REGIONE SICILIANA

ASSESSORATO DEGLI  ENTI  LOCALI                                    Palermo, lì 20 maggio 2002

                        * * *

 

Servizio III N. di prot. 381

                                                                                     Circolare n. 6

 

OGGETTO: Turno elettorale amministrativo dell'anno 2002 secondo l'art.169 dell'O.EE.LL., come sostituito dall'art. 3 della l.r. 16.12.2000, n.25, stabilito nei giorni 26-27 maggio/9-10 giugno 2002. Adempimenti della prima adunanza dei consigli comunali e circoscrizionali. Adempimenti dei sindaci nuovi eletti.

                                                                        Ai sig.ri Sindaci e Commissari

                                                                        dei Comuni interessati dalla

                                                                        elezione congiunta del

                                                                        Sindaco e del Consiglio

                                                                                                     LORO SEDI

 

                                                              e, p.c.: Alla Presidenza della Regione

                                                                                                     PALERMO

 

                                                                        Al sig.  Commissario dello Stato

                                                                        per la Regione Sicilia

                                                                                                     PALERMO

                                                           

                                                                        Al Ministero dell'Interno

                                                                        Direzione Generale Amministrazione

                                                                        Civile

                                                                                                     ROMA

 

                                                                        Agli Uffici Territoriali

                                                                        di Governo di

 

                                                                                                      AGRIGENTO

                                                                                                      CALTANISSETTA

                                                                                                      CATANIA

                                                                                                      ENNA

                                                                                                     MESSINA

                                                                                                      PALERMO

                                                                                                      RAGUSA

                                                                                                     SIRACUSA

                                                                                                      TRAPANI

 

PARTE I

ADEMPIMENTI DI PRIMA ADUNANZA DEL CONSIGLIO

            1 - Convocazione del consiglio comunale

Secondo l'art.19, comma 4, della l.r. 26 agosto 1992, n.7, come integrato dall'art.43 della l.r. 1.9.1993, n.26, la prima convocazione del consiglio eletto è disposta dal presidente del consiglio uscente o dal commissario avente i poteri di detto organo.

Detta disposizione prevede che la prima adunanza del consiglio deve aver luogo entro 15 giorni dalla proclamazione, con invito da notificarsi almeno dieci giorni prima di quello stabilito per la medesima.

In difetto, secondo il comma 5 di detto articolo della l.r. n.7/92, provvede il consigliere neo eletto che ha riportato il maggior numero di preferenze individuali.

E’ da rilevare che, secondo quanto disposto dall'art.31, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n.142, introdotto con l'art.1 della l.r. 11 dicembre 1991, n.48, i consiglieri entrano in carica all'atto della proclamazione.

I soggetti in precedenza individuati provvedono a diramare gli avvisi di convocazione del consiglio comunale, avendo cura di porre all'ordine del giorno della prima seduta gli adempimenti elencati nell'art.19, comma 1, della l.r. n.7/92, nonchè l'esame di situazioni eventuali di incompatibilità, come successivamente evidenziato.

Qualora all'amministrazione comunale, dai verbali o dagli atti elettorali, non risulti il recapito dell'eletto e cioè il domicilio elettorale, la notifica dell'avviso deve farsi a norma dell'art.139 c.p.c. nella residenza o nella dimora, ovvero nel domicilio usuale dei destinatari (cfr. parere C.G.A. n.5/76 del 6.4.1976).

Copia dell'avviso di convocazione viene inviata anche al sindaco neo eletto secondo l'art.20, comma 3, della l.r. n.7/92.

La convocazione del consiglio riguarda anche l'adempimento del giuramento del sindaco, adempimento questo la cui iscrizione può essere richiesta da detto organo.

In carenza di disposizione della convocazione, il segretario comunale è tenuto a darne tempestiva comunicazione a questo Assessorato per il controllo sostitutivo occorrente (cfr. art.19, comma 7, della l.r. n.7/92). A consiglio insediato e, in carenza di elezione del presidente, successive ed occorrenti convocazioni competono al consigliere anziano per preferenze individuali.

