto emesso dalla autorità giudiziaria.

 

                             Art. 47 (L)

Sanzioni a carico dei notai (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 21)

 

  1.  Il  ricevimento  e  l'autenticazione da parte dei notai di atti nulli previsti dagli articoli 46 e 30 e non convalidabili costituisce violazione  dell'articolo 28  della  legge 16 febbraio 1913, n. 89, e

successive  modificazioni,  e  comporta l'applicazione delle sanzioni previste dalla legge medesima.

  2.  Tutti  i  pubblici  ufficiali,  ottemperando  a quanto disposto dall'articolo  30,  sono  esonerati  da  responsabilità  inerente al trasferimento  o  alla  divisione  dei  terreni;  l'osservanza  della

formalità prevista dal comma 6 dello stesso articolo 30 tiene anche luogo  del  rapporto  di  cui  all'articolo 2 del codice di procedura penale.

 

                             Art. 48 (L)

Aziende  erogatrici  di  servizi pubblici (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 45)

 

  1.  è  vietato  a  tutte le aziende erogatrici di servizi pubblici somministrare  le  loro  forniture per l'esecuzione di opere prive di permesso di costruire, nonchè ad opere in assenza di titolo iniziate

dopo  il  30 gennaio  1977  e  per le quali non siano stati stipulati contratti di somministrazione anteriormente al 17 marzo 1985.

  2.  Il  richiedente  il servizio è tenuto ad allegare alla domanda una  dichiarazione  sostitutiva  di  atto notorio, ai sensi e per gli effetti  dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica

28 dicembre  2000,  n. 445, recante il Testo unico delle disposizioni legislative    e   regolamentari   in   materia   di   documentazione amministrativa,  indicante  gli estremi del permesso di costruire, o,

per  le  opere abusive, gli estremi del permesso in sanatoria, ovvero copia  della  domanda  di permesso in sanatoria corredata della prova del  pagamento  delle  somme  dovute a titolo di oblazione per intero

nell'ipotesi  dell'articolo  36  e  limitatamente alle prime due rate nell'ipotesi dell'articolo 35 della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Il contratto  stipulato  in  difetto di tali dichiarazioni è nullo e il

funzionario   della   azienda   erogatrice,  cui  sia  imputabile  la stipulazione  del  contratto  stesso,  è  soggetto  ad  una sanzione pecuniaria da lire 5 milioni a lire 15 milioni. Per le opere che già

usufruiscono  di  un servizio pubblico, in luogo della documentazione di  cui  al  precedente  comma,  può  essere  prodotta  copia di una fattura,  emessa  dall'azienda  erogante  il  servizio,  dalla  quale

risulti che l'opera già usufruisce di un pubblico servizio.

  3. Per le opere iniziate anteriormente al 30 gennaio 1977, in luogo degli  estremi  della  licenza  edilizia  può  essere  prodotta  una dichiarazione sostitutiva di atto notorio rilasciata dal proprietario

o  altro  avente  titolo, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, recante il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in  materia  di documentazione amministrativa, attestante che l'opera è  stata  iniziata  in  data  anteriore  al  30 gennaio  1977.  Tale dichiarazione può essere ricevuta e inserita nello stesso contratto, ovvero in documento separato da allegarsi al contratto medesimo.

  

Capo III

Disposizioni fiscali

 

                             Art. 49 (L)

  Disposizioni fiscali (legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 41-ter)

 

  1.  Fatte  salve  le  sanzioni  di  cui  al  presente  titolo,  gli interventi abusivi realizzati in assenza di titolo o in contrasto con lo  stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato, non  beneficiano  delle  agevolazioni  fiscali  previste  dalle norme vigenti,  nè di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici.   Il  contrasto  deve  riguardare  violazioni  di  altezza, distacchi,  cubatura  o  superficie  coperta che eccedano per singola unità  immobiliare  il due per cento delle misure prescritte, ovvero il  mancato rispetto delle destinazioni e degli allineamenti indicati nel  programma  di fabbricazione, nel piano regolatore generale e nei piani particolareggiati di esecuzione.

  2.  è  fatto  obbligo  al  comune di segnalare all'amministrazione finanziaria,  entro  tre  mesi  dall'ultimazione  dei  lavori o dalla richiesta del certificato di agibilità, ovvero dall'annullamento del titolo edilizio, ogni inosservanza alla presente legge comportante la decadenza di cui al comma precedente.

  3.  Il  diritto  dell'amministrazione  finanziaria  a recuperare le imposte  dovute  in  misura  ordinaria  per  effetto  della decadenza stabilita  dal presente articolo si prescrive col decorso di tre anni dalla data di ricezione della segnalazione del comune.

  4.  In  caso  di  revoca  o  decadenza  dai  benefici  suddetti  il committente  è  responsabile  dei  danni  nei confronti degli aventi causa.

 

                             Art. 50 (L)

Agevolazioni tributarie in caso di sanatoria (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 46)

 

  1. In   deroga   alle  disposizioni  di  cui  all'articolo  49,  le agevolazioni  tributarie  in  materia  di  tasse ed imposte indirette sugli  affari si applicano agli atti stipulati dopo il 17 marzo 1985, qualora   ricorrano   tutti   i   requisiti  previsti  dalle  vigenti disposizioni  agevolative  ed  a  condizione  che  copia conforme del provvedimento di sanatoria venga presentata, contestualmente all'atto da  registrare,  all'amministrazione cui compete la registrazione. In mancanza del provvedimento definitivo di sanatoria, per conseguire in via  provvisoria  le  agevolazioni  deve  essere prodotta, al momento della  registrazione  dell'atto,  copia  della domanda di permesso in sanatoria  presentata  al comune, con la relativa ricevuta rilasciata dal  comune  stesso. L'interessato, a pena di decadenza dai benefici, deve  presentare  all'ufficio  del  registro  copia del provvedimento definitivo di sanatoria entro sei mesi dalla sua notifica o, nel caso che   questo   non   sia   intervenuto,   a  richiesta  dell'ufficio, dichiarazione  del  comune  che  attesti che la domanda non ha ancora ottenuto definizione.

  2. In  deroga  alle  disposizioni  di  cui  all'articolo  49, per i fabbricati  costruiti  senza  permesso  o in contrasto con la stesso, ovvero  sulla  base di permesso successivamente annullato, si applica la  esenzione  dall'imposta  locale  sui redditi, qualora ricorrano i requisiti  tipologici  di  inizio e ultimazione delle opere in virtù dei  quali sarebbe spettata, per il periodo di dieci anni a decorrere dal   17 marzo   1985.   L'esenzione  si  applica  a  condizione  che l'interessato  ne  faccia  richiesta  all'ufficio  distrettuale delle imposte  dirette  del  suo  domicilio  fiscale, allegando copia della domanda  indicata  nel  comma  precedente  con  la  relativa ricevuta rilasciata  dal  comune.  Alla scadenza di ogni anno dal giorno della presentazione  della  domanda  suddetta,  l'interessato,  a  pena  di decadenza dai benefici, deve presentare, entro novanta giorni da tale scadenza,  all'ufficio  distrettuale  delle imposte dirette copia del provvedimento  definitivo  di sanatoria, o in mancanza di questo, una dichiarazione  del  comune,  ovvero  una dichiarazione sostitutiva di atto  notorio,  attestante  che  la  domanda  non  ha ancora ottenuto definizione.

  3. La omessa o tardiva presentazione del provvedimento di sanatoria comporta  il  pagamento dell'imposta locale sui redditi e delle altre imposte  dovute  nella  misura  ordinaria, nonchè degli interessi di mora stabiliti per i singoli tributi.

  4. Il  rilascio  del permesso in sanatoria, per le opere o le parti di  opere  abusivamente  realizzate, produce automaticamente, qualora ricorrano  tutti  i  requisiti  previsti  dalle  vigenti disposizioni agevolative,  la cessazione degli effetti dei provvedimenti di revoca o di decadenza previsti dall'articolo 49.

  5. In  attesa  del  provvedimento  definitivo  di sanatoria, per il conseguimento  in via provvisoria degli effetti previsti dal comma 4, deve  essere  prodotta da parte dell'interessato alle amministrazioni finanziarie competenti copia autenticata della domanda di permesso in sanatoria,  corredata  della  prova  del pagamento delle somme dovute fino  al momento della presentazione della istanza di cui al presente comma.

  6. Non  si  fa  comunque  luogo al rimborso dell'imposta locale sui redditi e delle altre imposte eventualmente già pagate.

 

                             Art. 51 (L)

Finanziamenti  pubblici  e sanatoria (legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 50)

 

  1. La  concessione di indennizzi, ai sensi della legislazione sulle calamità   naturali,  è  esclusa  nei  casi  in  cui  gli  immobili danneggiati siano stati eseguiti abusivamente in zone alluvionali; la citata concessione di indennizzi è altresì esclusa per gli immobili edificati  in zone sismiche senza i prescritti criteri di sicurezza e senza che sia intervenuta sanatoria.

 

Parte II

NORMATIVA TECNICA PER L'EDILIZIA

Capo I

Disposizioni di carattere generale

 

                             Art. 52 (L)

Tipo  di  strutture  e  norme tecniche (legge 3 febbraio 1974, n. 64, articoli 1 e 32, comma 1)

 

  1.  In tutti i comuni della Repubblica le costruzioni sia pubbliche sia  private  debbono  essere  realizzate  in  osservanza delle norme tecniche  riguardanti i vari elementi costruttivi fissate con decreti del  Ministro  per  le  infrastrutture  e  i  trasporti,  sentito  il Consiglio  superiore  dei  lavori  pubblici che si avvale anche della collaborazione  del  Consiglio  nazionale  delle ricerche. Qualora le norme  tecniche  riguardino  costruzioni  in  zone sismiche esse sono adottate  di  concerto  con  il  Ministro  per l'interno. Dette norme definiscono:

    a) i  criteri  generali tecnico-costruttivi per la progettazione, esecuzione  e  collaudo  degli  edifici  in  muratura  e  per il loro consolidamento;

    b) i  carichi  e  sovraccarichi  e  loro  combinazioni,  anche in funzione  del tipo e delle modalità costruttive e della destinazione dell'opera,  nonchè  i criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni;

    c) le  indagini  sui  terreni  e  sulle  rocce, la stabilità dei pendii naturali   e   delle  scarpate,  i  criteri  generali  e  le precisazioni  tecniche  per  la  progettazione, esecuzione e collaudo delle  opere  di  sostegno delle terre e delle opere di fondazione; i criteri  generali  e  le  precisazioni tecniche per la progettazione, esecuzione   e  collaudo  di  opere  speciali,  quali  ponti,  dighe, serbatoi,  tubazioni,  torri,  costruzioni  prefabbricate  in genere, acquedotti, fognature;

    d) la protezione delle costruzioni dagli incendi.

  2.  Qualora  vengano usati sistemi costruttivi diversi da quelli in muratura  o  con  ossatura  portante  in  cemento  armato  normale  e precompresso, acciaio o sistemi combinati dei predetti materiali, per edifici  con quattro o più piani entro e fuori terra, l'idoneità di tali  sistemi  deve essere comprovata da una dichiarazione rilasciata dal  presidente  del  Consiglio  superiore  dei  lavori  pubblici  su conforme parere dello stesso Consiglio.

  3.  Le  norme  tecniche  di  cui  al presente articolo e i relativi aggiornamenti  entrano  in vigore trenta giorni dopo la pubblicazione dei  rispettivi  decreti  nella  Gazzetta  Ufficiale della Repubblica italiana.

     

                             Art. 53 (L)

Definizioni (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 1, primo, secondo e terzo comma)

 

  1. Ai fini del presente testo unico si considerano:

    a) opere   in  conglomerato  cementizio  armato  normale,  quelle composte  da  un complesso di strutture in conglomerato cementizio ed armature che assolvono ad una funzione statica;

    b) opere  in  conglomerato cementizio armato precompresso, quelle composte  di  strutture  in conglomerato cementizio ed armature nelle quali si imprime artificialmente uno stato  di  sollecitazione addizionale  di  natura ed entità tali da assicurare permanentemente l'effetto statico voluto;

    c) opere  a  struttura metallica quelle nelle quali la statica è assicurata  in  tutto o in parte da elementi strutturali in acciaio o in altri metalli.

