In materia di concorsi pubblici sussiste ampia discrezionalità

La P.A. è libera di valutare l'idoneità dei candidati

Confermato un provvedimento dell'INPDAP

Tar Lazio 7722/02

In materia di pubblici concorsi la Pubblica Amministrazione gode di ampia discrezionalità nel valutare l'idoneità all'impiego dei candidati.

Lo ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che ha respinto il ricorso di una candidata ad un concorso all'INPDAP che era stata esclusa in quanto non in possesso del diploma di frequenza di un corso regionale, richiesto dal bando in aggiunta al titolo di studio. La ricorrente si era lamentata del fatto che non le sarebbe stato possibile frequentare il corso regionale richiesto in quanto istituito dopo che la stessa aveva terminato il proprio corso di studi; mentre, di contro, il bando avrebbe dovuto prevedere, in alternativa, una analoga esperienza professionale. Il Tar ha invece sottolineato che l'Istituto ha scelto di non precludere la partecipazione al concorso ai soggetti di età più avanzata, purché però fossero titolari di un attestato di frequenza idoneo a dimostrare la loro particolare competenza professionale nel settore. I Giudici Amministrativi hanno ricordato a tale proposito, richiamando il pacifico orientamento della Giurisprudenza Amministrativa, che il bando di concorso a posti di pubblico impiego, quale “lex specialis” della procedura, può contenere prescrizioni discrezionalmente individuate dall’Amministrazione, purché non siano contrarie a disposizioni normative o intrinsecamente illogiche, anche sotto il profilo della superfluità e della inutilità ; infatti, in materia di pubblici concorsi sussiste ampia discrezionalità dell’Amministrazione in ordine ai requisiti attitudinali da richiedere con il bando di concorso, attesa la peculiarità delle mansioni da svolgere da parte degli ammessi all’impiego.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio - Sezione Terza Ter -

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 11845/01, proposto da B. M. B., rappresentata e difesa dall’Avv. dall’Avv. Dino Dei Rossi ed elettivamente domiciliata presso  il suo studio sito in Roma, Via Giuseppe Gioacchino Belli n. 36.

contro

l’I.N.P.D.A.P. – ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA PER I DIPENDENTI DELL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA in persona del legale rappresentante p.t. rappresentato e difeso dall’Avv. Flavia Incletolli ed elettivamente domiciliato presso gli uffici dell’Avvocatura dell’Istituto siti in Roma, Via Cesare Beccarla n. 29.

per l'annullamento

- della determinazione del dirigente dell’Ufficio I della Direzione Centrale Personale dell’INPDAP n. 137 del 13/9/01 nella parte in cui è stata disposta l’esclusione della ricorrente dalla selezione per 12 posti con contratto di formazione e lavoro – area B2 – profilo di assistente socio-assistenziale presso il Convitto INPDAP di Spoleto;

- della lettera di comunicazione alla ricorrente della predetta esclusione concorsuale  del suddetto dirigente INPDAP n. prot. 143 bis del 13/9/01

nonché per l’annullamento

- del bando di concorso INPDAP di offerta di formazione e lavoro per 12 posti e la durata di 12 mesi per le funzioni di istitutrici ed istitutori nell’area B posizione B2 profilo di assistente socio-assistenziale presso il Convitto INPDAP di Spoleto nella parte in cui:

-  è stato chiesto il possesso di titoli di studio diversi e/o aggiuntivi da quello di scuola media secondaria di secondo grado e, in subordine, non è stato richiesto il possesso dell’esperienza professionale maturata presso i Convitti di S. Caterina di Arezzo e di Spoleto in aggiunta al possesso del predetto diploma alternativamente al richiesto corso regionale di 200 ore;

            Visto il ricorso con i relativi allegati;

            Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione resistente;

            Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

            Visti tutti gli atti di causa;

            Relatore alla pubblica udienza del 23 maggio 2002 la Dott.ssa Stefania Santoleri, e uditi, altresì, l’Avv. Dino Dei Rossi per la parte ricorrente e l’Avv. Edoardo Urso su delega dell’Avv. F. Incletolli per l’Amministrazione resistente.

            Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

ESPOSIZIONE IN FATTO.

Premette la ricorrente di di aver svolto negli anni passati attività di assistente animatore e istitutrice presso il Convitto INPDAP di Spoleto e presso quello di S. Caterina di Arezzo, in qualità di socia delle cooperative cui l’Istituto aveva affidato la gestione dei servizi di assistenza, ovvero di dipendente delle cooperative con contratto a tempo determinato.