Per l'espletamento dei lavori consiliari trovano applicazione le disposizioni sul numero legale dell'art.30 della l.r. 6.3.1986, n.9, come sostituito dall'art.21 della l.r. 1.9.1993, n.26, ed esattamente:

- per la validità delle sedute è sufficiente la presenza della maggioranza dei consiglieri in carica (da determinarsi con riferimento a quelli proclamati eletti e da ritenersi in carica);

- la mancanza del numero legale all'inizio o nel corso dei lavori comporta la sospensione di un'ora della seduta.  Non si opera distinzione tra inizio seduta e seduta in corso in quanto il numero legale si riferisce o assume rilievo per la votazione e non per la discussione degli affari posti all'ordine del giorno (cfr. parere C.G.A. n. 555/95 del 14.11.1995, richiamato nella circolare assessoriale n.5 dell'8.8.1996, pubblicata nella G.U.R.S. n.45 del 7.9.1996);

- qualora alla ripresa dei lavori non si riscontri o successivamente venga meno il numero legale, la seduta è rinviata al giorno successivo con il medesimo ordine del giorno e senza ulteriore avviso di convocazione (con possibile pertanto trattazione residuale dell'o.d.g. medesimo);

- nella seduta di prosecuzione (per la quale è vietato ordine del giorno aggiuntivo) è sufficiente per la validità delle deliberazioni l’intervento dei due quinti dei consiglieri in carica.  Le eventuali frazioni, per il calcolo dei due quinti, si computano per unità.  Si opera quindi l'arrotondamento per eccesso.  

Per il quorum funzionale si applica l'art. 184 dell'O.EE.LL.

Quanto precede, ovviamente, con richiamo della circolare di questo Assessorato n.2 del 13.4.2001, concernente le ll.rr. n. 25 del 16.12.2000 e n.30 del 23.12.2000, ove dette regole relative al quorum strutturale o numero legale ed al quorum funzionale per le delibere consiliari non risultino, in attuazione della delegificazione attuata con detta l.r. n.30/2000, autonomamente disciplinate negli statuti e nei regolamenti di funzionamento dei consigli degli enti locali interessati.  In tale ipotesi si applicano le nuove regole statuite.

2 - Presidenza della prima seduta del consiglio comunale

          La presidenza spetta, sino all'elezione del presidente, al consigliere più anziano per preferenze individuali (cfr. art. 19, comma 5, della l.r. n.7/92).

3 - Adempimenti della prima adunanza consiliare

Non appena assunta la presidenza provvisoria dell'adunanza consiliare, il consigliere più anziano per preferenze individuali presta giuramento secondo la formula prescritta dall'art. 45 dell’O.EE.LL. e, con la medesima formula, prestano giuramento, su invito del presidente, i consiglieri eletti.

L'eventuale rifiuto a prestare giuramento (tale adempimento é obbligatorio per i consiglieri) comporta la decadenza dalla carica, che viene tempestivamente dichiarata dal consiglio.

Cosi insediatosi, il consiglio comunale verifica le condizioni di eleggibilità secondo gli artt. 9 della l.r. 24.6.1986, n. 31, e 18, comma 2, della l.r. 21.9.1990, n. 36, e, anche, di candidabilità secondo l'art.58 del D. Lgs. 18 agosto 2000, n.267 (eventuale non convalida per nullità di elezione).

Per le ineleggibilità di cui ai numeri 8 e 9 del primo comma dell'art.9 della l.r. n.31/86, si rinvia al paragrafo 2 della parte seconda della circolare.

Tale esame prescinde da reclami od opposizioni e deve riguardare tutti i componenti, anche se assenti, per la necessaria verifica della regolare costituzione del collegio.

