L'Amministrazione può valutare la veridicità delle prove esibite dallo straniero

Immigrati: la sanatoria non può basarsi su documenti falsi

Confermato un Decreto del Questore di Modena

Tar Bologna 1177/02

I cittadini extracomunitari che esibiscono documenti falsi o contraffatti non possono beneficiare della sanatoria prevista dalla legge.

Il Tribunale Amministrativo Regionale dell'Emilia Romagna ha confermato un decreto del Questore di Modena  che aveva rigettato l'istanza di regolarizzazione presentata da un cittadino marocchino che aveva esibito documenti risultati non veritieri. I Giudici Amministrativi hanno sottolineato innanzitutto che le norme di sanatoria - come quella che consente il rilascio del permesso di soggiorno agli extracomunitari irregolarmente presenti in Italia - devono essere interpretate in senso restrittivo, in quanto costituiscono una deroga al sistema e presuppongono una violazione da parte degli interessati della vigente normativa. Il Tar ha inoltre rilevato che non può essere consentita una prova priva di riscontri, frutto talvolta di dichiarazioni compiacenti ovvero palesemente artefatte, per quanto concerne la presenza in Italia di un cittadino extracomunitario al fine di ottenere la sanatoria prevista dalla legge 6 marzo 1998 n. 40; l’Amministrazione, infatti, nell’ambito delle proprie autonome attribuzioni e degli accertamenti che è sempre tenuta a compiere nel delicato settore dell’ingresso di eventuali clandestini, può legittimamente eseguire una valutazione di non veridicità delle prove  esibite dallo straniero, stante l’esigenza di tutelare anticipatamente l’ordine e la sicurezza pubblica.

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER L’EMILIA-ROMAGNA

 

SEZIONE I

 

composto dai Signori:

BARTOLOMEO PERRICONE  Presidente

GIORGIO CALDERONI                          Cons. , relatore

ALBERTO PASI                                       Cons.

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 692/2001, proposto da L. H., rappresentato e difeso dall’Avv. Renza Arbizzi e domiciliato presso la Segreteria del T.A.R., ai sensi dell’art. 35 T.U. n. 1054 del 1924;

contro

la Questura di Modena, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliataria per legge;

per l’annullamento

del decreto del Questore di Modena 15.1.2001;

Visti gli atti tutti della causa;

Designato relatore, alla pubblica udienza del 23 maggio 2002, il Consigliere Giorgio Calderoni;

Nessuno comparso per le parti;

Ritenuto e considerato quanto segue:

FATTO E DIRITTO

1. Con il provvedimento in epigrafe, il Questore di Modena ha disposto la reiezione dell’istanza di regolarizzazione presentata dal ricorrente, motivando che:

al fine di provare la propria presenza nel territorio nazionale alla data del 27.3.1998, egli aveva prodotto una ricevuta di vaglia internazionale emessa dall’Ufficio postale di Arcore (MI) ed una fattura per prestazione specialistica rilasciata dall’ospedale Sacro Cuore-Don Calabria, entrambe risultate false;

il medesimo straniero non aveva presentato, seppur a ciò invitato,  ulteriore documentazione integrativa;

quindi, egli non aveva prodotto idonea documentazione circa l’effettiva presenza in Italia prima del 27 marzo 1998.

Avverso tale atto, vengono svolte le seguenti deduzioni:

la prova precisa richiesta dal D.P.C.M. 16.10.1998 consisterebbe nel biglietto di transito in data 12.3.1998, quando di ritorno dal Marocco sostò all’aeroporto di Schengener con destinazione Italia;

difetterebbe la traduzione del provvedimento in una lingua comprensibile dallo straniero, nonché l’indicazione della più vicina rappresentanza diplomatica del suo paese;

non risulterebbe agli atti alcuna sollecitazione al ricorrente ad integrare la documentazione presentata.

2. L’Amministrazione intimata resiste al ricorso con memoria meramente formale.

3. Con Ordinanza 23.5.2001, n. 419, questa Sezione rigettava l’istanza incidentale di sospensione presentata dal ricorrente.

4. Il ricorso è infondato alla stregua dei principi elaborati dalla più recente giurisprudenza amministrativa di primo grado, a proposito del riscontro di veridicità dei documenti, prodotti dallo straniero a corredo della propria istanza di regolarizzazione.

