Decreto dei Beni Culturali: lo Stato finanzierà l’opera degli enti locali
Conservare i ricordi della Prima Guerra Mondiale
Prima censimento e raccolta, poi manutenzione e restauro

Decreto Ministero per i Beni Culturali del 4 ottobre 2002

Un decreto del  Ministero dei Beni Culturali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n° 283 del 3 dicembre 2002  ha stabilito i criteri tecnico-scientifici

 per gli interventi di tutela e conservazione del patrimonio storico della prima guerra mondiale. Il decreto considera propedeutica una  prima fase di  ricognizione e censimento dei reperti, degli archivi e dei cimeli della Grande  Guerra, ed individua nei sindaci, o per loro gli assessori alla cultura, i soggetti curatori della raccolta dei dati e delle informazioni sul territorio.  Una seconda fase mirata alla manutenzione, conservazione e restauro sarà poi affidata agli enti locali, anche consorziati tra loro, con l’ausilio delle Sovrintendenze come organo tecnico. I progetti di recupero e conservazione, se approvati dal Ministero, potranno essere finanziati dallo Stato. In particolare il Ministero si preoccupa di tutelare il valore storico e l’integrità e dei reperti e dei cimeli, autorizzando interventi conservativi che ne blocchino il degrado ma proibendo restauri radicali che ne pregiudichino l’autenticità.  Particolare importanza viene attribuita agli interventi di recupero e valorizzazione dei siti sul territorio, che saranno gestiti dai comuni.

MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI

DECRETO 4 ottobre 2002

Tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale

IL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI

Vista  la legge 7 marzo 2001, n. 78, recante “Tutela del patrimonio storico  della  Prima  guerra  mondiale”  ed in particolare l’art. 2, comma 1

 [1];

Visto  il  decreto  ministeriale  19  dicembre  2001  di nomina del comitato  tecnico-scientifico  speciale per il patrimonio della Prima guerra mondiale, istituito dall’art. 4, comma 2, della legge;

Visti  i  verbali  delle  riunioni  in data 25 marzo, 29 maggio, 13 giugno  e 18 settembre 2002 del suddetto comitato tecnico-scientifico speciale e gli annessi documenti;

Ritenuto  di  dover dare attuazione all’art. 4, comma 1, lettera b) della  legge  che  attribuisce al Ministero per i beni e le attività culturali il compito di definire i criteri tecnico-scientifici per la realizzazione degli interventi di cui all’art. 2, comma 1;

Decreta:

Art. 1.

1.Sono adottati i criteri tecnico-scientifici per la realizzazione degli interventi di  ricognizione,  catalogazione,  manutenzione, restauro,  gestione  e  valorizzazione  delle  cose di cui all’art. l della  legge  7 marzo 2001, n. 78 [2], come definiti nell’allegato A, che fa parte integrante del presente decreto.

Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana

Roma, 4 ottobre 2002

Il Ministro: Urbani

Allegato A

DOCUMENTO  PER  LA  DEFINIZIONE  DEI  CRITERI TECNICO-SCIENTIFICI PER

L’APPLICAZIONE DELLA LEGGE 7 MARZO 2001, n. 78

Considerazioni generali.

La  legge  7  marzo  2001, n. 78, recante norme sulla tutela e la valorizzazione  del  patrimonio  storico  della Grande Guerra, affida allo  Stato  e alle regioni, nell’ambito delle rispettive competenze, il  compito  di  promuovere  la  ricognizione,  la  catalogazione, la manutenzione,  il  restauro,  la  gestione  e la valorizzazione delle “testimonianze”  definite nell’art. 1, comma 2, della medesima legge, che costituiscono “vestigia” della guerra.