In ordine al ricorso necessario alle dimissioni per l'eliminazione della causa d'ineleggibilità di dipendente del comune e della provincia, disciplinata dall'art.9, comma 3, della l.r. n. 31/86, si richiama la sentenza della Corte Costituzionale 23-31 marzo 1994, n.111, che ha dichiarato l'illegittimità dell'analoga disposizione dell'art. 2, comma 3, della legge 23.4.1981, n.154, nella parte in cui non prevede che tale causa cessi anche con il collocamento in aspettativa del dipendente ai sensi del secondo comma dello stesso articolo.

La convalida è preordinata alla verifica di eventuali situazioni impeditive della candidatura o eleggibilità non rimosse nel termine di legge.

Successivamente il consiglio procede alla sostituzione, in applicazione degli artt. 55 e 59 del T.U. approvato con D.P. reg. 20.8.1960, n.3, dei consiglieri non convalidati.  La surroga ha luogo anche nei comuni con sistema maggioritario di elezione dei consigli per mutata disciplina di presentazione delle liste (cfr., per ultimo, l'art. 2, comma 2, della l.r. n.35/97).

Sono surrogati altresì i consiglieri decaduti dalla carica secondo gli art.1, comma 7, della l.r. n.35/97 (proclamati eletti anche sindaci), e 12, comma 4 (nominati assessori e che hanno formalizzato la dichiarazione di opzione per tale carica) della l.r. n.7/92 e successive modifiche di cui all'art.40 della l.r. n.26/93.

Secondo l'introdotto art. 31, comma 2, della legge n. 142/90, la surroga è l’esclusivo atto con il quale il consigliere subentrante assume la carica (cfr. anche il parere del C.G.A. n.435/94 del 19.7.1994). In difetto, il consiglio non è costituito nel suo plenum.  Non ha alcuna valenza legittimante invero il giuramento (del consigliere subentrante), che è adempimento diverso dalla surroga, o atto consiliare di verifica della sua posizione.

Nell'ipotesi di dimissioni presentate dai consiglieri, queste, ai fini della decadenza dei consigli, non si cumulano con le cessazioni dalla carica dei medesimi relative ad opzione alla carica di assessore, come disciplinato dall'art.4 della l.r. 8.5.1998, n. 6.

Per le dimissioni dei consiglieri presentate in seduta e le rinunzie dei subentranti, si richiamano le disposizioni dell'art.174 dell'O.EE.LL., come sostituito con l'art.25 della l.r. n.7/92, e le istruzioni diramate con la circolare n.4 dell'1.2.1993, pubblicata nella G.U.R.S. n.6 del 6.2.1993. I consiglieri che formalizzano le dimissioni prima dell'adunanza e in tempo utile per la trattazione, in quanto cessati dalla carica, non sono legittimati a far parte del consiglio e vanno anch'essi surrogati.

Esaurite le operazioni di convalida e di surroga, il consiglio prende in esame le ipotesi di incompatibilità dei suoi componenti disciplinate dagli artt.10 e 11 della l.r. n.31/86, avviando la procedura per l'eventuale decadenza dei consiglieri interessati, disciplinate dal successivo art.14.

          L'esame delle cause di incompatibilità concreta atto diverso, in senso tecnico-sostanziale, da quello accennato della convalida.  Invero le disposizioni innovative della legge 23 aprile 1981, n.154, introdotte con la l.r. n.31/86, distinguono le cause di incompatibilità da quella di ineleggibilità accennate, in quanto preordinate, non ad impedire la candidatura o l'elezione (riferimento alle prescrizioni di ineleggibilità) ma ad impedire che una persona risultata validamente eletta ricopra certe cariche o svolga certe attività che la legge considera inconciliabili con lo svolgimento del mandato per il quale è stata eletta.

            La diversità e la successione dei due atti trovano titolo anche nella prerogativa che la legge riconosce al consigliere (convalidato), di seguito accertato incompatibile, di continuare ad espletare il mandato sino alla scadenza infruttuosa del termine prescritto di rimozione della causa di incompatibilità, la quale ne determina la decadenza.

