IMPUGNABILITÀ DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI GENERALI, SENTENZA DEL TAR DELLA SARDEGNA

L'impugnazione in via autonoma di atti a carattere generale o normativo, deve ritenersi ammissibile solo allorché questi contengano prescrizioni tali da ledere in via immediata ed attuale l'interesse dei destinatari e non anche quando la lesione sia allo stato solo ipotetica, potendo verificarsi solo in futuro e per effetto dell'emanazione di atti applicativi (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 2.4.2001 n. 2459, T.A.R. Sardegna 20.12.2001 n. 1518).


GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA - ATTO AMMINISTRATIVO GENERALE O NORMATIVO - IMPUGNABILITÀ
T.a.r. Sardegna - sentenza 17 dicembre 2002, n. 1785

(Omissis)

FATTO

Con determinazioni 28/12/2001 n°2081/D e 21/1/2002 n°32/D il Direttore del Servizio Demanio e Patrimonio della Regione Sarda ha dettato criteri per l'affidamento in concessione di aree del demanio marittimo da utilizzare per finalità turistico ricreative.
I soggetti meglio indicati in epigrafe, nell'affermata veste di titolari di concessione di aree del demanio marittimo adibite a finalità turistico ricreative, hanno ritenuto illegittime le citate determinazioni e le hanno, pertanto, impugnate chiedendone l'annullamento per i seguenti motivi
1) In violazione dell'art. 1 della L. n°494/1993 la Regione ha stabilito di imporre un sovracanone per il rilascio delle concessioni di che trattasi.
2) L'amministrazione regionale ha previsto il ricorso a sistematiche gare pubbliche per l'individuazione dei concessionari. Tale previsione è in contrasto con l'art. 37 del codice della navigazione e col diritto di insistenza che la norma accorda al precedente concessionario.
3) La previsione di un sovracanone per il rilascio di nuove concessioni, così come in concreto congegnata, è illogica e contraddittoria.
L'amministrazione ha, infatti, fissato un tetto massimo che presumibilmente tutti gli aspiranti concessionari saranno in grado di offrire ed offriranno, di modo che questo profilo non potrà costituire elemento di differenziazione dell'offerte economiche.
4) La norma (art. 3 della determinazione n°2081/D del 2002) che disciplina l'ampliamento e le variazioni delle concessioni, considerandole nuove concessioni, viola l'art. 24 del regolamento della navigazione marittima che per tali ipotesi prescrive una semplice licenza suppletiva.
5) In violazione degli artt. 2 della L. n°241/1990 e 2 e 3 della L.R: n°40/1990, la Regione ha disposto che tutte le istanze di concessione non ancora esitate debbano essere riproposte a pena di decadenza nel termine all'uopo fissato.
Le citate norme hanno, però, introdotto l'obbligo dell'amministrazione di concludere il procedimento con un atto esplicito entro un tempo dato.
La disposizione crea, inoltre, disparità di trattamento tra chi, avendo nel passato già presentato domanda di concessione è costretto a riproporla, e chi la produce ora per la prima volta.
6) E' illegittima la disposizione contenuta nell'art. 8 della determinazione n°2081/D secondo cui ove non sia possibile individuare un'unica proposta meritevole di accoglimento si procederà all'individuazione del concessionario secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Non è dato capire, invero, in che modo si procederà in caso di offerte di pari importo.
Ugualmente illegittima è la disposizione che vieta l'affidamento di più di una concessione non avendo siffatto divieto alcun fondamento normativo.
7) Con gli impugnati criteri la Regione ha escluso il tacito rinnovo delle concessioni scadute. La previsione è però, in contrasto con l'art. 10 della L. n°88/2001 che invece contempla espressamente la possibilità del rinnovo automatico. E viola inoltre, l'art. 37 del codice della navigazione il quale attribuisce al concessionario il c.d. diritto di insistenza.
8) E', infine, illegittima, per violazione dell'art. 45 bis del codice della navigazione, la disposizione contenuta nell'art. 5 della determinazione n°32/D del 21/1/2002, in base alla quale il concessionario può essere autorizzato ad affidare a terzi la gestione delle attività oggetto di concessione solo in casi eccezionali e per periodi determinati.
L'amministrazione non si è avveduta che tale limitazione precedentemente in vigore è stata soppressa dall'art. 10 della L. n°88/2001.
Si è costituita il giudizio l'amministrazione intimata depositando memoria con cui si è opposta all'accoglimento del ricorso.
Alla pubblica udienza del 6/11/2002 la causa su richiesta delle parti è stata posta in decisione.