 

                             Art. 54 (L)

Sistemi  costruttivi  (legge  2 febbraio 1974, n. 64, art. 5, art. 6, primo comma, art. 7, primo comma, art. 8, primo comma)

 

  1. Gli edifici possono essere costruiti con:

    a) struttura intelaiata in cemento armato normale o precompresso, acciaio o sistemi combinati dei predetti materiali;

    b) struttura a pannelli portanti;

    c) struttura in muratura;

    d) struttura in legname.

  2. Ai fini di questo testo unico si considerano:

    a) costruzioni  in  muratura,  quelle  nelle quali la muratura ha funzione portante;

    b) strutture    a   pannelli   portanti,   quelle   formate   con l'associazione di pannelli verticali prefabbricati (muri), di altezza pari  ad un piano e di larghezza superiore ad un metro, resi solidali a strutture orizzontali (solai) prefabbricate o costruite in opera;

    c) strutture  intelaiate,  quelle costituite da aste rettilinee o curvilinee, comunque vincolate fra loro ed esternamente.

 

                             Art. 55 (L)

Edifici  in  muratura  (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 6, secondo comma)

 

  1.   Le   costruzioni   in   muratura  devono  presentare  adeguate caratteristiche  di  solidarietà fra gli elementi strutturali che le compongono,  e  di rigidezza complessiva secondo le indicazioni delle norme tecniche di cui all'articolo 83.

 

                             Art. 56 (L)

Edifici  con struttura a pannelli portanti (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 7, secondo, terzo, quarto e quinto comma)

 

  1.  Le  strutture  a  pannelli portanti devono essere realizzate in calcestruzzo   pieno  od  alleggerito,  semplice,  armato  normale  o precompresso, presentare giunzioni eseguite in opera con calcestruzzo o   malta   cementizia,  ed  essere  irrigidite  da  controventamenti opportuni,  costituiti  dagli stessi pannelli verticali sovrapposti o da  lastre  in  calcestruzzo  realizzate in opera; i controventamenti devono essere orientati almeno secondo due direzioni distinte.

  2.  Il  complesso scatolare costituito dai pannelli deve realizzare un  organismo  statico  capace di assorbire le azioni sismiche di cui all'articolo 85.

  3.  La  trasmissione delle azioni mutue tra i diversi elementi deve essere assicurata da armature metalliche.

  4.  L'idoneità  di tali sistemi costruttivi, anche in funzione del grado  di  sismicità,  deve  essere  comprovata da una dichiarazione rilasciata   dal   presidente  del  Consiglio  superiore  dei  lavori pubblici, su conforme parere dello stesso Consiglio.

      

                             Art. 57 (L)

Edifici  con strutture intelaiate (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 8, secondo periodo del primo comma, secondo, terzo e quarto comma)

 

  1.  Nelle  strutture  intelaiate  possono  essere compresi elementi irrigidenti costituiti da:

    a) strutture reticolate in acciaio, calcestruzzo armato normale o precompresso;

    b) elementi-parete  in  acciaio,  calcestruzzo  armato  normale o precompresso.

  2.  Gli elementi irrigidenti devono essere opportunamente collegati alle  intelaiature  della  costruzione  in modo che sia assicurata la trasmissione delle azioni sismiche agli irrigidimenti stessi.

  3.  Il  complesso  resistente  deve essere proporzionato in modo da assorbire  le  azioni  sismiche  definite dalle norme tecniche di cui all'articolo 83.

  4.  Le  murature  di tamponamento delle strutture intelaiate devono essere  efficacemente  collegate  alle  aste  della  struttura stessa secondo   le  modalità  specificate  dalle  norme  tecniche  di  cui all'articolo 83.

 

                             Art. 58 (L)

Produzione  in  serie  in  stabilimenti  di manufatti in conglomerato normale  e  precompresso  e  di manufatti complessi in metallo (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 9)

 

  1.  Le  ditte  che  procedono  alla  costruzione  di  manufatti  in conglomerato  armato normale o precompresso ed in metallo, fabbricati in  serie  e  che assolvono alle funzioni indicate negli articoli 53, comma   1  e  64,  comma  1,  hanno  l'obbligo  di  darne  preventiva comunicazione  al  Servizio tecnico centrale del Ministero dei lavori pubblici, con apposita relazione nella quale debbono:

    a) descrivere  ciascun  tipo  di struttura indicando le possibili applicazioni e fornire i calcoli relativi, con particolare riguardo a quelli  riferentisi  a  tutto  il  comportamento  sotto carico fino a fessurazione e rottura;

    b) precisare  le  caratteristiche  dei  materiali impiegati sulla scorta   di   prove   eseguite  presso  uno  dei  laboratori  di  cui all'articolo 59;

    c) indicare,  in modo particolareggiato, i metodi costruttivi e i procedimenti seguiti per la esecuzione delle strutture;

    d) indicare  i  risultati  delle  prove  eseguite  presso uno dei laboratori di cui all'articolo 59.

  2.  Tutti  gli  elementi  precompressi debbono essere chiaramente e durevolmente  contrassegnati  onde  si  possa individuare la serie di origine.

  3.  Per  le  ditte  che costruiscono manufatti complessi in metallo fabbricati  in  serie, i quali assolvono alle funzioni indicate negli articoli  53,  comma  1 e 64, comma 1, la relazione di cui al comma 1 del  presente  articolo  deve  descrivere  ciascun tipo di struttura, indicando le possibili applicazioni e fornire i calcoli relativi.

  4.  Le  ditte  produttrici  di  tutti  i  manufatti di cui ai commi precedenti  sono tenute a fornire tutte le prescrizioni relative alle operazioni di trasporto e di montaggio dei loro manufatti.

  5.  La  responsabilità  della  rispondenza  dei  prodotti rimane a carico  della  ditta  produttrice,  che  è  obbligata a corredare la fornitura  con  i  disegni  del  manufatto  e l'indicazione delle sue caratteristiche di impiego.

  6.  Il  progettista  delle  strutture è responsabile dell'organico inserimento  e della previsione di utilizzazione dei manufatti di cui sopra nel progetto delle strutture dell'opera.

 

                             Art. 59 (L)

        Laboratori (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 20)

 

  1.   Agli   effetti  del  presente  testo  unico  sono  considerati laboratori ufficiali:

    a) i  laboratori  degli  istituti  universitari dei politecnici e delle facoltà di ingegneria e delle facoltà o istituti universitari di architettura;

    b) il  laboratorio  di scienza delle costruzioni del centro studi ed esperienze dei servizi antincendi e di protezione civile (Roma);

  2.  Il  Ministro  per  le  infrastrutture e i trasporti, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici, può autorizzare con proprio decreto,  ai  sensi del presente capo, altri laboratori ad effettuare prove  su  materiali  da  costruzione, comprese quelle geotecniche su terreni e rocce.

  3.  L'attività  dei  laboratori,  ai  fini  del  presente capo, è servizio di pubblica utilità.

 

                             Art. 60 (L)

Emanazione  di  norme  tecniche (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 21)

 

  1.  Il  Ministro  per  le  infrastrutture e i trasporti, sentito il Consiglio  superiore  dei  lavori  pubblici che si avvale anche della collaborazione  del  Consiglio  nazionale delle ricerche, predispone, modifica  ed  aggiorna  le norme tecniche alle quali si uniformano le costruzioni di cui al capo secondo.

 

                             Art. 61 (L)

    Abitati da consolidare (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 2)

 

  1.  In  tutti  i  territori  comunali o loro parti, nei quali siano intervenuti  od  intervengano  lo  Stato  o  la  regione per opere di consolidamento  di abitato ai sensi della legge 9 luglio 1908, n. 445 e  successive  modificazioni  ed integrazioni, nessuna opera e nessun lavoro,  salvo  quelli  di  manutenzione  ordinaria  o di rifinitura, possono  essere  eseguiti  senza  la  preventiva  autorizzazione  del competente ufficio tecnico della regione.

  2. Le opere di consolidamento, nei casi di urgenza riconosciuta con ordinanza  del  competente  ufficio  tecnico  regionale  o  comunale, possono  eccezionalmente essere intraprese anche prima della predetta autorizzazione, la quale comunque dovrà essere richiesta nel termine di cinque giorni dall'inizio dei lavori.

 

                              Art. 62 (L)

  Utilizzazione di edifici (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 28)

 

  1. Il  rilascio  della  licenza  d'uso per gli edifici costruiti in cemento armato e dei certificati di agibilità da parte dei comuni è condizionato   all'esibizione   di   un  certificato  da  rilasciarsi dall'ufficio   tecnico   della   regione,  che  attesti  la  perfetta rispondenza dell'opera eseguita alle norme del capo quarto.

 

                             Art. 63 (L)

                           Opere pubbliche

 

  1.  Quando  si  tratti  di  opere  eseguite  dai  soggetti  di  cui all'articolo 2  della  legge 11 febbraio 1994, n. 109, le norme della presente parte si applicano solo nel caso in cui non sia diversamente disposto  dalla  citata  legge  n.  109  del  1994,  dal  decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 544, dal decreto del Presidente  della  Repubblica  25 gennaio  2000,  n.  34  e  dal d. m. 19 aprile 2000 n. 145.

  

Capo II

Disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale e

precompresso ed a struttura metallica.

Sezione I

Adempimenti

 

                             Art. 64 (L)

Progettazione,  direzione, esecuzione, responsabilità (legge n. 1086 del  1971,  art. 1, quarto comma; art. 2, primo e secondo comma; art. 3, primo e secondo comma)

 

  1.  La realizzazione delle opere di conglomerato cementizio armato, normale  e  precompresso  ed  a struttura metallica, deve avvenire in modo  tale  da  assicurare  la  perfetta stabilità e sicurezza delle strutture   e   da   evitare   qualsiasi  pericolo  per  la  pubblica incolumità.

  2. La costruzione delle opere di cui all'articolo 53, comma 1, deve avvenire  in  base  ad  un  progetto  esecutivo redatto da un tecnico abilitato,  iscritto  nel  relativo  albo,  nei  limiti delle proprie competenze   stabilite   dalle   leggi   sugli   ordini   e   collegi professionali.

  3.  L'esecuzione delle opere deve aver luogo sotto la direzione di un  tecnico  abilitato,  iscritto nel relativo albo, nei limiti delle proprie competenze stabilite dalle leggi sugli ordini e collegi professionali.

  4. Il progettista ha la responsabilità diretta della progettazione di tutte le strutture dell'opera comunque realizzate.

  5.  Il direttore dei lavori e il costruttore, ciascuno per la parte di   sua  competenza,  hanno  la  responsabilità  della  rispondenza dell'opera   al   progetto,  dell'osservanza  delle  prescrizioni  di esecuzione  del  progetto,  della  qualità  dei materiali impiegati, nonchè,  per  quanto riguarda gli elementi prefabbricati, della posa in opera.

 

                             Art. 65 (R)

Denuncia dei lavori di realizzazione e relazione a struttura ultimata di opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica. (legge n. 1086 del 1971, articoli 4 e 6).

 

  1.   Le   opere   di  conglomerato  cementizio  armato,  normale  e precompresso  ed a struttura metallica, prima del loro inizio, devono essere  denunciate dal direttore dei lavori allo sportello unico, che provvede  a  trasmettere  tale denuncia al competente ufficio tecnico regionale.

  2.  Nella  denuncia devono essere indicati i nomi ed i recapiti del committente,  del  progettista  delle  strutture,  del  direttore dei lavori e del costruttore.

  3. Alla denuncia devono essere allegati:

    a)   il  progetto  dell'opera  in  triplice  copia,  firmato  dal progettista,  dal  quale  risultino  in  modo chiaro ed esauriente le calcolazioni  eseguite,  l'ubicazione,  il  tipo, le dimensioni delle strutture,  e  quanto  altro  occorre  per  definire  l'opera sia nei riguardi  dell'esecuzione  sia  nei  riguardi  della conoscenza delle condizioni di sollecitazione;

    b) una  relazione  illustrativa  in  triplice  copia  firmata dal progettista  e  dal  direttore  dei  lavori, dalla quale risultino le caratteristiche, le qualità e le dosature dei materiali che verranno impiegati nella costruzione.

  4. Lo sportello unico restituisce al direttore dei lavori, all'atto stesso  della presentazione, una copia del progetto e della relazione con l'attestazione dell'avvenuto deposito.