È   altresì previsto che i privati in forma singola a associata, gli  enti pubblici territoriali, le regioni e le province autonome di Trento  e  Bolzano possano provvedere direttamente agli interventi di cui  sopra, e/o essere ammessi a godere di finanziamenti statali, con le modalità previste dall’art. 8 della legge n. 78/2001.[3]

I progetti di intervento  debbono  essere  presentati  alle Soprintendenze competenti per territorio che ne dovranno esaminare la compatibilità  con i criteri tecnico-scientifici del Ministero per i beni e le attività culturali, definiti dal comitato tecnico-scientifico  speciale  per  il patrimonio storico della Prima guerra  mondiale,  oltre a quelli di tutela se trattasi di interventi su “beni” rientranti nelle categorie definite dal decreto legislativo n. 490/1999[4].

Tanto premesso si formulano, criteri  tecnico-scientifici d’intervento, ai quali debbono attenersi i soggetti conservatori.

1.  Criteri tecnico-scientifici degli interventi.

A  norma  dell’art. 1, comma 2, della stessa legge, gli obiettivi degli  interventi consistono nella ricognizione, nella catalogazione, nella manutenzione e nel restauro,  nella  gestione  e  nella valorizzazione  delle  vestigia  relative  a  entrambe  le  parti del conflitto.  Tale consequenzialità adottata dal legislatore configura priorità tecniche che si ritiene debbano essere rispettate.

La  ricognizione  e  il  censimento  del patrimonio storico della Grande  Guerra  si  considera  propedeutico  ai fini della conoscenza della  vastità  e dell’importanza delle vestigia conservate e dunque preliminare  a  progetti  di  intervento  analitico  sui singoli beni (oggetti). Nello stesso tempo la qualità e lo stato di conservazione del  suddetto  patrimonio,  inseriti  in una opportuna catalogazione, risultano  essere  elemento  non  secondario  ai fini di qualsivoglia intervento di tutela.

Pertanto saranno  propedeutici,  ai  fini  della  fattibilità, interventi  di  ricognizione  come  momento  preliminare  a quelli di inventariazione analitica, di catalogazione e di restauro.

Ai  fini  della  gestione  e  della valorizzazione del patrimonio storico  della Grande Guerra i sindaci, o per loro gli assessori alla cultura,  individuati  dalla  normativa  (art.  9)  come  l’autorità istituzionale destinataria  delle  comunicazioni  di  possesso,  da presentarsi  dai  detentori  a  qualsiasi titolo di “reperti mobili o cimeli”  o di raccolte degli stessi, saranno i soggetti istituzionali di  riferimento  per  una prima indagine conoscitiva dell’entità del patrimonio in argomento.

Resta  comunque  fermo il ricorso, da parte delle Soprintendenze, ai  rapporti  istituzionali  già  instaurati  o  da  instaurare  sul territorio  con  gli  altri soggetti, pubblici e privati, per un più articolato censimento.

Quanto  sopra  per  rendere  di pubblica conoscenza il patrimonio testimoniale ovunque esso risulti conservato.

Fermo  restando  quanto stabilito all’art. 1, comma 5 (divieto di alterazione delle caratteristiche materiali  e  storiche  delle vestigia)  e  comma 6 (applicazione dell’art. 51 del “Testo Unico” di cui  al  decreto  legislativo n. 490/1999 a cippi, monumenti, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni  e  tabernacoli),  le  modalità  di intervento dovranno soddisfare le seguenti indicazioni:

1.1. Interventi sui reperti singoli, su collezioni di cimeli e sugli archivi.

Gli  interventi  si conformeranno, per i “beni” vincolati - e per quelli  non vincolati, ove sia richiesto il finanziamento dello Stato ai  parametri  definiti  dal  Ministero  (Istituto centrale per il catalogo  e la documentazione ICCD, Istituto centrale per il catalogo unico ICCU, Direzione generale per gli archivi, Istituto centrale del restauro ICR, ecc.).

Per  gli  archivi  le  proposte di intervento saranno relative ad archivi organici, documentali e/o fotografici, o a  parti significative ed organiche di archivi attinenti la Grande Guerra.

