La storia delle arance di Paternò

Le prime arance in Sicilia sono state introdotte dagli Arabi che intorno al X secolo iniziarono a coltivare l'arancio amaro ( Citrus aurantium ), si deve invece ai Genovesi e ai Portoghesi

l'introduzione dell'arancio dolce ( Citrus sinensis ) a cavallo tra il XV e il XVI secolo.

 

Nei secoli successivi la coltivazione dell'arancio interessò piccole superfici, solo nel XIX secolo questa pianta iniziò ad essere ampiamente coltivata fino a diventare nel secolo scorso uno dei frutti simbolo dell'agricoltura dell'isola.

 

Tutto il territorio del Comune di Paternò è particolarmente vocato alla produzione di arance rosse di qualità in quanto il terreno, e soprattutto le particolari condizioni climatiche ( forti escursioni termiche fra giorno e notte ), consentono l'idoneo sviluppo di particolari pigmenti che determinano la tipica colorazione rossa della buccia e della polpa dei frutti.

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Zone di produzione

Nel comune la coltura si diffuse inizialmente nella zona a nord del centro abitato dove, ancora oggi, si riscontrano i " giardini " più vecchi con le varietà di arance a polpa rossa " Sanguinello " e " Moro ".

In seguito, dopo gli anni '50, la coltivazione si estese anche nelle zone pianeggianti dove, in seguito all'ampliamento delle superfici irrigate e all'avvento della meccanizzazione, è stato possibile realizzare aziende strutturalmente moderne.

In tali zone l'arancia a polpa rossa più coltivata è rappresentata dalla cultivar " Tarocco " e dai suoi numerosi cloni.

 

Le arance rosse

Le arance rosse sono conosciute ed apprezzate per le particolari qualità organolettiche, nutrizionali e terapeutiche possedute.

Rispetto alle altre arance il frutto si caratterizza per un maggiore contenuto di vitamina C ( 80/mg100ml di succo ) e per la presenza di pigmenti chiamati " antocianine " che, oltre a conferire il caratteristico colore ed aroma, hanno un importante ruolo nella prevenzione e cura di numerose malattie ( ulcera, diabete, arteriosclerosi, ipertensione arteriosa, patologie della retina, ecc. ); inoltre le anocianine, insieme alla vitamina C, hanno un effetto terapeutico contro la fragilità capillare e nel trattamento di stati infiammatori di varia natura.

Il frutto può essere consumato allo stato fresco, tal quale o come spremuta, o trasformato in succhi e marmellate.

Dalla buccia si ottengono olii essenziali utilizzati in cosmesi e canditi destinati alla pasticceria.