  5.  Anche  le  varianti  che  nel  corso  dei  lavori  si intendano introdurre  alle  opere  di  cui  al  comma  1, previste nel progetto originario,  devono essere denunciate, prima di dare inizio alla loro esecuzione,  allo  sportello  unico  nella  forma  e con gli allegati previsti nel presente articolo.

  6.  A  strutture  ultimate, entro il termine di sessanta giorni, il direttore   dei   lavori  deposita  presso  lo  sportello  unico  una relazione, redatta in triplice copia, sull'adempimento degli obblighi di cui ai commi 1, 2 e 3, esponendo:

    a) i  certificati  delle  prove sui materiali impiegati emessi da laboratori di cui all'articolo 59;

    b) per   le  opere  in  conglomerato  armato  precompresso,  ogni indicazione inerente alla tesatura dei cavi ed ai sistemi di messa in coazione;

    c) l'esito  delle  eventuali  prove di carico, allegando le copie dei relativi verbali firmate per copia conforme.

  7. Lo sportello unico restituisce al direttore dei lavori, all'atto stesso della presentazione, una copia della relazione di cui al comma 6 con l'attestazione dell'avvenuto deposito, e provvede a trasmettere una copia di tale relazione al competente ufficio tecnico regionale.

  8.  Il  direttore dei lavori consegna al collaudatore la relazione, unitamente alla restante documentazione di cui al comma 6.

 

                             Art. 66 (L)

       Documenti in cantiere (legge n. 1086 del 1971, art. 5)

 

  1. Nei   cantieri,  dal  giorno  di  inizio  delle  opere,  di  cui all'articolo  53, comma 1, a quello di ultimazione dei lavori, devono essere  conservati  gli  atti  indicati all'articolo 65, commi 3 e 4, datati  e  firmati  anche dal costruttore e dal direttore dei lavori, nonchè un apposito giornale dei lavori.

  2. Della  conservazione  e  regolare  tenuta  di  tali documenti è responsabile  il  direttore  dei  lavori.  Il direttore dei lavori è anche  tenuto  a vistare periodicamente, ed in particolare nelle fasi più importanti dell'esecuzione, il giornale dei lavori.

     

       Art. 67 (L, comma 1, 2, 4 e 8; R, i commi 3, 5, 6 e 7) Collaudo statico (legge 5 novembre 1971, n. 1086, articoli 7 e 8)

 

  1.  Tutte  le  costruzioni  di cui all'articolo 53, comma 1, la cui sicurezza  possa  comunque interessare la pubblica incolumità devono essere sottoposte a collaudo statico.

  2.  Il  collaudo  deve  essere  eseguito  da  un  ingegnere o da un architetto,  iscritto  all'albo  da  almeno  dieci  anni, che non sia intervenuto  in alcun modo nella progettazione, direzione, esecuzione dell'opera.

  3.  Contestualmente  alla  denuncia  prevista  dall'articolo 65, il direttore dei lavori è tenuto a presentare presso lo sportello unico l'atto  di  nomina  del  collaudatore  scelto  dal  committente  e la contestuale dichiarazione di accettazione dell'incarico, corredati da certificazione attestante le condizioni di cui al comma 2.

  4.  Quando  non  esiste  il committente ed il costruttore esegue in proprio,  è  fatto obbligo al costruttore di chiedere, anteriormente alla  presentazione  della  denuncia di inizio dei lavori, all'ordine provinciale   degli   ingegneri  o  a  quello  degli  architetti,  la designazione  di  una  terna  di  nominativi  fra  i quali sceglie il collaudatore.

  5.  Completata  la  struttura  con  la  copertura dell'edificio, il direttore  dei  lavori ne dà comunicazione allo sportello unico e al collaudatore che ha 60 giorni di tempo per effettuare il collaudo.

  6.  In  corso  d'opera  possono  essere  eseguiti collaudi parziali motivati   da   difficoltà  tecniche  e  da  complessità  esecutive dell'opera, fatto salvo quanto previsto da specifiche disposizioni.

  7.  Il  collaudatore  redige,  sotto la propria responsabilità, il certificato  di collaudo in tre copie che invia al competente ufficio tecnico regionale e al committente, dandone contestuale comunicazione allo sportello unico.

  8. Per il rilascio di licenza d'uso o di agibilità, se prescritte, occorre presentare all'amministrazione  comunale  una  copia  del certificato di collaudo.

  

Sezione II

Vigilanza

 

                             Art. 68 (L)

         Controlli (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 10)

 

  1.  Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, nel cui territorio vengono realizzate le opere indicate nell'articolo 53,  comma  1,  ha  il  compito  di  vigilare  sull'osservanza  degli adempimenti  preposti  dalla presente legge: a tal fine si avvale dei funzionari ed agenti comunali.

  2. Le disposizioni del precedente comma non si applicano alle opere costruite  per  conto  dello  Stato  e per conto delle regioni, delle province  e  dei  comuni,  aventi  un  ufficio  tecnico con a capo un ingegnere.

     

                             Art. 69 (L)

Accertamenti  delle  violazioni (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 11)

 

  1.  I  funzionari  e  agenti  comunali che accertino l'inosservanza degli adempimenti previsti nei precedenti articoli, redigono processo verbale che, a cura del dirigente o responsabile del competente ufficio comunale, verrà inoltrato  all'autorità giudiziaria competente  ed  all'ufficio tecnico della regione per i provvedimenti di cui all'articolo 70.

 

                             Art. 70 (L)

  Sospensione dei lavori (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 12)

 

  1.   Il  dirigente  dell'ufficio  tecnico  regionale,  ricevuto  il processo  verbale  redatto  a  norma dell'articolo 69 ed eseguiti gli opportuni  accertamenti,  ordina,  con  decreto notificato a mezzo di messo  comunale,  al  committente,  al  direttore  dei  lavori  e  al costruttore la sospensione dei lavori.

  2.  I  lavori  non  possono  essere  ripresi  finchè  il dirigente dell'ufficio  tecnico  regionale  non  abbia  accertato che sia stato provveduto agli adempimenti previsti dal presente capo.

  3.  Della  disposta  sospensione è data comunicazione al dirigente del competente ufficio comunale perchè ne curi l'osservanza.

  

Sezione III

Norme penali

 

                             Art. 71 (L)

      Lavori abusivi (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 13)

 

  1.  Chiunque commette, dirige e, in qualità di costruttore, esegue le  opere  previste dal presente capo, o parti di esse, in violazione dell'articolo  64, commi 2, 3 e 4, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da L. 200.000 a L. 2.000.000.

  2.   è  soggetto  alla  pena  dell'arresto  fino  ad  un  anno,  o dell'ammenda  da  L. 2.000.000  a L. 20.000.000, chi produce in serie manufatti  in  conglomerato armato normale o precompresso o manufatti complessi  in  metalli  senza osservare le disposizioni dell'articolo 58.

 

                             Art. 72 (L)

Omessa denuncia dei lavori (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 14)

 

  1.  Il  costruttore  che  omette  o  ritarda  la  denuncia prevista dall'articolo  65  è  punito  con  l'arresto  fino  a tre mesi o con l'ammenda da lire 200.000 a lire 2.000.000.

 

                             Art. 73 (L)

responsabilità  del  direttore dei lavori (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 15)

 

  1.  Il  direttore  dei  lavori  che non ottempera alle prescrizioni indicate  nell'articolo  66  è  punito  con l'ammenda da L. 80.000 a L. 400.000.

  2.  Alla  stessa pena soggiace il direttore dei lavori che omette o ritarda  la  presentazione  al  competente  ufficio tecnico regionale della relazione indicata nell'articolo 65, comma 6.

 

                             Art. 74 (L)

responsabilità  del  collaudatore  (legge  5 novembre 1971, n. 1086, art. 16)

 

  1. Il collaudatore che non osserva gli obblighi di cui all'articolo 67, comma 5, è punito con l'ammenda da L. 100.000 a L. 1.000.000.

 

                             Art. 75 (L)

Mancanza del certificato di collaudo (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 17)

 

  1.  Chiunque  consente  l'utilizzazione delle costruzioni prima del rilascio  del certificato di collaudo è punito con l'arresto fino ad un mese o con l'ammenda da L. 200.000 a L. 2.000.000.

 

                             Art. 76 (L)

Comunicazione  della  sentenza  (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 18)

 

  1.  La  sentenza  irrevocabile,  emessa  in  base  alle  precedenti disposizioni,  deve  essere comunicata, a cura del cancelliere, entro quindici  giorni da quello in cui è divenuta irrevocabile, al comune e  alla  regione  interessata ed al consiglio provinciale dell'ordine professionale, cui eventualmente sia iscritto l'imputato.

 

Capo III

Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle

barriere architettoniche negli edifici privati, pubblici e privati

aperti al pubblico

Sezione I

Eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati

 

                             Art. 77 (L)

Progettazione  di  nuovi edifici e ristrutturazione di interi edifici (legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 1)

 

  1.  I  progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici privati, ovvero  alla  ristrutturazione di interi edifici, ivi compresi quelli di  edilizia  residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata, sono redatti  in osservanza delle prescrizioni tecniche previste dal comma 2.

  2.  Il  Ministro  delle  infrastrutture  e  dei trasporti fissa con decreto, adottato ai sensi dell'articolo 52, le prescrizioni tecniche necessarie   a   garantire  l'accessibilità,  l'adattabilità  e  la visitabilità  degli  edifici  privati  e  di  edilizia  residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata.

  3. La progettazione deve comunque prevedere:

    a) accorgimenti  tecnici  idonei alla installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala;

    b) idonei  accessi alle parti comuni degli edifici e alle singole unità immobiliari;

    c) almeno  un  accesso  in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento;

    d) l'installazione,  nel caso di immobili con più di tre livelli fuori  terra, di un ascensore per ogni scala principale raggiungibile mediante rampe prive di gradini.

  4.  è  fatto  obbligo di allegare al progetto la dichiarazione del professionista   abilitato   di   conformità  degli  elaborati  alle disposizioni adottate ai sensi del presente capo.

  5.  I  progetti di cui al comma 1 che riguardano immobili vincolati ai  sensi  del  decreto  legislativo  29 ottobre 1999, n. 490, devono essere  approvati dalla competente autorità di tutela, a norma degli articoli 23 e 151 del medesimo decreto legislativo.

     

                             Art. 78 (L)

Deliberazioni sull'eliminazione delle barriere architettoniche (legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 2)

 

  1. Le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni da attuare negli    edifici   privati   dirette   ad   eliminare   le   barriere architettoniche  di  cui  all'articolo  27,  primo comma, della legge 30 marzo  1971,  n.  118, ed all'articolo 1, primo comma, del decreto del  Presidente  della  Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, nonchè la realizzazione   di   percorsi   attrezzati   e  la  installazione  di dispositivi  di  segnalazione atti a favorire la mobilità dei ciechi all'interno  degli edifici privati, sono approvate dall'assemblea del condominio,  in  prima  o in seconda convocazione, con le maggioranze previste  dall'articolo 1136,  secondo  e  terzo  comma,  del  codice civile.

  2.  Nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro  tre  mesi dalla richiesta fatta per iscritto, le deliberazioni di cui al comma 1, i portatori di handicap, ovvero chi ne esercita la tutela  o  la potestà di cui al titolo IX del libro primo del codice civile,  possono  installare,  a  proprie  spese,  servoscala nonchè strutture  mobili  e facilmente rimovibili e possono anche modificare l'ampiezza  delle  porte  d'accesso,  al fine di rendere più agevole l'accesso   agli   edifici,   agli   ascensori  e  alle  rampe  delle autorimesse.

  3.  Resta fermo quanto disposto dagli articoli 1120, secondo comma, e 1121, terzo comma, del codice civile.

     

                             Art. 79 (L)

Opere  finalizzate  all'eliminazione  delle  barriere architettoniche realizzate in deroga ai regolamenti edilizi (legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 3)

 

  1. Le  opere  di  cui  all'articolo 78 possono essere realizzate in deroga  alle  norme  sulle distanze previste dai regolamenti edilizi, anche  per i cortili e le chiostrine interni ai fabbricati o comuni o di uso comune a più fabbricati.

  2. è  fatto salvo l'obbligo di rispetto delle distanze di cui agli articoli 873 e 907 del codice civile nell'ipotesi in cui tra le opere da  realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune.

