Bisogna tenere conto dei motivi che hanno determinato l'assenza sul lavoro

L'immigrato infortunato sul lavoro non può essere espulso

Annullato un provvedimento della Questura di Treviso

Tar Venezia 5209/02

 

Il cittadino extracomunitario con un lavoro in Italia che sia impossibilitato a svolgere attività lavorativa a seguito di un infortunio sul lavoro non può essere espulso.

Così il Tribunale Amministrativo per il Veneto, accogliendo il ricorso di un cittadino albanese, ha annullato il provvedimento della Questura di Treviso che aveva negato all'uomo il rinnovo del permesso di soggiorno a causa della sua lunga assenza dall'attività lavorativa e del suo coinvolgimento in alcuni procedimenti penali. Il Tar ha ritenuto illegittimo il provvedimento della Questura, in quanto lo stesso non aveva tenuto conto del fatto che l'immigrato aveva subito un grave infortunio sul lavoro che lo aveva costretto ad una lunga pausa; quanto ai procedimenti penali, l'Amministrazione non aveva tenuto in considerazione il fatto che erano stati tutti archiviati.

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, terza sezione, costituito da:

            Umberto Zuballi             Presidente, relatore

            Italo Franco            Consigliere

            Riccardo Savoia            Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

in forma semplificata ex articolo 26, comma quarto, della legge 6 dicembre 1971 n. 1034, come sostituito dall’articolo 9, comma primo, della legge 21 luglio 2000 n. 205

sul ricorso n. 3691/2000 proposto da P. K., già rappresentato e difeso dall’avv.to Bruno Martellone, ora rappresentato e difeso dagli avv.ti Marco Vocaturo e Laura Munari con elezione di domicilio presso lo studio del secondo in Venezia, Piazzale Roma, 464;

CONTRO

il MINISTERO dell’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Venezia, domiciliataria per legge;

per l'annullamento

del provvedimento cat. A.11/2000/Imm. del 2.9.2000, notificato il 6.9.2000, con il quale la Questura di Treviso rigettava l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno n. F614755, rilasciato il 12.3.1999, per motivi di lavoro, dalla Questura di Treviso con validità fino al 31.5.2000;

            visto il ricorso, notificato il 15.11.2000 e depositato presso la Segreteria il 15.12.2000 con i relativi allegati;

            Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno depositato il 4.3.2002;

            Visti gli atti della causa;

            uditi alla camera di consiglio del 3 settembre 2002 (relatore il Presidente Zuballi), l’avv.to Vocaturo per il ricorrente, l’avv.to dello Stato Palatiello per il Ministero;

            rilevata, ai sensi dell’articolo 26 della legge 6 dicembre 1971 n. 1034, come integrato dall’articolo 9 della legge 21 luglio 2000 n. 205, la completezza del contraddittorio processuale e ritenuto di poter decidere la causa con sentenza in forma semplificata;

            sentite sul punto le parti costituite;

            richiamato quanto esposto dalle parti nel ricorso e nei loro scritti difensivi;

F A T T O

Il ricorrente, cittadino albanese, si lamenta del provvedimento della questura che gli ha negato il rinnovo del permesso di soggiorno. Le motivazioni del diniego sono sostanzialmente due, la prima riguardante la mancanza di attività lavorativa, la seconda riguardante la pericolosità sociale del soggetto.

           Il ricorrente considera illegittimo il provvedimento per i seguenti motivi:

Violazione dell'articolo 2 e dell'articolo 13 del testo unico sull'immigrazione [1], in quanto il provvedimento non è stato tradotto in una lingua a lui conosciuta.

Violazione degli articoli 5, 13 e 22, del testo unico, in quanto la motivazione sarebbe insufficiente, perplessa e illogica, oltre che per travisamento dei fatti.

In successiva memoria, il ricorrente ha chiesto una sospensione del provvedimento, evidenziando in particolare come i procedimenti penali a suo carico sono stati archiviati e come egli goda di una rendita vitalizia avendo subito un infortunio sul lavoro.

Resiste in giudizio il Ministero intimato, il quale confuta tutte le censure di cui al ricorso e conclude per il suo rigetto siccome infondato.

D I R I T T O

Va innanzitutto osservato come la mancata traduzione del provvedimento impugnato in una lingua conosciuta, costituisca una mera irregolarità.

Quanto alle restanti censure, risulta fondata quella relativa al difetto di motivazione, che risulta carente sotto due decisivi aspetti: da un lato l'amministrazione non ha tenuto conto del fatto che il ricorrente aveva subito un grave infortunio sul lavoro, ed altro lato non ha preso in considerazione la circostanza che alcuni procedimenti penali a suo carico sono stati archiviati.

Quanto fin qui evidenziato risulta sufficiente per accogliere il ricorso e annullare il provvedimento impugnato.

Sussistono tuttavia validi motivi per compensare le spese di giudizio tra le parti.

P. Q. M.

il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, Sezione terza, definitivamente pronunziando sul ricorso in premessa, respinta ogni contraria istanza ed eccezione,

lo accoglie

e per l’effetto annulla l’impugnato provvedimento.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Venezia, nella camera di consiglio del 3 settembre 2002.

Umberto Zuballi – Presidente estensore

 

Il Segretario

 

Depositata in Segreteria il 4 settembre 2002

 

NOTE:

[1] Il Decreto Legislativo 25 luglio 1998 n.286, recentemente modificato dalla legge n.189 del 2002, costituisce il Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e detta norme sulla condizione dello straniero. ( tratto da www.italiapuntodoc.it )