1.1.1 Interventi di ricognizione e catalogazione/inventariazione:

A) Ricognizione: indagine di  massima  per  l’individuazione  dei reperti,  pubblici  o  privati, d’interesse storico e testimoniale, o degli archivi;

B) Catalogazione/inventariazione: descrizione analitica dei reperti o degli  archivi,  al  fine di consentire la pi ù ampia fruizione delle testimonianze.

1.1.2. Interventi di manutenzione e restauro:

1.1.2.1.  dei reperti.

a) Manutenzione:  l’intervento  deve porre in atto le operazioni/opere necessarie per conservare l’esistente;

b) Conservazione:  l’intervento deve mirare a sospendere o almeno a rallentare i processi degenerativi, consentendo la lettura di tutte le fasi di vita del reperto;

c) Restauro:  il restauro dei cimeli (uniformi, armi, equipaggiamenti,  diari,  corrispondenza,  ecc.) dovrà rispondere ai seguenti criteri:

1) sono  vietate  le  alterazioni  delle  caratteristiche  dei materiali e storiche del reperto;

2) l’intervento  deve mirare a fermare o almeno a rallentare i processi degenerativi (come  nella  conservazione),  ma  anche  a ristabilire l’integrità strutturale,  non  solo  esteriore,  del cimelio;

3) ogni elemento  originale  deve  essere  salvaguardato  e recuperato  o,  qualora  ciò  non  sia  possibile,  nella scelta dei materiali sostitutivi si  seguiranno  criteri  di  funzionalità, durabilità, e compatibilità con l’originale;

4) non  è   ammessa  la  riproduzione imitativa degli elementi mancanti  siano  essi  puramente  decorativi o strutturali. Eventuali integrazioni,  necessarie  alla  fruizione  dell’oggetto  e  comunque mirate  alla sua conservazione e contestualizzazione, dovranno essere documentate e non imitative, al limite del falso, dell’originale;

5) i procedimenti da adottare devono essere sempre reversibili per assicurare la possibilità di smontaggio e di interventi futuri;

6) i  prodotti  impiegati  dovranno  rispondere  ai criteri di efficacia, reversibilità e stabilità chimico-fisica e biologica;

1.1.2.2. degli archivi.

a) Restauro:  gli  interventi  di restauro sugli archivi dovranno rispondere ai seguenti criteri: l’intervento di restauro dovrà, di norma, riguardare organiche serie  o  porzioni  di  serie  documentali;  la decisione riguardo al materiale  da  sottoporre a restauro andrà assunta con ogni cautela, nell’ambito di un’accurata ricognizione e programmazione su documenti che oggettivamente necessitano di tali rimedi;

1) sono  vietati gli interventi che comportino alterazione delle caratteristiche materiali e storiche del documento;

2) l’intervento  deve mirare a fermare o, almeno, a rallentare i processi degenerativi e  a  ristabilire  l’integrità,  non  solo esteriore, ma “strutturale” del documento;

3) ogni  elemento  originale  va  salvaguardato  e recuperato o, qualora ciò non sia possibile, nella scelta di materiali sostitutivi si  seguiranno criteri di funzionalità, durabilità e compatibilità con l’originale;

4) non  è   ammessa alcuna riproduzione imitativa degli elementi mancanti, siano essi puramente decorativi o contenutistici;

5) i  procedimenti  da adottare devono essere sempre reversibili per assicurare la possibilità di smontaggio e di interventi futuri;

6) i prodotti  impiegati  debbono  rispondere  a  criteri  di efficacia, reversibilità e stabilità chimico-fisiche e biologiche.

Gli  interventi  di restauro sugli archivi pubblici non statali e sugli  archivi  privati  dichiarati  di  notevole  interesse  storico saranno conformi alle linee guida fissate dal  Centro  di fotoriproduzione legatoria e restauro degli archivi di Stato.

