L'assegnatario di una casa IACP ha diritto visionare ed estrarre copia della documentazione

L’accesso ai documenti è un bene della vita

 

Annullata una sentenza del TAR del Lazio

 

Consiglio di Stato, sentenza n.3620/02

 

L’interesse alla conoscenza dei documenti amministrativi costituisce un bene della vita autonomo, meritevole di tutela separatamente e indipendentemente dalla posizione sulla quale possa incidere l’attività amministrativa.

Lo ha stabilito la Quarta Sezione del Consiglio di Stato accogliendo l'appello di una signora, assegnataria di una casa dell'Istituto Autonomo Case Popolari, contro una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che le aveva negato il diritto di accedere ai documenti relativi all'immobile e di estrarne copia, nonostante la presentazione di una specifica istanza. I Supremi Giudici Amministrativi hanno invece disposto che lo IACP consenta la visione e l'estrazione di copia dei documenti, rilevando che l'autonomia del diritto di accesso rende irrilevanti gli eventuali sviluppi intervenuti nella correlata posizione giuridica sostanziale, i quali non possono riflettere i loro effetti sull’azione volta alla conoscenza dei documenti amministrativi.

R  E  P  U  B  B  L  I  C  A     I  T  A  L  I  A  N  A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

                Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente

D E C I S I O N E

sul ricorso n. 10679/01 proposto da B. G., rappresentata e difesa dall'avv. Franco Dell’Erba, elettivamente domiciliata in Roma, via Baiamonti n. 10, presso lo studio dell’avv. Luca Saccone;

contro

l’Istituto Autonomo per le Case Popolari della Provincia di Roma, non costituito in giudizio;

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, Roma, Sez. III-ter, n. 7811/01, pubblicata in data 27 settembre 2001, resa tra le parti, con cui è stato respinto il ricorso proposto dall’attuale appellante, concernente rifiuto d’accesso agli atti.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla pubblica udienza dell’11 dicembre 2001 il Consigliere Giuseppe Carinci;

Nessuno è comparso per le parti in causa;

Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue.

FATTO

Con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, B. G. ha chiesto, in relazione all’istanza da lei presentata in data 21 marzo 2001, la declaratoria dell’obbligo dell’Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Roma di consentire l’accesso alla documentazione amministrativa concernente il procedimento di valutazione dei requisiti per l’assegnazione in proprietà dell’alloggio da lei condotto. Ha denunciato, altresì, l’illegittimità del silenzio protrattosi oltre il termine di cui all’art. 25 della legge 7.8.1990, n. 241 [1].

A tal proposito ha riferito di aver avanzato in data 18 luglio 1996/17 gennaio 1997 - a seguito della nota 6 febbraio 1991 con cui l’Istituto comunicava l’inizio delle operazioni di vendita degli alloggi c.d. “autofinanziati” ai sensi della legge 28 agosto 1991 n. 42 - richiesta d’acquisto dell’alloggio da lei condotto, manifestando il proprio interesse alla stipulazione di un patto di futura vendita. Non avendo ricevuto alcun riscontro, ha proposto ricorso presso il Tribunale adito, denunciando l’illegittimo comportamento omissivo dell’Amministrazione per violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili.

L’Amministrazione, costituitasi in giudizio, ha ritenuto infondata la richiesta, assumendo l’esistenza di una situazione di fatto del tutto diversa da quella rappresentata dall’istante.

Con la decisione specificata in epigrafe, il Tribunale amministrativo ha respinto il ricorso, osservando che non vi era alcun procedimento in corso, e non sussistevano, quindi, i presupposti per consentire l’accesso richiesto, come, peraltro, doveva essere a conoscenza della stessa ricorrente, la quale aveva irregolarmente ottenuto la voltura dell’alloggio di cui intendeva conseguire l’acquisto, avendo omesso di comunicare a suo tempo la sua reale situazione patrimoniale.

La decisione non è stata condivisa dalla B., che ha proposto ricorso in appello, deducendo ingiustizia della sentenza, contraddittorietà, illogicità ed insufficiente motivazione, nonché violazione della legge 7 agosto 1990 n. 241.