Con bando pubblicato nell’agosto del 2001, l’INPDAP ha indetto una selezione per il reclutamento di 12 giovani (6 di sesso maschile e 6 di quello femminile), da assumere con contratto di formazione e lavoro della durata di 12 mesi, in qualità di istitutori ed istitutrici nell’area B posizione B2 – profilo di assistente socio-assistenziale, di età compresa tra i 18 ed 32 anni non compiuti, presso la sede del Convitto di Spoleto.

La ricorrente è stata esclusa dal concorso perché non in possesso del requisito di ammissione, costituito dalla frequenza del corso regionale di 200 ore, prescritto come integrazione del diploma di scuola secondaria di secondo grado con indirizzo diverso da quello socio-psico-pedagogico.

La ricorrente ha quindi impugnato il bando nella parte in cui impone questo requisito aggiuntivo ed il suo provvedimento di esclusione dal concorso deducendo le seguenti censure:

1) Eccesso di potere per difetto dei presupposti, illogicità e ingiustizia manifesta, difetto di istruttoria.

Requisiti di ammissione al concorso erano:

1) il possesso di un diploma di secondo grado di durata quinquennale conseguito presso i seguenti istituti: a) magistrali con indirizzo psico-pedagogico, pedagogico-sociale, liceo sociale, liceo delle scienze sociali; b) tecnici per le attività sociali; c) professionali per i servizi sociali; d) classici con indirizzo socio-psico-pedagogico.

In caso di possesso di un diverso diploma di istruzione secondaria di secondo grado, era richiesto in aggiunta:

2)  il possesso dell’attestato rilasciato dalla Regione per la partecipazione a corsi in materia socio-assistenziale-educativa di durata non inferiore a 200 ore.

La ricorrente è stata esclusa dal concorso perché non in possesso del richiesto corso regionale.

Il bando, nella parte in cui ha richiesto il possesso dei titoli di cui al punto 1) dovrebbe ritenersi illegittimo perché avrebbe richiesto il possesso di un titolo di studio che la ricorrente non avrebbero mai potuto possedere, essendo stati istituiti i predetti corsi di studio dopo che ella si era iscritta alla scuola secondaria di secondo grado.

2) Eccesso di potere per difetto dei presupposti, contraddittorietà, illogicità e ingiustizia manifesta, difetto di istruttoria.

Il bando sarebbe illegittimo perché non avrebbe previsto, in alternativa al possesso del diploma conseguito a seguito della partecipazione ai corsi regionali in materia psico-socio-assistenziale, il requisito del conseguimento di analoga esperienza professionale.

La ricorrente, infatti, avrebbe maturato una specifica esperienza professionale proprio presso il medesimo Convitto di Spoleto (ed in quello di S. Caterina di Arezzo), di gran lunga superiore rispetto a quella conseguibile a seguito del corso di 200 ore indetto dalla Regione.

3) Violazione dell’allegato A del vigente CCNL per il personale del comparto degli enti pubblici non economici 1998-01 e del CCNL della scuola applicato ai convitti 1998-01. Eccesso di potere.

Deduce la ricorrente che il CCNL per il personale del comparto degli enti pubblici non economici prevederebbe per l’accesso all’area B, sia nelle posizioni B1 che B2, (e cioè quella prevista nel bando di cui trattasi) il solo possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado, senza alcun altro requisito aggiuntivo.

Lo stesso disporrebbe il CCNL per il personale della scuola per l’accesso alla qualifica di educatore di convitto.

Ne conseguirebbe l’illegittimità del bando nella parte in cui avrebbe previsto un requisito aggiuntivo non previsto nelle norme contrattuali di ingresso nel profilo messo a concorso.

Nelle more della decisione, l’INPDAP ha adottato la delibera n. 1544 del 30/10/01, con cui ha approvato le graduatorie di merito ed ha disposto l’assunzione del personale mediante la stipulazione dei contratti di formazione e lavoro.

Avverso detta deliberazione la ricorrente deduce il seguente motivo aggiunto:

Illegittimità derivata della impugnata delibera INPDAP n. 1544/01 per illegittimità dei provvedimenti impugnati con i ricorsi pendenti dinanzi alla III Sezione Ter del T.A.R. Lazio n.n. 11844/01 e 11845/01.

La delibera impugnata sarebbe viziata per illegittimità derivata per illegittimità degli atti precedenti.

La ricorrente insiste quindi per l’accoglimento del ricorso e dei motivi aggiunti.

L’Amministrazione intimata si è costituita in giudizio ed ha chiesto il rigetto del ricorso per  infondatezza.