            Per l'esercizio della carica di che trattasi, si richiamano le disposizioni degli articoli 58 (Cause ostative alla candidatura) e 59 (Sospensione e decadenza di diritto) del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, che riproducono le disposizioni dell'abrogato art.15 della legge 19 marzo 1990, n.55, come per ultimo modificato dalla legge 13.12.1999, n.475.

            Le deliberazioni accennate, fatta salva la diversa disciplina definita nella sede di delegificazione accennata, sono adottate a scrutinio palese, comportando verifiche tecniche (cfr. parere C.G.A. n.211 del 10.7.1967).

            Il merito sulle controversie attivate nella materia, inerenti a posizioni di diritto soggettivo, è riservato alla esclusiva cognizione del giudice ordinario (cfr. legge 23.12.1966, n.1147).

            Le impugnative sono disciplinate dalle disposizioni del T.U. 16.5.1960, n. 570, come modificate dalla legge 23.12.1967 n. 1147, e dall'art.70 del D. Lgs. n.267/2000. Ove venga proposta l'azione popolare, il termine per formulare osservazioni e per eliminare le cause di ineleggibilità ed incompatibilità decorre dalla notifica del ricorso (cfr. anche, l'art.17 della l.r. n.30/2000).  

4 - Presidenza del consiglio comunale

L'art.19 della l.r. n.7/1992, al comma 1, prescrive che il consiglio comunale, espletati gli adempimenti di verifica della propria composizione accennati, procede all'elezione nel suo seno di un presidente.

Per l'elezione del presidente è necessario che si consegua alla prima votazione il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti il consiglio.

La votazione avviene a scrutinio segreto secondo l'art.184 dell'O.EE.LL. trattandosi di elezione a carica.  La seduta permane pubblica secondo l'art.182 dell'O.EE.LL.-

Se con la prima votazione nessun consigliere ottiene il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti il consiglio, si effettua una seconda votazione e risulterà eletto il candidato che abbia riportato la "maggioranza semplice”, e cioè il maggior numero di voti.  Per tale esegesi, si richiama anche quanto, in modo esplicito disposto per l'elezione del presidente del consiglio della provincia regionale, dall'art.25, comma 2, della l.r. n. 9/86, come sostituito dall'art. 15 della l.r. n. 26/93 ("In successiva votazione è eletto il candidato che ha riportato il maggiore numero di voti").

          In caso di parità di voti, la votazione ha l'ordinario esito negativo, in difetto di norma specifica che configura eletto il più anziano per età.  Si richiama per detta fattispecie quanto specificato in tema di delegificazione.

 Eletto il presidente, che assume la presidenza del consiglio, si passa all'elezione del vice presidente.  Tale elezione viene effettuata con l'osservanza delle disposizioni ordinarie, senza deroghe, dell'art.30 della l.r. n.9/86 e dell'art.184 dell'O.EE.LL.. L'applicazione di regole diverse presuppone la delegificazione accennata.  La parola "altresì" contenuta nel secondo periodo del comma 1 dell'art.19 della l.r. n.7/92 viene intesa come indicazione di adempimento in successione temporanea e non nel senno di indicazione di eguali modalità di elezione del presidente (che dovevano essere oggetto di specifica statuizione). In senso conforme si é espressa la Conferenza dei Presidenti delle Sezioni del CO.RE.CO. nell'adunanza del 19 aprile 1995.

Con eguale modalità del vice presidente, ove lo statuto preveda un consiglio di presidenza secondo l'art. 19, comma 8, della l.r. n. 7/92 (nei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti), viene eletto il terzo componente di detto collegio.