L’appellante sostiene che la decisione sia stata adottata presupponendo soltanto l’inesistenza degli atti da lei richiesti, in base alle sole affermazioni di parte resistente; mentre è certo che l’Istituto ha instaurato un procedimento amministrativo diretto a verificare, nei suoi confronti, il possesso dei requisiti per il rilascio del nulla osta all’acquisto dell’alloggio di cui è conduttrice. Ella, peraltro, non è mai stata assoggettata a procedura di revoca e/o di risoluzione del rapporto, e mai ha ricevuto contestazioni sulla possibilità della conclusione del contratto di cessione. Il silenzio reiterato dell’Istituto ha, quindi, realmente determinato una situazione d’illegittimità per violazione della disciplina introdotta dalla legge n. 241 del 1990, a fronte della quale nessuna rilevanza può attribuirsi al richiamo, con preavviso di decadenza, che l’I.A.C.P. assume

d’averle indirizzato con comunicazione dell’8 gennaio 1996: nota, peraltro, mai ricevuta dalla stessa.

Precisato che non è consentito confondere il diritto sostanziale al trasferimento dell’immobile, con quello autonomo e preliminare a prendere visione della documentazione amministrativa, l’appellante insiste nel ritenere che la documentazione richiesta esiste realmente, come si evince dagli stessi atti prodotti dall’Amministrazione nel giudizio di primo grado.

Perciò ella chiede:

-          -          che sia accertata e dichiarata la sussistenza dell’obbligo dell’Amministrazione a consentire l’accesso alla documentazione del procedimento dell’immobile sito in Roma, via (omissis), matricola immobiliare  (omissis), facente parte dell’unità immobiliare di proprietà dell’Istituto Autonomo per le Case popolari della Provincia di Roma – I.A.C.P, con declaratoria d’illegittimità del rifiuto serbato dall’ente;

-          -          che sia ordinato allo stesso Istituto di adempiere l’obbligo di esibizione dei documenti richiesti, previa determinazione delle modalità e dei termini per l’accesso;

-          -          che venga nominato, se del caso, un Commissario ad acta per l’adempimento.

L’Amministrazione intimata non si è costituita in giudizio.


D I R I T T O

L’appello è fondato.

E’ pacifico, in giurisprudenza, che il rimedio giurisdizionale contro il silenzio rifiuto formatosi sulla domanda di accesso ai documenti amministrativi, previsto dagli artt. 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, è caratterizzato dal fine di assicurare la trasparenza dell’azione amministrativa e favorirne lo svolgimento imparziale, a prescindere dall’esistenza di una lesione della posizione giuridica del richiedente. E’ stato, infatti, ripetutamente affermato che l’interesse alla conoscenza dei documenti amministrativi costituisce un bene della vita autonomo, meritevole di tutela separatamente e indipendentemente dalla posizione sulla quale possa incidere l’attività amministrativa. L’autonomia del diritto di accesso, cioè, rende irrilevanti gli sviluppi intervenuti nella correlata posizione giuridica sostanziale, i quali non possono riflettere i loro effetti sull’azione volta alla conoscenza dei documenti amministrativi (Cons. St. V, n. 1489 del 9.12.1997).

E’ stato altresì affermato che al fine dell’esercizio del diritto di accesso, è condizione necessaria e sufficiente che l’interesse del richiedente sia personale e concreto e attenga alla tutela di situazioni giuridicamente rilevanti (Cons. St., Sez. IV, n. 1577 del 13.10.1999). Il diritto è riferito anche ad atti interni dell’Amministrazione (TAR Lazio, Sez. I, n. 1900 del 6.6.1998) e può essere esercitato oltre che nei confronti dell’attività pubblica tipicamente autoritativa, anche nei riguardi quella rivolta alla cura di interessi pubblici o di rilievo generale, a nulla rilevando che gli atti ad essa correlati siano eventualmente regolati dal diritto comune (Cons. St., Ad.Pl. n. 4 del 44.4.1999; Sez. IV, n. 1821 del 30.3.2000).

Ciò ricordato, non può essere negato, nel caso in esame, l’interesse personale e concreto della ricorrente a prendere visione e a estrarre copia degli atti emessi in ordine alla eventuale messa in vendita dell’alloggio di cui ella risulta conduttrice, per lo meno fino a quando il relativo rapporto non sia estinto. Peraltro, a seguito della nota del 16 febbraio 1996 diramata dall’Istituto Autonomo, la B. aveva presentato istanza di acquisto dell’alloggio interessato alla vicenda, manifestando il proprio interesse alla stipula di un patto di futura vendita, e la stessa, quindi, ha certamente diritto a prendere visione degli atti che a tale richiesta abbiano fatto seguito, anche se di natura interna e volti all’accertamento del diritto, da parte sua, a ottenere l’assegnazione dell’alloggio in proprietà.