1.2. Interventi sulle testimonianze legate al territorio.

1.2.1. Interventi di ricognizione dei manufatti:

a) Censimento: individuazione sul territorio delle vestigia.

b) Rilievo: metrico e tipologico.

c) Analisi:  ricerca dei documenti di archivio relativi alla vita

(costruzione, utilizzo, vicende belliche ecc.) del manufatto.

1.2.2.Interventi di recupero:

a) memorializzazione:  elementi indicatori sul territorio (segnaletica, cippi, croci), delle antropizzazioni operate durante le operazioni belliche;

b) manutenzione: l’intervento opera su  manufatti  in  uso, realizzando  quanto  necessario ai fini di conservare la preesistenza evitando rimozioni o interventi sostitutivi non giustificati;

c) conservazione:  l’intervento deve mirare a sospendere o almeno a rallentare i processi degenerativi, consentendo la lettura di tutte le fasi di vita del manufatto al limite della memoria;

d) restauro:  può  essere  consentita la modifica funzionale del manufatto  per  rispondere alle esigenze attuali nella compatibilità con  le  caratteristiche  preesistenti.  Le modifiche dovranno essere documentate e non imitative, al limite del falso, delle preesistenze;

e) ripristino:  la  ricostruzione di manufatti (trincee, ricoveri ecc.)  è   limitata  a  tratti dimostrativi per i quali è  ammessa la riproduzione imitativa degli elementi mancanti;

A  titolo  esemplificativo  il  progetto  presentato, nel caso di interventi sul territorio, prevederà:

  relazione storica sulle vicende  belliche  in  quell’area territoriale (supportata possibilmente da  specifiche  ricerche archivistiche);

inquadramento topografico e assetto idro-geologico dei luoghi;

perimetrazione  dei  manufatti e individuazione delle emergenze e/o di aree sottoposte a vincolo;

studio sulla cantierabilità durante le operazioni belliche;

individuazione  delle  caratteristiche  tecnico-costruttive dei manufatti;

descrizione  delle  tecniche costruttive dell’edilizia locale e relative coloriture;

censimento  naturalistico delle coltivazioni e piantumazioni in relazione alle trasformazioni avvenute;

valorizzazione   del   territorio,  dei  manufatti  e dell’oggettistica (cimeli  e  residuati)  collegati  all’intervento proposto;

capacità gestionale nel tempo.

I  suddetti  approfondimenti  sono  da considerare propedeutici a qualsiasi tipo di intervento di recupero (1/2 1.2.2.).

Nel caso di interventi su “beni” vincolati si adotteranno inoltre tutti i  criteri  stabiliti  dalle  Soprintendenze  competenti  per territorio.

1.3. Interventi di valorizzazione.

La  legge  indica,  tra  gli  obiettivi di valorizzazione, quelli intesi a assicurare la pi ù ampia fruizione dei beni.

È quindi  auspicabile che gli interventi sul territorio possano inserirsi  in  percorsi  storico-naturalistici  o didattici, fruibili quindi in parte anche da scolaresche o da turisti non attrezzati, con possibilità gestionali  legate  ad  attività  già  radicate  sul territorio  (guide  alpine,  guardie forestali, impianti di risalita, infrastrutture turistiche).

È   compito  dei  comuni,  nell’ambito delle attività culturali, promuovere  mostre  temporanee e/o itineranti, che possano costituire poli  di  orientamento  per la conoscenza delle collezioni private di cimeli,  ed inoltre rendere noto il loro valore testimoniale mediante pubblicazioni dei cataloghi.

Nel caso degli archivi o di raccolte di reperti mobili i progetti di  valorizzazione  dovranno  essere  elaborati  tenendo  conto delle esigenze  di tutela e conservazione della documentazione. Non saranno perciò  ammesse  iniziative  suscettibili di nuocere alla integrità fisica  dei  materiali  o  incompatibili  con il valore culturale del bene. In occasione di mostre, anche itineranti, saranno verificate le condizioni  di  sicurezza dei materiali e saranno adottate le cautele necessarie  a garantirne la salvaguardia sia durante il trasporto che durante l’esposizione.