La successione degli adempimenti indicati nell'art.19, comma 1, della l.r. n. 7/92, ripete la ratio dell'art. 46 dello O.EE.LL. Ne consegue, pertanto, la pregiudizialità della trattazione degli affari riguardanti anche la costituzione della presidenza.  Ciò per il regolare avvio dell'esercizio delle funzioni del consiglio, la cui convocazione e direzione dei lavori è attribuita dagli artt. 19 e 20 della l.r. n.7/92 al presidente di detto consesso.

Si aggiunge, poi, con richiamo del parere del C.G.A. n.52 dell'11.2.1971, che gli adempimenti relativi alla prima adunanza devono essere espletati nella medesima e, ove occorra, in quella immediatamente successiva e che i provvedimenti afferenti sono eseguibili senza necessità del ricorso a dichiarazione di anticipata esecuzione.

PARTE II

ADEMPIMENTI DEL SINDACO NUOVO ELETTO

          1 - Comunicazione e verifica dell'elezione del sindaco

Chiuse le operazioni dell'elezione congiunta del sindaco e del consiglio comunale con la proclamazione degli eletti, entro il termine generale di tre giorni previsto dall'art.41 del T.U. reg. n.3/1960 (il termine di due giorni previsto dall'art.8, comma 3, della l.r. n.7/92 era riferito all'elezione separata del sindaco) il sindaco o il commissario uscente notifica i risultati della elezione al candidato eletto.  La notifica è effettuata al domicilio o, se non conosciuto, a norma dell'art.139 c.p.c.

L'art.11, comma 3, della l.r. n.7/92, prevede l'attribuzione delle operazioni di convalida e di esame di situazione di ipotesi di incompatibilità del sindaco nuovo eletto ad organo diverso dal consiglio comunale.

Sospesa l'attività del CO.RE.CO., sopperisce l'azione popolare disciplinata, per ultimo, dall'art.70 del D.Lgs. n.267/2000. Si richiama anche l'art.69, comma 3, del medesimo decreto legislativo.

Si evidenzia che la non intervenuta verifica amministrativa non preclude al sindaco l'esercizio delle sue funzioni.  L'entrata in carica di tale organo, infatti, interviene con la proclamazione secondo quanto disposto dal richiamato art. 31, comma 2, della legge n. 142/90 e dall'art. 1, comma 3, della l.r. n. 7/92.

Con l'abrogazione della disposizione originaria del sesto comma dell'art. 36 della legge n. 142/90 (che subordinava l'assunzione da parte del sindaco delle funzioni di ufficiale di governo al giuramento di fronte al prefetto) detto organo, appena proclamato eletto, assume tutte le funzioni riconosciute.

Si richiamano, in tema di ineleggibilità e di rieleggibilità dei sindaci, le disposizioni dell'art. 3, commi 2 (ineleggibilità previste per i consiglieri comunali ed i sindaci), 3 e 4 (condizioni di rieleggibilità) della l.r. n. 7/92, come modificato dall'art.15, comma 4, della l.r. n. 35/97.  Si richiama altresì, per ipotesi di successione di due mandati in base ad elezione separata ed a elezione congiunta, l'art.7 della l.r. 12.11.1996, n.41, che non considera mandato quello di seguito assunto in sede di elezione separata, per intervenuta cessazione anticipata del sindaco originariamente eletto, limitatamente al periodo residuale di carica.

Per le situazioni di incompatibilità di detto amministratore, si richiama l'art.3, comma 2, della l.r. n.7/92 (cfr. disposizioni relative ai consiglieri comunali), nonchè l'art.67, comma 1, n.4, dell'O.EE.LL., riferibile a ipotesi di incompatibilità, non di ineleggibilità, come pronunciato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.450 del 2000, la quale ha dichiarato l'illeggittimità di analoga disposizione contenuta nell'art.61, comma 2, del D.Lgo.n.267/2000. Si richiama in merito anche la successiva e conforme sentenza della Corte Costituzionale n.350 del 2001.

Per le ineleggibilità ed incompatibilità, riferibili al servizio sanitario nazionale, si rinvia al successivo paragrafo.