DIRITTO

In via pregiudiziale occorre verificare la sussistenza dell'interesse a ricorrere degli odierni ricorrenti.
Costituiscono oggetto di gravame due determinazioni con cui la Regione Sarda ha dettato criteri per l'affidamento in concessione di aree del demanio marittimo da utilizzare per finalità turistico ricreative.
Ora, com'è noto l'impugnazione in via autonoma di atti a carattere generale o normativo, deve ritenersi ammissibile solo allorché questi contengano prescrizioni tali da ledere in via immediata ed attuale l'interesse dei destinatari e non anche quando la lesione sia allo stato solo ipotetica, potendo verificarsi solo in futuro e per effetto dell'emanazione di atti applicativi (cfr. Cons. Stato, VI°sez., 2/4/2001 n°2459, T.A.R. Sardegna 20/12/2001 n°1518).
Nel caso di specie possono riconoscersi effetti immediatamente lesivi alla sola prescrizione (contenuta nell'art. 9 della determinazione 28/12/2001 n°2081/D) con cui si prevede che "Alla scadenza naturale tutte le concessioni, sia le nuove rilasciate secondo le presenti procedure, che quelle in esercizio, saranno sottoposte, escluso il tacito rinnovo, alla disciplina prevista dalla presente determinazione per le nuove concessioni".
In base alla prospettazione dei ricorrenti le concessioni in atto attribuiscono ai medesimi il c.d. diritto di insistenza, mentre la prescrizione in parola pregiudica in via immediata l'utilità connessa a tale diritto, escludendo in radice ogni possibilità di rinnovamento automatico.
In relazione alle rimanenti prescrizioni, il gravame è, invece, inammissibile, atteso che nessuna di esse risulta di pregiudizio attuale ai ricorrenti. Al riguardo occorre precisare che nemmeno uno di costoro è titolare di concessione scaduta o in scadenza (le più prossime scadranno nel dicembre del 2003), né sono stati addotti altri elementi idonei a giustificare l'attualità della lesione. Mancano, pertanto, rispetto alle prescrizioni in questione, i presupposti per ravvisare in capo agli odierni istanti la sussistenza dell'interesse all'impugnazione.
Nella parte in cui è ammissibile il ricorso va accolto.
Ai sensi dell'art. 10, 2°comma, della D.L. 5/10/1993 n°400, conv. in L. 4/12/1993 n°494, come sostituito dall'art. 10, 1° comma, della L. 16/3/2001 n°88, "Le concessioni di cui al comma 1 (fra cui quelle a cui si riferiscono gli impugnati criteri generali), indipendentemente dalla natura o dal tipo degli impianti previsti per lo svolgimento delle attività, hanno durata di sei anni. Alla scadenza si rinnovano automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza, fatto salvo il secondo comma dell'articolo 42 del codice della navigazione".
La prescrizione impugnata, in base alla quale "tutte le concessioni, sia le nuove rilasciate secondo le presenti procedure, che quelle in esercizio, saranno sottoposte, escluso il tacito rinnovo, alla disciplina prevista dalla presente determinazione per le nuove concessioni", si pone, quindi, in aperto contrasto con la trascritta disposizione di legge.
Come emerge dall'espresso richiamo al "secondo comma dell'articolo 42 del codice della navigazione", contenuto nell'anzidetto art. 10, 2°comma del D.L. n°400/1993, il diritto al rinnovo automatico riconosciuto ai concessionari, dalla norma di legge da ultimo citata, non pregiudica il potere dell'amministrazione concedente di individuare, secondo il proprio discrezionale apprezzamento, la sussistenza di "specifici motivi inerenti al pubblico uso del mare" o di "altre ragioni di pubblico interesse, che giustifichino la revoca della concessione in corso, ovvero la disdetta di quella in procinto di rinnovarsi tacitamente. Ragioni di pubblico interesse che possono essere le più varie, anche inerenti ad un più congruo e redditizio sfruttamento del bene.
Sussistono validi motivi per disporre l'integrale compensazione di spese ed onorari di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo regionale per la Sardegna
In parte dichiara inammissibile ed in parte accoglie, nei limiti di cui in motivazione, il ricorso in epigrafe e per l'effetto annulla la disposizione contenuta nell'art. 9 della determinazione 28/12/2001 n°2081/D impugnata.

(Omissis)( da www.comuni.it )