Detti principi sono già stati recepiti dalla Sezione (decisioni nn. 64 e 78 del 12 gennaio 2002) e possono essere così sintetizzati:

le norme di sanatoria, come quella che consente il rilascio del permesso di soggiorno agli extracomunitari irregolarmente presenti in Italia, per loro natura vanno interpretate in senso restrittivo, costituendo una deroga al sistema e presupponendo una violazione da parte degli interessati della vigente normativa (TAR Veneto, Sez. III, n. 1365 e n. 1627 del 2001);

in particolare, non può essere consentita una prova priva di riscontri, frutto talvolta di dichiarazioni compiacenti ovvero palesemente artefatte, per quanto concerne la presenza in Italia di un cittadino extracomunitario prima del 27 marzo 1998, richiesta - unitamente al possesso del requisito alloggiativo e di quello lavorativo - per ottenere la sanatoria prevista dalla legge 6 marzo 1998 n. 40 [1] (idem);

diversi sono gli effetti penali ed amministrativi derivanti da una riscontrata non corrispondenza documentale (T.A.R. Toscana, n. 1096 del 2001), poiché l’Amministrazione - nell’ambito delle proprie autonome attribuzioni e degli accertamenti che è sempre tenuta a compiere nel delicato settore dell’ingresso di eventuali clandestini - può legittimamente eseguire una valutazione di non veridicità delle prove (della presenza nel nostro paese ad una certa data) esibite dallo straniero, stante l’esigenza di tutelare anticipatamente l’ordine e la sicurezza pubblica, indipendentemente dalla instaurazione di procedimento penale per reati di falso (T.A.R. Veneto, Sez. III, n. 894 del 2001).

5. Nella presente fattispecie, il ricorrente non contesta neppure la falsità di parte della documentazione prodotta alla Questura (ricevuta di vaglia postale e fattura per prestazione medica), ma preferisce far leva su un ulteriore elemento, di cui peraltro il diniego impugnato non fa neppure menzione: vale a dire il biglietto di transito presso l’aeroporto di Schengener.

Ma anche tale documento non risulta soddisfare quanto richiesto dall’art. 3 lett. a) del D.P.C.M. 16.10.1998, il quale stabilisce che l’idonea documentazione da allegare alla domanda di regolarizzazione debba concernere “l'effettiva presenza in Italia prima del 27 marzo 1998”, circostanza questa che non può desumersi con inequivocità dal semplice transito presso un aeroporto di area Schengen, poiché difetta, comunque, la prova - principe al riguardo, costituita dal successivo visto di ingresso nel nostro paese.

Il che priva il suddetto riscontro dell’indispensabile carattere di certezza e induce, pertanto, a far ritenere non assolto quel preciso onere di prova posto - sempre dalla giurisprudenza (cfr.: T.A.R. Piemonte n. 1319 del 2000) - a carico del richiedente la regolarizzazione, in quanto corrispondente all’interesse ad ottenere la sanatoria della propria presenza nello Stato italiano.

6.1. Insussistente è, poi, il vizio concernente la mancata traduzione del provvedimento impugnato, in quanto l’orientamento univoco della giurisprudenza amministrativa (cfr. ad es. Sezione staccata di Parma di questo T.A.R., 6 marzo 2000, n. 122; T.A.R. Piemonte, Sez. II, 13 novembre 1999, n. 563) e di questa Sezione (12 gennaio 2002, n. 81) è nel senso di ritenere che la mancata traduzione, in una lingua conosciuta dall’interessato, del decreto di diniego di regolarizzazione dello straniero determina una mera irregolarità, che può eventualmente assumere rilievo ai fini della rimessione in termini, ove abbia cagionato la tardiva presentazione del ricorso.

6.2. Non è invece previsto da alcuna disposizione l’obbligo di indicare allo straniero la rappresentanza diplomatica più vicina del suo paese, facendo, invece, l’art. 4 del D.P.R. n. 394/1999 obbligo all’Autorità giudiziaria o amministrativa di informare direttamente l’autorità diplomatica straniera, nei soli casi previsti dall’art. 2, comma 7 del Testo Unico n. 286/1998.

6.3. Infine, in altra decisione (12 gennaio 2002, n. 81), coeva a quelle sopra menzionate sub 4, questa Sezione ha avuto modo di chiarire come nessuna norma imponga all’Autorità di P.S. di chiedere all’aspirante alla regolarizzazione di integrare la propria domanda con documentazione supplementare, per cui risulta assolutamente ininfluente accertare se ed in che modo la Questura di Modena abbia o meno rivolto una simile invito al ricorrente.

7. In conclusione, il ricorso in esame deve essere rigettato.

In considerazione, tuttavia, della costituzione meramente formale dell’Amministrazione intimata, le spese e competenze di giudizio possono essere integralmente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo per l’Emilia-Romagna, Sezione I, RIGETTA il ricorso in epigrafe.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Bologna, il 23 maggio 2002.

Presidente             f.to Bartolomeo Perricone

Cons.rel.est.             f.to Giorgio Calderoni

Depositata in Segreteria in data 19.9.2002

Bologna, lì 19.9.2002

Il Segretario    

f.to Luciana Berenga

NOTE:

[1] La legge 6 marzo 1998 n.40 (c.d. "Legge Turco - Napolitano") detta le norme in tema di "Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero". La legge ha recentemente subito diverse modifiche ad opera della Legge 30 luglio 2002 n.189 (c.d. "Legge Bossi - Fini"). ( da www.italiapuntodoc.it )