          Le cause di cessazione dalla carica di sindaco sono indicate nel comma 1 del citato art. 11 della l.r. n. 35/97.  Si evidenzia che tra le cause di cessazione di detto organo va inclusa quella della mozione di fiducia disciplinata dal precedente art. 10 della medesima l.r. n. 35/97, atto questo che travolge, oltre l'esecutivo, anche il consiglio che l'approva.

          In ordine ai menzionati artt.10 e 11 della l.r. n.35/97, si richiamano le modifiche apportate dalla citata l.r. n.25/2000, prese in esame nella citata circolare dell'Assessorato n.2/2001.

2 - Adempimenti del sindaco nuovo eletto

Il sindaco presta giuramento dinanzi al consiglio comunale secondo l'introdotto art.4, comma 1, della legge 15.5.1997, n.127, (cfr. art. 2, comma 3, della l.r. n. 23/98).  Tale giuramento non é sanzionato nell'ipotesi di omissione e non riguarda organo straordinario di gestione.

Se eletto al primo turno di votazione, il sindaco procede alla nomina degli assessori designati secondo l'art. 1, comma 5, nella l.r. n. 35/97 (almeno la metà) e di quelli non designati nel numero consentito dalla legge e disciplinato dallo statuto del comune.  Si richiama in merito la circolare dell'Assessorato n.2/2001, che conferma la disciplina legislativa del necessario passaggio statutario per la variazione del numero degli assessori.

Il sindaco eletto al secondo turno nomina la giunta composta dagli assessori necessariamente preindicati secondo l'art. 9, comma 4-bis, della l.r. n. 7/92.

E' da evidenziare che la scelta degli assessori, secondo quanto disposto dall'art.12 della l.r. n.7/92, come modificato dall'art. 40 della l.r. n. 26/93 e dall'art. 8, comma 1, della l.r. n. 35/97, deve riguardare soggetti, inclusi i consiglieri comunali eletti, in possesso dei requisiti di eleggibilità richiesti per le elezioni alle cariche di consigliere comunale e di sindaco (comma 1).  Inoltre non possono far parte della giunta (comma 6) il coniuge, gli ascendenti, i discendenti, i parenti ed affini fino al secondo grado del sindaco.

Le incompatibilità degli assessori sono disciplinate dal successivo comma 2 del medesimo art. 12 della l.r. n. 7/92 e sono quelle previste per le cariche di consigliere comunale e di sindaco.

Le ipotesi di ineleggibilità e di incompatibilità degli assessori, con l'introduzione dell'elezione diretta del sindaco sono disciplinate dalla legge, rimanendo superate e non applicandosi quindi quelle statutarie riferito all'elezione secondaria dell'esecutivo locale di cui all'introdotto e modificato ultimo comma dell'art.33 della legge n.142/90.

Qualora venga a far parte della giunta un consigliere comunale, questi entro dieci giorni dalla nomina deve dichiarare per quale carica intende optare; se non fa tale opzione decade dalla carica di assessore.

La l.r. 3 novembre 1993, n.30, ha introdotto in Sicilia il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, di riforma del servizio sanitario nazionale, incidendo (cfr. art. 3 di detto decreto legislativo) sulle ineleggibilità ed incompatibilità con la carica di amministratore locale degli addetti al citato servizio, legiferate in precedenza e rinviandone l'attuazione (cfr. art. 55) all'entrata a regime del nuovo assetto del servizio, la quale si è verificata con l'emanazione del decreto del Presidente della Regione 12 aprile 1995, pubblicato nella GURS n. 20 del 15.4.1995.

Le disposizioni degli artt. 9, comma 1 n.ri 8 e 9, e 15 della l.r. n. 31/86 e successive modifiche, con l'entrata a regime del nuovo servizio sanitario in Sicilia, non si ritengono compatibili con la diversa disciplina del settore che è stata introdotta, conseguente a mutata organizzazione del servizio sanitario.