L’eventuale  trasferimento  temporaneo  all’estero  di  materiale appartenente  a  beni  vincolati  ai sensi del decreto legislativo n.  490/1999  è   regolato  dalle  vigenti disposizioni. Cautele analoghe saranno adottate per la restante documentazione.

[1] Legge 7 marzo 2001, n. 78 "Tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 30 marzo 2000 -  Art. 2.

(Soggetti autorizzati ad effettuare gli interventi)

1. Possono provvedere direttamente agli interventi di ricognizione, catalogazione, manutenzione, restauro, gestione e valorizzazione delle cose di cui all’articolo 1, in conformità alla presente legge e alle leggi regionali:

a) i privati in forma singola o associata, compresi comunanze, regole, comitati e associazioni anche non riconosciute;

b) i comuni, le province, gli enti parco, altri enti pubblici e i loro consorzi;

c) le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;

d) lo Stato.

[2] Legge 7 marzo 2001, n. 78 "Tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 30 marzo 2000  - Art. 1. (Principi generali)

1. La Repubblica riconosce il valore storico e culturale delle vestigia della Prima guerra mondiale.

2. Lo Stato e le regioni, nell’ambito delle rispettive competenze, promuovono la ricognizione, la catalogazione, la manutenzione, il restauro, la gestione e la valorizzazione delle vestigia relative a entrambe le parti del conflitto e in particolare di:

a) forti, fortificazioni permanenti e altri edifici e manufatti militari;

b) fortificazioni campali, trincee, gallerie, camminamenti, strade e sentieri militari;

c) cippi, monumenti, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni e tabernacoli;

d) reperti mobili e cimeli;

e) archivi documentali e fotografici pubblici e privati;

f) ogni altro residuato avente diretta relazione con le operazioni belliche.

3. Per le finalità di cui al comma 2 lo Stato e le regioni possono avvalersi di associazioni di volontariato, combattentistiche o d’arma.

4. La Repubblica promuove, particolarmente nella ricorrenza del 4 novembre, la riflessione storica sulla Prima guerra mondiale e sul suo significato per il raggiungimento dell’unità nazionale.

5.Gli interventi di alterazione delle caratteristiche materiali e storiche delle cose di cui al comma 2 sono vietati.

6.Alle cose di cui al comma 2, lettera c), si applica l’articolo 51 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, approvato con decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, di seguito denominato «testo unico».

[3] Legge 7 marzo 2001, n. 78 "Tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 30 marzo 2000 -  Art. 8. (Finanziamento statale degli interventi)

1. I soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a), b) e c), possono essere ammessi a contributi statali per gli interventi di cui allo stesso comma.

2. I soggetti interessati debbono presentare alla Soprintendenza competente per territorio:

a) il progetto esecutivo corredato di piano finanziario, con l’atto di assenso del titolare del bene;

b) una relazione tecnica dettagliata sulle procedure di conservazione e restauro dei manufatti e delle opere oggetto dell’intervento e sulla conformità ai criteri tecnico-scientifici di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b), con un programma temporale dei lavori;

c) l’indicazione nominativa del direttore responsabile dei lavori.

3. Il Ministero per i beni e le attività culturali, nei limiti delle risorse destinate a tale finalità, dispone la concessione del contributo entro tre mesi dal ricevimento della domanda, sentiti il Ministero della difesa e l’amministrazione demaniale competente. A tal fine tiene conto delle priorità di cui all’articolo 4, nonché del complesso delle richieste presentate e dei contributi già erogati al richiedente da altri soggetti pubblici.

[4] Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n. 490  "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre, n. 352" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 27 dicembre 1999 - Supplemento Ordinario n. 229 ( da www.italiapuntodoc.it )