 

                             Art. 80 (L)

Rispetto delle norme antisismiche, antincendio e di prevenzione degli infortuni (legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 6)

 

  1. Fermo restando l'obbligo del preavviso e dell'invio del progetto alle  competenti  autorità  a  norma  dell'articolo 94, l'esecuzione delle  opere  edilizie  di cui all'articolo 78, da realizzare in ogni caso  nel  rispetto  delle  norme  antisismiche, di prevenzione degli incendi e degli infortuni, non è soggetta alla autorizzazione di cui all'articolo  94. L'esecuzione non conforme alla normativa richiamata al comma 1 preclude il collaudo delle opere realizzate.

 

                             Art. 81 (L)

Certificazioni   (legge  9 gennaio  1989,  n.  13,  art.  8;  decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

 

  1.   Alle   domande   ovvero  alle  comunicazioni  al  dirigente  o responsabile   del   competente   ufficio   comunale   relative  alla realizzazione  di  interventi  di  cui  al  presente capo è allegato certificato   medico   in   carta   libera  attestante  l'handicap  e dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, ai sensi dell'art. 47  del  decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,   recante  il  testo  unico  delle  disposizioni  legislative  e regolamentari  in  materia  di  documentazione  amministrativa, dalla quale  risultino  l'ubicazione  della  propria abitazione, nonchè le difficoltà di accesso.

 

Sezione II

Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche negli

edifici pubblici e privati aperti al pubblico

 

                             Art. 82 (L)

Eliminazione  o  superamento  delle  barriere  architettoniche  negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico (legge 5 febbraio 1992, n.  104, art. 24; decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, art. 62, comma 2; decreto legislativo n. 267 del 2000, articoli 107 e 109).

 

  1.  Tutte  le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili di limitare l'accessibilità e la visitabilità di cui alla sezione prima del presente capo, sono eseguite  in conformità alle disposizioni di cui alla legge 30 marzo 1971,  n.  118,  e successive modificazioni, al regolamento approvato con  decreto  del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, alla  sezione  prima  del presente capo, al regolamento approvato con decreto  del  Presidente  della  Repubblica  24 luglio  1996, n. 503, recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche, e al decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

  2.  Per  gli edifici pubblici e privati aperti al pubblico soggetti ai  vincoli  di  cui  al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, nonchè  ai  vincoli  previsti  da  leggi speciali aventi le medesime finalità, qualora le autorizzazioni previste dall'articolo 20, commi 6 e 7, non possano venire concesse, per il mancato rilascio del nulla osta  da parte delle autorità competenti alla tutela del vincolo, la conformità  alle  norme  vigenti  in  materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche può essere realizzata con opere  provvisionali,  come  definite dall'articolo 7 del decreto del Presidente  della  Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, sulle quali sia stata acquisita l'approvazione delle predette autorità.

  3.   Alle  comunicazioni  allo  sportello  unico  dei  progetti  di esecuzione  dei  lavori  riguardanti  edifici  pubblici  e  aperti al pubblico,  di  cui  al  comma 1, rese ai sensi dell'articolo 22, sono allegate   una   documentazione   grafica   e  una  dichiarazione  di conformità  alla normativa vigente in materia di accessibilità e di superamento  delle  barriere  architettoniche,  anche  ai  sensi  del comma 2 del presente articolo.

  4.  Il  rilascio  del  permesso di costruire per le opere di cui al comma  1  è subordinato alla verifica della conformità del progetto compiuta dall'ufficio tecnico o dal tecnico incaricato dal comune. Il dirigente  o  il  responsabile  del  competente ufficio comunale, nel rilasciare  il certificato di agibilità per le opere di cui al comma 1,  deve  accertare  che le opere siano state realizzate nel rispetto delle  disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche.   A   tal   fine  può  richiedere  al  proprietario dell'immobile  o  all'intestatario  del  permesso  di  costruire  una dichiarazione  resa  sotto  forma  di  perizia  giurata redatta da un tecnico abilitato.

  5.  La  richiesta  di  modifica di destinazione d'uso di edifici in luoghi   pubblici   o   aperti  al  pubblico  è  accompagnata  dalla dichiarazione  di  cui  al  comma  3.  Il rilascio del certificato di agibilità  è  condizionato  alla verifica tecnica della conformità della dichiarazione allo stato dell'immobile.

  6.  Tutte  le  opere  realizzate  negli  edifici pubblici e privati aperti  al  pubblico  in  difformità  dalle  disposizioni vigenti in materia   di   accessibilità   e   di  eliminazione  delle  barriere architettoniche,  nelle  quali  le  difformità siano tali da rendere impossibile l'utilizzazione   dell'opera  da  parte  delle  persone handicappate, sono dichiarate inagibili.

  7. Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli  accertamenti per l'agibilità ed il collaudatore, ciascuno per la  propria competenza, sono direttamente responsabili, relativamente ad  opere  eseguite  dopo  l'entrata in vigore della legge 5 febbraio 1992, n. 104, delle difformità che siano tali da rendere impossibile l'utilizzazione  dell'opera da parte delle persone handicappate. Essi sono  puniti con l'ammenda da lire 10 milioni a lire 50 milioni e con la  sospensione  dai  rispettivi  albi  professionali  per un periodo compreso da uno a sei mesi.

  8.  I piani di cui all'articolo 32, comma 21, della legge n. 41 del 1986,  sono  modificati  con integrazioni relative all'accessibilità degli  spazi urbani, con particolare riferimento all'individuazione e alla  realizzazione  di  percorsi  accessibili,  all'installazione di semafori  acustici  per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata  in  modo  da  ostacolare  la  circolazione  delle persone handicappate.

  9. I comuni adeguano i propri regolamenti edilizi alle disposizioni di   cui  all'articolo  27  della  citata  legge  n.  118  del  1971, all'articolo  2  del  citato  regolamento  approvato  con decreto del Presidente della Repubblica n. 384 del 1978, alle disposizioni di cui alla  sezione  prima  del  presente  capo,  e  al  citato decreto del Ministro  dei  lavori  pubblici  14 giugno 1989, n. 236. Le norme dei regolamenti  edilizi  comunali  contrastanti  con le disposizioni del presente articolo perdono efficacia.

 

Capo IV

Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le

zone sismiche

Sezione I

Norme per le costruzioni in zone sismiche

 

                             Art. 83 (L)

Opere  disciplinate  e gradi di sismicità (legge 3 febbraio 1974, n. 64,  art.  3;  articoli 54, comma 1, lettera c), 93, comma 1, lettera g), e comma 4 del decreto legislativo n. 112 del 1998)

 

  1. Tutte le costruzioni la cui sicurezza possa comunque interessare la  pubblica  incolumità, da realizzarsi in zone dichiarate sismiche ai  sensi  dei  commi 2 e 3 del presente articolo, sono disciplinate, oltre  che  dalle  disposizioni di cui all'articolo 52, da specifiche norme  tecniche  emanate, anche per i loro aggiornamenti, con decreti del Ministro per le infrastrutture ed i trasporti, di concerto con il Ministro  per  l'interno,  sentiti  il Consiglio superiore dei lavori pubblici,  il  Consiglio  nazionale  delle  ricerche  e la Conferenza unificata.

  2. Con  decreto  del Ministro per le infrastrutture ed i trasporti, di  concerto  con  il  Ministro  per  l'interno, sentiti il Consiglio superiore  dei lavori pubblici, il Consiglio nazionale delle ricerche e  la  Conferenza  unificata,  sono  definiti  i criteri generali per l'individuazione   delle   zone   sismiche   e  dei  relativi  valori differenziati  del  grado  di  sismicità  da  prendere a base per la determinazione  delle  azioni  sismiche  e di quant'altro specificato dalle norme tecniche.

  3. Le   regioni,  sentite  le  province  e  i  comuni  interessati, provvedono  alla  individuazione  delle zone dichiarate sismiche agli effetti  del presente capo, alla formazione e all'aggiornamento degli elenchi  delle  medesime  zone  e  dei  valori attribuiti ai gradi di sismicità, nel rispetto dei criteri generali di cui al comma 2.

     

                             Art. 84 (L)

Contenuto delle norme tecniche (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 4)

 

  1.  Le  norme  tecniche  per le costruzioni in zone sismiche di cui all'articolo 83, da adottare sulla base dei criteri generali indicati dagli  articoli  successivi  e  in  funzione  dei  diversi  gradi  di sismicità, definiscono:

    a) l'altezza  massima  degli  edifici  in  relazione  al  sistema costruttivo,  al  grado  di  sismicità  della zona ed alle larghezze stradali;

    b) le  distanze minime consentite tra gli edifici e giunzioni tra edifici contigui;

    c) le  azioni sismiche orizzontali e verticali da tenere in conto del  dimensionamento  degli  elementi  delle costruzioni e delle loro giunzioni;

    d) il  dimensionamento  e  la  verifica delle diverse parti delle costruzioni;

    e) le  tipologie  costruttive  per  le  fondazioni  e le parti in elevazione.

  2.  Le  caratteristiche  generali e le proprietà fisico-meccaniche dei  terreni  di  fondazione,  e  cioè  dei  terreni  costituenti il sottosuolo  fino  alla profondità alla quale le tensioni indotte dal manufatto  assumano valori significativi ai fini delle deformazioni e della  stabilità dei terreni medesimi, devono essere esaurientemente accertate.

  3.  Per  le  costruzioni  su  pendii gli accertamenti devono essere convenientemente  estesi  al  di  fuori  dell'area  edificatoria per rilevare  tutti  i  fattori  occorrenti per valutare le condizioni di stabilità dei pendii medesimi.

  4. Le norme tecniche di cui al comma 1 potranno stabilire l'entità degli  accertamenti  in  funzione della morfologia e della natura dei terreni e del grado di sismicità.

 

                             Art. 85 (L)

       Azioni sismiche (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 9)

 

  1. L'edificio deve essere progettato e costruito in modo che sia in grado  di  resistere  alle azioni verticali e orizzontali, ai momenti torcenti   e  ribaltanti  indicati  rispettivamente  alle  successive lettere  a),  b),  c)  e  d)  e  definiti dalle norme tecniche di cui all'articolo 83.

    a) azioni  verticali:  non  si tiene conto in genere delle azioni sismiche  verticali; per le strutture di grande luce o di particolare importanza,   agli  effetti  di  dette  azioni,  deve  svolgersi  una opportuna analisi dinamica teorica o sperimentale;

    b) azioni   orizzontali:   le   azioni  sismiche  orizzontali  si schematizzano  attraverso  l'introduzione  di  due  sistemi  di forze orizzontali  agenti  non  contemporaneamente  secondo  due  direzioni ortogonali;

    c) momenti  torcenti:  ad  ogni  piano deve essere considerato il momento  torcente  dovuto  alle  forze  orizzontali  agenti  ai piani sovrastanti  e  in  ogni  caso  non minore dei valori da determinarsi secondo   le  indicazioni  riportate  dalle  norme  tecniche  di  cui all'articolo 83;

    d) momenti  ribaltanti:  per  le  verifiche  dei pilastri e delle fondazioni gli sforzi normali provocati dall'effetto ribaltante delle azioni   sismiche  orizzontali  devono  essere  valutati  secondo  le indicazioni delle norme tecniche di cui all'articolo 83.

 

                             Art. 86 (L)

  Verifica delle strutture (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 10)

 

  1.  L'analisi  delle  sollecitazioni dovute alle azioni sismiche di cui all'articolo 85 è effettuata tenendo conto della ripartizione di queste fra gli elementi resistenti dell'intera struttura.

  2.  Si devono verificare detti elementi resistenti per le possibili combinazioni degli effetti sismici con tutte le altre azioni esterne, senza   alcuna  riduzione  dei  sovraccarichi,  ma  con  l'esclusione dell'azione del vento.

 

                             Art. 87 (L)

  Verifica delle fondazioni (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 11)

 

  1. I calcoli di stabilità  del  complesso  terreno-opera  di fondazione   si  eseguono  con  i  metodi  ed  i  procedimenti  della geotecnica, tenendo conto, tra le forze agenti, delle azioni sismiche orizzontali  applicate  alla  costruzione e valutate come specificato dalle norme tecniche di cui all'articolo 83.

      

                             Art. 88 (L)

           Deroghe (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 12)

 

  1.  Possono  essere  concesse  deroghe  all'osservanza  delle norme tecniche,  di  cui  al  precedente  articolo  83, dal Ministro per le infrastrutture  e  i  trasporti, previa apposita istruttoria da parte dell'ufficio  periferico competente e parere favorevole del Consiglio superiore dei lavori pubblici, quando sussistano ragioni particolari, che   ne  impediscano  in  tutto  o  in  parte  l'osservanza,  dovute all'esigenza  di  salvaguardare  le  caratteristiche  ambientali  dei centri storici.