Il nuovo riferimento sostanziale normativo o disciplinare è all'introdotto art.3, comma 9, del D. Lgs. n. 502/92.

L'indirizzo giurisprudenziale in ordine a tale diversa disciplina estende le ineleggibilità e le incompatibilità disciplinate a soggetti diversi da quelli previsti nell'art.3 del decreto legislativo n. 502/92. il riferimento è ai soggetti (ed alle strutture) individuati nell'art.4, commi 1 e 9, del medesimo decreto legislativo. E’ stata attivata iniziativa legislativa di adeguamento nella materia.

I componenti della giunta comunale, prima di essere immessi nell'esercizio delle funzioni, prestano giuramento secondo la formula prescritta dall'art.45 dell'O.EE.LL. per i consiglieri comunali.  Il rifiuto del giuramento comporta la decadenza (Cfr. art.15, commi 2 e 3, della l.r. n.7/92). Prima dell'immissione nella carica vanno altresì rese e depositate da parte degli assessori le dichiarazioni di non incorrere nelle ipotesi ostative all'esercizio della carica secondo il richiamato art. 58 del decreto legislativo n.267/2000.

Costituita la giunta, il sindaco nomina tra gli assessori il vice sindaco che lo sostituisce in caso di assenza o di impedimento, nonchè di sospensione secondo il richiamato art.59 del decreto legislativo n.267/2000.

Il provvedimento relativo alla nomina della giunta è esecutivo, esente da controllo e comunicato con le modalità dell'art. 12, comma 10, della l.r. n. 7/92.  Egualmente vanno comunicati gli atti di variazione della giunta e della nomina del vice sindaco.

In particolare, la composizione della giunta deve essere comunicata, entro dieci giorni dall'insediamento, al consiglio comunale che può esprimere formalmente le proprie valutazioni in pubblica seduta (cfr. art. 12, comma 1, l.r. n. 7/92 e successive modifiche).

PARTE III

ADEMPIMENTI DI PRIMA ADUNANZA DEL CONSIGLIO CIRCOSCRIZIONALE

         Il secondo comma dell'art.13 della legge n.142/90, introdotto con l'art.1, comma 1, lett. c), della l.r. 11.12.1991, n.48, demanda l'organizzazione e le funzioni delle circoscrizioni di decentramento allo statuto ed all'apposito regolamento, concretando la delegificazione del settore.

          L'art.51, comma 2, della successiva l.r. n.26/93 individua espressamente le norme elettorali della l.r. 11.12.1976, n.84 (artt. 5, 6 comma 1, 7, 8 e 9), rimaste in vigore e non abrogate con l'art.6 della citata l.r. n.48/91.

          Vanno altresì richiamate le successive e pertinenti disposizioni dell'art.14 della l.r. n.35/97 e dell'art.3, comma 3, della l.r. 7.11.1997, n.41.

            La menzionata l.r. n.30/2000 non apporta innovazioni nel settore.

            Ne consegue:

            a) l'elezione indetta del consiglio circoscrizionale ha come necessario presupposto la definizione da parte del comune interessato degli atti normativi richiamati;

            b) ai medesimi atti normativi richiamati (statuto e regolamento sul decentramento) deve farsi riferimento per la disciplina di prima adunanza del consiglio circoscrizionale sotto i diversi profili delle competenze, della procedura e del controllo;

             c) la materia delle ineleggibilità e delle incompatibilità dei consiglieri circoscrizionali è disciplinata dagli artt. 9, 10, 12, 13 e 14 della l.r. n.31/86. Vanno richiamate altresì, al riguardo, le disposizioni del citato art.58 del D. Lgs. n.267/2000.

 

    Per gli adempimenti di che trattasi, vanno diramate dai comuni interessati apposite istruzioni alle circoscrizioni, informando anche questo Assessorato circa il successivo espletamento dei medesimi adempimenti.