In prossimità dell’udienza di discussione entrambe le parti hanno presentato memorie nelle quali hanno meglio illustrato le loro tesi difensive.

All’udienza pubblica del 23 maggio 2002, su concorde richiesta delle parti, il ricorso è trattenuto in decisione.

DIRITTO.

Con il presente ricorso la ricorrente ha impugnato il suo provvedimento di esclusione dal concorso ed il bando di offerta di formazione e lavoro per l’assunzione, (attraverso contratti di formazione e lavoro della durata di 12 mesi), di n. 12 diplomati per lo svolgimento delle funzioni di istitutrici ed istitutori presso il Convitto di Spoleto, nell’area B, posizione B2, profilo di assistente socio-assistenziale, di età compresa tra i 18 ed i 32 anni non compiuti, nella parte in cui ha previsto come requisito di ammissione titoli diversi o aggiuntivi al solo diploma di istruzione secondaria di secondo grado.

Lamenta la ricorrente, con il primo motivo, l’illegittimità del bando che avrebbe previsto come requisito di ammissione al concorso il possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado in materia socio-psico pedagogico, i cui corsi di istruzione sarebbero stati avviati solo recentemente e comunque dopo la sua iscrizione presso le scuole superiori.

Con il secondo motivo, invece, deduce l’illegittimità del bando nella parte in cui non avrebbe previsto la valutazione, in alternativa all’attestato di frequenza del corso regionale di almeno 200 ore in materia psico-socio-assistenziale, dell’esperienza professionale altrimenti maturata.

Con il terzo motivo, infine, lamenta l’illegittimità della scelta, operata dall’Amministrazione, di richiedere un attestato aggiuntivo rispetto al solo possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado, essendo contraria alle previsioni contenute nel CCNL relativo al personale degli enti non economici per il profilo di cui trattasi,  e del CCNL per il personale della scuola, relativamente alla figura degli educatori dei convitti (qualifica equivalente a quella in questione), che prevederebbero il solo possesso del diploma di scuola secondaria.

Come riportato in punto di fatto, con il bando in questione, l’INPDAP, dovendo assumere personale destinato a svolgere mansioni di istitutore (o istitutrice)  presso il proprio Convitto di Spoleto, ha richiesto quale requisito di ammissione al concorso, il possesso di un titolo di studio (corrispondente a quello previsto nel CCNL di categoria per la qualifica) che assicurasse la particolare qualificazione professionale del personale destinato all’assunzione.

Ha quindi richiesto uno specifico diploma di istruzione secondaria di secondo grado in materia psico-socio-pedagogica, in modo che venisse assicurata la particolare competenza del personale da assumere in un settore assai delicato, quale è quello in questione.

La previsione del requisito aggiuntivo del possesso del corso regionale, è giustificata dalla necessità di non precludere ai concorrenti più adulti (ma di età comunque inferiore ai 32 anni) di partecipare alla selezione, essendo stati soltanto di recente istituiti gli istituti e i licei idonei a rilasciare i diplomi richiesti dal bando.

L’Amministrazione, infatti, si è resa conto che prevedendo quale requisito di ammissione il solo possesso del titolo di studio specifico e relativo al settore, avrebbe di fatto escluso dalla partecipazione al concorso tutti quei diplomati che avessero concluso il loro corso di studio prima dell’istituzione di queste nuove scuole, (e che quindi, pur avendo l’età per partecipare alla selezione, non avrebbero mai potuto essere in possesso del titolo di studio richiesto), e che detta clausola del bando avrebbe presumibilmente potuto portare ad un notevole contenzioso.

L’Istituto ha quindi operato una scelta diversa, che è stata quella di non precludere la partecipazione al concorso ai soggetti di età più avanzata, purché però fossero titolari di un attestato di frequenza idoneo a dimostrare la loro particolare competenza professionale nel settore.

Ritiene la ricorrente che l’Amministrazione non avrebbe potuto richiedere un requisito aggiuntivo rispetto al solo possesso del diploma di secondo grado, giacché il CCNL di categoria, per la qualifica B2, prevederebbe per l’accesso alla qualifica il solo possesso del diploma.

Lo stesso si desumerebbe dalla disciplina contenuta nel CCNL del comparto scuola in relazione alla identica qualifica di “educatore” nei convitti.

La censura è infondata.