  2.  La  possibilità di deroga deve essere prevista nello strumento urbanistico  generale  e  le singole deroghe devono essere confermate nei piani particolareggiati.

 

                             Art. 89 (L)

Parere  sugli  strumenti  urbanistici  (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 13)

 

  1.  Tutti  i comuni nei quali sono applicabili le norme di cui alla presente  sezione  e quelli di cui all'articolo 61, devono richiedere il  parere  del  competente ufficio tecnico regionale sugli strumenti urbanistici  generali  e  particolareggiati  prima  della delibera di adozione   nonchè  sulle  lottizzazioni convenzionate prima della delibera di approvazione,  e  loro  varianti ai fini della verifica della  compatibilità  delle  rispettive previsioni con le condizioni geomorfologiche del territorio.

  2.  Il competente ufficio tecnico regionale deve pronunciarsi entro sessanta  giorni dal ricevimento della richiesta dell'amministrazione comunale.

  3.  In caso di mancato riscontro entro il termine di cui al comma 2 il parere deve intendersi reso in senso negativo.

     

                             Art. 90 (L)

       Sopraelevazioni (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 14)

 

  1. è consentita, nel rispetto degli strumenti urbanistici vigenti:

    a) la  sopraelevazione  di  un  piano  negli edifici in muratura, purchè  nel  complesso  la costruzione risponda alle prescrizioni di cui al presente capo;

    b) la  sopraelevazione  di  edifici  in  cemento armato normale e precompresso,  in acciaio o a pannelli portanti, purchè il complesso della struttura sia conforme alle norme della presente legge.

  2.   L'autorizzazione   è  consentita  previa  certificazione  del competente ufficio tecnico regionale che specifichi il numero massimo di piani che è possibile realizzare in sopraelevazione e l'idoneità della struttura esistente a sopportare il nuovo carico.

 

                             Art. 91 (L)

         Riparazioni (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 15)

 

  1.  Le  riparazioni  degli  edifici  debbono  tendere  a conseguire un maggiore  grado  di  sicurezza  alle  azioni  sismiche  di  cui ai precedenti articoli.

  2.  I criteri sono fissati nelle norme tecniche di cui all'articolo 83.

 

                             Art. 92 (L)

Edifici  di  speciale importanza artistica (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 16)

 

  1. Per  l'esecuzione  di  qualsiasi lavoro di natura antisismica in edifici  o  manufatti  di  carattere  monumentale o aventi, comunque, interesse archeologico, storico o artistico, siano essi pubblici o di privata  proprietà,  restano ferme le disposizioni di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

 

Sezione III

Vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche

 

                             Art. 93 (R)

Denuncia  dei  lavori  e presentazione dei progetti di costruzioni in zone sismiche (legge n. 64 del 1974, articoli 17 e 19)

 

  1.  Nelle  zone  sismiche  di cui all'articolo 83, chiunque intenda procedere  a  costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni, è tenuto a darne   preavviso  scritto  allo  sportello  unico,  che  provvede  a trasmetterne  copia  al  competente  ufficio  tecnico  della regione, indicando   il   proprio  domicilio,  il  nome  e  la  residenza  del progettista, del direttore dei lavori e dell'appaltatore.

  2. Alla  domanda  deve  essere  allegato  il  progetto,  in  doppio esemplare e debitamente firmato da un ingegnere, architetto, geometra o  perito  edile  iscritto  nell'albo,  nei  limiti  delle rispettive competenze, nonchè dal direttore dei lavori.

  3. Il  contenuto  minimo del progetto è determinato dal competente ufficio  tecnico  della regione. In ogni caso il progetto deve essere esauriente   per   planimetria,   piante,   prospetti  e  sezioni  ed accompagnato  da  una  relazione  tecnica,  dal fascicolo dei calcoli delle  strutture portanti, sia in fondazione sia in elevazione, e dai disegni dei particolari esecutivi delle strutture.

  4. Al  progetto  deve  inoltre  essere allegata una relazione sulla fondazione,  nella  quale  devono essere illustrati i criteri seguiti nella  scelta  del  tipo di fondazione, le ipotesi assunte, i calcoli svolti nei riguardi del complesso terreno-opera di fondazione.

  5. La relazione sulla fondazione deve essere corredata da grafici o da documentazioni, in quanto necessari.

  6. In ogni comune deve essere tenuto un registro delle denunzie dei lavori di cui al presente articolo.

  7. Il  registro  deve  essere  esibito, costantemente aggiornato, a semplice  richiesta,  ai  funzionari,  ufficiali  ed  agenti indicati nell'articolo 103.

 

                             Art. 94 (L)

Autorizzazione per l'inizio dei lavori (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 18)

 

  1. Fermo  restando  l'obbligo del titolo abilitativo all'intervento edilizio,  nelle  località  sismiche, ad eccezione di quelle a bassa sismicità  all'uopo indicate nei decreti di cui all'articolo 83, non si  possono  iniziare  lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione.

  2. L'autorizzazione  è  rilasciata  entro  sessanta  giorni  dalla richiesta  e viene comunicata al comune, subito dopo il rilascio, per i provvedimenti di sua competenza.

  3. Avverso    il    provvedimento    relativo   alla   domanda   di autorizzazione, o nei confronti del mancato rilascio entro il termine di  cui  al  comma  2,  è ammesso ricorso al presidente della giunta regionale che decide con provvedimento definitivo.

  4. I  lavori  devono  essere  diretti  da un ingegnere, architetto, geometra   o  perito  edile  iscritto  nell'albo,  nei  limiti  delle rispettive competenze.

     

                             Art. 95 (L)

       Sanzioni penali (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 20)

 

  1. Chiunque violi le prescrizioni contenute nel presente capo e nei decreti  interministeriali di cui agli articoli 52 e 83 è punito con l'ammenda da L. 400.000 a L. 20.000.000.

 

                             Art. 96 (L)

Accertamento delle violazioni (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 21)

 

  1. I funzionari, gli ufficiali ed agenti indicati all'articolo 103, appena  accertato  un  fatto  costituente  violazione  delle presenti norme,  compilano  processo  verbale trasmettendolo immediatamente al competente ufficio tecnico della regione.

  2.  Il dirigente dell'ufficio tecnico regionale, previ, occorrendo, ulteriori  accertamenti  di  carattere tecnico, trasmette il processo verbale all'autorità giudiziaria competente con le sue deduzioni.

 

                             Art. 97 (L)

   Sospensione dei lavori (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 22)

 

  1.  Il  dirigente  del  competente  ufficio  tecnico della regione, contemporaneamente  agli  adempimenti di cui all'articolo 96, ordina, con  decreto  motivato,  notificato  a  mezzo  di  messo comunale, al proprietario,  nonchè  al direttore o appaltatore od esecutore delle opere, la sospensione dei lavori.

  2.  Copia del decreto è comunicata al dirigente o responsabile del competente  ufficio  comunale  o  al prefetto ai fini dell'osservanza dell'ordine di sospensione.

  3.  L'ufficio  territoriale del governo, su richiesta del dirigente dell'ufficio  di  cui  al  comma 1, assicura l'intervento della forza pubblica,  ove  ciò  sia  necessario per l'esecuzione dell'ordine di sospensione.

  4. L'ordine di sospensione produce i suoi effetti sino alla data in cui la pronuncia dell'autorità giudiziaria diviene irrevocabile.

      

                             Art. 98 (L)

     Procedimento penale (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 23)

 

  1.  Se  nel  corso  del  procedimento  penale il pubblico ministero ravvisa la necessità di ulteriori accertamenti tecnici, nomina uno o più   consulenti,   scegliendoli  fra  i  componenti  del  Consiglio superiore  dei lavori pubblici o tra tecnici laureati appartenenti ai ruoli  del  Ministero delle infrastrutture e dei trasporti o di altre amministrazioni statali.

  2. Deve essere in ogni caso citato per il dibattimento il dirigente del  competente ufficio tecnico della regione, il quale può delegare un funzionario dipendente che sia al corrente dei fatti.

  3.  Con  il decreto o con la sentenza di condanna il giudice ordina la  demolizione  delle  opere  o  delle  parti  di  esse costruite in difformità   alle   norme   del   presente   capo   o   dei  decreti interministeriali  di cui agli articoli 52 e 83, ovvero impartisce le prescrizioni  necessarie  per  rendere  le  opere conformi alle norme stesse, fissando il relativo termine.

 

                             Art. 99 (L)

    Esecuzione d'ufficio (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 24)

 

  1.   Qualora   il   condannato  non  ottemperi  all'ordine  o  alle prescrizioni di cui all'articolo 98, dati con sentenza irrevocabile o con  decreto  esecutivo,  il competente ufficio tecnico della regione provvede,  se del caso con l'assistenza della forza pubblica, a spese del condannato.

 

                            Art. 100 (L)

Competenza  del  presidente  della giunta regionale (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 25)

 

  1.  Qualora il reato sia estinto per qualsiasi causa, il presidente della  giunta regionale ordina, con provvedimento definitivo, sentito l'organo tecnico consultivo della regione, la demolizione delle opere o delle parti di esse eseguite in violazione delle norme del presente capo  e  delle  norme  tecniche  di cui agli articoli 52 e 83, ovvero l'esecuzione  di  modifiche  idonee  a  renderle  conformi alle norme stesse.

  2. In caso di inadempienza si applica il disposto dell'articolo 99.

 

                            Art. 101 (L)

Comunicazione  del  provvedimento al competente ufficio tecnico della regione (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 26)

 

  1. Copia della sentenza irrevocabile o del decreto esecutivo emessi in  base  alle precedenti disposizioni deve essere comunicata, a cura del  cancelliere,  al  competente ufficio tecnico della regione entro quindici giorni da quello in cui la sentenza è divenuta irrevocabile o il decreto è diventato esecutivo.

 

                            Art. 102 (L)

modalità  per  l'esecuzione d'ufficio (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 27)

 

  1.  Per gli adempimenti di cui all'articolo 99 le regioni iscrivono annualmente in bilancio una somma non inferiore a lire 50 milioni.

  2.  Al  recupero delle somme erogate su tale fondo per l'esecuzione di  lavori  di  demolizione  di  opere  in contravvenzione alle norme tecniche  di cui al presente capo, si provvede a mezzo dell'esattoria comunale  in  base  alla  liquidazione  dei  lavori  stessi fatta dal competente  ufficio  tecnico  della  regione,  e  resa  esecutiva dal prefetto.

  3.  La  riscossione  delle  somme dai contravventori, per il titolo suindicato  e  con  l'aumento  dell'aggio  spettante all'esattore, è fatta  mediante  ruoli resi esecutivi dalle intendenze di finanza con la procedura stabilita per l'esazione delle imposte dirette.

  4.  Il  versamento  delle  somme stesse è fatto con imputazione ad apposito capitolo del bilancio dell'entrata.

 

                            Art. 103 (L)

Vigilanza  per  l'osservanza  delle  norme tecniche (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 29)

 

  1.  Nelle  località di cui all'articolo 61 e in quelle sismiche di cui  all'articolo  83  gli  ufficiali  di  polizia  giudiziaria,  gli ingegneri  e  geometri  degli  uffici  tecnici  delle amministrazioni statali  e degli uffici tecnici regionali, provinciali e comunali, le guardie doganali e forestali, gli ufficiali e sottufficiali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e in generale tutti gli agenti giurati a  servizio  dello  Stato, delle province e dei comuni sono tenuti ad accertare    che    chiunque   inizi   costruzioni,   riparazioni   e sopraelevazioni  sia  in  possesso dell'autorizzazione rilasciata dal competente  ufficio tecnico della regione a norma degli articoli 61 e 94.

  2.  I  funzionari di detto ufficio debbono altresì accertare se le costruzioni,  le riparazioni e ricostruzioni procedano in conformità delle presenti norme.

  3.  Eguale  obbligo  spetta  agli ingegneri e geometri degli uffici tecnici  succitati  quando accedano per altri incarichi qualsiasi nei comuni danneggiati, compatibilmente coi detti incarichi.