PARTE IV

ADEMPIMENTI EX L.R. 15.11.1982, N.128, E SUCCESSIVE MODIFICHE INTEGRAZIONI ARTT. 53 E 54 DELLA L.R. 1.9.1993, N.26.

           L'art.7 della l.r. 15.11.1982, n.128, estende ai consiglieri eletti dei comuni e delle province l'obbligo di depositare, entro tre mesi dalla loro proclamazione, presso la segreteria dell'ente pertinente, le dichiarazioni prescritte dal precedente art.1, comma 1, ed esattamente:

 

 “”1) una dichiarazione concernente i diritti reali su beni immobili e su beni mobili iscritti in pubblici registri; le azioni di società; le quote di partecipazione a società; l'esercizio di funzioni di amministratore o di sindaco di società, con l'apposizione della formula "sul mio onore affermo che la dichiarazione corrisponde al vero";

 

 2) copia dell'ultima dichiarazione dei redditi soggetti alla imposta sui redditi delle persone fisiche;

 3) una dichiarazione concernente le spese sostenute e le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale ovvero l'attestazione di essersi avvalso esclusivamente di materiali e di mezzi propagandistici predisposti e messi a disposizione dal partito o dalla formazione politica della cui lista hanno fatto parte, con l'apposizione della formula "sul mio onore affermo che la dichiarazione corrisponde al vero".  Alla dichiarazione debbono essere allegate le copie delle dichiarazioni di cui al 3 comma dell'art.4 della legge 18 novembre 1981, n. 659, relative agli eventuali contributi ricevuti.

            Gli adempimenti indicati nei numeri 1 e 2 del comma precedente concernono anche la situazione patrimoniale e la dichiarazione del coniuge non separato e dei figli conviventi, se gli stessi vi consentano.""

            L'art. 54, comma 1, della l.r. n.26/93 include tra i soggetti obbligati alle dichiarazioni prescritte dal citato art. 1 della l.r. n. 128/82, oltre gli organi monocratici dei comuni e delle province regionali eletti a suffragio diretto, anche gli assessori dagli stessi nominati.

            Il secondo comma del medesimo art.54 della l.r. n.26/93 prescrive, altresì, decorso il termine rituale di resa delle dichiarazioni (tre mesi dalla notifica della proclamazione o dalla nomina se assessori), l'obbligo della diffida ai soggetti inadempienti con assegnazione del termine di giorni 30 e con comminatoria espressa della decadenza dalla carica nell'ipotesi di persistenza dell'inadempienza.

            L'art.10 della l.r. n. 128/82 demanda la diffida, ai soggetti inadempienti nell'ambito locale, "al sindaco o al presidente dell’amministrazione locale interessata".

            Per quanto concerne gli organi monocratici eletti a suffragio diretto, si evidenzia che la diffida, in base a specifica segnalazione del segretario dell'ente interessato, è effettuata dall'autorità di vigilanza competente e quindi dell'Assessore regionale per gli enti locali.

            Va altresì osservata, ove definita, la disciplina, connessa ed integrativa della l.r. n.128/82, prescritta dall'art.53, comma 2, della l.r. n. 26/93, comma questo che si riporta e che, ovviamente, riguarda i soggetti eletti a suffragio diretto:

            “”2. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, gli statuti delle province dei comuni, ad integrazione degli adempimenti prescritti dalla legge regionale 15.11.1982, n.128, disciplinano la dichiarazione preventiva ed il rendiconto delle spese per la campagna elettorale dei candidati e delle liste alle elezioni locali.  La dichiarazione preventiva e il rendiconto sono resi pubblici tramite affissione all'albo pretorio del comune e della provincia".

            Il segretario del comune è tenuto, alla scadenza dei termini di legge, ad inoltrare a questo Assessorato rapporti sull'esatta osservanza delle richiamate disposizioni.

                                                                                                L'ASSESSORE

                                                                                           (dott. Antonio D'Aquino)