La giurisprudenza ha costantemente affermato che il bando di concorso a posti di pubblico impiego, quale “lex specialis” della procedura, può contenere prescrizioni discrezionalmente individuate dall’Amministrazione, purché non siano contrarie a disposizioni normative o intrinsecamente illogiche, anche sotto il profilo della superfluità e della inutilità (C.G.A.R.S. 3/11/99 n. 590; T.A.R. Piemonte Sez. II 28/7/99 n. 485; C.d.S. Sez. V 23/11/93 n. 1203).

In materia di pubblici concorsi sussiste ampia discrezionalità dell’Amministrazione in ordine ai requisiti attitudinali da richiedere con il bando di concorso, attesa la peculiarità delle mansioni da svolgere da parte degli ammessi all’impiego (C.d.S. Sez. V 30/3/93 n. 422).

Nella fattispecie, l’Amministrazione non ha richiesto un titolo di studio superiore (ad esempio la laurea) per un posto di assistente, ma si è premurata di selezionare soltanto quei soggetti che fossero in possesso di un’idonea qualificazione professionale, derivante dal superamento di un apposito corso di studi.

La prescrizione quindi, oltre a non contrastare con alcuna norma di legge, si appalesa del tutto logica e razionale, e pienamente rispondente al principio di cui all’art. 97 Cost., avendo l’Amministrazione ammesso alla selezione soltanto i soggetti aventi un titolo di studio che garantisse un’idonea preparazione professionale per il profilo messo a concorso.

Il terzo motivo di impugnazione deve essere pertanto respinto.

Altrettanto infondato è il primo motivo, perché la scelta di ammettere ad una selezione per il reclutamento di istitutori nei convitti di soggetti in possesso del titolo di studio acquisito nel settore specifico, pare rispondente a canoni di buona amministrazione, oltre che di razionalità.

Peraltro, come già rilevato in precedenza, la posizione dei candidati di età superiore, risulta sufficientemente tutelata essendo anch’essi ammessi al concorso, anche se subordinatamente al possesso del requisito aggiuntivo.

Resta da esaminare il secondo motivo di gravame, nel quale la ricorrente deduce l’illegittimità del bando, nella parte in cui non avrebbe ritenuto equipollente all’attestato regionale, lo svolgimento dell’attività di istitutore presso il medesimo convitto di Spoleto o in quello di Arezzo.

La censura è infondata.

Come già ricordato in precedenza, l’individuazione dei requisiti di ammissione a concorsi pubblici rientra nella discrezionalità dell’Amministrazione; nella fattispecie l’INPDAP ha ritenuto di dover selezionare soltanto soggetti muniti di un titolo di studio conseguito nello specifico settore di attività, ed ha esteso l’accesso agli altri diplomati, soltanto perché i corsi di studio specialistici sono stati solo di recente istituiti.

Per costoro ha quindi richiesto il possesso di un attestato conseguito a seguito di un corso di studi integrativo rispetto al diploma di istruzione secondaria.

L’Amministrazione ha dato pertanto rilievo soltanto al possesso del titolo di studio, prescindendo  dal valutare eventuali esperienze di fatto.

La scelta dell’Amministrazione, espressione di discrezionalità, non pare viziata da illogicità o irrazionalità, perché non sussiste equiparazione tra il conseguimento di una qualificazione professionale a seguito di un corso di studi, e lo svolgimento di una certa attività per un certo lasso di tempo.

L’aver svolto le mansioni di istitutori e assistenti nel medesimo convitto di Spoleto (o in altro sempre di proprietà dell’INPDAP) negli anni precedenti, non implica necessariamente l’acquisto di idonea preparazione professionale, conseguita a seguito di specifici corsi, in campo psicologico, sociologico e pedagogico, né costituisce prova della capacità professionale degli operatori.

Anche il secondo motivo deve essere pertanto respinto.

Alla reiezione del ricorso consegue la declaratoria di inammissibilità dei motivi aggiunti proposti avverso l’approvazione della graduatoria, non avendo la ricorrente alcun interesse al suo annullamento.

Quanto alle spese di lite, sussistono giusti motivi per disporne la compensazione tra le parti.

P. Q. M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio- Sezione Terza Ter-respinge

 il ricorso in epigrafe indicato.

            Compensa tra le parti le spese del giudizio.

            Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

            Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 23 maggio 2002, con l'intervento dei magistrati:

Francesco Corsaro                                          Presidente;

Carmelo Pellicanò                                          Consigliere

Stefania Santoleri                                           1° Referendario, estensore

IL PRESIDENTE                                            L’ESTENSORE

Depositata in Segreteria il 9 settembre 2002 ( tratto da www.italiapuntodoc.it )