 

Sezione IV

Disposizioni finali

 

                            Art. 104 (L)

Costruzioni in corso in zone sismiche di nuova classificazione (legge 3 febbraio  1974,  n.  64,  art.  30;  articoli 107 e 109 del decreto legislativo n. 267 del 2000)

 

  1.  Tutti  coloro  che in una zona sismica di nuova classificazione abbiano  iniziato  una  costruzione  prima dell'entrata in vigore del provvedimento  di classificazione sono tenuti a farne denuncia, entro quindici   giorni   dall'entrata   in  vigore  del  provvedimento  di classificazione, al competente ufficio tecnico della regione.

  2. L'ufficio tecnico della regione, entro 30 giorni dalla ricezione della  denunzia,  accerta  la  conformità  del  progetto  alle norme tecniche  di  cui  all'articolo  83  e  l'idoneità  della parte già legittimamente  realizzata  a  resistere  all'azione  delle possibili azioni sismiche.

  3.  Nel  caso  in  cui  l'accertamento  di cui al comma 2 dia esito positivo,   l'ufficio   tecnico   autorizza   la  prosecuzione  della costruzione  che  deve,  in ogni caso, essere ultimata entro due anni dalla  data  del provvedimento di classificazione; nel caso in cui la costruzione possa essere resa conforme alla normativa tecnica vigente mediante  le  opportune modifiche del progetto, l'autorizzazione può anche essere rilasciata condizionatamente all'impegno del costruttore di  apportare  le modifiche necessarie. In tal caso l'ufficio tecnico regionale  rilascia  apposito  certificato al denunciante, inviandone copia al dirigente o responsabile del competente ufficio comunale per i necessari provvedimenti.

  4.  Il presidente della giunta regionale può, per edifici pubblici e  di  uso  pubblico,  stabilire, ove occorra, termini di ultimazione superiori ai due anni di cui al comma 3.

  5.  Qualora  l'accertamento  di cui al comma 2 dia esito negativo e non sia possibile intervenire con modifiche idonee a rendere conforme il  progetto  o  la  parte  già  realizzata  alla  normativa tecnica vigente,  il dirigente dell'ufficio tecnico annulla la concessione ed ordina la demolizione di quanto già costruito.

  6.  In  caso  di  violazione  degli obblighi stabiliti nel presente articolo  si  applicano  le  disposizioni  della  parte  II, capo IV, sezione III del presente testo unico.

 

                            Art. 105 (L)

Costruzioni eseguite col sussidio dello Stato (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 33)

 

  1.  L'inosservanza  delle  norme  del  presente  capo,  nel caso di edifici  per i quali sia stato già concesso il sussidio dello Stato, importa, oltre alle sanzioni penali, anche la decadenza dal beneficio statale,  qualora l'interessato non si sia attenuto alle prescrizioni di cui al presente capo.

 

                            Art. 106 (L)

Esenzione  per le opere eseguite dal genio militare (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 33)

 

  1.  Per  le  opere  che  si  eseguono  a  cura  del  genio militare l'osservanza  delle  disposizioni  di  cui  alle sezioni II e III del presente  capo  è  assicurata  dall'organo  all'uopo individuato dal Ministero della difesa.

 

Capo V

Norme per la sicurezza degli impianti

 

                            Art. 107 (L)

Ambito  di  applicazione  (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 1, primo comma)

 

  1.  Sono  soggetti  all'applicazione  del  presente capo i seguenti impianti  relativi  agli  edifici  quale  che  ne sia la destinazione d'uso:

    a) gli  impianti  di produzione, di trasporto, di distribuzione e di  utilizzazione  dell'energia elettrica all'interno degli edifici a partire   dal   punto  di  consegna  dell'energia  fornita  dall'ente distributore;

    b) gli  impianti  radiotelevisivi  ed  elettronici  in genere, le antenne e gli impianti di protezione da scariche atmosferiche;

    c) gli impianti di riscaldamento e di climatizzazione azionati da fluido liquido, aeriforme, gassoso e di qualsiasi natura o specie;

    d) gli  impianti  idrosanitari  nonchè  quelli  di trasporto, di trattamento,  di  uso,  di accumulo e di consumo di acqua all'interno degli  edifici  a  partire  dal  punto di consegna dell'acqua fornita dall'ente distributore;

    e) gli  impianti  per  il trasporto e l'utilizzazione di gas allo stato  liquido  o  aeriforme  all'interno degli edifici a partire dal punto di consegna  del  combustibile  gassoso  fornito  dall'ente distributore;

    f) gli impianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, di montacarichi, di scale mobili e simili;

    g) gli impianti di protezione antincendio.

 

                            Art. 108 (L)

Soggetti  abilitati (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 2; al comma 3, è l'art. 22 della legge 30 aprile 1999, n. 136)

 

  1.   Sono   abilitate   all'installazione,   alla   trasformazione, all'ampliamento   e   alla   manutenzione   degli   impianti  di  cui all'articolo  107 tutte le imprese, singole o associate, regolarmente iscritte   nel   registro   delle  ditte  di  cui  al  regio  decreto 20 settembre 1934, n. 2011,  e successive  modificazioni  ed integrazioni,  o nell'albo provinciale delle imprese artigiane di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443.

  2.  L'esercizio delle attività di cui al comma 1 è subordinato al possesso  dei  requisiti  tecnico-professionali,  di cui all'articolo 109,  da  parte  dell'imprenditore,  il  quale, qualora non ne sia in possesso,  prepone  all'esercizio  delle attività di cui al medesimo comma 1 un responsabile tecnico che abbia tali requisiti.

  3.  Sono,  in  ogni caso abilitate all'esercizio delle attività di cui  al  comma  1,  le  imprese  in  possesso  di attestazione per le relative   categorie   rilasciata   da   una  Societa'  organismo  di attestazione  (SOA), debitamente autorizzata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio 2000, n. 34.

  4.  Possono effettuare il collaudo ed accertare la conformità alla normativa  vigente  degli  impianti di cui all'articolo 107, comma 1, lettera  f),  i  professionisti  iscritti  negli  albi professionali, inseriti negli appositi elenchi della camera di commercio, industria, artigianato   e   agricoltura,  formati  annualmente  secondo  quanto previsto  dall'articolo  9, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 6 dicembre 1991, n. 447.

 

                            Art. 109 (L)

Requisiti tecnico-professionali (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 3)

 

  1. I requisiti tecnico-professionali di cui all'articolo 108, comma 2, sono i seguenti:

    a) laurea  in  materia  tecnica  specifica  conseguita presso una università statale o legalmente riconosciuta;

    b) oppure  diploma di scuola secondaria superiore conseguito, con specializzazione   relativa   al   settore  delle  attività  di  cui all'articolo  110,  comma  1, presso un istituto statale o legalmente riconosciuto,  previo  un  periodo  di inserimento, di almeno un anno continuativo, alle dirette dipendenze di una impresa del settore;

    c) oppure   titolo   o   attestato   conseguito  ai  sensi  della legislazione  vigente  in materia di formazione professionale, previo un  periodo  di  inserimento,  di  almeno  due anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore;

    d) oppure  prestazione lavorativa svolta, alle dirette dipendenze di   una   impresa  del  settore,  nel  medesimo  ramo  di  attività dell'impresa stessa, per un periodo non inferiore a tre anni, escluso quello  computato  ai fini dell'apprendistato, in qualità di operaio installatore  con  qualifica  di  specializzato  nelle  attività  di installazione,  di  trasformazione,  di ampliamento e di manutenzione degli impianti di cui all'articolo 107.

  2.   E' istituito  presso  le  camere  di  commercio,  industria, artigianato  e  agricoltura  un  albo  dei  soggetti in possesso dei requisiti   professionali  di  cui  al  comma  1.  Le  modalità  per l'accertamento  del possesso dei titoli professionali, sono stabiliti con   decreto   del   Ministero   dell'industria,   del  commercio  e dell'artigianato.

 

               Art. 110 (L, commi 1 e 2 - R, comma 3)

 Progettazione degli impianti (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 6)

 

  1.  Per  l'installazione,  la  trasformazione e l'ampliamento degli impianti  di  cui  ai  commi  1,  lettere  a),  b),  c), e) e g), e 2 dell'articolo  107 è obbligatoria la redazione del progetto da parte di  professionisti,  iscritti  negli  albi professionali, nell'ambito delle rispettive competenze.

  2. La redazione del progetto per l'installazione, la trasformazione e  l'ampliamento  degli impianti di cui al comma 1 è obbligatoria al di   sopra  dei  limiti  dimensionali  indicati  nel  regolamento  di attuazione di cui all'articolo 119.

  3. Il progetto, di cui al comma 1, deve essere depositato presso lo sportello unico contestualmente al progetto edilizio.

 

                            Art. 111 (R)

 Misure di semplificazione per il collaudo degli impianti installati

 

  1. Nel  caso in cui la normativa vigente richieda il certificato di collaudo  degli  impianti  installati  il  committente  è  esonerato dall'obbligo  di  presentazione dei progetti degli impianti di cui ai commi 1, lettere a), b), c), e) e g), e 2 dell'articolo 107 se, prima dell'inizio  dei  lavori,  dichiari  di volere effettuare il collaudo degli impianti con le modalità previste dal comma 2.

  2. Il  collaudo  degli  impianti  può  essere effettuato a cura di professionisti   abilitati,  non  intervenuti  in  alcun  modo  nella progettazione,  direzione ed esecuzione dell'opera, i quali attestano che  i  lavori  realizzati sono conformi ai progetti approvati e alla normativa  vigente  in  materia.  In  questo  caso  la certificazione redatta viene trasmessa allo sportello unico a cura del direttore dei lavori.

  3. Resta   salvo   il   potere  dell'amministrazione  di  procedere all'effettuazione dei controlli successivi e di applicare, in caso di falsità delle  attestazioni,  le  sanzioni previste dalla normativa vigente.

 

                            Art. 112 (L)

 Installazione degli impianti (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 7)

 

  1.  Le imprese installatrici sono tenute ad eseguire gli impianti a regola  d'arte utilizzando allo scopo materiali parimenti costruiti a regola  d'arte.  I  materiali  ed  i componenti realizzati secondo le norme  tecniche di sicurezza dell'Ente italiano di unificazione (UNI) e del Comitato elettrotecnico italiano (CEI), nonchè nel rispetto di quanto  prescritto  dalla legislazione tecnica vigente in materia, si considerano costruiti a regola d'arte.

  2.  In  particolare  gli impianti elettrici devono essere dotati di impianti  di  messa  a  terra e di interruttori differenziali ad alta sensibilità o di altri sistemi di protezione equivalenti.

  3. Tutti gli impianti realizzati alla data del 13 marzo 1990 devono essere adeguati a quanto previsto dal presente articolo.

  4.  Con  decreto  del  Ministro  dell'industria,  del  commercio  e dell'artigianato,  saranno  fissati  i  termini  e  le  modalità per l'adeguamento degli impianti di cui al comma 3.

 

                            Art. 113 (L)

 Dichiarazione di conformità (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 9)

 

  1.  Al  termine  dei  lavori  l'impresa  installatrice  è tenuta a rilasciare  al  committente  la  dichiarazione  di  conformità degli impianti realizzati nel rispetto delle norme di cui all'articolo 112.

Di   tale   dichiarazione,  sottoscritta  dal  titolare  dell'impresa installatrice  e recante i numeri di partita IVA e di iscrizione alla camera  di  commercio,  industria, artigianato e agricoltura, faranno parte  integrante  la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati nonchè, ove previsto, il progetto di cui all'articolo 110.

 

                            Art. 114 (L)

responsabilità  del  committente o del proprietario (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 10)

 

  1.  Il committente o il proprietario è tenuto ad affidare i lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli  impianti di cui all'articolo 107 ad imprese abilitate ai sensi dell'articolo 108.

 

                            Art. 115 (L)

Certificato  di  agibilità  (legge  18 maggio  1990, n. 46, art. 11, decreto legislativo n. 267 del 2000, articoli 107 e 109)

 

  1.  Il  dirigente  o  responsabile  del competente ufficio comunale rilascia  il  certificato di agibilità, dopo aver acquisito anche la dichiarazione  di  conformità  o  il  certificato  di collaudo degli impianti  installati, ove previsto, salvo quanto disposto dalle leggi vigenti.

 

                            Art. 116 (L)

Ordinaria  manutenzione  degli  impianti  e cantieri (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 12)

 

  1.  Sono  esclusi dagli obblighi della redazione del progetto e del rilascio  del  certificato  di  collaudo, nonchè dall'obbligo di cui all'articolo 114, i lavori concernenti l'ordinaria manutenzione degli impianti di cui all'articolo 107.