Viceversa, ove nessun procedimento sia stato avviato in proposito, verrebbe a evidenziarsi che l’Amministrazione ha mantenuto, con riferimento all’istanza prodotta dall’interessata, un comportamento omissivo sicuramente illegittimo, perché in contrasto con le disposizioni contenute nell’art. 25 della legge 7 agosto 1990 n. 241, in base alle quale l’Istituto era comunque tenuto a dare riscontro alla richiesta. Quanto, poi, alla circostanza che la B. avrebbe omesso – nella fase istruttoria di voltura del contratto di locazione dell’appartamento in questione – di dichiarare taluni elementi reddituali e la proprietà di altri appartamenti, e che non sussisterebbero i presupposti per il rilascio del nulla osta amministrativo per l’acquisto dell’alloggio, il Collegio deve richiamarsi al ricordato indirizzo giurisprudenziale, secondo cui il diritto di accesso va configurato come diritto autonomo, meritevole di tutela a prescindere da altre posizioni di carattere sostanziale, le quali non possono riflettere i propri effetti sull’azione volta alla conoscenza degli atti amministrativi. Per tale stessa ragione nessuna rilevanza può attribuirsi alla nota del 18 gennaio 1996, prot. 23 - con la quale sarebbe stata trasmessa all’interessata un preavviso di decadenza dall’assegnazione dell’alloggio - nota certamente non preclusiva del diritto di accesso, anche perché non valida a far ritenere che eventuali ulteriori atti siano stati emanati in ordine alla preannunciata vendita.

Sulla base delle esposte considerazioni, l’appello si appalesa fondato e va accolto.

Le spese seguono la regola della soccombenza e si liquidano nel dispositivo.

P. Q. M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quarta, accoglie l’appello specificato in epigrafe e, per l’effetto, in riforma della decisione impugnata, accoglie il ricorso proposto in primo grado e dichiara illegittimo il silenzio serbato dall’Amministrazione in ordine alla richiesta della ricorrente. Dichiara l’obbligo della stessa Amministrazione di consentire alla stessa ricorrente l’accesso alla documentazione richiesta, con possibilità di estrarne copia, entro il termine di trenta giorni dalla notificazione della presente decisione.

Condanna l’Istituto intimato a pagare, in favore della ricorrente, le spese di entrambi i gradi del giudizio, che liquida complessivamente in L. 4.000.000 (quattromilioni).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma l’11 dicembre 2001, dalla IV Sezione del Consiglio di Stato, riunita in camera di consiglio con l’intervento dei seguenti signori:

Anselmo DI NAPOLI                                                  Presidente f.f.

Marcello BORIONI                                                      Consigliere

Aldo SCOLA                                                                Consigliere

Giuseppe CARINCI                                                     Consigliere est.

Fabio CINTIOLI                                                                       Consigliere

 

L’ESTENSORE                                                    IL PRESIDENTE

 

                                                               IL SEGRETARIO

Pubblicata il 2.7.2002

 

NOTE:

 

[1] Legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi).

Art.25: 1. Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione di copia dei documenti amministrativi, nei modi e con i limiti indicati dalla presente legge. L'esame dei documenti è gratuito. Il rilascio di copia è subordinato soltanto al rimborso del costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di visura.

2. La richiesta di accesso ai documenti deve essere motivata. Essa deve essere rivolta all'amministrazione che ha formato il documento o che lo detiene stabilmente.

3. Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell'accesso sono ammessi nei casi e nei limiti stabiliti dall'articolo 24 e debbono essere motivati.

4. Trascorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende rifiutata.

5. Contro le determinazioni amministrative concernenti il diritto di accesso e nei casi previsti dal comma 4 è dato ricorso, nel termine di trenta giorni, al tribunale amministrativo regionale, il quale decide in camera di consiglio entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, uditi i difensori delle parti che ne

abbiano fatto richiesta. La decisione del tribunale è appellabile, entro trenta giorni dalla notifica della stessa, al Consiglio di Stato, il quale decide con le medesime modalità e negli stessi termini.

6. In caso di totale o parziale accoglimento del ricorso il giudice amministrativo, sussistendone i presupposti, ordina l'esibizione dei documenti richiesti.