  2.  Sono  altresì  esclusi  dagli  obblighi  della  redazione  del progetto  e del rilascio del certificato di collaudo le installazioni per  apparecchi  per  usi  domestici  e  la  fornitura provvisoria di energia  elettrica  per  gli  impianti  di cantiere e similari, fermo restando l'obbligo del rilascio della dichiarazione di conformità di cui all'articolo 113.

     

                            Art. 117 (R)

Deposito presso lo sportello unico della dichiarazione di conformità o del certificato di collaudo (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 13)

 

  1. Qualora  nuovi  impianti  tra quelli di cui ai com-mi 1, lettere a),  b),  c),  e),  e g), e 2 dell'articolo 107 vengano installati in edifici  per  i  quali  è  già  stato  rilasciato il certificato di agibilità,  l'impresa  installatrice  deposita  presso  lo sportello unico,  entro trenta giorni dalla conclusione dei lavori, il progetto di  rifacimento  dell'impianto e la dichiarazione di conformità o il certificato  di  collaudo  degli impianti installati, ove previsto da altre norme o dal regolamento di attuazione di cui all'articolo 119.

  2. In  caso  di  rifacimento parziale di impianti, il progetto e la dichiarazione  di  conformità  o  il  certificato  di  collaudo, ove previsto,  si  riferiscono  alla  sola  parte  degli impianti oggetto dell'opera  di  rifacimento.  Nella relazione di cui all'articolo 113 deve essere espressamente indicata la compatibilità con gli impianti preesistenti.

  3. In  alternativa  al deposito del progetto, di cui al comma 1, è possibile  ricorrere alla certificazione di conformità dei lavori ai progetti approvati di cui all'articolo 111.

     

                            Art. 118 (L)

          Verifiche (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 14)

 

  1.  Per  eseguire  i  collaudi,  ove  previsti,  e per accertare la conformità  degli  impianti  alle  disposizioni  del presente capo e della  normativa  vigente,  i  comuni,  le unità sanitarie locali, i comandi  provinciali  dei vigili del fuoco e l'Istituto superiore per la  prevenzione  e la sicurezza del lavoro (ISPESL) hanno facoltà di avvalersi della collaborazione dei liberi professionisti, nell'ambito delle  rispettive  competenze,  di  cui  all'articolo  110,  comma 1, secondo  le  modalità stabilite dal regolamento di attuazione di cui all'articolo 119.

  2. Il certificato di collaudo deve essere rilasciato entro tre mesi dalla presentazione della relativa richiesta.

 

                            Art. 119 (L)

  Regolamento di attuazione (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 15)

 

  1. Con regolamento di attuazione, emanato ai sensi dell'articolo 17 della  legge  23 agosto  1988,  n. 400, sono precisati i limiti per i quali   risulti   obbligatoria  la  redazione  del  progetto  di  cui all'articolo  110  e  sono  definiti  i  criteri  e  le  modalità di redazione  del  progetto stesso in relazione al grado di complessità tecnica    dell'installazione    degli    impianti,    tenuto   conto dell'evoluzione tecnologica, per fini di prevenzione e di sicurezza.

 

                            Art. 120 (L)

           Sanzioni (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 16)

 

  1. Alla violazione di quanto previsto dall'articolo 113 consegue, a carico  del  committente  o  del  proprietario,  secondo le modalità previste  dal  regolamento di attuazione di cui all'articolo 119, una sanzione  amministrativa  da  lire  centomila a lire cinquecentomila.

Alla violazione delle altre norme del presente capo consegue, secondo le  modalità  previste  dal  medesimo regolamento di attuazione, una sanzione amministrativa da lire un milione a lire dieci milioni.

  2.  Il  regolamento di attuazione di cui all'articolo 119 determina le modalità della sospensione delle imprese dal registro o dall'albo di  cui all'articolo 108, comma 1, e dei provvedimenti disciplinari a carico dei professionisti iscritti nei rispettivi albi, dopo la terza violazione  delle  norme  relative  alla  sicurezza  degli  impianti, nonchè  gli aggiornamenti dell'entità delle sanzioni amministrative di cui al comma 1.

 

                            Art. 121 (L)

Abrogazione e adeguamento dei regolamenti comunali e regionali (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 17)

 

  1.  I  comuni  e  le  regioni  sono  tenuti  ad  adeguare  i propri regolamenti,  qualora  siano  in  contrasto  con  le disposizioni del presente capo.

 

Capo VI

Norme per il contenimento del consumo di energia negli edifici

 

                            Art. 122 (L)

    Ambito di applicazione (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 25)

 

  1. Sono regolati dalle norme del presente capo i consumi di energia negli  edifici  pubblici  e privati, qualunque ne sia la destinazione d'uso, nonchè, mediante il disposto dell'articolo 129, l'esercizio e la manutenzione degli impianti esistenti.

  2.   Nei  casi  di  recupero  del  patrimonio  edilizio  esistente, l'applicazione  del presente capo è graduata in relazione al tipo di intervento,  secondo  la tipologia individuata dall'articolo 3, comma 1, del presente testo unico.

 

                            Art. 123 (L)

Progettazione, messa in opera ed esercizio di edifici e di impianti (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 26)

 

  1.  Ai  nuovi  impianti,  lavori,  opere, modifiche, installazioni, relativi  alle  fonti  rinnovabili di energia, alla conservazione, al risparmio   e   all'uso   razionale  dell'energia,  si  applicano  le disposizioni  di cui all'articolo 17, commi 3 e 4, nel rispetto delle norme  urbanistiche,  di  tutela  artistico-storica e ambientale. Gli interventi  di  utilizzo delle fonti di energia di cui all'articolo 1 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, in edifici ed impianti industriali non  sono  soggetti  ad  autorizzazione specifica e sono assimilati a tutti gli effetti alla manutenzione straordinaria di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a). L'installazione di impianti solari e di pompe di  calore da parte di installatori qualificati, destinati unicamente alla  produzione  di  acqua calda e di aria negli edifici esistenti e negli   spazi  liberi  privati  annessi,  è  considerata  estensione dell'impianto idrico-sanitario già in opera.

  2.  Per  gli  interventi  in  parti  comuni  di  edifici,  volti al contenimento   del   consumo   energetico  degli  edifici  stessi  ed all'utilizzazione  delle fonti di energia di cui all'articolo 1 della legge  9 gennaio 1991, n. 10, ivi compresi quelli di cui all'articolo 8  della  legge  medesima,  sono  valide  le relative decisioni prese a maggioranza delle quote millesimali.

  3. Gli edifici pubblici e privati, qualunque ne sia la destinazione d'uso, e gli impianti non di processo ad essi associati devono essere progettati  e messi in opera in modo tale da contenere al massimo, in relazione al progresso della tecnica, i consumi di energia termica ed elettrica.

  4.  Ai fini di cui al comma 3 e secondo quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 4 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, sono regolate, con riguardo  ai  momenti  della  progettazione,  della  messa in opera e dell'esercizio,  le caratteristiche energetiche degli edifici e degli impianti  non  di  processo ad essi associati, nonchè dei componenti degli edifici e degli impianti.

  5.   Per   le  innovazioni  relative  all'adozione  di  sistemi  di termoregolazione   e   di  contabilizzazione  del  calore  e  per  il conseguente  riparto  degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente   registrato,   l'assemblea   di   condominio   decide a maggioranza, in deroga agli articoli 1120 e 1136 del codice civile.

  6.  Gli  impianti  di riscaldamento al servizio di edifici di nuova costruzione,  il  cui  permesso  di costruire, sia rilasciato dopo il 25 luglio 1991, devono essere progettati e realizzati in modo tale da consentire   l'adozione   di   sistemi   di   termoregolazione  e  di contabilizzazione del calore per ogni singola unità immobiliare.

  7.  Negli  edifici di proprietà pubblica o adibiti ad uso pubblico è fatto obbligo di soddisfare il fabbisogno energetico degli stessi favorendo  il  ricorso  a  fonti  rinnovabili di energia o assimilate salvo impedimenti di natura tecnica od economica.

  8.  La  progettazione  di  nuovi edifici pubblici deve prevedere la realizzazione  di  ogni  impianto,  opera ed installazione utili alla conservazione, al risparmio e all'uso razionale dell'energia.

 

                            Art. 124 (L)

 Limiti ai consumi di energia (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 27)

 

  1.  I  consumi  di  energia  termica  ed  elettrica ammessi per gli edifici  sono  limitati  secondo  quanto  previsto dai decreti di cui all'articolo  4  della legge 9 gennaio 1991, n. 10, in particolare in relazione alla destinazione d'uso degli edifici stessi, agli impianti di cui sono dotati e alla zona climatica di appartenenza.

 

                    Art. 125 (L - R, commi 1 e 3)

Denuncia dei lavori, relazione tecnica e progettazione degli impianti e  delle  opere  relativi  alle  fonti  rinnovabili  di  energia,  al risparmio  e all'uso razionale dell'energia (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 28)

 

  1.  Il  proprietario  dell'edificio,  o  chi  ne  ha  titolo,  deve depositare  presso  lo  sportello unico, in duplice copia la denuncia dell'inizio dei lavori relativi alle opere di cui agli articoli 122 e 123,  il  progetto  delle  opere  stesse  corredato  da una relazione tecnica,  sottoscritta  dal  progettista  o  dai  progettisti, che ne attesti la rispondenza alle prescrizioni del presente Capo.

  2.  Nel caso in cui la denuncia e la documentazione di cui al comma 1  non  siano  state  presentate  prima  dell'inizio  dei  lavori, il sindaco,  fatta  salva la sanzione amministrativa di cui all'articolo 133, ordina la sospensione dei lavori sino al compimento del suddetto adempimento.

  3.  La  documentazione  deve  essere compilata secondo le modalità stabilite  con  proprio  decreto  dal  Ministro  dell'industria,  del commercio  e  dell'artigianato.  Una  copia  della  documentazione è conservata  dallo  sportello  unico  ai  fini  dei  controlli e delle verifiche  di cui all'articolo 132. Altra copia della documentazione, restituita  dallo  sportello  unico  con l'attestazione dell'avvenuto deposito, deve essere   consegnata   a   cura   del  proprietario dell'edificio, o di chi ne ha titolo, al direttore dei lavori ovvero, nel  caso  l'esistenza  di questi non sia prevista dalla legislazione vigente,  all'esecutore  dei  lavori. Il direttore ovvero l'esecutore dei   lavori   sono   responsabili   della   conservazione   di  tale documentazione in cantiere.

 

                            Art. 126 (R)

                     Certificazione di impianti

 

  1.  Il  committente  è esonerato dall'obbligo di presentazione del progetto  di  cui  all'articolo 125 se, prima dell'inizio dei lavori, dichiari  di volersi avvalere della facoltà di cui all'articolo 111, comma 2.

 

                            Art. 127 (R)

Certificazione  delle  opere e collaudo (legge 9 gennaio 1999, n. 10, art 29)

 

  1.  Per  la  certificazione  e il collaudo delle opere previste dal presente  capo  si applicano le corrispondenti disposizioni di cui al capo quinto della parte seconda.

 

                            Art. 128 (L)

Certificazione energetica degli edifici (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 30)

 

  1.  Con  decreto  del  Presidente della Repubblica, adottato previa deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,  sentito  il parere del Consiglio  di  Stato,  su  proposta del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato,  sentito  il  Ministro  dei  lavori pubblici,  il  Consiglio superiore dei lavori pubblici e l'ENEA, sono emanate  norme  per  la certificazione energetica degli edifici. Tale decreto   individua   tra   l'altro   i   soggetti   abilitati   alla certificazione.

  2.  Nei  casi  di  compravendita  o  di locazione il certificato di collaudo  e  la  certificazione  energetica  devono  essere portati a conoscenza  dell'acquirente  o  del  locatario dell'intero immobile o della singola unità immobiliare.

  3.  Il proprietario o il locatario possono richiedere al comune ove è ubicato l'edificio la  certificazione  energetica  dell'intero immobile  o  della  singola  unità immobiliare. Le spese relative di certificazione sono a carico del soggetto che ne fa richiesta.

  4.  L'attestato  relativo  alla  certificazione  energetica  ha una validità  temporale  di  cinque  anni  a partire dal momento del suo rilascio.

 

                            Art. 129 (L)

Esercizio e manutenzione degli impianti (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 31)

 

  1.  Durante  l'esercizio degli impianti il proprietario, o per esso un  terzo,  che se ne assume la responsabilità, deve adottare misure necessarie  per  contenere  i  consumi  di energia, entro i limiti di rendimento previsti dalla normativa vigente in materia.

  2.  Il  proprietario,  o  per  esso  un  terzo, che se ne assume la responsabilità, è tenuto a condurre gli impianti e a disporre tutte le  operazioni  di  manutenzione ordinaria e straordinaria secondo le prescrizioni della vigente normativa UNI e CEI.

  3.  I comuni con più di quarantamila abitanti e le province per la restante  parte  del  territorio  effettuano  i controlli necessari e verificano  con  cadenza  almeno  biennale  l'osservanza  delle norme relative al rendimento di combustione, anche avvalendosi di organismi esterni aventi specifica competenza tecnica, con onere a carico degli utenti.

  4. I contratti relativi alla fornitura di energia e alla conduzione degli  impianti  di  cui  al  presente  capo,  contenenti clausole in contrasto  con essa, sono nulli. Ai contratti che contengono clausole difformi si applica l'articolo 1339 del codice civile.

 

                            Art. 130 (L)

Certificazioni  e  informazioni ai consumatori (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 32)

 

  1.  Ai  fini  della  commercializzazione,  le  caratteristiche e le prestazioni energetiche dei componenti degli edifici e degli impianti devono  essere certificate secondo le modalità stabilite con proprio decreto dal Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con il Ministro dei lavori pubblici.

  2.  Le imprese che producono o commercializzano i componenti di cui al  comma  1  sono  obbligate  a  riportare  su  di  essi gli estremi dell'avvenuta certificazione.

 

                            Art. 131 (L)

Controlli  e verifiche (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 33; decreto legislativo n. 267 del 2000, articoli 107 e 109)

 

  1.  Il  comune procede al controllo dell'osservanza delle norme del presente  capo  in relazione al progetto delle opere in corso d'opera ovvero  entro  cinque  anni  dalla data di fine lavori dichiarata dal committente.

  2. La verifica può essere effettuata in qualunque momento anche su richiesta  e  a spese del committente, dell'acquirente dell'immobile, del conduttore, ovvero dell'esercente gli impianti.

  3.  In  caso  di  accertamento  di difformità in corso d'opera, il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale ordina la sospensione dei lavori.

  4.  In  caso  di  accertamento di difformità su opere terminate il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale ordina, a carico   del  proprietario,  le  modifiche  necessarie  per  adeguare l'edificio alle caratteristiche previste dal presente capo.

  5. Nei casi previsti dai commi 3 e 4 il dirigente o il responsabile del   competente   ufficio   comunale   irroga  le  sanzioni  di  cui all'articolo 132.

 

                            Art. 132 (L)

           Sanzioni (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 34)

 

  1.  L'inosservanza dell'obbligo di cui al comma 1 dell'articolo 125 è  punita  con  la  sanzione  amministrativa non inferiore a lire un milione e non superiore a lire cinque milioni.

  2.  Il  proprietario  dell'edificio  nel  quale sono eseguite opere difformi dalla documentazione depositata ai sensi dell'articolo 125 e che  non  osserva  le disposizioni degli articoli 123 e 124 è punito con la sanzione amministrativa in misura non inferiore al 5 per cento e non superiore al 25 per cento del valore delle opere.

  3.  Il  costruttore  e  il  direttore  dei  lavori  che omettono la certificazione  di  cui  all'articolo  127, ovvero che rilasciano una certificazione  non  veritiera nonchè il progettista che rilascia la relazione  di  cui  al  comma 1 dell'articolo 126 non veritiera, sono puniti  in  solido con la sanzione amministrativa non inferiore all'1 per  cento  e  non  superiore  al 5 per cento del valore delle opere, fatti salvi i casi di responsabilità penale.

  4.   Il   collaudatore   che   non  ottempera  a  quanto  stabilito dall'articolo 127 è punito con la sanzione amministrativa pari al 50 per  cento  della  parcella  calcolata  secondo  la  vigente  tariffa professionale.

  5. Il proprietario o l'amministratore del condominio, o l'eventuale terzo  che  se  ne è assunta la responsabilità, che non ottempera a quanto  stabilito  dall'articolo  129,  commi 1 e 2, è punito con la sanzione  amministrativa  non  inferiore  a  lire  un  milione  e non superiore  a  lire cinque milioni. Nel caso in cui venga sottoscritto un  contratto  nullo ai sensi del comma 4 dell'articolo 129, le parti sono  punite  ognuna  con  la sanzione amministrativa pari a un terzo dell'importo  del  contratto  sottoscritto,  fatta  salva la nullità dello stesso.

  6.  L'inosservanza delle  prescrizioni  di cui all'articolo 130 è punita  con  la  sanzione  amministrativa non inferiore a lire cinque milioni  e non superiore a lire cinquanta milioni, fatti salvi i casi di responsabilità penale.

  7.   Qualora soggetto della sanzione amministrativa sia  un professionista,  l'autorità  che applica la  sanzione deve darne comunicazione  all'ordine professionale di appartenenza per i provvedimenti disciplinari conseguenti.

  8.  L'inosservanza,  della  disposizione  che  impone la nomina, ai sensi dell'articolo 19 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, del tecnico responsabile  per la conservazione e l'uso razionale dell'energia, è punita  con  la  sanzione  amministrativa  non inferiore a lire dieci milioni e non superiore a lire cento milioni.

 

                            Art. 133 (L)

Provvedimenti di sospensione dei lavori (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 35; decreto legislativo n. 267 del 2000, articoli 107 e 109)

 

  1.  Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, con  il  provvedimento  mediante  il  quale ordina la sospensione dei lavori,    ovvero   le   modifiche   necessarie   per   l'adeguamento dell'edificio,  deve  fissare  il  termine  per  la regolarizzazione.

L'inosservanza  del  termine  comporta  l'ulteriore irrogazione della sanzione  amministrativa e l'esecuzione forzata delle opere con spese a carico del proprietario.

     

                            Art. 134 (L)

irregolarità  rilevate  dall'acquirente  o  dal  conduttore (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 136)

 

  1.  Qualora  l'acquirente  o  il conduttore dell'immobile riscontra difformità  dalle  norme  della  presente legge, anche non emerse da eventuali  precedenti  verifiche, deve farne denuncia al comune entro un  anno  dalla  constatazione,  a  pena  di decadenza dal diritto di risarcimento del danno da parte del committente o del proprietario.

 

                            Art. 135 (L)

         Applicazione (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 37)

 

  1. I decreti ministeriali di cui al presente capo entrano in vigore centottanta  giorni  dopo  la  data  della  loro  pubblicazione nella Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica  italiana  e si applicano alle denunce  di  inizio  lavori presentate ai comuni dopo tale termine di entrata in vigore.

  2.  Il  decreto  del Presidente della Repubblica 28 giugno 1977, n. 1052,  si  applica,  in  quanto compatibile con il presente capo e il comma 1 degli articoli 128 e 130, nonchè con il titolo I della legge 9 gennaio  1991, n. 10, fino all'adozione dei decreti di cui ai commi 1, 2 e 4 dell'articolo 4 della legge medesima.

 

Parte III

DISPOSIZIONI FINALI

Capo I

Disposizioni finali

 

Art. 136

(L, commi 1 e 2, lettere a), b), c), d), e), f), g), h), i), l) - R comma 2, lettera m) Abrogazioni

 

  1.  Ai  sensi dell'articolo 20, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n.  59, dalla data di entrata in vigore del presente testo unico sono abrogate le seguenti disposizioni:

    a) legge 17 agosto 1942, n. 1150, limitatamente all'articolo 31;

    b) legge 21 dicembre 1955, n. 1357, limitatamente all'articolo 3;

    c) legge  28 gennaio  1977, n. 10, limitatamente agli articoli 1;

4, commi 3, 4 e 5; 9, lettera c);

    d) legge 5 agosto 1978, n. 457, limitatamente all'articolo 48;

    e) decreto-legge   23 gennaio  1982,  n.  9,  limitatamente  agli articoli  7  e  8,  convertito,  con modificazioni, in legge 25 marzo 1982, n. 94.

  Legge  28 febbraio  1985,  n.  47,  art.  15;  25,  comma  4,  come modificato dal decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, comma 7, lettera g), convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993, n.  493,  nel  testo  sostituito  dall'art.  2, comma 60, della legge 23 dicembre 1996, n. 662;

  Decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, limitatamente all'articolo 4, convertito,  con  modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, nel  testo  sostituito dall'art. 2, comma 60, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, come modificato dal decreto legge 25 marzo 1997, n. 67, articolo 11,  convertito,  con  modificazioni,  dalla legge 23 maggio 1997, n. 135.

  2.  Ai sensi dell'articolo 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50, dalla data  di  entrata  in  vigore  del presente testo unico sono altresì abrogate le seguenti disposizioni:

    regio   decreto  27 luglio  1934,  n.  1265,  limitatamente  agli articoli 220 e 221, comma 2;

    legge  17 agosto  1942,  n. 1150, limitatamente agli articoli 26, 27, 33, 41-ter, 41-quater, 41-quinquies, ad esclusione dei commi 6, 8 e 9;

    legge  28 gennaio  1977, n. 10, limitatamente agli articoli 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 16;

    legge 3 gennaio 1978, n. 1, limitatamente all'articolo 1, commi 4 e 5, come sostituiti dall'articolo 4, legge 18 novembre 1998, n. 415;

    decreto-legge 23 gennaio 1982, n. 9, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  25 marzo  1982,  n.  94,  limitatamente all'articolo 7;

    legge  28 febbraio 1985, n. 47, limitatamente agli articoli 3, 4, 5,  6,  7,  8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 25, comma 4, 26, 27, 45, 46, 47, 48, 52, comma 1;

    legge  17 febbraio  1992,  n. 179, limitatamente all'articolo 23, comma 6;

    decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, articolo 4, convertito, con modificazioni,  dalla  legge 4 dicembre 1993, n. 493, come modificato dall'art.  2,  comma  60,  della  legge 23 dicembre 1996, n. 662, nel testo   risultante   dalle  modifiche  introdotte  dall'art.  10  del decreto-legge  31 dicembre 1996, n. 669; decreto-legge 25 marzo 1997, n.  67, articolo 11, convertito, con modifiche, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135;

    legge  23 dicembre  1996,  n.  662, limitatamente all'articolo 2, commi 50 e 56;

    legge   23 dicembre  1998,  n.  448,  limitatamente  al  comma  2 dell'articolo 61;

      m) decreto  del  Presidente della Repubblica 22 aprile 1994, n. 425.

 

                            Art. 137 (L)

                    Norme che rimangono in vigore

 

  1. Restano in vigore le seguenti disposizioni:

    a) legge  17 agosto  1942,  n. 1150 e successive modificazioni ad eccezione  degli  articoli  di cui all'articolo 136, comma 2, lettera b);

    b) legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive modificazioni;

    c) legge  28 febbraio  1985, n. 47 ad eccezione degli articoli di cui all'articolo 136, comma 2, lettera f);

    d) legge 24 marzo 1989, n. 122;

    e) articolo  17-bis  del  decreto-legge  13  maggio 1991, n. 152, convertito in legge 12 luglio 1991, n. 203;

    f) articolo 2, comma 58, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

  2.   Restano   in   vigore,  per  tutti  i  campi  di  applicazione originariamente   previsti   dai   relativi  testi  normativi  e  non applicabili alla parte I di questo testo unico, le seguenti leggi:

    a) legge 5 novembre 1971, n. 1086;

    b) legge 2 febbraio 1974, n. 64;

    c) legge 9 gennaio 1989, n. 13;

    d) legge 5 marzo 1990, n. 46;

    e) legge 9 gennaio 1991, n. 10;

    f) legge 5 febbraio 1992, n. 104;

  3.  All'articolo 9 della legge 24 marzo 1989, n. 122, il comma 2 è sostituito dal seguente:

  "2.  L'esecuzione delle opere e degli interventi previsti dal comma 1 è soggetta a denuncia di inizio attività.".

 

                            Art. 138 (L)

                  Entrata in vigore del testo unico

 

  1.  Le  disposizioni  del  presente testo unico entrano in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2002. ( da www.italiapuntodoc.it )